Si vede un uso creativo di percentuali e terminologia nei target di riduzione delle emissioni pubblicati oggi. Scadevano ieri i termini (elasticamente lassi) per concretizzare gli impegni della conferenza sul clima di Copenhagen, dello scorso dicembre.
Carbon intensity: Cina e India non ridurranno le emissioni complessive, ma si sforzeranno di emettere meno CO2 per ogni unità di prodotto interno lordo. Come punto di partenza prendono le emissioni al 2005. Vi ricordo che stiamo parlando di due delle economie con il maggior tasso di crescita attuale e con una produzione basata sul carbone.
Una tonnellata di CO2 sarebbe dovuta costare 17 Euro ai francesi a partire dal prossimo primo gennaio, ma la nuova tassa e’ stata dichiarata incostituzionale e quindi non entrerà in vigore. Il motivo? La carbon tax proposta e’ ingiusta e inefficace.
Ad essere esentate dalla tassa erano le industrie responsabili della maggior parte delle emissioni come centrali termoelettriche, raffinerie e cementifici, in pratica il 93% delle emissioni industriali. Questo significava che, oltre a non avere praticamente effetto dal punto di vista della lotta al cambiamento climatico, creava una disparità nella pressione fiscale. La carbon tax sarebbe stata pagata dai cittadini sotto forma di aumenti del riscaldamento e dei carburanti, per un totale di 4,3 milioni di Euro all’anno.
Carbon Friendly Flight Finder e’ un sito che permette di calcolare le emissioni di CO2 dovete ai mezzi di trasporto usati per andare in vacanza. Funziona come un comparatore di prezzi, ma oltre ai prezzi fornisce le tonnellate di CO2 emesse. Per semplificare la lettura, i voli a basse emissioni sono visualizzati in varie gradazioni di verde, quelli più inquinanti in rosso.
L’informazione può essere utile per scegliere con quale compagnia aerea volare o per stimare la compensazione (quanti alberi piantare, quante volte evitare di prendere la macchina, quanta meno carne mangiare… a scelta).
Sembra bello, ma funziona male. Oltre a non avere nel database tutte le compagnie aeree, come faceva notare Leo Hickman manca la comparazione tra treno, nave e aereo per la tratta scelta.
La campagna ha l’obiettivo di richiedere ai delegati, tramite un invio di e-mail, il mantenimento della soglia di aumento del riscaldamento globale al di sotto dei 2 gradi centigradi. Continua a leggere: Tempo di agire contro il Global Warming
Le case automobilistiche che continueranno a produrre auto con emissioni sopra i limiti europei, dal 2012 al 2018 pagheranno 5 euro per il primo grammo di CO2 in eccesso, 15 euro per il secondo, 25 per il terzo e 95 dal quarto in poi. Questo da moltiplicare per ogni auto venduta e dal 2019 per ogni grammo in eccesso gli euro da pagare saranno 95 a partire dal primo.
Le case automobilistiche sono riuscite ad ammorbidire le scadenze spuntando il permesso di avere in regola il 60-65 per cento delle nuove auto alla scadenza del 2012, il 75% nel 2013, l’80-85 per cento nel 2013, fino al 100% nel 2015. Hanno poi scaricato parte dello sforzo su terzi, infatti per arrivare a 120 g/Km i motori dovranno far scendere le emissioni fino a 130 g/km e i restanti 10 g/Km deriveranno dalle caratteristiche degli pneumatici e dall’uso di biocarburanti. Entro il 2020 si dovrebbe così arrivare a 95 g/Km.
Da ricordare che 10 anni fa le stesse case si erano impegnate volontariamente a scendere a 140g/Km entro il 2008. Nel 2007 la media era sui 158 g/Km perché le macchine sono diventate più grandi, pesanti e, di conseguenza, sfumacchianti di inefficienza. Bene quindi l’introduzione delle multe, visto che le promesse non valgono la carta su cui sono state scritte.
Sarà George W. Bush a rappresentare gli USA il prossimo dicembre alla conferenza sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite che si riunirà a Poznan, in Polonia. Ad annunciare l’assenza di Barack Obama, prossimo presidente da cui il mondo si aspetta una svolta verso il verde nella politica statunitense, e’ stato Yvo de Boer, capo dell’UNFCCC (United Nations Framework Convention on Climate Change), a divulgare la notizia.
In preparazione alla conferenza di Poznan, Arnold Schwarzenegger, governatore della California, ha riunito a Beverly Hills esperti e politici Al Governor’s Global Climate Summit. Si parlerà di come un New Deal verde potrebbe aiutare l’economia, sia dal punto di vista del risparmio energetico che da quello dello sviluppo tecnologico. L’Università della California ha calcolato che la California spenderà circa 23 miliardi di dollari all’anno per via dei danni ambientali riconducibili ad una cattiva politica. La Commissione Europea ha stimato che applicare il pacchetto clima ed energia in Italia non sarebbe un costo, ma porterebbe un risparmio.
Secondo quanto contenuto nell’ultimo rapporto dell’UNFCCC sulle emissioni di gas serra dal 1999 al 2006, quelle prodotte dall’Italia sono aumentate del 9,9%. I maggiori aumenti in Europa sono stati registrati in Austria (15%), Portogallo (39,9%) e Spagna (50,6%). La Turchia, di cui dovremmo cominciare a tenere conto, le ha aumentate del 95%. Tra i Paesi europei che si sono attivati per tempo, la Francia ha ottenuto riduzioni del 3,5%, la Gran Bretagna del 15% e tutti i Paesi del blocco sovietico, Russia compresa sono scesi del 34%.
La Cina ha cambiato strategia politica nei confronti del cambiamento climatico, ammettendo il proprio ruolo come grande emettitrice di gas serra. La Cina riconosce che le sue emissioni sono dovute alla richiesta energetica dovuta alla grande produzione di beni (molti dei quali esportati in occidente). Il governo cinese pone sul tavolo delle trattative la difficoltà di abbandonare il carbone in tempi brevi e chiede aiuti tecnologici per “inverdire” la sua produzione.
La Cina, in questo momento di crisi, ha acquisito dei vantaggi nei nostri confronti. I prodotti a basso costo cinesi sono quelli maggiormente ricercati dalla gente che tira la cinghia: i governi avranno maggiori difficoltà di prima a imporre dazi protezionistici. I dazi hanno aiutato le industrie europee, ma comportano anche un aumento dei prezzi dei beni sul mercato che la popolazione e’ ora meno disposta ad accettare.
La neve caduta d’inverno verrà conservata fino all’estate, quando potrà essere usata per il condizionamento dell’aeroporto di Chitose in Giappone. Questo sistema riuscirà a soddisfare il 30% delle necessità del terminal dell’aeroporto internazionale, evitando l’emissione in atmosfera di 2.100 tonnellate di CO2 all’anno.
Il trucco è di coprire la neve con un telo isolante e riflettente. In questo modo il 45% della neve caduta in inverno riesce a conservarsi fino a settembre e può essere usata per raffreddare i liquidi circolanti nell’impianto di condizionamento. L’esperimento è stato fatto e i dati resi noti dagli uffici locali del ministero dei trasporti giapponese, che intendono inaugurare il raffreddamento a neve nel 2010.
Via | GoodCleanTech
Foto | United States Federal Government
Al G8 in corso a Tokyo si parla di riduzioni di emissioni con la tranquillità di chi ha deciso di rimandare le azioni serie e si e’ lavato le mani del problema immediato. Gli USA, giusto per fare un esempio classico, hanno rifiutato qualsiasi obbiettivo di medio periodo, qualsiasi appuntamento di verifica in cui portare dei risultati concreti.
I grandi del G8 hanno trovato la scappatoia per ridurre gli sforzi da fare: le riduzioni non si misureranno a partire dai livelli del 1990, come da Protocollo di Kyoto, ma da quelli del 2000. E’ bastato omettere l’anno di riferimento dal documento in cui si sottoscriveva l’impegno a tagliare le emissioni.
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Come volevasi dimostrare come si fa a parlare di azienda se non si riesce neppure a comunicare....
Ciao Sefora, qui, in Serbia, dove mi trovo adesso, ci sono moltissime case contadine costruite in...
Mi sembrava che le giornate fossero più corte, ecco perché il tempo non mi basta mai!
Sono un ingegnere oltre che imprenditore nel settore edile. Mi sono avvicinato con molto...
Ciao PiccoloSocrate, se non sbaglio in italia la potenza istantanea necessaria è di circa 40 GW per...