I distributori di combustibile presenti nelle nostre città sono responsabili di inquinamento dell’aria e del suolo, nei casi più gravi anche delle falde acquifere (come dimostrano per esempio i recenti casi di Sanremo, Grosseto e Bologna). Sotto ogni distributore diesel o benzina ci sono una o più pompe, collegate mediante tubazioni sotterranee a una o più cisterne interrate.
Queste, dalla capacità standard di 20.000 litri, devono essere messe in sicurezza e poi sostituite quando si verificano perdite con conseguente percolamento di sostanze tossiche nel sottosuolo, verso la falda acquifera. Operazione non esente da rischi e che richiede la chiusura del servizio di distribuzione per un lungo periodo (proporzionale all’entità della perdita e alla sua durata), imponenti lavori di cantiere, di pulizia, di smaltimento dei residui.
Avatar, l’ultimo lavoro di James Cameron, ha ricevuto critiche diverse, ma sostanzialmente concordi su un punto: meravigliosa l’ambientazione (un intero pianeta ricoperto di foresta vergine aliena) e bello il discorso ecologico “…che sottende tutto il film, con la sua visione di un’energia panica da rispettare” (cfr. Giancarlo Zappoli).
Pare che siano numerosi i fans di Pandora su Facebook e in generale coloro che, avuto l’assaggio (3D o meno) di questo pianeta fantastico, ora faticano ad accettare una realtà fatta anche di case in cemento, strade di asfalto e periodici, catastrofici bollettini sui livelli di PM10 (un punto di contatto con Pandora e la sua atmosfera velenosa per gli umani, dopotutto!).
In effetti un mondo incontaminato è sicuramente attraente per chi ama l’ambiente, e allora vediamo cosa fare per portare un po’ di magica atmosfera primordiale anche qui, almeno finché non sarà pronta la nave interstellare… ;) Continua a leggere: Sola andata per Pandora
Tre nuovi blogger sono entrati in redazione questo mese e presto potrete leggere i loro post: diamo il benvenuto ufficiale alla biologa Panthea (Marta Panisi), alla laureanda in Sc. Ambientali Sefora (la blogger di Mamma Terra) e all’eclettico Eugenio.
I tre sono sopravvissuti al corso di formazione e alla revisione (pignola e meticolosa) dei loro primi articoli e ora, dopo averli torchiati per benino, siamo pronti a lanciarli on line nelle “amorevoli” braccia dei nostri lettori.
Vi ricordo che tutti noi, vecchi e nuovi, siamo volontari mossi dalla passione per la comunicazione ambientale e che lo facciamo volentieri per parlare con voi. Se volete partecipare attivamente, scriveteci!
La BC Hydrogen Highway é una autostrada con stazioni di rifornimento per veicoli a idrogeno e varie stazioni dimostrative sparse tra Whistler, Vancouver, Victoria e Surrey in British Columbia, Canada. E’ una delle opere realizzate per i giochi olimpici invernali di Vancouver.
L’idrogeno e’ prodotto dai Powertech Labs per elettrolisi dell’acqua usando energie rinnovabili (idroelettrico, biomasse e biogas da discariche). Viene poi compresso e stoccato in cilindri di alluminio e fibra di carbonio, adatti al trasporto. In questo modo si possono rifornire le stazioni di servizio.
A gennaio le temperature troppo miti hanno costretto i gestori delle piste da sci vicino a Vancouver a chiudere gli impianti per conservare la neve sui pendii in vista dei giochi olimpici. Lo scorso anno avevano dovuto annullare la coppa del mondo di snowboard per le temperature troppo calde.
I 35 cannoni sparaneve appositamente predisposti avevano accumulato la neve sulle alture, neve che si è sciolta prima di essere spalmata a valle. Quella che coprirà le piste di gara arriverà su camion che hanno percorso due ore di strada. Quella che vederemo in TV sarà neve messa li apposta per le riprese.
Il comitato organizzatore cerca di fronteggiare l’emergenza con il sorriso sulle labbra “stiamo usando i fondi accantonati per spalare la neve, solo che invece di spalarla via la dobbiamo portare qui.”
La sfilata dei carri di carnevale ecologici parte dall’ingresso del circuito automobilistico di Imola per poi snodarsi nel centro storico. Negli anni si sono viste grandi ruote per criceti umani, mongolfiere a pedali, lumaconi a spinta, la schiacciasassi dei Flinsotnes e altre meraviglie di creatività meccanica.
Le iscrizioni (gratuite) chiudono il 5 febbraio e la gara sarà domenica 14. Dalla sfilata di fantaveicoli sono banditi i carburanti inquinanti: ammessi i pedali, gli animali, le vele e i motori ad emissioni zero. Molto graditi i carri realizzati con materiali di recupero.
Lo snow branding e’ un modo di “timbrare” la neve con un marchio, utilizzata questo inverno nel Regno Unito. L’idea mi piace molto di più del volantinaggio: non si sprecano materiali (a parte il timbro, che può essere riusato) e il messaggio si scioglie insieme alla neve di cui era composto.
L’impatto zero di questa operazione pubblicitaria e’ stato uno dei motivi che ne ha favorito la diffusione. La campagna e’ stata ideata dai creativi del Curb, per il britannico Extreme Sports Channel, ed e’ stata messa in pratica in 350 punti di Londra.
Si vede un uso creativo di percentuali e terminologia nei target di riduzione delle emissioni pubblicati oggi. Scadevano ieri i termini (elasticamente lassi) per concretizzare gli impegni della conferenza sul clima di Copenhagen, dello scorso dicembre.
Carbon intensity: Cina e India non ridurranno le emissioni complessive, ma si sforzeranno di emettere meno CO2 per ogni unità di prodotto interno lordo. Come punto di partenza prendono le emissioni al 2005. Vi ricordo che stiamo parlando di due delle economie con il maggior tasso di crescita attuale e con una produzione basata sul carbone.
Bin Laden parla di cambiamenti climatici nel suo ultimo audiomessaggio, trasmesso da Al-Jazeera. Accusa l’Occidente di aver provocato fame, desertificazione e inondazioni in giro per il mondo e chiede giustizia.
Dopo aver ricordato l’opposizione di Bush al protocollo di Kyoto, Il capo di Al-Quaeda dice che occorre adottare soluzioni drastiche, non quelle che riducono solo parzialmente i cambiamenti climatici. La soluzione drastica, in questo caso, e’ anche non violenta:
Noam Chomsky aveva ragione a paragonare la politica statunitense a quella della Mafia. loro sono i veri terroristi e per questa ragione noi dovremmo astenerci dal commerciare in dollari e liberarci di questa moneta al più presto possibile.
Coltivare alghe da trasformare in carburante mette in circolo più CO2 di quella che le piante riescono ad organicare, portando in passivo il processo. La falla del sistema e’ nella produzione di fertilizzanti che richiede combustibili fossili.
Le biomasse raccolte in mare hanno una buona resa per ettaro e non sottraggono terra coltivabile all’uso alimentare, come accade invece con il mais, la colza ecc. Tuttavia le alghe hanno bisogno di più energia e fertilizzanti. Un campo coltivato recupera fertilità grazie alla rotazione agricola, ad esempio coltivando leguminose si trasferisce azoto atmosferico nel terreno, un pezzo di mare questo non lo fa.
Lo studio dell’università della Virginia, pubblicato sul JEST (Journal of Environmental Science and Technology), compara il ciclo di vita dei biocarburanti ottenuti dalle alghe con quello del panico (Panicum virgatum), della colza (Brassica napus) e dei cereali.
ULTIMI COMMENTI
bello il film, ma il manga di Nausicaa è ancora meglio.
buon lavoro! sono certo che saprete mantenere alto il livello di questo ottimo blog
Ohi che bello, grazie mille per averci introdotti nel mondo di ecowiki! Mi raccomando siate...
Grazie per la presentazione! Buon lavoro a tutti!! :)
Segnalo una promozione in corso nei negozi Eco Store (il franchising di cartucce per stampanti...