La nostra pillola anticoncezionale fa fare meno girini

venerdì, 24 febbraio 2012 a cura di lumachina
in: Natura ed ecologia

La pillola anticoncezionale (umana) rovina la vita sessuale delle rane.

Quando gli estrogeni finiscono nell’ambiente in cui vivono, i maschi gracidano come adolescenti immaturi e alle femmine passa la voglia di farsi corteggiare. Il risultato e’ un calo degli accoppiamenti e, quindi, meno girini a rinnovare la popolazione. Tra gli animali vertebrati, gli anfibi sono la classe a maggior rischio di estinzione.

Gli estrogeni contenuti nelle nostre pillole riescono ad arrivare alle acque dove si accoppiano gli anfibi grazie agli scarichi della rete fognaria. La molecola in questione e’ l’etinilestradiolo e lo assumono anche i maschietti umani con problemi di prostata e le donne in menopausa con problemi di osteoporosi.

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100 km in 20 anni: la fuga delle farfalle dal clima troppo caldo

giovedì, 19 gennaio 2012 a cura di lumachina
in: Natura ed ecologia

Le farfalle scappano dal caldo più velocemente degli uccelli.

In Europa, le temperature medie si sono spostate verso nord di 250 km in 20 anni. Gli uccelli che trovano ottimali quelle temperature si sono spostati di soli 37 km, mentre le farfalle sono riuscite ad inseguire le loro condizioni di vita ideali fino a metà strada, ovvero 111 km.

Gli ecosistemi non si spostano alla stessa velocità delle temperature perché ogni specie che li compone ha la sua propria velocità di adattamento. Le farfalle, ad esempio, hanno un ciclo vitale breve e ogni generazione conquista un po’ di terreno. Gli uccelli hanno invece la tendenza a riprodursi per più anni di seguito sempre nella stessa zona, quella che hanno conquistato da giovani.

Questi dati sono stati analizzati dal professor Åke Lindström della Lund University in Svezia e pubblicati sull’ultimo numero di Nature.

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La mappa mondiale delle foreste sacre

martedì, 2 agosto 2011 a cura di lumachina
in: Natura ed ecologia

biodiversità nelle foreste sacreIl Biodiversity Institute della Oxford Martin School ha intenzione di mappare tutte le zone ritenute sacre dalle varie religioni del mondo. Queste zone sono spesso dei punti caldi per la biodiversità, visto che sono state rispettate attraverso i secoli.

Ad essere mappati saranno, per esempio, i templi shintoisti in Giappone, le foreste gestite dalla Chiesa Ortodossa in Etiopia, i boschi sacri dell’India e, per citare un caso vicino a noi di gestione già congiunta, il sistema dei Sacri Monti del Piemonte, dove sono degli Enti parco a gestire anche il turismo religioso e la conservazione artistica delle cappelle.

La mappatura dovrebbe essere il primo passo per avviare una collaborazione attiva nella gestione del territorio tra comunità locali ed organismi dediti alla protezione ambientale.

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Un mondo senza zanzare: quali effetti sull’uomo e gli ecosistemi?

martedì, 19 aprile 2011 a cura di Francesca Casiraghi
in: Natura ed ecologia, Scienza e tecnologia

uccelli insettivori e zanzareL’assaggio di caldo estivo della scorsa settimana ha portato con sé l’incubo di tutti: le zanzare. Basta pensare al suo fastidioso ronzio che il principio naturalista “ogni creatura ha un ruolo vitale sulla terra” decade. Nemmeno gli ambientalisti e animalisti di ferro se la sentono di difendere le zanzare.

Un articolo apparso su Nature A world without mosquitoes unisce i risultati delle ricerche di alcuni scienziati che sostengono la relativa inutilità delle zanzare negli ecosistemi naturali. Se domani le zanzare scomparissero dal pianeta, dice l’entomologo Joe Conlon, dell’American Mosquito Control Association in Florida, gli ecosistemi potrebbero soffrirne per un breve periodo, ma sicuramente verrebbero sostituite facilmente da altri organismi.

E’ certo, invece, il ruolo delle zanzare nel diffondere gravi malattie come la febbre gialla e la febbre dengue, senza dimenticare la malaria che con l’azione delle zanzare infetta ogni anno 247 milioni di persone e ne uccide quasi un milione. Continua a leggere: Un mondo senza zanzare: quali effetti sull’uomo e gli ecosistemi?

Un futuro diverso: la biodiversità in mostra a Torino

lunedì, 11 aprile 2011 a cura di smilingfrogs
in: Comunicazione e cultura

Un futuro diversoIl Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino racconta la Biodiversità del nostro pianeta in una mostra davvero suggestiva, aperta fino al 12 giugno 2011, dal titolo Un futuro diverso. Il messaggio principale che portano a casa i visitatori è preoccupante: la diversità di specie ed ecosistemi sulla Terra è vastissima ma anche estremamente fragile.

Una sequenza di immagini, numeri e grafici investe chi entra nella sala dedicata all’introduzione alla mostra e racconta gli ultimi dati rilevati sulla Biodiversità. Fino al 1986 l’uomo ha consumato solo la quantità di risorse naturali rigenerabili e successivamente ha cominciato ad utilizzare le riserve. Secondo i calcoli fatti, oggi l’uomo ha bisogno di quasi un pianeta e mezzo per sopravvivere. Ogni anno scompaiono 7 milioni di ettari di foreste e le barriere coralline sono in netta riduzione. Continua a leggere: Un futuro diverso: la biodiversità in mostra a Torino

I limiti del pianeta in un grafico interattivo

martedì, 7 settembre 2010 a cura di lumachina
in: Comunicazione e cultura, Natura ed ecologia

scala temporale della fine delle risorse naturali

Scientific American ha pubblicato la linea temporale di esaurimento delle risorse naturali. I dati spaziano dai minerali, alle specie animali, fino alla disponibilità di acqua potabile e petrolio. Continua a leggere: I limiti del pianeta in un grafico interattivo

Specie in via di estinzione: crisi globale

martedì, 3 novembre 2009 a cura di lumachina
in: Natura ed ecologia

specie incluse nella lista rossa

Il nuovo rapporto dell’IUCN sulle specie da includere nella lista rossa (quelle in via di estinzione) parla chiaro: il 70% delle piante e il 30% delle specie animali (media grossolana) sono a rischio. A mio avviso vi sono sia ragioni biologiche che culturali per questa sproporzione. A parte le piante, appare evidente che gli animali più in pericolo sono quelli che la gente comune conosce di meno: invertebrati, pesci, rettili e anfibi.

Gli uccelli sono in grado di colonizzare rapidamente nuovi territori, ispirano nobili idee per il fatto di saper volare e godono del sostegno di associazioni di appassionati, mentre le altre specie sono legate più strettamente al destino del loro habitat e le proposte di safari fotografici sugli anfibi o i capanni di avvistamento rettili scarseggiano.

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Balene grigie e ricerche petrolifere rumorose

lunedì, 27 aprile 2009 a cura di lumachina
in: Energia e carburanti, Natura ed ecologia

Le ricerche petrolifere causano rumori che impediscono la riproduzione delle balene grigie (Eschrichtius robustus). In pratica le compagnie petrolifere fanno brillare delle cariche esplosive e registrano con dei sismografi il propagarsi delle onde. Dall’analisi della propagazione della scossa sismica si può capire se le rocce contengono o no gas naturale o petrolio di interesse commerciale.

Il rumore delle ricerche sismiche spinge le balene in acque più profonde, dove i cuccioli faticano a nutrirsi.

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75% degli uccelli europei ridotti dal clima

lunedì, 9 marzo 2009 a cura di lumachina
in: Natura ed ecologia

I cambiamenti climatici stanno trasformando gli areali di distribuzione europei di moltissime specie di uccelli. Negli ultimi 10 anni circa il 25% delle specie ha beneficiato dei cambiamenti, mentre il 75% non e’ riuscito ad adattarsi o a trovare condizioni favorevoli in altre zone e se ne e’ misurato un declino numerico delle popolazioni.

Il gruppo di ricerca guidato da Richard D. Gregory della Royal Society for the Protection of Birds ha esaminato quasi un quarto delle specie nidificanti (108 su 526) scegliendole tra le 124 del Pan-European Common Bird Monitoring Scheme) ed eliminando dal totale due specie di rapaci (minacciate dai pesticidi) e altre 14 specie di cui il monitoraggio non copriva l’intero periodo di studio (dal 1980 al 2005).

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Accordo per i lupi in Piemonte e Liguria

giovedì, 29 gennaio 2009 a cura di lumachina
in: Natura ed ecologia

lupi europei protettiUn accordo di collaborazione per la salvaguardia dei lupi selvatici e la gestione dei rimborsi agli allevatori è stato siglato dagli assessori all’Agricoltura del Piemonte e all’Ambiente della Liguria, Mino Taricco e Franco Zunino.

Si stima che i branchi di lupi siano almeno sei nelle montagne a cavallo tra le due regioni. I branchi hanno grandi areali di caccia, per cui la collaborazione e la condivisione di protocolli di ricerca tra enti territoriali contigui è indispensabile per una corretta mappatura. La Liguria è una regione chiave per le popolazioni di lupi perché permette lo scambio tra quelle appenniniche e quelle alpine. Dal punto di vista naturalistico la contiguità dei branchi favorisce il rimescolamento genetico, mentre da quello gestionale la collaborazione transfrontaliera permette di accedere ai fondi europei.

Il rinvenimento di una collana di denti di lupo e altre tracce di bracconaggio nei confronti di questa specie protetta fanno pensare che tra Liguria e Piemonte i lupi siano anche di più di quelli censiti.

Via | Il Secolo XIX
Foto | Tambako the Jaguar

Troppo rumore negli oceani

lunedì, 8 dicembre 2008 a cura di lumachina
in: Natura ed ecologia

delfini e balene disturbati dal chiasso sottomarinoMolte specie di mammiferi marini potrebbero aver subito gravissimi danni dai rumori sottomarini. Sonar, mappature sismiche, trivelle e motori delle navi hanno trasformato il rumore di fondo degli oceani, arrivando al punto di impedire la caccia alle specie che localizzano le prede con i loro sonar e ostacolando la comunicazione tra i mammiferi marini.

Nei tessuti di alcuni mammiferi marini si sono trovate le stesse lesioni riscontrabili in un sub che emerga troppo rapidamente dalle profondità in cui si era immerso. Si pensa che gli animali siano scappati troppo velocemente in superficie per via di sonar militari o test sottomarini. Alcuni casi di spiaggiamento di mammiferi marini sono state spiegate con l’eccessivo rumore sottomarino.

La distanza a cui le balene possono comunicare si è ridotta del 90% negli ultimi 40 anni, sostengono i ricercatori dell’IFAW (International Fund for Animal Welfare) alla conferenza mondiale sulle specie migratrici di Roma. Il rumore dei motori delle navi e il numero delle navi che solcano i mari cresce a ritmi vertiginosi e sarebbe ora di limitare la rumorosità o di proibire il transito nelle zone popolate da specie a rischio.

Via | IFAW
Foto | Allie_Caulfield

Le spadare illegali

lunedì, 17 novembre 2008 a cura di lumachina
in: Natura ed ecologia

pesca del pesce spadaLe reti spadare sono la prima causa di morte per i cetacei nel Mediterraneo. Sono lunghe fino a 20 Km e i pesci grossi vi si impigliano mentre cercano di nuotare parallelamente ad essa per superare il “muro” alto fino a 15 metri. Il pesce spada (Xiphias gladius) che viene pescato costituisce solo il 20% di quello che le reti ammazzano e che non ha valore commerciale, ma solo “ecologico” come tartarughe, delfini e capodogli a rischio di estinzione.

Le spadare sono illegali, ma si usano ancora. Da giugno si possono sequestrare le reti anche in porto e questo grazie alle pressioni della Comunità Europea che ha costretto il Governo italiano ad applicare la normativa europea. I pescatori di Bagnara, in Calabria, bloccano i binari ferroviari per ribadire la loro volontà di infrangere le leggi e continuare a pescare con le spadare. I pescatori di Bagnara in 4 mesi guadagnano quanto gli altri pescatori in molti anni.

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Studio IUNC: è emergenza “estinzione delle specie”

lunedì, 6 ottobre 2008 a cura di Fresna
in: Natura ed ecologia

“Nel giro di pochi decenni centinaia di specie animali potrebbero scomparire per sempre a causa delle nostre azioni. Si tratta un segno spaventoso di quanto sta accadendo nell’ecostistema in cui viviamo”. E’ quanto ha dichiarato Julia Marton-Lefèvre, direttore generale International Union for Conservation of Nature (IUNC) che ha presentato oggi a Barcellona la Red List delle specie in estinzione.

Lo studio è stato condotto da oltre 1.800 scienziati provenienti da 130 paesi e la sua redazione è stata possibile grazie al contributo dei volontari della Commissione per la sopravvivenza delle specie della IUNC e grazie alla collaborazione di istituzioni e università tra cui La Sapienza di Roma.

Secondo il rapporto almeno 1.141 dei 5.487 mammiferi conosciuti al mondo rischiano di dire addio al pianeta. Dal 1500 ad oggi sono 76 le specie che si sono estinte. Classificate come in “serio pericolo” troviamo ben 188 nomi tra cui la Lince Pardina o Iberica, che conta una popolazione di 84-143 adulti. Altre (450) sono classificate semplicemente “in pericolo”, e tra queste troviamo il famoso Diavolo di Tasmania. Ci sono poi specie che si possono trovare solo in cattività come il Cervo Davidianus.

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Cibi a prova di cambiamenti climatici

lunedì, 29 settembre 2008 a cura di lumachina
in: Natura ed ecologia

biodiversita in agricolturaIl GCDT (Global Crop Diversity Trust) sta mettendo in rete i dati delle banche dei semi disperse in tutto il mondo. Lo scopo di condividere le informazioni sulle varietà esistenti di piante commestibili (legumi e cereali in particolare), ha lo scopo di aiutare la selezione di varietà resistenti alle sfide climatiche prossime venture.

Il direttore del GCDT, Cary Fowler, ha spiegato che “le nostre piante devono produrre più cibo sulla stessa quantità di terra, con meno acqua e usando energia che diventa sempre più costosa.” Non e’ quindi solo un problema di aumento della domanda, dovuto sia all’aumento della popolazione mondiale che alla richiesta di biocarburanti, ma anche un problema economico, con materie prime come acqua ed energia che diventano più difficili da ottenere a basso prezzo.

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Imballaggi in via di estinzione

domenica, 28 settembre 2008 a cura di lumachina
in: Buone pratiche e consigli

imballaggi inutili

Dovremmo ripensare all’imballaggio dei nostri prodotti.
Che cosa c’è che non va?
Stiamo usando specie in via di estinzione.
Solo le meno popolari.
Fa lo stesso, e’ un sacco di imballaggio per un DVD.

Via | Dilbert

La pesca con il palamito tra i nemici degli uccelli marini

venerdì, 26 settembre 2008 a cura di Fresna
in: Natura ed ecologia

pesca sostenibile_uccelli_faoMetodi di pesca sostenibile sarebbero utili non solo per le specie ittiche ma anche per gli uccelli marini. La pesca con il palamito, ad esempio, può essere un pericolo per loro. Per questo la Food and Agricolture Organization (Fao) ha chiesto l’introduzione di metodi più efficaci contro queste stragi e di una pesca più sostenibile.

Il palamito è costituito da una serie di lenze con ami attaccate ad una trave. Nel caso della pesca dei tonni le lenze possono essere lunghe anche fino a 100 chilometri e le esche possono essere circa 20mila. Impigliati a queste lenze ed esche muoiono ogni anno pesci, tartarughe e anche gli uccelli marini.

Secondo la Fao solo nel 2002 in Cile sono morti a causa del palamito 1.600 uccelli. Di questi 1.500 erano albatri, specie in via di estinzione: l’associazione BirdLife International da tempo porta avanti la campagna “Save the albatross” per tutelare questi uccelli marini, di cui ben 19 specie su 22 sono minacciate di estinzione proprio per colpa della pesca effettuata con palamiti.

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Le piante migrano sempre più in alto

lunedì, 30 giugno 2008 a cura di lumachina
in: Natura ed ecologia

ghiacciai nelle AlpiQuasi 30 metri in 10 anni, questa la velocità di migrazione verticale registrata per alcune specie di piante che stanno ampliando il proprio areale verso le vette delle montagne. La ricerca, pubblicata su Science, mostra come 171 differenti specie stiano reagendo ai cambiamenti climatici in Francia.

Sono stati comparati gli areali di distribuzione nel periodo 1905 – ’85 con quelli del 1986 – 2005 e si e’ visto come le specie con ciclo riproduttivo rapido (ad esempio le erbacee e le felci) siano tra le più veloci a migrare, mentre gli alberi e i cespugli siano rimasti indietro.

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Introdurre specie ittiche non autoctone, sì o no?

giovedì, 19 giugno 2008 a cura di Fresna
in: Natura ed ecologia, Salute e alimentazione

pesca, acquacoltura, africa, pesce L’uomo ha spesso introdotto in ecosistemi marini o fluviali delle specie ittiche non autoctone. Mosso da obiettivi prevalentemente commerciali, l’uomo raramente ha considerato le possibili conseguenze derivanti dai meccanismi che regolano la vita ed i rapporti tra le varie specie di animali e non solo. Sul tema ci sono opinioni contrastanti, anche perché ogni caso è un ecosistema a sé.
Prendiamo ad esempio il caso, che risale agli anni ’50, dell’introduzione del pesce persico del Nilo nel lago Vittoria, in Uganda.

L’obiettivo era ovviamente quello di allevarlo ed esportarlo in Europa, negli Stati Uniti, in Medio Oriente e in Giappone. Il pesce persico è un grande predatore e in molti lo additano come il maggiore responsabile della sparizione di tanti altri pesci del lago. Eppure adesso lo stesso persico africano è in pericolo. Colpa soprattutto dei “mutamenti di tipo ambientale nell’ecosistema del lago – spiega la dottoressa Valentina Tepedino direttore di Eurofishmarket (consulenza per il settore ittico) – E’ infatti sceso il livello dell’acqua, fenomeno che ha determinato l’impossibilità di sfruttare, a livello di pesca, il lago in tutte le sue aree. La seconda causa riguarda invece il sovrasfruttamento di pesca del persico africano, essendo una specie molto richiesta sul mercato”.

Un altro caso controverso è quello della vongola filippina, introdotta nel 1983, nella laguna di Venezia vicino a Chioggia. Le prime esperienze di allevamento andarono bene e man mano l’acquacoltura della filippina si è diffusa in tutta Italia a sfavore della verace nostrana. Ma anche qui la dottoressa Tepedina precisa: “La nostra vongola verace era destinata comunque a sparire perché meno resistente a nuove situazioni ambientali. Basti pensare a come i cambiamenti climatici e il conseguente innalzamento della temperatura del Mar Mediterraneo abbiano portato alla comparsa di specie mai viste nei nostri mari, come alcuni pesci tipici del Mar Rosso”.

Foto | ac_elimu

Lotta alla pesca illegale per salvare il tonno rosso

venerdì, 13 giugno 2008 a cura di Fresna
in: Natura ed ecologia, Salute e alimentazione

pesca mare tonno rosso Una delle principali cause del rischio di estinzione del tonno rosso è la pesca illegale. Entro questo mese in Europa si dovrebbe approvare il regolamento sulla pesca illegale. Il provvedimento crea una disciplina per i casi gravi di pesca illegale e ne fissa le sanzioni.

Secondo Legambiente WWF e Marevivo dovrà essere applicato “a tutte le imbarcazioni comunitarie e di paesi terzi, sia in acque europee sia in acque internazionali, perché altrimenti non raggiungerebbe lo scopo prefissato dalla Commissione e la sua applicazione darebbe luogo a disparità tra Paesi”.

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Il tonno rosso sta scomparendo

giovedì, 12 giugno 2008 a cura di Fresna
in: Natura ed ecologia, Salute e alimentazione

tonno rosso pesca mare Molte specie commerciali di pesce del Mediterraneo rischiano di scomparire. Tra queste il tonno rosso (Thunnus thynnus) . Secondo Greenpeace tre quarti del patrimonio ittico e il 90% delle specie più pregiate quali il merluzzo atlantico, il tonno e il pesce spada del Mediterraneo, è stato pescato. Secondo alcuni scienziati della Commissione internazionale per la conservazione dei tonnidi dell’Atlantico (ICCAT) le attuali catture rappresentano un tasso di mortalità per pesca di tre volte superiore al rendimento massimo sostenibile. Fra le cause del rischio estinzione: l’assenza di una gestione razione nella cattura e l’utilizzo di mezzi illegali di pesca

Il tonno rosso è una grossa specie pelagica diffusa negli oceani e nel Mediterraneo. Consumato in tutto il mondo, questo pesce ha in Giappone uno dei suoi mercati principali: si tratta infatti di uno degli ingredienti essenziali dei famosi sashimi e sushi. Si stima un consumo annuo che supera i 5 kg a persona. Tuttavia, negli ultimi anni, tale mercato si sta progressivamente espandendo anche agli Stati Uniti e all’Europa (La filiera del tonno rosso Mediterraneo, Università degli studi di Napoli “Parthenope” Istituto di studi economici).

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Avvoltoi indiani sterminati dal Diclofenac

venerdì, 16 maggio 2008 a cura di lumachina
in: Natura ed ecologia

avvoltoio indianoIl dicolfenac e’ un principio attivo anti infiammatorio usato, ad esempio, nel Voltaren. Quello che sta ammazzando gli avvoltoi in India e’ contenuto nelle carcasse degli animali di cui gli avvoltoi si nutrono.

Le popolazioni naturali di avvoltoi sono ridotte ad un centesimo o anche a un millesimo di quanto sarebbe necessario per mantenere in equilibrio l’ambiente. Ora, senza questi grandi uccelli spazzini, le carcasse marciscono all’aria aperta e il numero dei cani vaganti che ne approfittano e’ aumentato; questi cani sono veicolo di contagio e mettono a rischio anche la salute della popolazione umana.

Sul Journal of the Bombay Natural History Society sono stati pubblicati i risultati dell’ultimo censimento e vi si legge che in meno di 10 anni gli avvoltoi potrebbero estinguersi, se il governo indiano non prenderà immediatamente delle contromisure. In India e’ stata vietata la produzione, ma non l’uso del Diclofenac. Sarebbe anche necessario partire quanto prima con l’allevamento in cattività di alcune coppie di avvoltoi.

Via | Zoological society of London

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