La Shell si scusa con tutti gli abitanti del Delta del Niger per i molti anni di violazioni dei diritti umani, di cui la Shell assume la piena responsabilità – spiega Bradford Houppe, Vice-Presidente del Comitato Etico dell’impresa – Le operazioni di Shell nel Delta del Niger devono essere oggetto di una seria, approfondita e umile revisione.
La compagnia petrolifera e’ stata costretta a smentire gli elogi ricevuti per questa iniziativa perché era tutto falso.
Per far pressione sugli azionisti, in vista dell’assemblea generale del prossimo 18 maggio, un gruppo ambientalista inglese, The Yes Men, ha messo su un sito web ( www.shellapologises.com ) in cui annunciava al mondo questo passo.
Il circuito EuroSpeedway di Lausitz ospita in questi giorni la 25esima edizione della Shell Eco Marathon, competizione internazionale per veicoli ecologici. Tra i 64 veicoli alimentati in modo alternativo ve ne sono 39 a idrogeno, 11 a biocarburanti, 11 solari e 3 GTL. Due le categoria di gara: prototipi e UrbanConcept.
29 i Paesi rappresentati e 202 le squadre in gara, di cui un terzo costituite da studenti delle superiori e le restanti da universitari. La Shell dichiara di guardare con attenzione ai partecipanti per selezionare tra di essi quelli più dotati, non solo dal punto di vista tecnico, ma anche nel lavoro di squadra e in ottica commerciale.
La Shell ha recentemente mutato il suo atteggiamento nei confronti delle rinnovabili, abbandonando eolico e fotovoltaico in favore dei biocarburanti. L’abbandono del fotovoltaico si vede anche nella decisione di escludere i veicoli fotovoltaici dal premio per le minori emissioni di CO2 calcolate nell’intero ciclo di vita del carburante: troppo ovvio che usare la luce e’ la migliore delle soluzioni possibili!
Il limite per dismettere il gas flaring e’ scaduto e le compagnie petrolifere che estraggono petrolio nel Delta del Niger continuano a bruciare i gas. Bruciare sul posto i gas estratti insieme al petrolio (gas flaring) danneggia l’ambiente e la gente che abita vicino ai pozzi, per questo il governo nigeriano aveva fissato l’ennesimo limite entro il quale la pratica avrebbe dovuto essere sospesa.
In Nigeria si brucia il gas che non e’ economico trasportare fino ai mercati, ovvero il 40% di quello estratto. E’ economicamente conveniente per le compagnie, ma provoca malattie respiratorie croniche, cancro e sterilità agli abitanti della zona.
La Nigeria produce in questo modo 70 milioni di tonnellate di CO2 tante quante Norvegia, Svezia e Portogallo, senza avere l’apparato industriale, i trasporti e le case da riscaldare di questi Stati. Il gas bruciato nel mondo col gas flaring corrisponde al 30% di quello usato in Europa, secondo le stime di Friends of the Earth.
ULTIMI COMMENTI
“devi metterle incrociate, sennò ti parte via di lato. Poi tutta quella plastica che...
Del mondo penso che sia un pò malandato ma sempre meravigliosamente sorprendente, specie quando...
Io infilo i pezzettini in una retina fine (quelle dell’aglio) e la uso come saponetta...
Io invece l’ultimo pezzetto sopravvissuto lo lascio seccare un pò sul termosifone e poi lo...
Interessante! :) personalmente però uso http://fuelmonitor.altervista. org/ per controllare i...