Le farfalle scappano dal caldo più velocemente degli uccelli.
In Europa, le temperature medie si sono spostate verso nord di 250 km in 20 anni. Gli uccelli che trovano ottimali quelle temperature si sono spostati di soli 37 km, mentre le farfalle sono riuscite ad inseguire le loro condizioni di vita ideali fino a metà strada, ovvero 111 km.
Gli ecosistemi non si spostano alla stessa velocità delle temperature perché ogni specie che li compone ha la sua propria velocità di adattamento. Le farfalle, ad esempio, hanno un ciclo vitale breve e ogni generazione conquista un po’ di terreno. Gli uccelli hanno invece la tendenza a riprodursi per più anni di seguito sempre nella stessa zona, quella che hanno conquistato da giovani.
Il Biodiversity Institute della Oxford Martin School ha intenzione di mappare tutte le zone ritenute sacre dalle varie religioni del mondo. Queste zone sono spesso dei punti caldi per la biodiversità, visto che sono state rispettate attraverso i secoli.
Ad essere mappati saranno, per esempio, i templi shintoisti in Giappone, le foreste gestite dalla Chiesa Ortodossa in Etiopia, i boschi sacri dell’India e, per citare un caso vicino a noi di gestione già congiunta, il sistema dei Sacri Monti del Piemonte, dove sono degli Enti parco a gestire anche il turismo religioso e la conservazione artistica delle cappelle.
La mappatura dovrebbe essere il primo passo per avviare una collaborazione attiva nella gestione del territorio tra comunità locali ed organismi dediti alla protezione ambientale.
L’assaggio di caldo estivo della scorsa settimana ha portato con sé l’incubo di tutti: le zanzare. Basta pensare al suo fastidioso ronzio che il principio naturalista “ogni creatura ha un ruolo vitale sulla terra” decade. Nemmeno gli ambientalisti e animalisti di ferro se la sentono di difendere le zanzare.
Un articolo apparso su Nature A world without mosquitoes unisce i risultati delle ricerche di alcuni scienziati che sostengono la relativa inutilità delle zanzare negli ecosistemi naturali. Se domani le zanzare scomparissero dal pianeta, dice l’entomologo Joe Conlon, dell’American Mosquito Control Association in Florida, gli ecosistemi potrebbero soffrirne per un breve periodo, ma sicuramente verrebbero sostituite facilmente da altri organismi.
Il Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino racconta la Biodiversità del nostro pianeta in una mostra davvero suggestiva, aperta fino al 12 giugno 2011, dal titolo Un futuro diverso. Il messaggio principale che portano a casa i visitatori è preoccupante: la diversità di specie ed ecosistemi sulla Terra è vastissima ma anche estremamente fragile.
Una sequenza di immagini, numeri e grafici investe chi entra nella sala dedicata all’introduzione alla mostra e racconta gli ultimi dati rilevati sulla Biodiversità. Fino al 1986 l’uomo ha consumato solo la quantità di risorse naturali rigenerabili e successivamente ha cominciato ad utilizzare le riserve. Secondo i calcoli fatti, oggi l’uomo ha bisogno di quasi un pianeta e mezzo per sopravvivere. Ogni anno scompaiono 7 milioni di ettari di foreste e le barriere coralline sono in netta riduzione. Continua a leggere: Un futuro diverso: la biodiversità in mostra a Torino
Il nuovo rapporto dell’IUCN sulle specie da includere nella lista rossa (quelle in via di estinzione) parla chiaro: il 70% delle piante e il 30% delle specie animali (media grossolana) sono a rischio. A mio avviso vi sono sia ragioni biologiche che culturali per questa sproporzione. A parte le piante, appare evidente che gli animali più in pericolo sono quelli che la gente comune conosce di meno: invertebrati, pesci, rettili e anfibi.
Gli uccelli sono in grado di colonizzare rapidamente nuovi territori, ispirano nobili idee per il fatto di saper volare e godono del sostegno di associazioni di appassionati, mentre le altre specie sono legate più strettamente al destino del loro habitat e le proposte di safari fotografici sugli anfibi o i capanni di avvistamento rettili scarseggiano.
Le ricerche petrolifere causano rumori che impediscono la riproduzione delle balene grigie (Eschrichtius robustus). In pratica le compagnie petrolifere fanno brillare delle cariche esplosive e registrano con dei sismografi il propagarsi delle onde. Dall’analisi della propagazione della scossa sismica si può capire se le rocce contengono o no gas naturale o petrolio di interesse commerciale.
I cambiamenti climatici stanno trasformando gli areali di distribuzione europei di moltissime specie di uccelli. Negli ultimi 10 anni circa il 25% delle specie ha beneficiato dei cambiamenti, mentre il 75% non e’ riuscito ad adattarsi o a trovare condizioni favorevoli in altre zone e se ne e’ misurato un declino numerico delle popolazioni.
Il gruppo di ricerca guidato da Richard D. Gregory della Royal Society for the Protection of Birds ha esaminato quasi un quarto delle specie nidificanti (108 su 526) scegliendole tra le 124 del Pan-European Common Bird Monitoring Scheme) ed eliminando dal totale due specie di rapaci (minacciate dai pesticidi) e altre 14 specie di cui il monitoraggio non copriva l’intero periodo di studio (dal 1980 al 2005).
Un accordo di collaborazione per la salvaguardia dei lupi selvatici e la gestione dei rimborsi agli allevatori è stato siglato dagli assessori all’Agricoltura del Piemonte e all’Ambiente della Liguria, Mino Taricco e Franco Zunino.
Si stima che i branchi di lupi siano almeno sei nelle montagne a cavallo tra le due regioni. I branchi hanno grandi areali di caccia, per cui la collaborazione e la condivisione di protocolli di ricerca tra enti territoriali contigui è indispensabile per una corretta mappatura. La Liguria è una regione chiave per le popolazioni di lupi perché permette lo scambio tra quelle appenniniche e quelle alpine. Dal punto di vista naturalistico la contiguità dei branchi favorisce il rimescolamento genetico, mentre da quello gestionale la collaborazione transfrontaliera permette di accedere ai fondi europei.
Il rinvenimento di una collana di denti di lupo e altre tracce di bracconaggio nei confronti di questa specie protetta fanno pensare che tra Liguria e Piemonte i lupi siano anche di più di quelli censiti.
Molte specie di mammiferi marini potrebbero aver subito gravissimi danni dai rumori sottomarini. Sonar, mappature sismiche, trivelle e motori delle navi hanno trasformato il rumore di fondo degli oceani, arrivando al punto di impedire la caccia alle specie che localizzano le prede con i loro sonar e ostacolando la comunicazione tra i mammiferi marini.
Nei tessuti di alcuni mammiferi marini si sono trovate le stesse lesioni riscontrabili in un sub che emerga troppo rapidamente dalle profondità in cui si era immerso. Si pensa che gli animali siano scappati troppo velocemente in superficie per via di sonar militari o test sottomarini. Alcuni casi di spiaggiamento di mammiferi marini sono state spiegate con l’eccessivo rumore sottomarino.
La distanza a cui le balene possono comunicare si è ridotta del 90% negli ultimi 40 anni, sostengono i ricercatori dell’IFAW (International Fund for Animal Welfare) alla conferenza mondiale sulle specie migratrici di Roma. Il rumore dei motori delle navi e il numero delle navi che solcano i mari cresce a ritmi vertiginosi e sarebbe ora di limitare la rumorosità o di proibire il transito nelle zone popolate da specie a rischio.
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“devi metterle incrociate, sennò ti parte via di lato. Poi tutta quella plastica che...
Del mondo penso che sia un pò malandato ma sempre meravigliosamente sorprendente, specie quando...
Io infilo i pezzettini in una retina fine (quelle dell’aglio) e la uso come saponetta...
Io invece l’ultimo pezzetto sopravvissuto lo lascio seccare un pò sul termosifone e poi lo...
Interessante! :) personalmente però uso http://fuelmonitor.altervista. org/ per controllare i...