Guerra sui pacchetti delle sigarette

lunedì, 21 novembre 2011 a cura di lumachina
in: Comunicazione e cultura, Salute e alimentazione

Le sigarette dovranno essere vendute tutte in pacchetti uguali, con grafica e avvisi per la salute decisi dal governo a partire dal 1 dicembre 2012. L’Australia ha deciso di attaccare il fumo e tutelare la salute pubblica agendo sul packaging, ovvero sul marketing emozionale legato alle sigarette.

Il gigante del tabacco Philip Morris ha già annunciato che porterà il governo australiano in tribunale per danni.

Vi prego di notare che le sigarette all’interno del pacchetto resteranno le stesse, quello che cambia e’ solo il colore della confezione (verde oliva e marrone per tutti) e le scritte che avranno tutte lo stesso carattere tipografico. Philip Morris e’ convinta che questa legge porterà ad un calo delle vendite e schiera i suoi avvocati.

Perché estrarre lo stesso oggetto da un pacchetto diverso fa calare le vendite? Che cosa comprano i fumatori, allora? Colori? Spot? Slogan? Il fumo crea dipendenza, ma la marca no. Evidentemente l’industria del tabacco teme la concorrenza delle sigarette generiche e teme di doversi dare battaglia sulla “qualità” del prodotto una volta che il packaging viene azzerato con tutto quello che rappresenta.

Il governo australiano sborsa ogni anno 30 miliardi di dollari per ripagare i danni sociali del fumo sotto forma di cure mediche, ridotti introiti per diminuzione delle ore di lavoro e assistenza alle famiglie con malati o morti per cause collegate al fumo. La World Health Organization ha dichiarato che le azioni del governo australiano sono un esempio da seguire per il bene pubblico.

Foto | Vectorportal
Via | AFP

Barattoli che fanno risparmiare: quelli del baule Volante

martedì, 1 febbraio 2011 a cura di lumachina
in: Buone pratiche e consigli

I vasetti che trattengono più marmellata di altri, a parità di contenuto, “finiscono prima” perché estrarre l’ultimo cucchiaino e’ scomodo e difficile. Il trucchetto ha un effetto accelerante sulle vendite: finisce prima e allora ne compri di più. La marmellata che resta nel vasetto sembra poca cosa. Occorre guardare il problema da lontano: un lungo periodo di consumi e un bel volume di vasetti permettono di accorgersi dello spreco.

Il vasetto baule Volante che vedete in foto con la rosa canina da spalmare (non c’è zucchero tra gli ingredienti, non e’ una confettura) e’ perfettamente cilindrico (internamente) e questo permette di estrarre fino all’ultimo cucchiaino di contenuto.

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Le confezioni dei profumi sono fatte apposta per farci sentire brutte

mercoledì, 27 ottobre 2010 a cura di lumachina
in: Comunicazione e cultura

tintura per capelli, packaging persuasivoIl packaging dei prodotti di bellezza abbassa l’autostima delle donne. Gli stessi prodotti venduti senza imballaggio suscitano meno reazioni (e quindi vendono meno).

Il ruolo delle immagini sulle confezioni e’ stato indagato in una serie di esperimenti, i cui risultati sono stati pubblicati sul Journal of Consumer Research da Debra Trampe, dell’università di Groningen, nei Paesi Bassi.

In un primo esperimento e’ stata misurata l’autostima di donne che hanno guardato un prodotto di bellezza non necessario (trucco, profumo) confezionato o no. Le immagini del packaging sono sufficienti a spingere all’autoanalisi e a sentirsi in difetto, comparandosi ad un ideale di bellezza elevato. Continua a leggere: Le confezioni dei profumi sono fatte apposta per farci sentire brutte

Barattoli “preziosi”- il packaging diventa sostenibile

venerdì, 13 agosto 2010 a cura di Sefora
in: Buone pratiche e consigli

Ogni cosa dovrebbe avere una seconda opportunità”, questa è la filosofia di JUST SUGAR una giovane azienda di Trebaseleghe (provincia di Padova) che per commercializzare i propri preziosi (anelli, collane, orecchini) ha scelto una tipologia di packaging altrettanto “preziosa”: barattoli per alimenti usati.

Attraverso un sistema di raccolta differenziata le lattine che una volta contenevano cibi come pelati, fagioli, tonno, mais, pisellini e quant’altro vengono recuperate, lavate, verniciate con prodotti all’acqua e riutilizzate come contenitori.
La raccolta delle lattine è affidata ad associazioni di volontariato che le prelevano direttamente da privati e da ristoratori. A queste la JUST SUGAR riconosce una quota in denaro che viene devoluta in beneficenza oppure direttamente utilizzata per l’acquisto di materiali e attrezzature necessarie alle stesse associazioni.

Anche il privato cittadino, che nel momento dell’acquisto diviene a tutti gli effetti proprietario del barattolo, può decidere di raccogliere e regalare (o al limite vendere) alla Just Sugar le sue lattine ormai vuote e inutilizzate.

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Etichette eco per l’abbigliamento sportivo

mercoledì, 28 luglio 2010 a cura di lumachina
in: Buone pratiche e consigli

Eco Index - etichetta per vestiti ecologici

Una etichetta standard potrebbe dirvi quanta energia rinnovabile, quali materie prime, quante sostanze chimiche e quanti alberi sono stati piantati per compensare le emissioni legate al capo di abbigliamento di cui volete valutare l’acquisto (e al suo imballaggio). Sarà possibile confrontare capi diversi e marche diverse, perché tutti useranno lo stesso software per calcolare l’impronta ecologica dei prodotti.

Il software open source per calcolare l’EcoIndex e’ distribuito dalla Zero Waste Alliance, una ong dedita alla riduzione dei rifiuti e dell’inquinamento tossico legato alla produzione di beni. Il comportamento stimato dell’acquirente concorre al totale: capi che si usano poco o che non vengono riciclati dopo l’uso perdono punti. Vengono premiate le raccolte post consumo e i lavaggi consigliati a bassa temperatura. Continua a leggere: Etichette eco per l’abbigliamento sportivo

Servono le copertine di libri che si illuminano?

venerdì, 30 aprile 2010 a cura di lumachina
in: Bioedilizia ed ecodesign

copertina di libro con OLED incorporatoLa copertina del volume “Green production technologies” ha una luce incorporata. Si tratta di un OLED alimentato da un piccolo pannello solare, inserito nella custodia del volume. Lo hanno presentato come una grande innovazione nel packaging sostenibile e il libro viene proposto come “la prima integrazione al mondo di questa tecnologia futuristica negli imballaggi di oggi”.

C’era davvero bisogno di una lucetta e di una custodia per quel libro? Non mi pare.

Il libro contiene un elenco delle ditte tedesche attive nel campo dell’innovazione e delle tecnologie efficienti ed e’ stato presentato alla fiera di Hannover dal Gruppo Sti, produttore di imballaggi. Lo hanno fatto con carta certificata FSC, ma senza dire che tipo di colorante verde hanno usato per stamparlo.

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Bio Bottle, la bottiglia vegetale

sabato, 17 aprile 2010 a cura di Sefora
in: Buone pratiche e consigli, Salute e alimentazione

In Italia il commercio di acqua in bottiglia, si attesta attorno ai 3,2 miliardi di euro, ovvero circa 11.200 mila litri di acqua l’anno, pari a circa 7.467 mila bottiglie l’anno. Produrre un chilo di Polietilene tereftalato (PET) significa consumare 2 chili di petrolio e 17 litri di acqua, ed immettere in atmosfera 2,3 chili di anidride carbonica, a cui va aggiunto anche l’inquinamento per il trasporto.
Una possibile risposta sostenibile è Bio Bottle, una bottiglia “quasi” 100% vegetale. Dico quasi poiché il tappo in realtà è fatto di polietilene, un derivato del petrolio e come tale non biodegradabile. In realtà la bottiglia 100% vegetale di Sant’Anna era già stata presentata nel 2007, ma l’azienda ha pensato bene di “riciclarla” in occasione di Biopolpack, il congresso nazionale sugli imballaggi in polimeri biodegradabili che si è tenuto all’Università di Parma il 15 e 16 aprile.

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Il caffè equo diventa anche eco

lunedì, 26 gennaio 2009 a cura di Alberto Marzetta
in: Bioedilizia ed ecodesign

caffe_equoChi compra caffè del commercio equo e solidale da oggi compie una scelta ecologica oltre che equa. CTM – Altromercato, la più grande realtà italiana nel settore del fair trade, ha presentato il primo packaging di caffè che non si butta nell’indifferenziato, ma che è totalmente riciclabile.

Il pacchetto che abbiamo comprato fino ad oggi è infatti un poliaccoppiato di alluminio ovvero un imballaggio flessibile composto da 2 strati di plastica e uno di alluminio sovrapposti che rende il pack non riciclabile e destinato esclusivamente alle discariche.

Il nuovo pacchetto di Altromercato, realizzato da Pack co, società italiana che opera come consulente internazionale nel campo degli imballaggi, è invece riciclabile perché privo del film di alluminio tra i due strati di plastica, cosa che in termini di riciclo lo rende del tutto simile a una bottiglia di plastica.
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Packaging, quanti rifiuti inutili

venerdì, 13 giugno 2008 a cura di Fresna
in: Buone pratiche e consigli

packaging rifiuti Quante scatole, involucri e confezioni buttiamo nel cestino appena di ritorno a casa dal supermercato? Tante. In pochi minuti riempio subito la pattumiera della carta: tra le confezioni del dentifricio, delle creme, dei succhi di frutta (quelle per tenere le bottigliette ben assemblate), dei prodotti biologici (che devono essere rigorosamente impacchettati ed etichettati). Ma tutto questo spreco è necessario? In alcuni casi sì. Almeno quando le scatole hanno una confezione protettiva. Pensiamo ai corn flakes: se fossero distribuiti solo nella busta nel latte ci metteremmo un frullato di cereali, non i classici fiocchi! Ma nella maggior parte dei casi, la funzione del packaging è puramente pubblicitaria. Serve solo a far allungare la nostra mano verso lo scaffale per afferrare il prodotto. Poi nel cestino di casa.

Qualcosa però sta cambiando. Non mancano proteste e campagne contro il packaging inutile. Durante la fiera Fa’ la cosa giusta a Milano i dipendenti Lush (vende cosmetici naturali privi di imballaggio) hanno manifestato nudi contro l’uso e l’abuso di packaging. Mentre Legambiente nella sua campagna “Disimballiamoci!” si è proposta di sensibilizzare i consumatori nell’acquisto di merci prive di involucri inutili e nell’ulteriore sviluppo della raccolta differenziata.

Allo stesso tempo anche i consumatori sembrano essere più sensibili al tema. Secondo una ricerca Nielsen un cittadino mondiale globale su due abbandonerebbe tutte le forme di imballaggio se questo dovesse portare benefici all’ambiente. L’importante è che il packagingi sia inutile. Dallo studio emerge infatti che i consumatori sono meno disposti a rinunciare alla confezione progettata per mantenere i prodotti puliti e intatti (27%), o in buone condizioni (30%), alle istruzioni per l’uso e per la cottura (33%) e agli imballaggi che mantengono i prodotti più a lungo e più freschi (34%). Solo un consumatore su dieci non rinuncerebbe a nessun aspetto della confezione per il miglioramento dell’ambiente.

Fonte | NielsenLegambiente
Foto | kristintracy

Buste di plastica: un falso problema per i supermercati

sabato, 17 maggio 2008 a cura di lumachina
in: Buone pratiche e consigli

shopper di plastica dai supermercatiChris Coggins, professore incaricato dal DEFRA (Department of Food and Rural Affairs) di studiare l’impatto ambientale della grande distribuzione, ha detto che puntare l’attenzione sull’abuso di sacchetti di plastica monouso e’ un errore strategico.

Non basta dire alla gente “portatevi la borsa di stoffa da casa” perché in questo modo le grandi catene scaricano sulle abitudini dei loro clienti la responsabilità della produzione di rifiuti di plastica, principalmente imballaggi. Dovrebbero invece ripensare il packaging ed evitare di vendere tonnellate di vaschette di plastica assieme ai vari prodotti. Le buste di plastica sono un problema evidente perché le si vede abbandonate in natura, ma costituiscono solo una piccola parte delle montagne di rifiuti che potrebbero essere evitate.

Via | BBC
Foto | lynnefeatherstone

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