Un giorno ci rimarrà solo l’acquacoltura
sabato, 14 giugno 2008in: Natura ed ecologia, Salute e alimentazione
Nel 2030 ci vorranno 37 milioni di tonnellate di pesce in più all’anno per mantenere gli attuali livelli di consumo ittico della popolazione mondiale, la cui entità aumenta inesorabilmente. Molte specie di pesce commerciale stanno però scomparendo dai nostri mari: peschiamo troppo e non diamo ai pesci il tempo di riprodursi e crescere. Che fare? Una delle soluzioni potrebbe essere quella di regolare i nostri consumi. L’altra, secondo molti, è nell’acquacoltura. Secondo la Fao, ad esempio. Per l’organizzazione oggi consumiamo 48 milioni di tonnellate di pesce derivante dall’acquacoltura, ma fra poco più di 20 anni ce ne serviranno 85 milioni.
L’acquacoltura presenta però una serie di problematiche. Una fra tutti il benessere dei pesci. Secondo Ettore Tibaldi, di Slow Food e docente di zoologia dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo e Colorno, “Il benessere negli allevamenti intensivi è impossibile, sia in terra sia in acqua.” Il professore racconta infatti di aver visitato vasche di gamberetti in Thailandia così ricolme di gamberi da esigere la somministrazione in acqua di antibiotici, vitaminici, preparati contro la formazione di schiume, antisettici e disinfettanti fino a rendere, nel giro di pochi anni, inabitabili e quindi inutilizzabili le vasche tutte scavate all’interno di un ecosistema prezioso come la foresta a mangrovie. La superficie occupata dalla vasca non è più riconquistata alla vita della foresta per almeno una trentina d’anni”.
C’è poi il problema dell’inquinamento dell’ambiente marino generato dagli scarichi degli allevamenti. “In realtà – prosegue Tibaldi – molti allevamenti intensivi, prima di tutto le gabbie di salmoni nel Mare del Nord, scaricano feci e mangime inutilizzato in grande quantità danneggiando l’ecosistema e determinando condizioni di totale insostenibilità”.
Un altro “spreco imperdonabile”, usando le parole di Tibaldi, è la gestione degli alimenti utilizzati nel ciclo produttivo dei pesci d’acquacoltura. “Si pescano pesci per produrre farina di pesce che è utilizzata per nutrire altri pesci. Nella zootecnia moderna, che è un terribile esempio di errori tecnici e economici ripetuti sugli stessi territori per decenni, un’assurdità di questo tipo non è mai stata raggiunta. Non si allevano animali per nutrire altri animali!”
Fonte | Fao – Slow Food
Foto | Andrea Cucconi
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lunedì, settembre 6, 2010 @ 10:04 am
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