Strategie petrolifere contro le energie rinnovabili

mercoledì, 18 agosto 2010 a cura di lumachina
in: Energia e carburanti

andamento storico del prezzo del petrolio

L’OPEC, volendo restare in affari a lungo, ha adottato varie strategie: la prima riduce i guadagni immediati per massimizzare quelli a lungo termine. Per impedire la diffusione delle auto elettriche, delle ibride e, in generale, delle energie rinnovabili il prezzo del petrolio deve restare basso. Le alternative ai combustibili fossili devono restare scomode, costose e associate al fanatismo ambientalista, non alla saggezza economica del padre di famiglia medio.

La seconda strategia e’ quella di far assorbire ad altri le variazioni di prezzo.
Il prezzo dovrebbe essere definito dal mercato, ovvero dall’equilibrio tra domanda e offerta. Nel caso del petrolio siamo abituati a vedere la domanda poco elastica: quando il prezzo sale, le quantità vendute scendono di poco perché la gente non cambia abitudini. Si lamenta, ma continua a guidare la macchina. Al massimo chiede al governo di tagliare le accise sui carburanti per mantenere invariato il prezzo al consumo. Continua a leggere: Strategie petrolifere contro le energie rinnovabili

Nascondere il picco del petrolio dietro la crisi?

mercoledì, 23 settembre 2009 a cura di lumachina
in: Energia e carburanti

L’amministratore delegato della Total ha chiesto fondi pubblici per trovare ed estrarre altro petrolio, ha dato la colpa del futuro aumento del prezzo alla crisi economica e, in parole povere, ha scaricato il barile sui contribuenti che dovranno pagare le loro ricerche di profitto. “Se non ci muoviamo ora ci sarà un problema e tra due-tre anni sarà troppo tardi. (…) Le riserve petrolifere sono lì, ma se non si investe non arrivano sul mercato. Ciò che dobbiamo decidere oggi è la produzione per il 2010-2015. In questo lasso di tempo dunque potremmo trovarci dinanzi a troppo poco petrolio per far fronte alla domanda.”

Ora, Christopher De Margerie sa benissimo che in tempo di crisi la domanda si contrae. Chiudono le fabbriche, la gente compra meno stupidate, cerca di risparmiare sulla benzina e questo fa calare i profitti. E’ naturale, e’ il mercato che funziona in questo modo. De Margerie dice che i Paesi dell’OPEC hanno ridotto la produzione per bilanciare la domanda e mantenere alti i prezzi.

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La mappa del petrolio artico

lunedì, 1 giugno 2009 a cura di lumachina
in: Energia e carburanti

petrolio_artico

Le ricerche di petrolio difficile da estrarre ma potenzialmente redditizio in Artico hanno portato ad una mappatura dei giacimenti ora disponibile per le compagnie petrolifere. Il petrolio artico, secondo le stime dell’USGS (US Geological Survey), potrebbe essere il 13% di tutto quello finora conosciuto e il metano disponibile arriverebbe al 30%.

Il problema diplomatico e’ che questa “risorsa” si trova in territorio protetto da trattati internazionali e abitato da popolazioni e specie in via di estinzione. L’USGS già l’anno scorso aveva iniziato a fronteggiare le critiche al programma di ricerca “perché cercate petrolio in una zona in cui non e’ legale estrarlo?”. La risposta e’ stata “per fini scientifici”.

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La smentita dell’Agenzia Internazionale dell’Energia

venerdì, 31 ottobre 2008 a cura di Giancarlo
in: Energia e carburanti, Politica ed economia

L’IEA ha seccamente smentito le anticipazioni del Financial Times riguardo ad un calo della produzione petrolifera del 9% nel prossimo triennio. Le anticipazioni del FT si baserebbero su una versione preliminare del World Energy Outlook 2008 (WEO), il report sull’energia nel mondo, che tutti aspettano per avere il polso della quantità di petrolio disponibile. Questo perché in un periodo di grave crisi finanziaria e dopo aver visto il barile a 147$, a luglio, la cosa peggiore che possa capitare è che petrolio e carburanti, risalgano.

Sembra tutto complicato, ma in realtà il meccanismo è semplice: ci sono seri segnali che i pozzi più importanti stiano finendo, i prezzi hanno iniziato a salire esponenzialmente (anche per la speculazione) fino a luglio, poi l’insolvenza (specie dei sottoscrittori obbligati a usare l’auto) divenuta crisi di liquidità (= vendita di futures sul petrolio). Gli istituti finanziari e l’industria sono entrati in crisi: è recessione. L’industria rallenta = meno domanda di petrolio, il prezzo continua a scendere e l’OPEC taglia la produzione. Tuttavia tornando ai fondamentali: quanto petrolio si riesce/conviene produrre? Il picco del petrolio non significa aumento dei prezzi, ma diminuzione irreversibile delle quantità. Quello che sembra accadere adesso, anche perché la crisi ed i prezzi bassi stanno scoraggiando gli investimenti nei nuovi pozzi, che comunque sono meno ricchi.

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90 miliardi di barili di petrolio nell’artico

giovedì, 24 luglio 2008 a cura di lumachina
in: Energia e carburanti

Sotto l'Artide c'è tanto petrolio. Foto JessicafmIl servizio geologico statunitense (US Geological Survey) ha quantificato il petrolio che sarebbe “disponibile” nell’Artide: 90 miliardi di barili, tanto quanto ne potrebbe estrarre la Russia dal suo sottosuolo. Il direttore del USGS, Mark Myers, spiega che “prima di poter prendere una decisione sul nostro uso futuro di petrolio e gas naturale, sulla protezione di specie a rischio, delle popolazioni indigene e della salute del pianeta, dobbiamo sapere che cosa c’è in giro.”

Ora, permettetemi di notare che se la protezione delle specie, delle popolazioni e del pianeta fosse una priorità assoluta non si sarebbero investiti i soldi necessari a sapere quanto petrolio c’è nell’Artide. Se si sono spesi dei soldi e’ perché si pensa di poterne fare altri e perché la protezione delle specie, delle popolazioni e del pianeta non e’ una priorità assoluta.
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