Recensiamo oggi un bel libro di ricette “a recupero termico” per sfruttare il calore generato durante il giorno dai pannelli solari.
Verdure, carni e pesci cotti sul vetro che protegge le celle al silicio sono gustosi e utilizzare in questo modo i pannelli, visto che li si deve pulire bene, garantisce anche un loro migliore funzionamento il giorno successivo.
Durante il BBQ di presentazione di “Het koken met de zon”, strisce di zucchine, peperoni e wurstel sono stati appesi con degli ami al bordo del pannello e hanno rosolato e sfrigolato sotto i nostri occhi.
L’addetta stampa ci ha spiegato che “Volendo cucinare dietetico, basta lasciar colare via il grasso, mentre per una cucina più gustosa si può raccogliere il tutto con una apposita grondaia che convoglia i sughi direttamente nel piatto.” La linea di accessori (grondaia per i sughi, fermi “antivalanga” per il riso, uncini per diversi tipi di carni…) sono per ora solo in fase di prototipo industriale.
Il nostro blogger Simone Rambaldi, a bordo di una Renault 4 del ’61, convertita in elettrica dalla Fondazione ecarsnow, e’ appena tornato da un viaggio di 4mila chilometri in Africa.
Simone era il responsabile tecnico del viaggio e si e’ occupato di preparare la macchina per questa sfida:
Di che cosa aveva bisogno la R4 elettrica per affrontare il deserto?
Innanzitutto ho voluto aggiungere 8 kW agli 11 originali di batteria per aumentarne l’autonomia. In questo modo con un pieno si potevano fare in sicurezza 150 km a 60 km/h oppure 200 a 40 km/h.
Poi ho dovuto migliorare il sistema di monitoraggio e controllo delle batterie per avere sempre sotto controllo il livello di carica e lo stato di salute delle singole celle integrandolo con la strumentazione esistente di controllo della temperatura del motore. Andando in climi caldi, su strade accidentate e non avendo facile accesso ai pezzi di ricambio, era vitale che ogni malfunzionamento potesse essere individuato sul nascere.
I pannelli fotovoltaici installati sul tetto di casa aiutano a ridurre i costi della climatizzazione estiva ma non influiscono sul riscaldamento invernale. L’ombreggiatura riduce del 38% la quantità di calore che raggiunge il tetto e un soffitto sottostante un tetto con pannelli resta più fresco di ben 2,5 gradi Fahrenheit rispetto ad un soffitto sotto un tetto direttamente esposto al sole.
L’effetto raffrescamento, calcolato nell’intero ciclo di vita del pannello, contribuisce ad ammortizzarne il prezzo di un buon 5%, perché permette di risparmiare energia, che invece di essere usata in loco può quindi essere venduta alla rete.
Le tegole fotovoltaiche sfruttano i film sottili per mimare la forma delle normali tegole mentre producono energia.
Questi tetti fotovoltaici sono facili da assemblare: le tegole sono dei piccoli moduli, perciò possono riempire anche spazi altrimenti inutilizzabili con i pannelli tradizionali come il tetto degli abbaini o le falde triangolari laterali. Producono energia cercando di passare inosservate nell’estetica generale di un edificio (posto che vi piacciano i tetti blu e che vi dispiacciano i pannelli solari nella loro forma classica).
Uno strato sottilissimo di nanotubi e’ in grado di respingere acqua e polvere da una superficie. Se applicato al vetro di protezione di un pannello fotovoltaico ne diminuisce i costi di manutenzione e ne aumenta il rendimento.
La polvere forma uno schermo che ombreggia il pannello, impedendo alla luce di arrivare a destinazione e ne può abbassare il rendimento fino al 30%. Spolverare i pannelli, specie quando questi sono montati su un tetto o sulla facciata di un palazzo, e’ una operazione che richiede tempo, mezzi e fatica, oltre ad una certa dose di rischio.
Buone notizie per il fotovoltaico: i pannelli attualmente in commercio dureranno più di quanto ci si aspettava e i prezzi continueranno a scendere.
La notizia viene da Heinz Ossenbrink del CCR di Ispra. Ossenbrink e’ convinto che, forse già l’anno prossimo, si raggiungerà la grid parity, ovvero l’equivalenza dei costi tra fotovoltaico e altre energie disponibili nella rete elettrica italiana.
Lo scorso anno, per via dell’effetto congiunto degli incentivi (che hanno aumentato la produzione) e la crisi (che ha fatto scendere la domanda) i prezzi dei pannelli fotovoltaici sono scesi di circa il 30%. In futuro, anche grazie all’immissione sul mercato dei pannelli cinesi e delle misure incentivanti in programma negli USA e in India, i prezzi dovrebbero restare bassi.
I pannelli fotovoltaici danno energia ad una serie di LED che si accendono e formano una collana di perle luminose. La collana ad energia rinnovabile si chiama Lux ed e’ stata disegnata da Mae Yokoyama, studentessa della Konstfack University, in Svezia.
Certo, per far funzionare la collana bisogna esporla alla luce per qualche tempo, quindi non la si può tenere sempre in un cassetto per indossarla di corsa appena prima di uscire per una serata. La vedrei bene al collo di una geek girl e come omaggio da parte di aziende del settore fotovoltaico.
Un miglio di strada a quattro corsie potrebbe fornire energia a più di 400 abitazioni, se si sostituisse l’asfalto della pavimentazione con moduli fotovoltaici Solar Roadways. Lo hanno calcolato Scott e Julie Brusaw basandosi sui consumi medi nordamericani, 4 ore di insolazione medie al giorno e una efficienza del 15% dei pannelli. I due hanno ottenuto 100mila dollari di finanziamento governativo per studiare e testare le strade fotovoltaiche.
Le strisce sono illuminate da LED incorporati nel manto stradale e possono fornire informazioni mutevoli, in caso di bisogno (corsie di emergenza, avviso di lavori in corso, rallentamenti per incidente…). I pannelli solari sono anche in grado di riscaldare le strade per evitare la formazione di ghiaccio, senza ricorrere a sali chimici (inquinanti e che richiedono una logistica non indifferente per essere resi disponibili al momento in cui sono necessari).
Una stazione orbitale da 21 miliardi di dollari potrebbe produrre un GW di energia, abbastanza per rifornire circa 300mila abitazioni. Produrre energia fotovoltaica nello spazio ha un rendimento maggiore che produrla a terra, sotto le nuvole, ma portare i pannelli nello spazio e riportare a terra l’energia hanno, fino ad ora, impedito l’attuazione di questi progetti. La JAXA Japan Aerospace Exploration Agency, capofila del progetto, crede di averli risolti e ha in programma di lanciare un satellite di prova nel 2015.
Mitsubishi Electric Corp. e IHI Corp. entreranno nel progetto SSPS (Space Solar Power Systems) per costruire e rendere operativo, nei prossimi 30 anni, un satellite dotato di 4 chilometri quadrati di pannelli solari. I pannelli fotovoltaici saranno montati su supporti gonfiabili e saranno posati e riparati da robot appositamente costruiti.
La trasmissione dell’energia a terra dovrebbe avvenire in forma di microonde o di fascio laser, per poi essere convertiti in energia elettrica da una rectenna. I tecnici rassicurano chi teme che i raggi possano “cuocere” ogni cosa possa trovarsi sul loro cammino ricordando che microonde simili sono usate nelle telecomunicazioni attuali. Dal punto di vista del bilancio termico, un SSPS introduce energia nell’atmosfera e questo potrebbe causarne il riscaldamento. L’efficienza di conversione di una rectenna e’ del 90% e le emissioni di CO2 evitate bilanciano abbastanza bene (a detta dei tecnici) la dispersione.
Dopo il ricordo di George Dick, i filmati delle barche in gara nella Lago Maggiore Solar Challenge nella 14esima puntata di ElectricMotorsNews, condotta da Marcelo Padin.
Quanta misura la superficie della copertura di uno stadio sportivo? Quanti pannelli solari per la produzione di energia elettrica può ospitare? Moltissimi, se pensate che a Taiwan, il Kaohsiung World Stadium è alimentato esclusivamente dall’energia solare. Lo stadio è stato costruito a Kaohsiung in occasione dell’ottava edizione dei World Games, organizzati dall’International World Games Association sotto il patrocinio del Comitato Olimpico Internazionale, manifestazione sportiva in cui partecipano atleti di discipline non inserite nel programma olimpico.
Progettato dall’architetto nipponico Toyo Ito, lo stadio ha ben 8.844 pannelli solari installati sulla copertura. Il “tetto” genera energia sufficiente per illuminare 3.300 lampadine e due megaschermi televisivi all’interno della struttura.
Coloratissime e poco costose, in linea con i dettami Ikea: è la linea di lampade con pannello fotovoltaico collegato ad una batteria ricaribile. Le celle solari trasformano la luce del sole in energia elettrica, senza richiedere collegamenti elettrici. Dotate di LED, consumano molto meno delle tradizionali lampadine ad incandescenze e durano molto di più.
Con questa nuova linea di prodotti Ikea spera di illuminare le nostre notti d’estate, in giardino o sul balcone: i modelli ovviamente sono resistenti all’acqua e alle intemperie. I prezzi variano tra i 6 e i 20 euro a seconda del modello. Per maggiori informazioni consultate le pagine dedicate alle lampade a celle solari Ikea.
Le tegole fotovoltaiche potrebbero essere la soluzione per chi abita in un centro storico protetto dalla sovraintendenza ai beni architettonici, che si oppone all’installazione di pannelli sui tetti per motivi estetici.
Alcune tegole fotovoltaiche, come quelle prodotte dalla Fornace Fonti, nel Polesine, incorporano il pannello in una vera tegola, in cotto. Altre, come quelle di REM Energies, hanno il modulo in plastica (tecnopolimero ASA)
Al Consiglio Regionale della Toscana l’idea sembra piacere. Speriamo che questi compromessi tra la conservazione del paesaggio e le necessità di autoproduzione energetica possano continuare ad evolversi, con creatività e tecnologie nuove.
Rimandato ancora di un anno l’obbligo di dotare le nuove case di sistemi per l’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili. La legge 244 del 2007 lo prevedeva, ma 162 senatori contro 126 hanno deciso di posticipare l’entrata in vigore del provvedimento al primo gennaio 2010. Ora si attende il passaggio alla Camera.
L’idea di obbligare i costruttori a dotare le abitazioni di impianti per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, in modo tale da garantire una produzione energetica non inferiore a 1 kW per ciascuna unità abitativa, era contenuta nel testo unico in materia edilizia, decreto del Presidente della Repubblica del 6 giugno 2001.
Un miglioramento nell’efficienza dei pannelli solari potrebbe venire dagli LSC (Luminescent Solar Concentrators). Un LSC è una lastra con proprietà ottiche tali da trasmettere grandi quantità di luce incidente fino ai suoi bordi, dove sono montate le celle solari vere e proprie. In pratica il pannello accoppiato ad un LSC lavora bene anche quando la luce che lo colpisce non gli è perpendicolare, perché le molecole di cui è impregnata o ricoperta la lastra catturano e trasmettono la luce, limitando le riflessioni verso l’esterno.
Amanda Chatten dell’Imperial College di Londra, autrice di uno studio su LSC con efficienza del 7.1%, bilancia la maggiore efficienza dei pannelli in giornate nuvolose (in cui la luce è diffusa e colpisce i pannelli da molti angoli diversi) con la necessità di usare quelli più costosi al Gallio-Arsenico invece che al Silicio. Gli LSC studiati all’Imperial College usano nanocristalli come centri di luminescenza perché questi riescono ad usare anche i raggi ultravioletti, il variare delle loro dimensioni permette di modulare lo spettro luminoso per spedirlo alle celle nell’intervallo in cui esse funzionano meglio ed infine sono più stabili nel tempo delle vernici organiche.
Le prospettive sono di poter usare queste lastre negli edifici, per ricavare energia dalle facciate delle case come con il gel delle finestre fotovoltaiche. Gli LSC sono utili in generale dove l’inclinazione dei pannelli convenzionali non ne rende economica l’installazione, o nelle località dove il cielo è spesso coperto. Ci vorranno ancora una decina d’anni prima di averli sul mercato.
Il gel fotovoltaico da inserire sulle finestre forse non è trasparente come dice la ditta che intende produrlo.
Forse non è economicamente conveniente, forse rovina le finestre e forse bisognerà aspettare molto tempo prima che arrivi sul mercato. A sollevare dubbi sulla bontà del gel fotovoltaico della Esco Energy sono le ditte che installano i pannelli tradizionali, rappresentate dal GIFI (Gruppo Imprese Fotovoltaiche Italiane).
Pare che all’Energy Summit molte domande siano rimaste senza risposta e la scelta di non divulgare dati e rendimenti su Internet non aiuta a dissipare questi dubbi.
Le finestre con i doppi vetri possono essere trasformate in pannelli fotovoltaici con poca spesa. Esco Energy di Potenza ha creato un gel trasparente che permette alla luce di entrare normalmente in casa, ma che e’ anche capace di reagire al suo passaggio generando corrente elettrica.
Gel simili già in commercio avevano lo svantaggio di essere opachi, limitando quindi la luminosità all’interno dei locali. Questo gel al silicio e’ invece trasparente (ma può essere colorato di blu se l’estetica dell’edificio lo richiede).
Il prodotto potrebbe essere disponibile sul mercato dalla metà del 2009. Dicono che costi la metà di un pannello fotovoltaico e che richieda meno energia in fase di costruzione. Il gel, spruzzato come spry, può essere applicato anche su un vetro singolo.
Lo si dice sempre, e il più delle volte lo si fa a titolo puramente ipotetico, di mettere pannelli solari nel deserto per risolvere la questione energetica mondiale. E qualcuno invece si è messo seriamente a fare i calcoli.
Al recente Euroscience Open Forum (ESOF) di Barcellona (dal 18 al 22 luglio) si è parlato anche di come basterebbe lo 0,3% di energia solare catturata nel deserto del Sahara per soddisfare il fabbisogno energetico di tutta l’Europa, usando sia pannelli fotovoltaici che pannelli termici per scaldare acqua e far muovere turbine.
Il problema principale del sole (ma anche del vento e di altre fonti rinnovabili) è la discontinuità con cui la “materia prima” fornisce energia, ed è anche una “scusa” che spesso viene tirata fuori per mettere in dubbio che le fonti rinnovabili potranno essere una vera alternativa al petrolio. Ma anche a questo problema si sta pensando.
La sdraio fotovoltaica e’ dotata di pannelli fotovoltaici in grado di mantenere in funzione una discreta quantità di tecnogadget anche in riva al mare. Si tratta di un concept pubblicato su PC World.
L’aria condizionata nelle Prius di terza generazione potrebbe venire da pannelli fotovoltaici. Questo l’annuncio della Toyota per sottolineare il proprio impegno verso la sostenibilità della propria greencar di punta.
Se ne dovrebbero vendere un milione all’anno, nei piani della casa produttrice, e il fatto di inserirvi qualche sistema di autoproduzione di energia potrebbe essere allettante, in un mercato governato dall’aumento dei prezzi dei combustibili.
La critica mossa in questo caso al sistema fotovoltaico della Prius e’ che sarebbe appena sufficiente a far girare qualche tecnogadget di bordo, senza incidere significativamete sui consumi. Pare che il nuovo modello sarà anche più leggero degli attuali: questo si che potrebbe portare a consumi ridotti.
ULTIMI COMMENTI
Geniale ! Soprattutto per chi non ha spazio !
Giusto, fanc*lo al PIL.
Molto carina come idea, la vedo un regalo perfetto per gli amanti della natura, è la prima...
Ciao Luca, interessante quello che dici sulla competizione femminile. In effetti nelle riviste...
mah…è un tema al quale ho pensato ultimamente, sul serio! sul fatto che la società...