Ecologia in albergo: non dite agli ospiti che cosa fare!

giovedì, 13 settembre 2012 a cura di lumachina
in: Buone pratiche e consigli

cartelli e strategie efficaci per chiedere di non cambiarliPer spingere i clienti di un albergo a riusare gli asciugamani NON bisogna dir loro di farlo. Non basta nemmeno dir loro che gli altri ospiti lo fanno. Il trucco psicologico che funziona meglio e’ chiedere loro di manifestare a parole la propria sensibilità ambientale al momento del check-in.

Quando si descrive se stessi ad un pubblico si tende a mettersi in buona luce e ad evidenziare quei tratti che sono universalmente graditi. Dire che siamo persone attente all’ambiente ci fa sentire bene e ci verrà poi spontaneo adeguarci alla descrizione che abbiamo fornito per confermarla.

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Energy Battle: la sfida tra case di studenti

venerdì, 30 marzo 2012 a cura di lumachina
in: Buone pratiche e consigli

Il gioco si chiama Energy Battle e le squadre che si sfidano sono gruppi di studenti che abitano insieme. Vince chi consuma meno energia.

L’idea di aggiungere un po’ di adrenalina e di far leva sull’orgoglio per ridurre i consumi domestici di elettricità arriva dall’università di Delft ed e’ stata testata su una ventina di abitazioni studentesche. I risultati a breve termine sono interessanti, una riduzione media del 24% dei consumi, e quelli a lungo termine, seppur minori, dimostrano l’acquisizione di buone prassi.

Il gioco fornisce l’occasione e la motivazione sufficienti a cambiare qualche abitudine, non solo energetica, ma anche sociale. I ricercatori dicono, ad esempio, che i ragazzi hanno iniziato a mangiare insieme per risparmiare energia e che hanno affrontato un argomento (il risparmio energetico) altrimenti evitato.

Quando, per studiare o per lavorare, si va a vivere da soli, si registra una impennata dei consumi di risorse. Ogni buona abitudine presa tra i 20 e i 30 anni avrà effetti notevoli nel corso della vita della persona. Si pensa ora a come esportare quest’idea alle famiglie.

Via | TU Delft

Da greenwashing a brownwashing: non vogliamo più fazzoletti bianchi

mercoledì, 15 febbraio 2012 a cura di Francesca Casiraghi
in: Comunicazione e cultura

fazzoletti riciclatiServe il colorante per far sembrare la carta “ecologica” e venderla meglio.

L’espressione “greenwashing”, vale a dire la pratica di promuovere un prodotto perché ecosostenibile quando in realtà è solo un pretesto per renderlo appetibile al consumatore “responsabile”, potrebbe cambiare colore e diventare “brownwashing”, almeno per quel che riguarda i prodotti per la pulizia come fazzoletti, carta igienica e pannolini.

Il 25 gennaio 2012, The Wall Street Journal pubblica un articolo (Trying On Shades of Brown to Scream Green) a questo riguardo. Le sezioni marketing delle aziende specializzate in questi prodotti hanno trovato una nuova strategia di vendita: il marrone simbolizza l’attenzione all’ambiente. Il consumatore ecofriendly ha bisogno di notare una differenza visiva tra i prodotti derivanti da un processo produttivo attento all’ambiente e il resto dei prodotti. Il colore è l’elemento più immediato e inappuntabile che determina la scelta. Continua a leggere: Da greenwashing a brownwashing: non vogliamo più fazzoletti bianchi

Il marketing dell’invidia in tempo di crisi economica

mercoledì, 18 gennaio 2012 a cura di lumachina
in: Politica ed economia

Durante una crisi economica diminuisce l’invidia per i vicini e il proprio sentimento di inadeguatezza si smorza. Scende quindi il bisogno di spendere per stare al passo, o un passo avanti, ai propri “competitori” sociali.

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Le buone abitudini abbattono lo stress

giovedì, 3 novembre 2011 a cura di lumachina
in: Buone pratiche e consigli

i piccoli rituali quotidiani che fanno stare meglioPer difendersi dall’ansia gli esseri umani usano i rituali. Le novità stressano, prendere decisioni costa fatica e l’imprevisto fa più paura di quanto la realtà richieda e per alleviare questi fastidi abbiamo inventato le abitudini, i riti e tutte quelle azioni che si fanno senza pensare.

Le nostre scelte ecologiche sono anch’esse imbevute di tranquillizzanti certezze. Dopo aver passato mezz’ora a leggere tutte le etichette dei barattolini di pesto per scoprire in quale avessero messo più pinoli e basilico e meno oli e noci esotiche, ho scelto la mia marca e da allora in poi le altre non le guardo nemmeno più. Riconosco il marchio, allungo la mano e metto nel cestino. Facile!

Uno studio dell’università di Tel-Aviv pubblicato in Neuroscience and Biobehavioral Reviews ha approfondito la questione, studiando i comportamenti ripetitivi sia negli esseri umani che negli animali.

I palleggi dei giocatori di basket prima dei tiri liberi, le piccole scaramanzie prima di un esame, l’ordine in cui si prendono chiavi, borsa e cappotto prima di uscire di casa, la solita birra che si ordina al pub… Se ogni giorno dovessimo pensare davvero ad ogni azione che facciamo, arriveremmo a sera stanchi morti. Insomma, le sequenze di gesti ripetitivi che punteggiano la nostra vita quotidiana hanno lo scopo di rassicurarci e ci permettono di affrontare l’imprevisto “a cuor leggero”.

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La Porsche funziona davvero per rimorchiare donne facili

lunedì, 19 settembre 2011 a cura di lumachina
in: Comunicazione e cultura

teoria della classe agiata e marketingI maschi che esibiscono beni di lusso (ad esempio le auto) sono in caccia di avventure sessuali di breve durata e le donne sanno istintivamente decifrare il segnale.

Tutto questo si evince da una ricerca di tre università (Rice University, University of Texas-San Antonio (UTSA) e University of Minnesota) pubblicata sul Journal of Personality and Social Psychology.

Le donne trovano più desiderabile uscire con un uomo che mostra la sua disponibilità a spendere, ma non desiderano sposarlo. Quelli con la Porche sono uomini facili da avere, ma anche facili da perdere; le donne sanno che non cercano legami stabili ma solo svago e che vivono nel presente, spendendo per divertirsi invece di mettere da parte quel che servirà per allevare degli eventuali figli.

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Perché donare oggetti rotti per beneficenza?

lunedì, 22 agosto 2011 a cura di lumachina
in: Buone pratiche e consigli

declutter, grandi pulizie e beneficenzaCapita che tra i mucchi di oggetti donati in caso di catastrofe o nei momenti di cambio di stagione ci siano giocattoli rotti e biancheria intima usata. Montagne di roba come decorazioni natalizie ingombranti che tolgono spazio nei magazzini degli enti caritativi, richiedono tempo per essere separate dal resto e che non hanno una utilità pratica.

Perché qualcuno regala il proprio ciarpame in beneficenza invece di buttarlo via (riciclandolo correttamente)? Se lo sono chiesto su Psycology today suggerendo che donare in beneficenza ci faccia sentire persone migliori rispetto al gettare/riciclare.

L’immagine di noi stessi come consumisti che buttano via oggetti vecchi ci mette a disagio e quindi elaboriamo una strategia per evitare il confronto con il fatto che possediamo più roba di quella che davvero ci serve. Non siamo consumisti pieni di roba, siamo dei generosi possidenti che aiutano il prossimo.

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Le vacanze curano la depressione invernale?

mercoledì, 26 gennaio 2011 a cura di lumachina
in: Buone pratiche e consigli, Salute e alimentazione

prenotazioni delle vacanze e tristezzaIn questa settimana, secondo gli studi comportamentali di Cliff Arnall, la gente sperimenta il picco della depressione invernale e quindi e’ maggiormente incline a progettare una fuga, ovvero prenotare una vacanza.

Molti studi hanno dimostrato che esporsi alla luce può alleviare il malessere. In Scandinavia si siedono a fissare delle lampade perché le ore di luce sono poche, noi possiamo farci una passeggiata all’aperto e goderci anche le endorfine liberate dal movimento.

La formula che indica l’ultimo lunedì di gennaio come peggior giorno dell’anno comprende fattori come il tempo atmosferico, i debiti, il senso di fallimento per l’abbandono dei buoni propositi e la voglia di iniziare qualcosa di nuovo. Dal punto di vista matematico la formula non sta in piedi e l’università di Cardiff per cui Arnall lavorava ne ha preso le distanze.

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Le confezioni dei profumi sono fatte apposta per farci sentire brutte

mercoledì, 27 ottobre 2010 a cura di lumachina
in: Comunicazione e cultura

tintura per capelli, packaging persuasivoIl packaging dei prodotti di bellezza abbassa l’autostima delle donne. Gli stessi prodotti venduti senza imballaggio suscitano meno reazioni (e quindi vendono meno).

Il ruolo delle immagini sulle confezioni e’ stato indagato in una serie di esperimenti, i cui risultati sono stati pubblicati sul Journal of Consumer Research da Debra Trampe, dell’università di Groningen, nei Paesi Bassi.

In un primo esperimento e’ stata misurata l’autostima di donne che hanno guardato un prodotto di bellezza non necessario (trucco, profumo) confezionato o no. Le immagini del packaging sono sufficienti a spingere all’autoanalisi e a sentirsi in difetto, comparandosi ad un ideale di bellezza elevato. Continua a leggere: Le confezioni dei profumi sono fatte apposta per farci sentire brutte

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