Senza la pubblicità del cibo spazzatura in TV, i bambini ne consumano il 13% in meno. Questo dato serve a calibrare le politiche sanitarie contro l’obesità infantile (con effetti collaterali benefici come la diminuzione del consumo di cibo, di farmaci per la sindrome metabolica, di inquinamento dovuto allo spostamento di grasso…)
A misurare il dato sono stati dei ricercatori dell’università dell’Illinois grazie al bando sugli spot messo in atto in Quebec, tra il 1984 e il 1992. Il bando ha avuto un effetto sulla popolazione di lingua francese, ma non sulle famiglie che parlavano inglese, esposte agli spot nordamericani. L’ambiente sociale, le offerte dei fast food, le merendine nei supermercati erano le stesse per i due gruppi, ma i francesi ne hanno comprate sensibilmente di meno.
Lo spot degli scarponcini Timberland ha per protagonista un bel ragazzo che si esibisce in acrobazie per recuperare una bottiglia di plastica, ovviamente assistito dalle sue scarpe. Un eroe positivo, che fa quello che farebbe il protagonista di un film d’azione per recuperare una bomba in grado di distruggere il mondo.
Il recupero della bottiglia e’ così importante da giustificare inseguimenti, salti su treni in corsa e tuffi nei torrenti. E’ figo e suda per una giusta causa. Il messaggio pubblicitario e’ semplice: comprati le Timberland, sono eco e gli eroi eco le usano. Poi, per favore, regalaci le bottiglie che hai comprato in modo che noi possiamo rivenderti una scarpa fatta con cose che hai già pagato una volta.
Il nuovo spot della Rainforest Alliance “Follow the frog” mostra varie persone comuni che scoprono gli effetti devastanti della produzione di alcuni beni (dal cioccolato all’arredamento).
La scena in cui il consumatore calpesta una moquette di foresta per prendere un pacchetto di caffè e’ una bellissima metafora dell’impronta ecologica legata alla produzione. Il messaggio e’ semplice “se segui la ranocchia, eviti di diventare complice di devastazioni” e si basa sull’assunto che ognuno di noi, in fondo, ci tiene alla propria integrità morale.
Il vento dava fastidio, rompeva le cose, scompigliava i capelli e la gente non lo amava. Un giorno cambiò tutto. Qualcuno lo accettò per quello che era, gli diede un lavoro, lo fece sentire utile. Il vento ora e’ felice.
Questa la storia raccontata nello spot, realizzato da Epuron in collaborazione con il ministero tedesco per l’ambiente, con lo scopo di presentare il vento come risorsa naturale da sfruttare.
Per farlo, hanno umanizzato il fenomeno naturale e lo hanno reso antipatico, pronto per essere redento dal mercato.
Il nuovo spot Eni (Eni=Agip=Snam) punta all’etica di impresa e cerca di cancellare, come fossero tracce sulla sabbia, anni di nequizie. Il filmato, realizzato da realizzato da TBWA\Italia, si avvale della bravura a dipingere con la sabbia di Ilana Yahav.
Internazionalità e’ una parola interessante.
I popoli non si incontrano, semmai i loro territori vengono attraversati dai gasdotti, i loro mari dalle petroliere. Quando noi italiani li incontriamo di persona, gli altri si chiamano profughi ambientali e se non hanno un contratto di lavoro li respingiamo. Internazionalità per Eni significa essere una multinazionale che compra energia agli stranieri e la rivende agli italiani.
Ikea ha appena lanciato il suo spot natalizio, mostrando la tradizionale festa in famiglia rivisitata in chiave hawaiana. A parte l’incredibilità di una famiglia che lascia giocare i bambini con le pistole d’acqua in casa, e’ uno spot che offre molti spunti di riflessione in vista delle feste.
Decorazioni. Quanto durano ghirlande, palline, finti pacchetti da appendere, carte e nastri da regalo? In molte famiglie che conosco l’albero di Natale si fa da anni praticamente sempre con le stesse cose. Chi e’ che compra le montagne di palline che si vedono nei negozi? Mistero. Tra i prodotti IKEA degni di considerazione ci sono i biglietti in carta riciclata, le decorazioni in paglia e legno stile “svedese” (che potete trovare anche ai mercatini di Natale alpini) e i coni porta caramelle da appendere all’albero che, almeno, sono riutilizzabili ad libitum.
Lo spot inizia con il classico “c’era una volta” e parla degli effetti dei cambiamenti climatici come fossero una storia della buona notte. I disegni infantili mostrano animaletti che soffrono la sete, affogano o soffrono. Si vede la CO2 in forma di nuvola nera zannuta e si dice che questo gas e’ prodotto da alcune attività umane come riscaldare le case o guidare le auto.
La bambina chiede al padre se alla fine ci sarà il classico finale felice, ma la risposta resta aperta. Una voce fuori campo dice che “dipende da noi come finirà la storia” e suggerisce di cercare on line “Act on CO2” finendo nel sito governativo (britannico) con consigli concreti per ridurre le emissioni.
Subito dopo la messa in onda sono arrivate centinaia di lettere di protesta perché lo spot “spaventa i bambini”. Ora, tralasciamo di analizzare l’efficacia della retorica ambientalista della paura delle catastrofi e chiediamoci quale sia la differenza tra la cronaca che i bambini vedono continuamente in tv (alluvioni, siccità, carestie e profughi climatici) e questo spot. I contenuti sono gli stessi, ma il tg non provoca tutte queste reazioni.
“Sono sempre i migliori quelli che se ne vanno”. Il doppio senso della pubblicità del tonno Nostromo mi fa gelare il sangue nelle vene. Il Nostromo cerca di far ridere lasciando sottintendere che la sua flotta di pescherecci pesca i tonni migliori. Il messaggio che vuole far arrivare allo spettatore e’ sulla qualità del pescato, quello che arriva a me e’ una autodenuncia sullo sterminio di una specie oltre le sue possibilità di recupero biologiche.
1) La pesca del tonno si chiama mattanza perché i pesci vengono ammazzati in un bagno di sangue. Nessuno getta corone di fiori e chi soffre per la mancanza dei morti non e’ certo chi li ammazza.
2) Buona parte di quello che ci arriva in tavola viene dalla pesca illegale. Oltre ad renderci complici involontari di un crimine ecologico, si finanzia pure la malavita.
3) I tonni sono pesci predatori il che significa che per fare un chilo di tonno negli allevamenti gli si devono fornire 10 chili di pesci piccoli, depredando ulteriormente i mari. Togliere i predatori da un ambiente manda in palla anche gli equilibri preda-predatore lungo tutta la rete trofica.
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“devi metterle incrociate, sennò ti parte via di lato. Poi tutta quella plastica che...
Del mondo penso che sia un pò malandato ma sempre meravigliosamente sorprendente, specie quando...
Io infilo i pezzettini in una retina fine (quelle dell’aglio) e la uso come saponetta...
Io invece l’ultimo pezzetto sopravvissuto lo lascio seccare un pò sul termosifone e poi lo...
Interessante! :) personalmente però uso http://fuelmonitor.altervista. org/ per controllare i...