Secondo gli esperti delle Nazioni Unite, devolvere il 2% del PIL alla green economy darebbe risultati migliori, in 5-10 anni, del business as usual.
Occorre soprattutto spostare i finanziamenti attualmente devoluti in ambiti insostenibili (carbone, sussidi, pagamento di multe per sforamento di quote…) a settori con possibilità concrete. Ad un maggior benessere diffuso sia tra i Paesi sviluppati che in quelli in via di sviluppo, si sommerebbe anche una riduzione dell’impronta ecologica globale del 50%, entro il 2050. Per ottenere questo risultato di sviluppo economico occorre slegare la crescita economica dal consumo frenetico e intensivo delle risorse.
La Commissione Europea ha inserito alcuni criteri interessanti per la sostenibilità dei biocarburanti nel nuovo biomass sustainability report. Ad esempio non e’ da considerarsi ecologica l’energia ottenuta bruciando biomasse provenienti da taglio di foreste o da zone ad elevata biodiversità (come le zone umide).
Bruciare olio di palma, a conti fatti, fa emettere il 30% in più CO2 rispetto ai combustibili fossili, per via della deforestazione e del cambio di uso dei suoli da destinare a coltivazioni. Idem per l’olio di colza o per la soia, che secondo il dipartimento dei trasporti del governo britannico non rispettano gli standard di efficienza europei per i biocarburanti.
L’idea di incoraggiare il controllo naturale dei roditori che danneggiano i raccolti e’ partita da Israele e viene applicata anche in Palestina e in Giordania. Lo Stato di Israele ha un programma di aiuti finanziari per invogliare gli agricoltori a posizionare nidi artificiali per gli uccelli che predano i topi, mentre in Palestina e in Giordania la campagna di lotta biologica e’ supportata dai gruppi di ricerca universitari sulla conservazione della natura e da varie associazioni.
Se avveleni gli uccelli selvatici non hai diritto ai sussidi. Questo dice la legge europea che attualmente tiene conto della Direttiva Uccelli nel distribuire i sussidi agli agricoltori, chiedendo loro di non usare pesticidi nocivi all’avifauna selvatica o metodi di cattura non selettivi come i bocconi avvelenati. Ora la Commissione Europea, nel rivedere le procedure dei sussidi, vorrebbe eliminare questo vincolo.
Il commissario europeo per l’agricoltura, Mariann Fischer Boel, ha dichiarato che durante il CAP Health Check “dobbiamo aiutare gli agricoltori a seguire i loro istinti commerciali” affinché possano fronteggiare le sfide del 21esimo secolo come “i cambiamenti climatici, la gestione delle risorse idriche, la protezione della biodiversità e lo sviluppo delle bioenergie”.
Già dallo scorso anno si pensa di diminuire il numero di campi lasciati incolti (per coltivare più cereali e far scendere i prezzi, oltre che per dare biocarburanti da mangiare alle auto) e questo a danno della fauna selvatica che usava quei terreni per vivere. Ora mi sembra di capire che per “biodiversità da proteggere” si vogliano intendere le varietà antiche di ortaggi, da vendere per assecondare gli istinti commerciali degli agricoltori, invece che la fauna selvatica, patrimonio dell’umanità intera.
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“devi metterle incrociate, sennò ti parte via di lato. Poi tutta quella plastica che...
Del mondo penso che sia un pò malandato ma sempre meravigliosamente sorprendente, specie quando...
Io infilo i pezzettini in una retina fine (quelle dell’aglio) e la uso come saponetta...
Io invece l’ultimo pezzetto sopravvissuto lo lascio seccare un pò sul termosifone e poi lo...
Interessante! :) personalmente però uso http://fuelmonitor.altervista. org/ per controllare i...