“I danni li avremo noi, ma e’ colpa di qualcun altro e il governo non sta facendo abbastanza.” Questo il succo delle preoccupazioni degli italiani riguardo al degrado delle coste dovuto a inquinamento, erosione, cambiamenti climatici e invasioni di specie aliene.
Il programma CLAMER (Climate Change Impacts in the Marine Environment) ha misurato le opinioni di 10mila europei in materia e i risultati sono sorprendenti. I danni dovuti al consumo di frutti di mare inquinati o contaminati da batteri portati dal caldo sono di vari milioni di euro, ma largamente sottostimati dal pubblico. (Chi ne parla viene accusato di terrorismo mediatico e di rovinare l’industria turistico-gastronomica).
Innanzitutto si vede come, a differenza di quanto martellato dai mezzi di comunicazione di massa, il gruppo maggiore (31%) degli intervistati ritiene che i maggiori problemi dell’umanità siano la povertà (intesa come mancanza di cibo e di acqua), seguita dai cambiamenti climatici al 18%. Il terrorismo internazionale e la crisi economica su cui si stanno spendendo le maggiori forze politiche e finanziarie internazionali sono al primo posto solo per il 16 e il 12% delle persone normali.
Il salmone geneticamente modificato per crescere più in fretta esiste da quasi 15 anni ma ancora non e’ sul mercato.
Gli AquAdvantage® Salmon sono prodotti da una azienda del Massachusetts, la AquaBounty che promette di evitare le fughe allevando solamente femmine sterili (solo a pochi fortunati sarà consentito di crescere maschio a scopi riproduttivi) in vasche allestite sulla terraferma, come quelle per le trote.
Per tranquillizzare gli ambientalisti preoccupati degli effetti dell’incrocio tra salmoni gm e selvatici, alla AquaBounty sottolineano che solo il 16% dei maschi che riescono a scappare dagli allevamenti riesce prima a nutrirsi (sono allevati con pellet, non sanno cacciare) e poi a riprodursi. A me sembra una implicita affermazione che, prima o poi, i salmoni gm scapperanno.
Comprimendo e scaldando le scaglie dei pesci si ottiene una plastica naturale. Le scaglie dei pesci sono un materiale di scarto dell’industria ittica.
L’idea di riciclarle facendone stoviglie, occhiali e altri oggetti e’ stata esplorata nel progetto The Fish Feast, di Erik de Laurens. Al designer era stato chiesto di pensare ad una attività legata al mare per i bambini di una scuola elementare di Città del Capo, in Sud Africa.
Una volta al mese i bambini vanno al mare, pescano e tornano a scuola per cucinare ciò che hanno catturato secondo ricette tradizionali. Le stoviglie che usano sono anch’esse un sottoprodotto del mare: per fondere le scaglie in bicchieri non serve altro che una pressa ed un po’ di calore. Niente additivi (a parte il colore, se lo si vuole).
Aggiungere della ghiaia a valle delle dighe può aiutare i pesci a sopportare meglio le ondate di caldo.
Le ricerche sono state effettuate durante le opere di restauro ecologico della Portland General Electric, la società che gestisce le dighe idroelettriche sul fiume Clackamas. La PGE ha aggiunto ghiaia al corso del fiume per rimpiazzare quella bloccata sul fondo del bacino della diga (il letto dei fiumi scorre, se un ostacolo impedisce ai sassi di rotolare, cambia tutta la forma del corso d’acqua e conseguentemente spariscono le piante e gli animali che vi abitavano).
Si sapeva che l’acqua in uscita dalle barre ghiaiose e’ più fresca di quella che scorre in letti diversi. I ricercatori della Oregon State University hanno studiato in particolare il flusso iporeico, ovvero quel mischiarsi di acque superficiali e sotterranee che avviene sotto e di fianco ai fiumi. L’acqua iporeica scorre più lentamente, quella fresca entrata durante la notte emerge il giorno dopo, quando il resto del flusso superficiale e’ più caldo.
Sodexo, il gigante della distribuzione di alimentari, ha richiesto a tutti i suoi fornitori di pesce e frutti di mare di adeguarsi a standard di sostenibilità entro il 2015. Per poter continuare ad avere rapporti commerciali con Sodexo, i fornitori dovranno rispettare gli standard MSC per il pescato o il BAP per i prodotti dell’acquacoltura.
Il WWF ha coinvolto molti soggetti industriali, tra cui anche Findus, nel programma dell’Aquaculture Stewardship Council. Findus, in particolare, ha iniziato dai salmoni e dai gamberetti.
Le coste dell’Africa sono state depredate da pescherecci industriali (illegali) per rivendere il pesce in Europa. In sostituzione del pesce sono stati scaricati rifiuti tossici, nocivi e probabilmente nucleari. I pescatori locali si sono trovati senza lavoro e hanno iniziato a migrare.
Le stime delle Nazioni Unite sulla pesca illegale ammontano a 300 milioni di dollari per la Somalia (dove si pesca il tonno pinna gialla), 100 milioni per la Guinea e un totale di 4 miliardi di dollari sottratti alle comunità costiere del mondo, ogni anno. L’accusa principale rivolta ai pirati, oltre al furto, e’ di usare reti a maglie troppo fitte, con cui catturano anche i pesci giovani, che ancora non hanno avuto il tempo di riprodursi.
Ad un peschereccio pirata basta comprare on line una bandiera di uno Stato noto per non interessarsi troppo di quel che avviene in mare: Panama, Malta, Honduras e altri sono tra i preferiti. Il pesce pirata viene poi mischiato ad altro, pescato regolarmente, nelle navi frigorifere regolari. Quando viene sbarcato e’ difficile tracciarne la provenienza. Il Pew Environment Group sostiene che pescherecci spagnoli o norvegesi cambino bandiera a seconda della convenienza quando hanno la possibilità di sforare le quote.
“Addio a seppie e telline”. “C’era una volta la frittura di paranza”. “Niente più calamaretti e bianchetti”. Questi alcuni dei titoli apparsi su giornali e siti internet a seguito dell’entrata in vigore del regolamento europeo in materia di pesca (Reg. CE 1967/2006). In pratica la norma stabilisce nuove distanze per la pesca dalla costa a non meno di 1,5 miglia per le reti gettate sotto costa, che diventano a maglie più larghe impedendo così la raccolta di specie quali le telline o i cannolicchi.
Apriti cielo! I pescatori protestano e invocano deroghe e compensi, i grandi chef e i cuochi si disperano chiedendosi dove andranno a finire i piatti tipici della nostra sacra tradizione culinaria. Ad esempio, su Repubblica, Arrigo Cipriani, proprietario dell’ Harry’ s Bar di Venezia ricorda come questi prodotti siano “un elemento fondamentale della cucina veneta. Non puntiamo tanto sulle vongole ma le seppie sono una cosa che serviamo moltissimo”. Io sarei più preoccupata di dire “Addio” per sempre a delle specie che potrebbero non far più parte della biodiversità marina.
Non si sta chiedendo agli italiani di diventare vegetariani, ma semplicemente di cambiare le proprie abitudini culinarie per un periodo di tempo. I media, invece di scrivere “Addio”, avrebbero potuto mettere un semplice “Ciao”. Tanti consumatori pensano che nella loro vita non potranno più mangiare le telline che da piccoli raccoglievano in riva al mare con la paletta! Senza poi pensare che ci sono delle alternative non per niente male.
In Italia il tonno si pesca e si vende in modo illegale, ci sono pescherecci abusivi, pescatori fuorilegge, mercato nero e controllo mafioso lungo la filiera e chi paga per mangiare sashimi al ristorante ha una alta probabilità di pagare gli stipendi a questa gentaglia.
Randall Arauz vive e combatte in Costa Rica perché le pinne di pescecane restino attaccate ai pescecani. La pratica illegale utilizzata per massimizzare i profitti e’ quella di staccare le pinne dai pesci, che vengono ributtati a mare dove agonizzano e muoiono.
Per ridurre la pesca di frodo gli squali dovrebbero arrivare a terra con le pinne ancora attaccare, ma il regolamento di pesca dell’Unione Europea ha delle scappatoie che rendono difficili i controlli (ad esempio si possono scaricare le pinne e il resto dei pescecani in porti diversi, si possono “lavorare” i pesci a bordo, buttando via testa ed interiora e quindi alterando le proporzioni in peso del pescato,…).
“Sono sempre i migliori quelli che se ne vanno”. Il doppio senso della pubblicità del tonno Nostromo mi fa gelare il sangue nelle vene. Il Nostromo cerca di far ridere lasciando sottintendere che la sua flotta di pescherecci pesca i tonni migliori. Il messaggio che vuole far arrivare allo spettatore e’ sulla qualità del pescato, quello che arriva a me e’ una autodenuncia sullo sterminio di una specie oltre le sue possibilità di recupero biologiche.
1) La pesca del tonno si chiama mattanza perché i pesci vengono ammazzati in un bagno di sangue. Nessuno getta corone di fiori e chi soffre per la mancanza dei morti non e’ certo chi li ammazza.
2) Buona parte di quello che ci arriva in tavola viene dalla pesca illegale. Oltre ad renderci complici involontari di un crimine ecologico, si finanzia pure la malavita.
3) I tonni sono pesci predatori il che significa che per fare un chilo di tonno negli allevamenti gli si devono fornire 10 chili di pesci piccoli, depredando ulteriormente i mari. Togliere i predatori da un ambiente manda in palla anche gli equilibri preda-predatore lungo tutta la rete trofica.
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Del mondo penso che sia un pò malandato ma sempre meravigliosamente sorprendente, specie quando...
Io infilo i pezzettini in una retina fine (quelle dell’aglio) e la uso come saponetta...
Io invece l’ultimo pezzetto sopravvissuto lo lascio seccare un pò sul termosifone e poi lo...
Interessante! :) personalmente però uso http://fuelmonitor.altervista. org/ per controllare i...
Ciao Simone, ottimo contributo…aggiungerei un appunto (potrebbe essere un idea per...