Il nostro blogger Simone Rambaldi, a bordo di una Renault 4 del ’61, convertita in elettrica dalla Fondazione ecarsnow, e’ appena tornato da un viaggio di 4mila chilometri in Africa.
Simone era il responsabile tecnico del viaggio e si e’ occupato di preparare la macchina per questa sfida:
Di che cosa aveva bisogno la R4 elettrica per affrontare il deserto?
Innanzitutto ho voluto aggiungere 8 kW agli 11 originali di batteria per aumentarne l’autonomia. In questo modo con un pieno si potevano fare in sicurezza 150 km a 60 km/h oppure 200 a 40 km/h.
Poi ho dovuto migliorare il sistema di monitoraggio e controllo delle batterie per avere sempre sotto controllo il livello di carica e lo stato di salute delle singole celle integrandolo con la strumentazione esistente di controllo della temperatura del motore. Andando in climi caldi, su strade accidentate e non avendo facile accesso ai pezzi di ricambio, era vitale che ogni malfunzionamento potesse essere individuato sul nascere.
I pannelli fotovoltaici installati sul tetto di casa aiutano a ridurre i costi della climatizzazione estiva ma non influiscono sul riscaldamento invernale. L’ombreggiatura riduce del 38% la quantità di calore che raggiunge il tetto e un soffitto sottostante un tetto con pannelli resta più fresco di ben 2,5 gradi Fahrenheit rispetto ad un soffitto sotto un tetto direttamente esposto al sole.
L’effetto raffrescamento, calcolato nell’intero ciclo di vita del pannello, contribuisce ad ammortizzarne il prezzo di un buon 5%, perché permette di risparmiare energia, che invece di essere usata in loco può quindi essere venduta alla rete.
Le tegole fotovoltaiche sfruttano i film sottili per mimare la forma delle normali tegole mentre producono energia.
Questi tetti fotovoltaici sono facili da assemblare: le tegole sono dei piccoli moduli, perciò possono riempire anche spazi altrimenti inutilizzabili con i pannelli tradizionali come il tetto degli abbaini o le falde triangolari laterali. Producono energia cercando di passare inosservate nell’estetica generale di un edificio (posto che vi piacciano i tetti blu e che vi dispiacciano i pannelli solari nella loro forma classica).
Uno strato sottilissimo di nanotubi e’ in grado di respingere acqua e polvere da una superficie. Se applicato al vetro di protezione di un pannello fotovoltaico ne diminuisce i costi di manutenzione e ne aumenta il rendimento.
La polvere forma uno schermo che ombreggia il pannello, impedendo alla luce di arrivare a destinazione e ne può abbassare il rendimento fino al 30%. Spolverare i pannelli, specie quando questi sono montati su un tetto o sulla facciata di un palazzo, e’ una operazione che richiede tempo, mezzi e fatica, oltre ad una certa dose di rischio.
Buone notizie per il fotovoltaico: i pannelli attualmente in commercio dureranno più di quanto ci si aspettava e i prezzi continueranno a scendere.
La notizia viene da Heinz Ossenbrink del CCR di Ispra. Ossenbrink e’ convinto che, forse già l’anno prossimo, si raggiungerà la grid parity, ovvero l’equivalenza dei costi tra fotovoltaico e altre energie disponibili nella rete elettrica italiana.
Lo scorso anno, per via dell’effetto congiunto degli incentivi (che hanno aumentato la produzione) e la crisi (che ha fatto scendere la domanda) i prezzi dei pannelli fotovoltaici sono scesi di circa il 30%. In futuro, anche grazie all’immissione sul mercato dei pannelli cinesi e delle misure incentivanti in programma negli USA e in India, i prezzi dovrebbero restare bassi.
I pannelli fotovoltaici danno energia ad una serie di LED che si accendono e formano una collana di perle luminose. La collana ad energia rinnovabile si chiama Lux ed e’ stata disegnata da Mae Yokoyama, studentessa della Konstfack University, in Svezia.
Certo, per far funzionare la collana bisogna esporla alla luce per qualche tempo, quindi non la si può tenere sempre in un cassetto per indossarla di corsa appena prima di uscire per una serata. La vedrei bene al collo di una geek girl e come omaggio da parte di aziende del settore fotovoltaico.
Un miglio di strada a quattro corsie potrebbe fornire energia a più di 400 abitazioni, se si sostituisse l’asfalto della pavimentazione con moduli fotovoltaici Solar Roadways. Lo hanno calcolato Scott e Julie Brusaw basandosi sui consumi medi nordamericani, 4 ore di insolazione medie al giorno e una efficienza del 15% dei pannelli. I due hanno ottenuto 100mila dollari di finanziamento governativo per studiare e testare le strade fotovoltaiche.
Le strisce sono illuminate da LED incorporati nel manto stradale e possono fornire informazioni mutevoli, in caso di bisogno (corsie di emergenza, avviso di lavori in corso, rallentamenti per incidente…). I pannelli solari sono anche in grado di riscaldare le strade per evitare la formazione di ghiaccio, senza ricorrere a sali chimici (inquinanti e che richiedono una logistica non indifferente per essere resi disponibili al momento in cui sono necessari).
Una stazione orbitale da 21 miliardi di dollari potrebbe produrre un GW di energia, abbastanza per rifornire circa 300mila abitazioni. Produrre energia fotovoltaica nello spazio ha un rendimento maggiore che produrla a terra, sotto le nuvole, ma portare i pannelli nello spazio e riportare a terra l’energia hanno, fino ad ora, impedito l’attuazione di questi progetti. La JAXA Japan Aerospace Exploration Agency, capofila del progetto, crede di averli risolti e ha in programma di lanciare un satellite di prova nel 2015.
Mitsubishi Electric Corp. e IHI Corp. entreranno nel progetto SSPS (Space Solar Power Systems) per costruire e rendere operativo, nei prossimi 30 anni, un satellite dotato di 4 chilometri quadrati di pannelli solari. I pannelli fotovoltaici saranno montati su supporti gonfiabili e saranno posati e riparati da robot appositamente costruiti.
La trasmissione dell’energia a terra dovrebbe avvenire in forma di microonde o di fascio laser, per poi essere convertiti in energia elettrica da una rectenna. I tecnici rassicurano chi teme che i raggi possano “cuocere” ogni cosa possa trovarsi sul loro cammino ricordando che microonde simili sono usate nelle telecomunicazioni attuali. Dal punto di vista del bilancio termico, un SSPS introduce energia nell’atmosfera e questo potrebbe causarne il riscaldamento. L’efficienza di conversione di una rectenna e’ del 90% e le emissioni di CO2 evitate bilanciano abbastanza bene (a detta dei tecnici) la dispersione.
Dopo il ricordo di George Dick, i filmati delle barche in gara nella Lago Maggiore Solar Challenge nella 14esima puntata di ElectricMotorsNews, condotta da Marcelo Padin.
Quanta misura la superficie della copertura di uno stadio sportivo? Quanti pannelli solari per la produzione di energia elettrica può ospitare? Moltissimi, se pensate che a Taiwan, il Kaohsiung World Stadium è alimentato esclusivamente dall’energia solare. Lo stadio è stato costruito a Kaohsiung in occasione dell’ottava edizione dei World Games, organizzati dall’International World Games Association sotto il patrocinio del Comitato Olimpico Internazionale, manifestazione sportiva in cui partecipano atleti di discipline non inserite nel programma olimpico.
Progettato dall’architetto nipponico Toyo Ito, lo stadio ha ben 8.844 pannelli solari installati sulla copertura. Il “tetto” genera energia sufficiente per illuminare 3.300 lampadine e due megaschermi televisivi all’interno della struttura.
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“devi metterle incrociate, sennò ti parte via di lato. Poi tutta quella plastica che...
Del mondo penso che sia un pò malandato ma sempre meravigliosamente sorprendente, specie quando...
Io infilo i pezzettini in una retina fine (quelle dell’aglio) e la uso come saponetta...
Io invece l’ultimo pezzetto sopravvissuto lo lascio seccare un pò sul termosifone e poi lo...
Interessante! :) personalmente però uso http://fuelmonitor.altervista. org/ per controllare i...