Ai pesci piacciono le wind farm offshore

mercoledì, 11 aprile 2012 a cura di lumachina
in: Natura ed ecologia

lompo, pesci nelle scogliere artificiali danesiI pesci che vivono vicino alla più grande wind farm danese, al largo dell’isola di Anholt, hanno beneficiato dei basamenti delle turbine eoliche.

Le acque in quel posto sono profonde circa 20 metri e le rocce che proteggono i basamenti delle turbine dall’erosione sono state colonizzate da molte specie. Le scogliere artificiali hanno attratto pesci come il tordo dorato (Ctenolabrus rupestris) o il lompo (Cyclopterus lumpus) che in questo ambiente trovano cibo e riparo. Queste nuove specie hanno aumentato la biodiversità dell’habitat.

A dirlo sono i ricercatori del DTU Aqua (National Institute of Aquatic Resources in Denmark) che hanno monitorato la zona prima e dopo l’installazione delle pale, avvenuta circa 9 anni fa.

Non ci sono stati danni ai pesci bentonici, che si trovano sui fondali sabbiosi come quelli della famiglia degli Ammodytidae, alla base della rete trofica (sono mangiati dalle platesse, giusto per intenderci).

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Cosa pensano gli italiani di come cambia il mare

mercoledì, 14 settembre 2011 a cura di lumachina
in: Comunicazione e cultura

sondaggio sui cambiamenti dell'ambiente costiero“I danni li avremo noi, ma e’ colpa di qualcun altro e il governo non sta facendo abbastanza.” Questo il succo delle preoccupazioni degli italiani riguardo al degrado delle coste dovuto a inquinamento, erosione, cambiamenti climatici e invasioni di specie aliene.

Il programma CLAMER (Climate Change Impacts in the Marine Environment) ha misurato le opinioni di 10mila europei in materia e i risultati sono sorprendenti. I danni dovuti al consumo di frutti di mare inquinati o contaminati da batteri portati dal caldo sono di vari milioni di euro, ma largamente sottostimati dal pubblico. (Chi ne parla viene accusato di terrorismo mediatico e di rovinare l’industria turistico-gastronomica).

Innanzitutto si vede come, a differenza di quanto martellato dai mezzi di comunicazione di massa, il gruppo maggiore (31%) degli intervistati ritiene che i maggiori problemi dell’umanità siano la povertà (intesa come mancanza di cibo e di acqua), seguita dai cambiamenti climatici al 18%. Il terrorismo internazionale e la crisi economica su cui si stanno spendendo le maggiori forze politiche e finanziarie internazionali sono al primo posto solo per il 16 e il 12% delle persone normali.

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La battaglia per il salmone geneticamente modificato

martedì, 13 settembre 2011 a cura di lumachina
in: Salute e alimentazione

pesci geneticamente modificati per crescere in frettaIl salmone geneticamente modificato per crescere più in fretta esiste da quasi 15 anni ma ancora non e’ sul mercato.

Gli AquAdvantage® Salmon sono prodotti da una azienda del Massachusetts, la AquaBounty che promette di evitare le fughe allevando solamente femmine sterili (solo a pochi fortunati sarà consentito di crescere maschio a scopi riproduttivi) in vasche allestite sulla terraferma, come quelle per le trote.

Per tranquillizzare gli ambientalisti preoccupati degli effetti dell’incrocio tra salmoni gm e selvatici, alla AquaBounty sottolineano che solo il 16% dei maschi che riescono a scappare dagli allevamenti riesce prima a nutrirsi (sono allevati con pellet, non sanno cacciare) e poi a riprodursi. A me sembra una implicita affermazione che, prima o poi, i salmoni gm scapperanno.

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Bioplastica ricavata dalle scaglie di pesce

giovedì, 4 agosto 2011 a cura di lumachina
in: Bioedilizia ed ecodesign

bioplastica ricavata dai pesciComprimendo e scaldando le scaglie dei pesci si ottiene una plastica naturale. Le scaglie dei pesci sono un materiale di scarto dell’industria ittica.

L’idea di riciclarle facendone stoviglie, occhiali e altri oggetti e’ stata esplorata nel progetto The Fish Feast, di Erik de Laurens. Al designer era stato chiesto di pensare ad una attività legata al mare per i bambini di una scuola elementare di Città del Capo, in Sud Africa.

Una volta al mese i bambini vanno al mare, pescano e tornano a scuola per cucinare ciò che hanno catturato secondo ricette tradizionali. Le stoviglie che usano sono anch’esse un sottoprodotto del mare: per fondere le scaglie in bicchieri non serve altro che una pressa ed un po’ di calore. Niente additivi (a parte il colore, se lo si vuole).

Via | Dezeen

I banchi di ghiaia aiutano i pesci a sopportare le ondate di caldo

venerdì, 17 giugno 2011 a cura di lumachina
in: Natura ed ecologia

inquinamento termico dei fiumi ed effetto rifugio della ghiaiaAggiungere della ghiaia a valle delle dighe può aiutare i pesci a sopportare meglio le ondate di caldo.

Le ricerche sono state effettuate durante le opere di restauro ecologico della Portland General Electric, la società che gestisce le dighe idroelettriche sul fiume Clackamas. La PGE ha aggiunto ghiaia al corso del fiume per rimpiazzare quella bloccata sul fondo del bacino della diga (il letto dei fiumi scorre, se un ostacolo impedisce ai sassi di rotolare, cambia tutta la forma del corso d’acqua e conseguentemente spariscono le piante e gli animali che vi abitavano).

Si sapeva che l’acqua in uscita dalle barre ghiaiose e’ più fresca di quella che scorre in letti diversi. I ricercatori della Oregon State University hanno studiato in particolare il flusso iporeico, ovvero quel mischiarsi di acque superficiali e sotterranee che avviene sotto e di fianco ai fiumi. L’acqua iporeica scorre più lentamente, quella fresca entrata durante la notte emerge il giorno dopo, quando il resto del flusso superficiale e’ più caldo.

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Venerdì pesce, Sodexo lo vuole sostenibile

venerdì, 4 marzo 2011 a cura di lumachina
in: Natura ed ecologia, Salute e alimentazione

certificazioni per gamberetti e altri frutti di mareSodexo, il gigante della distribuzione di alimentari, ha richiesto a tutti i suoi fornitori di pesce e frutti di mare di adeguarsi a standard di sostenibilità entro il 2015. Per poter continuare ad avere rapporti commerciali con Sodexo, i fornitori dovranno rispettare gli standard MSC per il pescato o il BAP per i prodotti dell’acquacoltura.

Il marchio MSC viene certificato dal Marine Stewardship Council, mentre il BAP (Best Aquaculture Practices) viene dalla Global Aquaculture Alliance.

Il WWF ha coinvolto molti soggetti industriali, tra cui anche Findus, nel programma dell’Aquaculture Stewardship Council. Findus, in particolare, ha iniziato dai salmoni e dai gamberetti.

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Pescatori derubati diventano migranti

mercoledì, 20 ottobre 2010 a cura di lumachina
in: Politica ed economia

pesca tradizionale e pirateria industrialeLe coste dell’Africa sono state depredate da pescherecci industriali (illegali) per rivendere il pesce in Europa. In sostituzione del pesce sono stati scaricati rifiuti tossici, nocivi e probabilmente nucleari. I pescatori locali si sono trovati senza lavoro e hanno iniziato a migrare.

Le stime delle Nazioni Unite sulla pesca illegale ammontano a 300 milioni di dollari per la Somalia (dove si pesca il tonno pinna gialla), 100 milioni per la Guinea e un totale di 4 miliardi di dollari sottratti alle comunità costiere del mondo, ogni anno. L’accusa principale rivolta ai pirati, oltre al furto, e’ di usare reti a maglie troppo fitte, con cui catturano anche i pesci giovani, che ancora non hanno avuto il tempo di riprodursi.

Ad un peschereccio pirata basta comprare on line una bandiera di uno Stato noto per non interessarsi troppo di quel che avviene in mare: Panama, Malta, Honduras e altri sono tra i preferiti. Il pesce pirata viene poi mischiato ad altro, pescato regolarmente, nelle navi frigorifere regolari. Quando viene sbarcato e’ difficile tracciarne la provenienza. Il Pew Environment Group sostiene che pescherecci spagnoli o norvegesi cambino bandiera a seconda della convenienza quando hanno la possibilità di sforare le quote.

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Impepata di cozze, per consolarci dalla “nostalgia da telline”

venerdì, 4 giugno 2010 a cura di Fresna
in: Natura ed ecologia, Salute e alimentazione

pesca sostenibile cozze telline “Addio a seppie e telline”. “C’era una volta la frittura di paranza”. “Niente più calamaretti e bianchetti”. Questi alcuni dei titoli apparsi su giornali e siti internet a seguito dell’entrata in vigore del regolamento europeo in materia di pesca (Reg. CE 1967/2006). In pratica la norma stabilisce nuove distanze per la pesca dalla costa a non meno di 1,5 miglia per le reti gettate sotto costa, che diventano a maglie più larghe impedendo così la raccolta di specie quali le telline o i cannolicchi.

Apriti cielo! I pescatori protestano e invocano deroghe e compensi, i grandi chef e i cuochi si disperano chiedendosi dove andranno a finire i piatti tipici della nostra sacra tradizione culinaria. Ad esempio, su Repubblica, Arrigo Cipriani, proprietario dell’ Harry’ s Bar di Venezia ricorda come questi prodotti siano “un elemento fondamentale della cucina veneta. Non puntiamo tanto sulle vongole ma le seppie sono una cosa che serviamo moltissimo”. Io sarei più preoccupata di dire “Addio” per sempre a delle specie che potrebbero non far più parte della biodiversità marina.

Non si sta chiedendo agli italiani di diventare vegetariani, ma semplicemente di cambiare le proprie abitudini culinarie per un periodo di tempo. I media, invece di scrivere “Addio”, avrebbero potuto mettere un semplice “Ciao”. Tanti consumatori pensano che nella loro vita non potranno più mangiare le telline che da piccoli raccoglievano in riva al mare con la paletta! Senza poi pensare che ci sono delle alternative non per niente male.

Ad esempio le cozze.

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Puntata di Report sui tonni

lunedì, 24 maggio 2010 a cura di lumachina
in: Salute e alimentazione

Si è parlato di tonno nella puntata di Report del 23 maggio ed ecco per voi un riassunto di quello che sappiamo sui tonni, oltre al fatto che ce ne sono sempre meno per via della pesca eccessiva.

In Italia il tonno si pesca e si vende in modo illegale, ci sono pescherecci abusivi, pescatori fuorilegge, mercato nero e controllo mafioso lungo la filiera e chi paga per mangiare sashimi al ristorante ha una alta probabilità di pagare gli stipendi a questa gentaglia.

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Pinne e pescecani dovrebbero restare insieme

venerdì, 23 aprile 2010 a cura di lumachina
in: Natura ed ecologia

Randall Arauz vive e combatte in Costa Rica perché le pinne di pescecane restino attaccate ai pescecani. La pratica illegale utilizzata per massimizzare i profitti e’ quella di staccare le pinne dai pesci, che vengono ributtati a mare dove agonizzano e muoiono.

Le pinne di pescecane vengono mangiate nella famosa zuppa e costano circa 500 euro al kg. Il discorso ci tocca da vicino perché l’Italia e’ il terzo Paese al mondo per importazione di pinne di pescecane e il primo pescatore nel Mediterraneo.

Per ridurre la pesca di frodo gli squali dovrebbero arrivare a terra con le pinne ancora attaccare, ma il regolamento di pesca dell’Unione Europea ha delle scappatoie che rendono difficili i controlli (ad esempio si possono scaricare le pinne e il resto dei pescecani in porti diversi, si possono “lavorare” i pesci a bordo, buttando via testa ed interiora e quindi alterando le proporzioni in peso del pescato,…).

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Tonno Nostromo: sono sempre i migliori quelli che se ne vanno

venerdì, 31 luglio 2009 a cura di lumachina
in: Comunicazione e cultura

“Sono sempre i migliori quelli che se ne vanno”. Il doppio senso della pubblicità del tonno Nostromo mi fa gelare il sangue nelle vene. Il Nostromo cerca di far ridere lasciando sottintendere che la sua flotta di pescherecci pesca i tonni migliori. Il messaggio che vuole far arrivare allo spettatore e’ sulla qualità del pescato, quello che arriva a me e’ una autodenuncia sullo sterminio di una specie oltre le sue possibilità di recupero biologiche.

1) La pesca del tonno si chiama mattanza perché i pesci vengono ammazzati in un bagno di sangue. Nessuno getta corone di fiori e chi soffre per la mancanza dei morti non e’ certo chi li ammazza.

2) Buona parte di quello che ci arriva in tavola viene dalla pesca illegale. Oltre ad renderci complici involontari di un crimine ecologico, si finanzia pure la malavita.

3) I tonni sono pesci predatori il che significa che per fare un chilo di tonno negli allevamenti gli si devono fornire 10 chili di pesci piccoli, depredando ulteriormente i mari. Togliere i predatori da un ambiente manda in palla anche gli equilibri preda-predatore lungo tutta la rete trofica.

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In Europa si pesca troppo

martedì, 21 aprile 2009 a cura di lumachina
in: Politica ed economia

pescatori europeiLa pesca in Europa gode di pesanti sussidi, ha una bassa resilienza economica e la flotta e’ sovradimensionata rispetto alle possibilità del settore: queste le conclusioni che hanno spinto la Commissione Europea a proporne un ridimensionamento.

E’ vero che negli ultimi tempi il numero dei pescherecci diminuisce del 2-3% ogni anni, ma questo va di pari passo con dei miglioramenti tecnologici che permettono ad ogni peschereccio, in media, di pescare il 2-3% in più per cui l’effetto medio sul pescato e’ nullo. Da un punto di vista ambientale il volume del pescato e’ in diminuzione e l’88% delle specie di pesci vengono catturate oltre le loro capacità di riproduzione.

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La Direttiva Habitat ostacola l’acquacoltura? Eliminatela!

venerdì, 10 aprile 2009 a cura di lumachina
in: Salute e alimentazione

Aquacolutra in EuropaIl declino mondiale delle specie ittiche sarebbe una opportunità industriale da sfruttare, secondo il commissario europeo alla pesca Joe Borg. Per farlo, si pensa di rendere più facile aprire un allevamento. L’ostacolo che rende difficile la vita agli allevatori si chiama “Direttiva Habitat”.

La Direttiva Habitat prevede che gli allevamenti non abbiano un impatto negativo sull’ecosistema e sulle specie a rischio e questa limitazione e’ vista come un vantaggio competitivo per gli allevatori Asiatici e SudAmericani, i cui prodotti a basso costo hanno invaso il mercato europeo.

I Paesi in cui l’allevamento industriale del pesce e’ più sviluppato sono, oltre all’Italia, La Spagna, la Francia e il Regno Unito. L’Irlanda chiede a gran voce aiuti per il settore, usando la scusa di moda in questi tempi di crisi che si creerebbero posti di lavoro.

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Da pescatori a pescivendoli, Trieste rottama la flotta

venerdì, 5 dicembre 2008 a cura di lumachina
in: Buone pratiche e consigli

Alcuni pescatori di Trieste cambiano mestiereA Trieste metà delle 80 barche da pesca oggi in attività verrà rottamata, grazie agli incentivi statali, e 60 pescatori su 200 resteranno a terra. La crisi del settore risente in parte della diminuzione dei pesci comune ormai in quasi tutti i mari e in parte della concorrenza di Slovenia e Croazia. Ecco le condizioni che hanno spinto la Agci pesca, che raggruppa l’80 per cento delle cooperative del settore, a diversificare la propria attività arrivando alla vendita diretta.

I farmers market di Trieste ospitano ora anche i banchi del pesce, dove si possono trovare specie “povere e tradizionali” che generalmente mancano nei banchi dei supermercati o nelle pescherie tradizionali. Proprio le pescherie cittadine non hanno gradito la concorrenza dei pescatori e hanno denunciato attraverso le pagine dei giornali locali, la presenza di specie surgelate ed estere in mezzo al decantato pescato locale.

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Le spadare illegali

lunedì, 17 novembre 2008 a cura di lumachina
in: Natura ed ecologia

pesca del pesce spadaLe reti spadare sono la prima causa di morte per i cetacei nel Mediterraneo. Sono lunghe fino a 20 Km e i pesci grossi vi si impigliano mentre cercano di nuotare parallelamente ad essa per superare il “muro” alto fino a 15 metri. Il pesce spada (Xiphias gladius) che viene pescato costituisce solo il 20% di quello che le reti ammazzano e che non ha valore commerciale, ma solo “ecologico” come tartarughe, delfini e capodogli a rischio di estinzione.

Le spadare sono illegali, ma si usano ancora. Da giugno si possono sequestrare le reti anche in porto e questo grazie alle pressioni della Comunità Europea che ha costretto il Governo italiano ad applicare la normativa europea. I pescatori di Bagnara, in Calabria, bloccano i binari ferroviari per ribadire la loro volontà di infrangere le leggi e continuare a pescare con le spadare. I pescatori di Bagnara in 4 mesi guadagnano quanto gli altri pescatori in molti anni.

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Pesca del tonno rosso, WWF: diffusa l’illegalità in Italia

mercoledì, 8 ottobre 2008 a cura di Fresna
in: Natura ed ecologia, Salute e alimentazione

Pescherecci non autorizzati, vendite al mercato mafioso, catture con metodi fuori legge. Questi alcuni dei “reati” dei quali l’Italia si è macchiata nel settore della pesca al tonno rosso. Il WWF ha oggi presentato un dossier che dimostra come la gestione di questo tipo di pesca sia insostenibile anche per colpa di un’illegalità diffusa dalla quale il nostro Paese non è esente.

“Dopo un drammatico 2007 con quote di pescato eccedenti il 40% le quantità assegnate, al tonno rosso, in Italia, è andata meglio quest’anno, grazie alla decisione dell’UE di chiudere la stagione di pesca con 2 settimane di anticipo. – commenta Enzo Venini, Presidente del WWF Italia – Dai dati che abbiamo potuto incrociare, quest’anno si sono pescate come minimo 700 tonnellate in più, mentre nell’anno precedente la quota eccedente ammontava a 1.653 tonnellate (e non 327 come i dati ufficiali dicono). Ma il dossier che consegneremo al ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Luca Zaia, alla Commissione Pesca dell’Ue e alle autorità preposte al controllo dice di più”.

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Il ritorno dei castori minaccia i salmoni?

martedì, 30 settembre 2008 a cura di lumachina
in: Natura ed ecologia

Reintroduzione del castoro Quattro famiglie di castori (Castor fiber L.) sono state catturate in Norvegia per essere poi liberate in Scozia, la prossima primavera. L’associazione dei pescatori di salmone scozzesi e’ insorta e ha dichiarato il piano di reintroduzione del castoro un atto sconsiderato. I pescatori temono l’impatto dei castori, che in Scozia si sono estinti 400 anni fa, sui pesci.

Il problema e’ che i castori costruiscono dighe per regolare il livello delle acque in cui vivono e che i salmoni potrebbero quindi avere problemi a risalire i torrenti in cui vengono reintrodotti i castori. Gli altri Paesi in cui la reintroduzione del castoro ha avuto successo (Olanda, Francia del nord, Danimarca e Svezia) non erano interessati dalle migrazioni dei salmoni e, quindi, i benefici ambientali misurati in quelle circostanze non possono essere presi a modello per la reintroduzione in Scozia.

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La pesca con il palamito tra i nemici degli uccelli marini

venerdì, 26 settembre 2008 a cura di Fresna
in: Natura ed ecologia

pesca sostenibile_uccelli_faoMetodi di pesca sostenibile sarebbero utili non solo per le specie ittiche ma anche per gli uccelli marini. La pesca con il palamito, ad esempio, può essere un pericolo per loro. Per questo la Food and Agricolture Organization (Fao) ha chiesto l’introduzione di metodi più efficaci contro queste stragi e di una pesca più sostenibile.

Il palamito è costituito da una serie di lenze con ami attaccate ad una trave. Nel caso della pesca dei tonni le lenze possono essere lunghe anche fino a 100 chilometri e le esche possono essere circa 20mila. Impigliati a queste lenze ed esche muoiono ogni anno pesci, tartarughe e anche gli uccelli marini.

Secondo la Fao solo nel 2002 in Cile sono morti a causa del palamito 1.600 uccelli. Di questi 1.500 erano albatri, specie in via di estinzione: l’associazione BirdLife International da tempo porta avanti la campagna “Save the albatross” per tutelare questi uccelli marini, di cui ben 19 specie su 22 sono minacciate di estinzione proprio per colpa della pesca effettuata con palamiti.

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I pesci valgono più dei soldi

domenica, 21 settembre 2008 a cura di lumachina
in: Natura ed ecologia

nuove regole per la pesca in EuropaLa Commissione Europea ha deciso di rivedere totalmente la regolamentazione della pesca, dimostratasi inadatta a garantire la sostenibilità del settore. Le nuove regole prevederanno di ridurre il numero di pescherecci e ridurre il numero di ore che ogni pescatore passa in mare. La flotta europea di pescherecci e’ seconda solo a quella cinese e può pescare circa due volte e mezza il massimo consentito. E’ ovviamente sovradimensionata rispetto alle capacità riproduttive dei pesci.

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Le etichette dovrebbero aiutare nelle scelte di acquisto sostenibili del pesce

lunedì, 8 settembre 2008 a cura di Fresna
in: Natura ed ecologia, Salute e alimentazione

Pesca sostenibileIndicare nelle etichette dei prodotti ittici informazioni sulla sostenibilità dei comportamenti di acquisto. E’ la proposta della Società inglese di Conservazione Marina (MCS) che critica la carente etichettatura del pesce in Gran Bretagna e in tutta Europa. Si tratta di un problema che determina “confusione nel consumatore che vorrebbe fare la scelta migliore in pescheria anche dal punto di vista ambientale. E’ fondamentale che ai cittadini siano fornite migliori indicazioni al fine di combattere il fenomeno della pesca eccessiva. E mentre attendiamo che i produttori vadano incontro ai consumatori, chiediamo a questi ultimi di chiedere informazioni ai venditori sull’origine più o meno sostenibile del pesce”, ha detto Sam Wilding della MCS.

Ma come può l’etichettatura salvare le specie ittiche commerciali in via di estinzione? Nel caso del merluzzo l’indicazione dell’origine legata ad altre informazioni potrebbe essere importante. Come spiega la MCS in alcune zone c’è una grande abbondanza di questo pesce (nel nord est dell’Artico), mentre in altre c’è una grande carenza (nel Mare del Nord). Una scelta sostenibile per un cittadino potrebbe essere quella di preferire merluzzi dell’Artico rispetto a quelli del Mare del Nord oppure orientarsi verso altri pesci simili al merluzzo, come la specie gialla “pollack” o la busbana.

Sul sito www.fishonline.org la MCS ha pubblicato un elenco di pesci indicando quali si consiglia di “mangiare” e quali sono “vietati”. Sono registrate oltre 150 specie. Ad ognuna di esse è assegnato un punteggio che va da 1 a 5. Il rating 1 indica la scelta più sostenibile e il 5 la peggiore. E’ inoltre scaricabile una guida tascabile sui prodotti ittici.

Via | Marine Conservation Society
Foto | angela154

La guida di Greenpeace per consumare pesce in maniera sostenibile

venerdì, 18 luglio 2008 a cura di Fresna
in: Buone pratiche e consigli, Natura ed ecologia

pesca sostenibileMolti stock di specie ittiche sono al collasso e sempre di più si parla di acquacoltura e pesca insostenibili. Cosa possono fare i consumatori oltre che informarsi e sperare che le istituzioni e le associazioni ambientaliste promuovano iniziative che tutelino i nostri mari? Con i loro atti di acquisto e consumo possono fare molto. In nostro aiuto arriva Greenpeace che ha redatto una “Guida ai consumi ittici” che indica quali pesci non bisogna comprare e quali evitare.

Nella guida l’associazione fornisce una serie di informazioni base per i consumatori, visto che l’informazione è il punto di partenza per poter effettuare scelte di acquisto consapevoli. Ad esempio si spiega la differenza tra un prodotto di pesca artigianale, a strascico o di origine tropicale. Meglio prodotti derivanti dalla pesca o dall’acquacoltura? Difficile dirlo anche perché esistono criteri di insostenibilità diversi per i due metodi di cattura. Alla fine della guida, inoltre, si potrà trovare anche un utile “glossario informale” sulla pesca.

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Introdurre specie ittiche non autoctone, sì o no?

giovedì, 19 giugno 2008 a cura di Fresna
in: Natura ed ecologia, Salute e alimentazione

pesca, acquacoltura, africa, pesce L’uomo ha spesso introdotto in ecosistemi marini o fluviali delle specie ittiche non autoctone. Mosso da obiettivi prevalentemente commerciali, l’uomo raramente ha considerato le possibili conseguenze derivanti dai meccanismi che regolano la vita ed i rapporti tra le varie specie di animali e non solo. Sul tema ci sono opinioni contrastanti, anche perché ogni caso è un ecosistema a sé.
Prendiamo ad esempio il caso, che risale agli anni ’50, dell’introduzione del pesce persico del Nilo nel lago Vittoria, in Uganda.

L’obiettivo era ovviamente quello di allevarlo ed esportarlo in Europa, negli Stati Uniti, in Medio Oriente e in Giappone. Il pesce persico è un grande predatore e in molti lo additano come il maggiore responsabile della sparizione di tanti altri pesci del lago. Eppure adesso lo stesso persico africano è in pericolo. Colpa soprattutto dei “mutamenti di tipo ambientale nell’ecosistema del lago – spiega la dottoressa Valentina Tepedino direttore di Eurofishmarket (consulenza per il settore ittico) – E’ infatti sceso il livello dell’acqua, fenomeno che ha determinato l’impossibilità di sfruttare, a livello di pesca, il lago in tutte le sue aree. La seconda causa riguarda invece il sovrasfruttamento di pesca del persico africano, essendo una specie molto richiesta sul mercato”.

Un altro caso controverso è quello della vongola filippina, introdotta nel 1983, nella laguna di Venezia vicino a Chioggia. Le prime esperienze di allevamento andarono bene e man mano l’acquacoltura della filippina si è diffusa in tutta Italia a sfavore della verace nostrana. Ma anche qui la dottoressa Tepedina precisa: “La nostra vongola verace era destinata comunque a sparire perché meno resistente a nuove situazioni ambientali. Basti pensare a come i cambiamenti climatici e il conseguente innalzamento della temperatura del Mar Mediterraneo abbiano portato alla comparsa di specie mai viste nei nostri mari, come alcuni pesci tipici del Mar Rosso”.

Foto | ac_elimu

Lotta alla pesca illegale per salvare il tonno rosso

venerdì, 13 giugno 2008 a cura di Fresna
in: Natura ed ecologia, Salute e alimentazione

pesca mare tonno rosso Una delle principali cause del rischio di estinzione del tonno rosso è la pesca illegale. Entro questo mese in Europa si dovrebbe approvare il regolamento sulla pesca illegale. Il provvedimento crea una disciplina per i casi gravi di pesca illegale e ne fissa le sanzioni.

Secondo Legambiente WWF e Marevivo dovrà essere applicato “a tutte le imbarcazioni comunitarie e di paesi terzi, sia in acque europee sia in acque internazionali, perché altrimenti non raggiungerebbe lo scopo prefissato dalla Commissione e la sua applicazione darebbe luogo a disparità tra Paesi”.

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