Biocarburanti dalle alghe, sulla facciata dei palazzi

venerdì, 28 agosto 2009 a cura di lumachina
in: Bioedilizia ed ecodesign

alghe nei bioreattori per sequestro di CO2Coltivare alghe per assorbire CO2 potrebbe essere fatto usando fotbioreattori prefabbricati e integrati nelle superfici urbane esistenti, come le facciate dei condomini. Oltre a sequestrare CO2, i fotobioreattori funzionerebbero anche come strato isolante, aumentando l’efficienza energetica dell’edificio.

Le alghe possono crescere in acqua salta, parzialmente inquinata o piovana, riducendo la necessità di utilizzare acqua potabile (che da noi viene pure trattata per impedire la presenza di alghe e batteri).

Bruciando le alghe si possono ottenere 18,5 MJ/kg (dal carbone se ne estraggono 24). Le ceneri possono essere usate come fertilizzante agricolo ed il bio-char, ottenuto dalla pirolisi di materia vegetale, trattiene la CO2 nel suolo.

L’idea di includere i bioreattori nelle facciate dei palazzi, o di rendere economico aggiungerli a delle facciate esistenti, è contemplata nel rapporto sulla geoingegneria di cui parlavamo ieri a proposito del sequestro di CO2 con alberi artificiali.

Sequesto mineralogico della CO2

mercoledì, 5 novembre 2008 a cura di lumachina
in: Scienza e tecnologia

magnesite, risultato della carbonatazione di serpentini e peridotitiIntrappolare in modo permanente la CO2 all’interno di fasi cristalline e’ l’obbiettivo dell’IGG (Istituto di Geoscienze e Georisorse) del CNR di Pisa. Il processo si chiama sequestro mineralogico e consiste nel far reagire, a temperature inferiori ai 200 °C, i silicati di magnesio contenuti in rocce peridotitiche o serpentinitiche con la CO2. Si ottiene una precipitazione di carbonati stabili, in forma di magnesite e dolomite.

Il ricercatore Luigi Dallai spiega che le rocce appenniniche sono adatte allo scopo e in particolare “le rocce di questa tipologia affioranti nella sola regione della Toscana potrebbero sequestrare l’intera quantità di CO2 prodotta in Italia nei prossimi duecento anni”. La carbonatazione potrebbe essere usata anche per stabilizzare l’amianto, ad esempio quello estratto dalla Val di Susa, durante gli scavi della TAV.

Ora si devono ancora studiare le modificazioni di porosità e permeabilità che avverranno nelle rocce in seguito alla carbonatazione. Nel frattempo, dall’altro lato degli Appennini, il CNR si e’ messo in affari con il comune di Ferrara per stoccare anidride carbonica nel sottosuolo, sfruttando rocce porose o giacimenti svuotati dall’estrazione di altri gas. Ad occuparsi di catturare le emissioni dei camini della nuova centrale a turbogas nel petrolchimico di Porto Tolle sarà la MASSA (Metodologie e Applicazioni Scientifiche per la Salvaguardia Ambientale) società nata dalla collaborazione tra CNR, Università di Firenze e partner industriali.

Via | Almanacco della Scienza e Il Resto del Carlino

Brevetto per il biopetrolio sardo

venerdì, 17 ottobre 2008 a cura di lumachina
in: Scienza e tecnologia

Ditta sarda ottiene biodiesel sequestrando CO2La Biomedical Tissues ha depositato il brevetto per un “Procedimento per la produzione di biopetrolio che prevede l’impiego di CO2″ che sfrutta le capacità fotosintetiche delle alghe. Dalla stessa linea di produzione, oltre al biopetrolio, si otterrebbero prodotti destinati all’industria alimentare, biomedica, cosmetica e zootecnica.

La Biomedical Tissues e’ nata lavorando nella ricerca di biotessuti, produce ossa e cartilagine coltivate in vitro per scopi medici. Il suo campo di interesse si e’ poi esteso alle colture in vitro in generale e ha partecipato al bando Industria 2015 per progetti innovativi nel sequestro della CO2 atmosferica, arrivando così alla proposta del bioreattore ad alghe.

Se il progetto proposto risulterà vincitore, verranno costruiti quattro stabilimenti dimostrativi, di cui uno a Cagliari dove ha sede l’azienda.

Foto | lindenbaum

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