Dimissioni di Köler: disse che si combatte per il petrolio

lunedì, 31 maggio 2010 a cura di lumachina
in: Politica ed economia

truppe tedesche in AfghanistanLa guerra per controllare il petrolio in Afghanistan e’ incostituzionale per nazioni che “ripudiano la guerra”.

Il presidente tedesco Köhler e’ stato costretto a dimettersi perché, di ritorno dall’Afghanistan, ha detto che le azioni militari possono essere giustificate dalla difesa di interessi commerciali.

Le polemiche sono state ferocissime, Köhler ha cercato di usare la nota tattica “sono stato male interpretato”, ma il succo e’ che nessuno, nemmeno il presidente di una nazione “civile” ha il diritto di dire che i militari che pattugliano gli oleodotti sono una forza armata a difesa di un interesse commerciale.

I politici “corretti” devono dire che i militari bombardano e sparano per impedire attacchi terroristici. (Ovvio no? Invece di rimuovere le cause del terrorismo, si cerca di ammazzare tutti i potenziali terroristi prima che riescano a terrorizzarci).

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Nascondere il picco del petrolio dietro la crisi?

mercoledì, 23 settembre 2009 a cura di lumachina
in: Energia e carburanti

L’amministratore delegato della Total ha chiesto fondi pubblici per trovare ed estrarre altro petrolio, ha dato la colpa del futuro aumento del prezzo alla crisi economica e, in parole povere, ha scaricato il barile sui contribuenti che dovranno pagare le loro ricerche di profitto. “Se non ci muoviamo ora ci sarà un problema e tra due-tre anni sarà troppo tardi. (…) Le riserve petrolifere sono lì, ma se non si investe non arrivano sul mercato. Ciò che dobbiamo decidere oggi è la produzione per il 2010-2015. In questo lasso di tempo dunque potremmo trovarci dinanzi a troppo poco petrolio per far fronte alla domanda.”

Ora, Christopher De Margerie sa benissimo che in tempo di crisi la domanda si contrae. Chiudono le fabbriche, la gente compra meno stupidate, cerca di risparmiare sulla benzina e questo fa calare i profitti. E’ naturale, e’ il mercato che funziona in questo modo. De Margerie dice che i Paesi dell’OPEC hanno ridotto la produzione per bilanciare la domanda e mantenere alti i prezzi.

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Effimero contango: un analista Goldman prevede il petrolio a 60$

venerdì, 23 gennaio 2009 a cura di Giancarlo
in: Energia e carburanti, Politica ed economia

oil_23gen091Secondo un analista della celebre Goldman Sachs, dovremo attenderci ad un “improvviso, violento rialzo” del prezzo del petrolio nei prossimi mesi (65 dollari/barile entro giugno) ed alla fine dell’attuale strategia che consiste nell’usare le petroliere per stoccare petrolio, sfruttando il cosiddetto effetto contango. I prossimi, ulteriori tagli della produzione da parte dei paesi OPEC, infatti, diminuiranno la disponibilità di petrolio a basso costo sui mercati internazionali, annullando il differenziale tra il prezzo attuale e quello atteso dell’oro nero.

Nelle ultime settimane il petrolio è sceso così tanto che, in pratica, i barili a consegna futura costano molto di più dei barili “spot”; questo ha generato una corsa all’affitto delle petroliere disponibili da parte di compagnie petrolifere e banche (anche Morgan Stanley si è messa a fare il giochino): le si riempie di petrolio acquistato sul mercato spot e si vendono futures, con il differenziale di prezzo che copre ampiamente i costi dello stoccaggio e della petroliera. Facile no? Anche troppo. Intanto la principale motivazione per il prezzo basso sembra scricchiolare: i margini di raffinazione questa settimana sono scesi, di molto.

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Il World Energy Outlook 2008

mercoledì, 12 novembre 2008 a cura di Giancarlo
in: Energia e carburanti

Il World Energy Outlook 2008 (WEO 08) dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) presenta una chiave di lettura duplice. Da un lato troviamo il consueto messaggio “di continuità”, sia sul fronte della disponibilità di petrolio (le riserve ci sono), che dell’imprescindibilità del petrolio (e dell’attuale struttura industriale) per i decenni a venire. Dall’altro il WEO 2008 presenta un inedito (per l’IEA) avvertimento sulle riserve rimanenti di petrolio “facile”, quello dei grossi giacimenti, che costa meno di 10$/barile: Cheap oil is over, dice il Direttore Tanaka a pag. 3. Il rapporto (569 pagine!) è strutturato in tre parti: 1) Global Energy Trends to 2030; 2) Oil and gas production prospects; 3) The role of energy in climate policy.

Noi diremo che il WEO 2008 fa entrare il lettore (ed il finanziere) interessato al prezzo futuro del mercato nella disciplina preferita dai geologi: la stima delle quantità restanti in funzione dei consumi passati del pozzo. I primi 800 giacimenti di petrolio mondiali sono stati studiati dagli esperti dell’IEA, per la stima della produzione futura in barili/giorno. Si tratta, quindi, di un quasi-censimento (rappresentativo del 58% della produzione attuale) quanto mai necessario vista l’inattendibilità dei dati sulle riserve forniti dai governi dei paesi di area OPEC, interessati a mantenere le quote di produzione proporzionali alle riserve stesse.

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Cala la produzione di petrolio USA

lunedì, 13 ottobre 2008 a cura di lumachina
in: Energia e carburanti

produzione e consumo di petrolio negli Stati UnitiEra dal ’46 che non estraevano meno di 5 milioni di barili al giorno; gli USA quest’anno hanno avuto problemi principalmente di tipo meteorologico, con gli uragani Gustav e Ike che hanno ostacolato le operazioni delle piattaforme petrolifere nel Golfo del Messico. Settimane dopo il passaggio dei due uragani si estraeva ancora circa la metà del normale.

Le stime della Energy Information Administration per il 2009 parlano di 5,3 milioni di barili al giorno, ancora lontane dalle cifre degli anni ’70 che si aggiravano sui 9,6. Il problema riguarda il mondo intero perché la sete di petrolio statunitense pesa molto sulla politica estera, ovvero sulle guerre per il petrolio. Gli USA producono il 10% del petrolio mondiale e ne consumano il 24%.

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La crisi delle compagnie aeree e il prezzo del petrolio

martedì, 24 giugno 2008 a cura di eugenio
in: Auto e trasporti

Che a date soglie del prezzo del petrolio l’industria aeronautica avrebbe toccato una crisi, lo si sapeva da un pezzo. Vederlo accadere invece fa decisamente impressione.

Con ogni probabilità non si tratta di un temporale passeggero, ma di un fenomeno irreversibile, o che perlomeno sarà tale fino a quando il prezzo del petrolio non tornerà a scendere. E per l’appunto, come sapete, il prezzo del petrolio sta crescendo dal 2001 con un ritmo che ricorda da vicino quello di una curva esponenziale. 

Anche ammettendo che i prezzi smettano di crescere a questo ritmo, difficilmente si può immaginare un’inversione di marcia. 

Oggi, con il petrolio a 135 dollari, la United Airlines, una delle compagnie più grandi al mondo, ha annunciato il licenziamento di 950 piloti, il 14% del totale (fonte Bbc), una misura che si aggiunge al già varato piano di licenziamento di altri 1600 dipendenti su circa 5600 (dato del 2007). 

E questa non è che la notizia del giorno. Per meglio seguire e tenere traccia della crisi delle compagnie aeree ho aperto un pagina nel wiki della nostra community: Petrolio e crisi delle compagnie aeree

 

 

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