Uccelli costretti a cantare più acuto in città

Gli uccelli che vivono in città cantano con toni più acuti dei loro cugini di campagna. Pare che debbano farlo per via degli echi originati dalle superfici degli edifici.

Il fenomeno della differenza nel canto era noto da tempo, ma si pensava che rondini, cince e merli urbani dovessero sforzarsi per sovrastare il rumore di fondo, fatto in prevalenza da toni bassi. Cantare con toni più alti permetteva di far giungere a destinazione il messaggio con meno interferenze.

Il professor Torben Dabelsteen, del dipartimento di ecologia ed evoluzione dell’università di Copenhagen, ha notato che il canto degli uccelli in città resta alto anche quando l’inquinamento acustico diminuisce sensibilmente (succede, ad esempio, nelle giornate di blocco del traffico o nel fine settimana).

Gli uccelli usano il canto per delimitare il loro territorio, invitandovi i potenziali partner e scoraggiando i competitori dall’avvicinarsi troppo. Il territorio arriva fin dove si sente il canto, quindi gli uccelli devono tenere in considerazione tutti gli elementi architettonici che influenzano la propagazione dei suoni.

Purtroppo per chi ama il cinguettio, gli uccelli che vivono in città a volte sono costretti ad alzare talmente la frequenza del loro canto da finire oltre la soglia dei suoni che l’orecchio umano riesce a sentire.

Foto | chapmankj75
Via | Università di Copenhagen

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