Si chiama Intersector ed e’ un semaforo intelligente capace di adattare la durata del verde al tipo di utente in arrivo.
Se arriva una bici, aspetta un attimo in più per farla passare in sicurezza, se non ci sono bici, accorcia la durata del verde per far passare le macchine che aspettano il loro turno.
Il sistema per differenziare i veicoli in transito si basa, solitamente, o su telecamere o su sistemi magnetici integrati nel fondo stradale. Le bici non hanno abbastanza metalli per far scattare i segnali magnetici e molte telecamere fanno fatica a distinguere una bici da una moto o da un’auto.
Intersector usa un radar a microonde per calcolare la velocità degli oggetti in movimento e si regola di conseguenza. In questo modo non risente di condizioni atmosferiche (nebbia, pioggia, calore…) che diminuiscono le prestazioni degli altri sistemi. Non avendo una telecamera, non da’ problemi di privacy. Essendo montato sul palo del semaforo, permette di sfasciare l’asfalto per posare tubature senza problemi.
Pedalare nel centro di Zurigo e’ semplice e sicuro: ci sono piste ciclabili in sede propria e quando la sede e’ mista gli autisti rallentano appena ti vedono. Basta guardare un palazzo dall’altro lato della strada che il traffico automobilistico si ferma per farti attraversare. Un sogno!
Oggi non parliamo per sentito dire ma per esperienza diretta, dopo mezza giornata passata in sella, ospiti di Zurigo Turismo.
Sono state presentate in Parlamento dalla Lega Nord due proposte per incentivare l’uso della bici. Una prevede di rendere stabile la detrazione fiscale al 19% per le aziende produttrici di bici, l’altra pensa a uno stanziamento di 300 milioni di euro all’anno per lo sviluppo della rete viaria ciclabile e per la sua incentivazione.
Sarà che quasi tutta la produzione nazionale di bici si trova in Lombardia, Emilia Romagna e Veneto, sarà che la pianura padana favorisce lo spostamento in bici anche per i più pigri e per i meno allenati, ma oggi la Lega, dopo aver sottoscritto, insieme ai propri alleati di Governo, negli ultimi 15 anni i decreti legge e riforme per garantire vantaggi personali a determinate fasce dell’elettorato a scapito dell’ambiente, oggi si scopre ambientalista. Continua a leggere: Incentivi per le bici: nuove proposte in Parlamento
Per sfrecciare sopra il traffico basta pedalare in una capsula trasparente, appesa ad una rotaia. Si viaggia sicuri, più in alto degli scarichi delle macchine, sfruttando solo la forza muscolare umana.
Se il ciclista dietro di voi va più veloce di voi, non c’è rischio di tamponamento. Semplicemente le due capsule si mettono a lavorare in tandem ed entrambi andrete più veloci, come una macchina con due motori. La velocità massima del sistema e’ tarata a 25 km/h. Potrebbe andare molto più veloce, ma sarebbe più difficile gestire gli urti, i cambi di corsia e le soste alle stazioni.
Dopo ogni uso le capsule vengono igienizzate prima di essere date all’utilizzatore seguente. Le capsule attendono di essere usate alle stazioni, posizionate vicino ai centri di traffico o di interscambio e grandi come 5 automobili parcheggiate. Da ogni stazione per 10 capsule possono partire fino ad un massimo di 1200 passeggeri ogni ora. Le capsule vengono distribuite secondo le richieste dal personale del sistema, che ne può attaccare diverse in un treno.
La Provincia di Milano intende garantire alla mobilità ciclabile pari dignità e garanzie della mobilità in auto. Per questo motivo ha dato vita al Registro provinciale delle biciclette che, grazie alla tecnologia a microchip, consente l’associazione tra la bicicletta e il suo proprietario. Un intervento fondamentale per la nascita di pacchetti assicurativi dedicati, per la copertura del furto, della responsabilità civile e della mobilità casa-lavoro.
A Milano pari dignità non significa rimuovere forzatamente le auto parcheggiate sulle ciclabili, ma offrire in pasto al mercato assicurativo i ciclisti. I ciclisti hanno portafogli da svuotare tanto quanto gli automobilisti ma spendono molto poco per spostarsi. Un cittadino che non spende, che gira per la città senza far girare l’economia, merita l’attenzione degli amministratori.
giovedì, 16 settembre 2010a cura di Enrico Pascucci in: Auto e trasporti
Crescono le piste ciclabili in Italia, la loro lunghezza complessiva è di 3.227 km (circa 380 km più del 2008 e 730 km più del 2007). Secondo il rapporto A-bici di Legambiente sempre più italiani decidono di spostarsi in bici, preferendola a mezzi pubblici e automobili.
Il documento contiene una classifica tra 92 capoluoghi di provincia, per testarne l’impegno nella promozione della mobilità dolce. Com’è facile immaginare le città più ricche di percorsi adatti alle bici, identificati con le piste ciclabili, le aree pedonali transitabili anche in bici e le strade con limiti di velocità inferiori ai 30km/h, si trovano nella pianura padana, che favorite dall’assenza di dislivelli occupano quasi tutte le prime quindici posizioni, escludendo la tredicesima in cui si piazza Verbania.
martedì, 27 luglio 2010a cura di Enrico Pascucci in: Auto e trasporti
Londra è una città che come anche molte in Italia deve gestire problematiche ambientali importanti e urgenti, legate alla grande impronta ecologica della città sia in termini di sfruttamento delle risorse che di inquinamento.
Per combattere il traffico cittadino, con tutto quanto ne deriva, Londra punta molto anche sulle biciclette. Quella del ciclista nella capitale oltre manica è una cultura in forte espenzione: il numero di ciclisti che quotidianamente viaggiano sulle strade è raddoppiato in pochi anni, raggiungendo le 500.000 mila persone, ma si vuol fare di più. Così arrivano le autostrade per le bici! Continua a leggere: Autostrade per bici a Londra
Da funzionale a “d’effetto”. Invece delle solite strisce per delimitare i bordi della ciclabile o le comunissime frecce, in Portogallo, sulla pista ciclabile nei pressi del fiume Tejo hanno pensato di stampare una poesia del famoso scrittore portoghese Fernando Pessoa: la scritta scorre sotto le ruote del ciclista lungo il fiume. Un omaggio diverso per un poeta nella sua città.
Hanno piste ciclabili con due corsie per senso di marcia, a Copenhagen. Servono perché tantissima gente usa la bicicletta per muoversi in città e una corsia sola non bastava a contenere tutto il traffico.
Hanno l’onda verde ai semafori calibrata sui 20 km/h, ovvero sulla velocità di un ciclista medio.
Il verde ai semafori scatta prima per le bici e poi per le auto.
Far muovere metà della gente di Copenhagen con le biciclette entro il 2015 e’ il target per diventare la migliore città ciclabile al mondo.
Oggi, lungo i 350 km di piste ciclabili, in bici ci va già un terzo degli abitanti e metà degli spostamenti inferiori agli 8 km avviene sulle due ruote. Per i danesi andare in bici e’ naturale come lavarsi i denti: ci vanno in ufficio con la valigetta, a fare la spesa e ci portano in giro i bambini.
La progettazione urbanistica favorevole alla mobilità sostenibile e’ iniziata negli anni ’70 e ’80, con continue aggiunte di piste ciclabili. In molti incroci i ciclisti hanno la priorità sia sulle auto che sui pedoni. Giusto per dare un paio di cifre sulla sicurezza, a Copenaghen muoiono 5 ciclisti all’anno per incidenti stradali, a Milano circa 315. I dati di tutto il mondo dicono che più aumentano i chilometri di piste ciclabili e più diminuiscono i morti.
Nelle nostre città sono i proprietari di case in centro ad opporsi alle piste ciclabili che favorirebbero l’uso quotidiano della bici: la prima obiezione “le ciclabili sottraggono posti auto” viene espressa con l’astio di chi passa le ore a cercare parcheggio sotto casa e non pensa che, andando in bici, risolverebbe il problema parcheggio facilmente. La seconda obiezione e’ che le bici riducono il traffico, senza traffico i prezzi delle case in centro scendono e i proprietari ci perdono. La congestione e’ funzionale al business immobiliare.
Chi decide di muoversi in bici o con altri mezzi ecologici dovrebbe essere aiutato dalle amministrazioni comunali. Un nostro lettore, Giovanni, ci scrive:
Attualmente il Codice della strada prevede che le piste ciclabili possono essere transitate esclusivamente da velocipedi o da biciclette a pedalata assistita.
Perché non dare la possibilità ad altri veicoli altrettanto ecologici ad esempio: monopattini elettrici, biciclette elettriche e microcicli elettrici di transitare liberamente su tali percorsi?
Chiaramente adottando tutte le dovute regole comportamentali.
Iniziando così una intermodalità sostenibile con treni, metro e pullman di linea, si potrebbero ottenere duplici benefici: una mobilità sostenibile diversificata e condivisa, riduzione di ingorghi e inquinamento e ulteriori opportunità in termini occupazionali.
Il quartiere romano di Testaccio, il XX rione di Roma, deve il suo nome alla presenza del monte dei cocci (testae in latino) creato dall’accumulo delle anfore che giungevano dal mare all’Emporium risalendo il Tevere. Già il primo piano regolatore di Roma capitale, nel 1873, prevedeva che l’espansione industriale della città dovesse avvenire nella zona Ostiense, grazie al territorio pianeggiante ed alla presenza di varie vie di comunicazione – la via Ostiense appunto, il fiume con il porto di Ripa, e la ferrovia.
Testaccio si trova, dunque, ad essere un importante crocevia tra la zona sud del centro storico di Roma ed i quartieri Ostiense, Marconi, Trastevere e la Garbatella. In particolare, a Porta San Paolo (luogo storico della Resistenza) si concentrano, la ferrovia Roma-Ostia, la linea B della Metropolitana e la fermata ferroviaria Roma Ostiense (che collega Fara Sabina, Fiumicino e Civitavecchia. Insomma, Testaccio è uno snodo fondamentale per la città: è nelle immediate vicinanze della Terza Università di Roma e centro della movida (oltre che luogo di partenza della Critical Mass ogni mese).
Diamo il benvenuto ad un’innovazione a basso costo che facilita la mobilità ciclistica, aiuta ad espandere la rete ciclabile, contribuendo all’aggregazione di chi sceglie di muoversi a pedali in città congestionate dal traffico motorizzato.
Il sistema, denominato Bike contrails (scia della bici), consiste in un dispositivo applicato alla ruota posteriore che rilascia una sottile scia di gesso mentre si pedala. Alcuni ricorderanno le ciclabili fai-da-te di Roma, ma qui si tratta di un sistema non inquinante data la natura effimera del gesso.
Il risultato è un “segnale” (anche colorato) sulla strada, una proposta di percorso per i meno esperti, che sembra dire, “qualcuno è passato quì”, oppure “contiamoci”..
Pedalare in sicurezza è una necessità per chi si sposta con la due ruote ecologica, peccato che nelle città italiane il concetto di pista ciclabile non sia così diffuso come altrove.
L’idea è di due amici, Alex Tee ed Eva Grant, non ancora disponibile in commercio e funziona così: mentre pedalate un laser proietta sul manto stradale dei segnali luminosi intorno al ciclista.
In questo modo intorno alla bicicletta si genera una segnaletica ben visibile e a costo zero. Sistema semplice ed efficiente al tempo stesso per salvare le vite di chi pedala senza aggravare di ulteriori spese le amministrazioni locali.
L’assessore Croci aveva detto pochi giorni fa che “Milano si sta trasformando per diventare un modello di sostenibilità ambientale” ma nei fatti il “diritto” delle auto di occupare spazio viene prima di qualsiasi altro valore. A parole, Milano si inserisce in network internazionali di città impegnate a ridurre le emissioni inquinanti, nei fatti si cancellano le piste ciclabili per dare spazio alle auto, che quelle emissioni aumentano.
Si è registrata la necessità di valutare da parte degli assessori l’eventuale sospensione delle gare di prossima pubblicazione circa la progettazione degli altri percorsi ciclabili che inevitabilmente sopprimeranno posti auto nelle vie attraversate.
ULTIMI COMMENTI
Geniale ! Soprattutto per chi non ha spazio !
Giusto, fanc*lo al PIL.
Molto carina come idea, la vedo un regalo perfetto per gli amanti della natura, è la prima...
Ciao Luca, interessante quello che dici sulla competizione femminile. In effetti nelle riviste...
mah…è un tema al quale ho pensato ultimamente, sul serio! sul fatto che la società...