Per facilitare la consegna, i clienti devono inviare delle fotografie del proprio quartiere, della propria abitazione (indicando bene quali sono le loro finestre) e anche del loro volto. Alla Jojo (sede a Brussels, in Belgio) mostreranno il percorso ai volatili usando googlemaps. In questo modo la memoria fotografica dei piccioni può essere adeguatamente attivata.
Il packaging dei prodotti di bellezza abbassa l’autostima delle donne. Gli stessi prodotti venduti senza imballaggio suscitano meno reazioni (e quindi vendono meno).
Il ruolo delle immagini sulle confezioni e’ stato indagato in una serie di esperimenti, i cui risultati sono stati pubblicati sul Journal of Consumer Research da Debra Trampe, dell’università di Groningen, nei Paesi Bassi.
In un primo esperimento e’ stata misurata l’autostima di donne che hanno guardato un prodotto di bellezza non necessario (trucco, profumo) confezionato o no. Le immagini del packaging sono sufficienti a spingere all’autoanalisi e a sentirsi in difetto, comparandosi ad un ideale di bellezza elevato. Continua a leggere: Le confezioni dei profumi sono fatte apposta per farci sentire brutte
“Ogni cosa dovrebbe avere una seconda opportunità”, questa è la filosofia di JUST SUGAR una giovane azienda di Trebaseleghe (provincia di Padova) che per commercializzare i propri preziosi (anelli, collane, orecchini) ha scelto una tipologia di packaging altrettanto “preziosa”: barattoli per alimenti usati.
Attraverso un sistema di raccolta differenziata le lattine che una volta contenevano cibi come pelati, fagioli, tonno, mais, pisellini e quant’altro vengono recuperate, lavate, verniciate con prodotti all’acqua e riutilizzate come contenitori.
La raccolta delle lattine è affidata ad associazioni di volontariato che le prelevano direttamente da privati e da ristoratori. A queste la JUST SUGAR riconosce una quota in denaro che viene devoluta in beneficenza oppure direttamente utilizzata per l’acquisto di materiali e attrezzature necessarie alle stesse associazioni.
Anche il privato cittadino, che nel momento dell’acquisto diviene a tutti gli effetti proprietario del barattolo, può decidere di raccogliere e regalare (o al limite vendere) alla Just Sugar le sue lattine ormai vuote e inutilizzate.
Una etichetta standard potrebbe dirvi quanta energia rinnovabile, quali materie prime, quante sostanze chimiche e quanti alberi sono stati piantati per compensare le emissioni legate al capo di abbigliamento di cui volete valutare l’acquisto (e al suo imballaggio). Sarà possibile confrontare capi diversi e marche diverse, perché tutti useranno lo stesso software per calcolare l’impronta ecologica dei prodotti.
Il software open source per calcolare l’EcoIndex e’ distribuito dalla Zero Waste Alliance, una ong dedita alla riduzione dei rifiuti e dell’inquinamento tossico legato alla produzione di beni. Il comportamento stimato dell’acquirente concorre al totale: capi che si usano poco o che non vengono riciclati dopo l’uso perdono punti. Vengono premiate le raccolte post consumo e i lavaggi consigliati a bassa temperatura. Continua a leggere: Etichette eco per l’abbigliamento sportivo
La copertina del volume “Green production technologies” ha una luce incorporata. Si tratta di un OLED alimentato da un piccolo pannello solare, inserito nella custodia del volume. Lo hanno presentato come una grande innovazione nel packaging sostenibile e il libro viene proposto come “la prima integrazione al mondo di questa tecnologia futuristica negli imballaggi di oggi”.
C’era davvero bisogno di una lucetta e di una custodia per quel libro? Non mi pare.
In Italia il commercio di acqua in bottiglia, si attesta attorno ai 3,2 miliardi di euro, ovvero circa 11.200 mila litri di acqua l’anno, pari a circa 7.467 mila bottiglie l’anno. Produrre un chilo di Polietilene tereftalato (PET) significa consumare 2 chili di petrolio e 17 litri di acqua, ed immettere in atmosfera 2,3 chili di anidride carbonica, a cui va aggiunto anche l’inquinamento per il trasporto.
Una possibile risposta sostenibile è Bio Bottle, una bottiglia “quasi” 100% vegetale. Dico quasi poiché il tappo in realtà è fatto di polietilene, un derivato del petrolio e come tale non biodegradabile. In realtà la bottiglia 100% vegetale di Sant’Anna era già stata presentata nel 2007, ma l’azienda ha pensato bene di “riciclarla” in occasione di Biopolpack, il congresso nazionale sugli imballaggi in polimeri biodegradabili che si è tenuto all’Università di Parma il 15 e 16 aprile.
Vale sempre la pena parlare delle buone pratiche. Il protocollo siglato tra il Comune di Trento e la grande distribuzione per ridurre i rifiuti da imballaggi credo che meriti. L’accordo, denominato “Spesa leggera”, prevede una serie di azioni obbligatorie da parte di ben 7 gruppi di Gdo (in totale 18 punti vendita).
Le azioni mi sembrano sensate e vanno oltre la solita offerta di shopper al posto dei sacchetti di plastica: messa a disposizione di shopper in tela o altro materiale riutilizzabile o compostabile (ovviamente, ndr); vendita di salumi e formaggi in carta a veli separabili o separati; presenza e promozione di prodotti con ricariche; vendita vino, acqua e succhi con vuoto a rendere; presenza di contenitori per raccolta pile usate e vendita di pile ricaricabili; cessione di alimenti prossimi alla scadenza ad associazioni benefiche o ai clienti con sconti.
Le uova di Pasqua Nestlé in vendita nel Regno Unito hanno molto meno imballaggio di quelle in vendita in Italia. La multinazionale ha ridotto l’imballaggio del 30% e sostituito buona parte della plastica usata come protezione delle uova con del cartone riciclato e riciclabile. La promozione dice a grandi lettere “facile da riciclare”.
In Italia non si vedono le stesse campagne ecologiche su cui punta la filiale britannica, ma si punta all’abbinamento del marchio con altri prodotti (I Cesaroni, Shrek, Le Cronache di Narnia…). Forse che in Italia la Nestlé sappia che chi e’ sensibile a certi temi come l’ecologia probabilmente boicotta il marchio per via del latte in polvere?
In Italia le uova di cioccolato richiedono un enorme volume di trasporto, cosa che potrebbe essere evitata se i consumatori smettessero di preferire la confezione “col fiocco in alto” al posto di quella “a forma di uovo”. Se ci fate caso, anche le uova bio o quelle equo-solidali sono confezionate col fiocco in alto. Altro modo di ridurre il traffico dovuto al trasporto di uova di Pasqua e’ scegliere quelle piene. Se ne sprecano meno (quelle rotte) e si porta in giro meno spazio vuoto.
Chi compra caffè del commercio equo e solidale da oggi compie una scelta ecologica oltre che equa. CTM – Altromercato, la più grande realtà italiana nel settore del fair trade, ha presentato il primo packaging di caffè che non si butta nell’indifferenziato, ma che è totalmente riciclabile.
Il pacchetto che abbiamo comprato fino ad oggi è infatti un poliaccoppiato di alluminio ovvero un imballaggio flessibile composto da 2 strati di plastica e uno di alluminio sovrapposti che rende il pack non riciclabile e destinato esclusivamente alle discariche.
Il nuovo pacchetto di Altromercato, realizzato da Pack co, società italiana che opera come consulente internazionale nel campo degli imballaggi, è invece riciclabile perché privo del film di alluminio tra i due strati di plastica, cosa che in termini di riciclo lo rende del tutto simile a una bottiglia di plastica. Continua a leggere: Il caffè equo diventa anche eco
Si può comprare un N79 eco edition senza caricabatteria allo stesso prezzo di quello con l’accessorio. Perché farlo? Perché si può usare il caricabatteria dei vecchi modelli, se già lo si possiede e perché il risparmio ecologico è a favore dell’ambiente.
La confezione senza caricabatterie è più piccola e più leggera, con un risparmio energetico in fase di costruzione, trasporto e stoccaggio. La componente di prezzo risparmiata (4 sterline su 319) viene devoluta da Nokia al WWF. Sembra una bella cosa e in parte lo è.
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“devi metterle incrociate, sennò ti parte via di lato. Poi tutta quella plastica che...
Del mondo penso che sia un pò malandato ma sempre meravigliosamente sorprendente, specie quando...
Io infilo i pezzettini in una retina fine (quelle dell’aglio) e la uso come saponetta...
Io invece l’ultimo pezzetto sopravvissuto lo lascio seccare un pò sul termosifone e poi lo...
Interessante! :) personalmente però uso http://fuelmonitor.altervista. org/ per controllare i...