mercoledì, 26 ottobre 2011
a cura di Sefora
in: Bioedilizia ed ecodesign

Se da una parte c’è chi ama immergersi in un bagno di latte, dall’altra c’è chi invece il latte preferisce indossarlo! Il Milk Fashion è made in Germany ed è l’ultima tendenza in fatto di moda.
Anke Domaske, designer tedesca di 28 anni, insieme con Mademoiselle Chi Chi ha dato vita a QMilch e lancia la prima linea di abbigliamento fatta di… latte. Bastano 6 litri di latte in polvere (anche scaduto) e due litri di acqua per ottenere due kg di fibre latteo-organiche dalle quali si produce stoffa utile per confezionare un intero abito ecologico. Detta così sembra davvero facile, ma non è certo lavoro per semplici casalinghe.
C’è voluto circa un anno per ottenere questi risultati, Anke Domaske ha infatti affinato una metodologia conosciuta fin dagli anni ‘30. La materia prima arriva direttamente dai residui della lavorazione del latte che non trovano altro tipo di impiego nella produzione alimentare.
Continua a leggere: Milk Fashion, ovvero i vestiti fatti di latte
lunedì, 17 ottobre 2011
a cura di Roberto Cocci
in: Buone pratiche e consigli
Con i nostri scarti si possono anche creare posti di lavoro eco-solidale e fare beneficenza. Per la precisione dalle cose del guardaroba che non usiamo più.
Capi d’abbigliamento, accessori, biancheria. A trasformarli, seguendo una logica antispreco che, tra l’altro, promuove l’occupazione femminile è, per citarne una delle tante, la statunitense Reknit. Con sede a Boston e con l’omonima interfaccia siglata www.rekn.it l’azienda propone questo: avete una vecchia maglia di maglia nell’armadio? Non buttatela via. Speditela, dopo aver compilato il modulo online, alla designer Haik Avanian, responsabile del progetto. Indicate l’accessorio nel quale intendete mutarla: guanti, calze, sciarpa.
Si invia la quota richiesta per la lavorazione e si attende che la vostra maglia, a mezzo posta, torni a casa sotto forma di qualcos’altro. A effettuare concretamente la trasformazione sono le cosiddette Mamme, donne che vengono reclutate attraverso un recruiting online nella homepage aziendale che conferisce all’attività un connotato eco-solidale unitamente a un riconoscimento nel settore dell’occupazione. Le Mamme disfano il filato recuperato creano guanti, sciarpe, custodie per iPad. Ogni mese su Reknit viene postato un progetto diverso di maglia & crochet.
Continua a leggere: Quando riciclare il guardaroba crea lavoro eco-solidale e beneficenza
venerdì, 3 giugno 2011
a cura di lumachina
in: Scienza e tecnologia

Il tessuto dei jeans ospita una reazione chimica che purifica l’aria. Esistono già vernici e materiali da costruzione capaci di fotocatalisi, ma nessuno aveva mai pensato di indossare una stoffa trattata in questo modo.
L’idea di fondere scienza e moda è di Helen Storey (artista e professoressa di design della moda al London College of Fashion) e di Tony Ryan (chimico e direttore del dipartimento di chimica della University of Sheffield ).
I Catalytic clothing contengono nanoparticelle capaci di innescare reazioni fotochimiche che demoliscono lo smog in composti non dannosi. Basta esporre i vestiti alla luce e la reazione ha inizio. Al primo lavaggio i derivati dello smog se ne andranno via in forma innocua. Continua a leggere: Vestiti mangiasmog, lavati con nanoparticelle fotocatalitiche
giovedì, 21 aprile 2011
a cura di lumachina
in: Bioedilizia ed ecodesign
Le t-shirt di Altriluoghi in edizione limitata sono aromatizzate con le spezie: zafferano, vaniglia e cardamomo. La confezione sottovuoto, una volta aperta, sprigiona il profumo naturale (mica roba sintetica, eh!) per una esperienza natural chic.
Il cotone e’ bio, la tintura non tossica, la serigrafia e’ fatta a mano, il confezionamento avviene in Italia e pure l’etichetta e’ ottenuta riciclando pezzettini di vecchie magliette.
I ragazzi di Altriluoghi hanno iniziato due anni fa dai boxer (con la scritta no-ogm sull’elastico, molto, molto ironica) e si sono poi allargati alla maglieria. Oggi hanno una collezione giovane e ben tagliata; le t-shirt da donna, ad esempio, vestono molto meglio delle classiche magliette coi maniconi quadrati.
Sulle magliette, oltre al nome della spezia, c’è lo slogan “aromatico. chemical free” mentre sulle felpe grigie campeggia un “coal isn’t cool” che gioca con l’assonanza tra carbone e modaiolo.
lunedì, 21 marzo 2011
a cura di Sefora
in: Bioedilizia ed ecodesign, Natura ed ecologia

Chi dice che, in fatto di moda, “sostenibilità” debba per forza coincidere con mancanza di “stile”? Da oggi “il futuro della moda si trova in una riconciliazione tra natura ed industria” a dirlo sono Christiaan Maats e Dirk-Jan Oudshoorn, giovani designer e fondatori della OAT Shoes, azienda con sede ad Amsterdam: dal cuore della vecchia Europa arrivano le prime scarpe biodegradabili.
Sono scarpe da ginnastica dallo stile fresco, attraente e perfezionato nella bella Italia, ma la particolarità è che sono interamente realizzate con plastica biodegradabile ed altri materiali naturali come cotone, avena, sughero, tela di canapa. Una volta giunte a fine vita le scarpe OAT non si buttano nella spazzatura, ma si possono tranquillamente “seppellire” nel giardino di casa, dove verranno lentamente degradate secondo le regole di madre natura.
Questa prima collezione di sneakers biodegradabili è il risultato di quasi due anni di ricerca e sviluppo. “Abbiamo trascorso innumerevoli ore di ricerca in Internet – raccontano i due giovani ecoimprenditori – visitando fabbriche, artigiani e frequentando workshop sulle proprietà ecologiche dei materiali, spesso nuovi e quindi difficilmente reperibili in commercio oppure così vecchi e fuori uso che abbiamo dovuto cercarli in piccole botteghe di artigianato tradizionale. Ed ora eccoci qui con la nostra prima collezione!”
Continua a leggere: Scarpe biodegradabili: insieme di natura e stile
mercoledì, 16 marzo 2011
a cura di lumachina
in: Buone pratiche e consigli, Comunicazione e cultura
Hai un paio di scarpe seminuove che non metti più? Ti dispiace buttarle via?
Portale a Fa’ la cosa giusta (a Milano dal 25 al 27 marzo) e oltre a riciclarle avrai un buono sconto per un nuovo paio di scarpe.
L’idea di chiudere eticamente la filiera delle calzature e’ di AltreScarpe che spiega nel suo blog le quattro fasi della rottamazione: 1) recupero dell’usato (seminuovo), 2) incentivo alla vendita del nuovo, 3) rivendita dell’usato mercatino bresciano Mandacarù, 4) destinazione del ricavato a progetti nel sud del mondo.
Sul primo punto vi riporto testualmente quanto scritto da AltreScarpe:
Hanno perduto il prezzo, non il valore: sono costate soldi, lavoro e materie prime; fabbricarle è pesato sull’ambiente, buttarle in discarica (o peggio in un inceneritore) sarebbe un ulteriore costo ecologico. La loro vocazione è camminare ancora.
Continua a leggere: Non rottamo le mie scarpe: chiudo la filiera con AltreScarpe
martedì, 15 marzo 2011
a cura di smilingfrogs
in: Bioedilizia ed ecodesign
Benetton lancia gli appendini in legno liquido, completamente biodegradabili.
Questo nuovo biomateriale è stato sperimentato per oltre un anno dall’azienda Pmp di San Polo di Piave (Tv), specializzata nella produzione di appendini in plastica, in collaborazione con il Fraunhofer Institut Chemische Technologie di Pfinztal Berghausen (Germania) ed è prodotto a partire da materie prime rinnovabili e facilmente reperibili.
Esso è in grado di sostituire la plastica in diverse applicazioni, è fatto di lignina e può essere colato negli stampi: la novità che questo prodotto rappresenta è la sua totale biodegradabilità e la possibilità di riciclo. Le sue possibili applicazioni sono moltissime (giocattoli, gusci di cellulari, oggetti oggi conosciuti solo in plastica…) ma, per il momento, il legno liquido è stato sperimentato solamente nella costruzione di automobili. Continua a leggere: I nuovi appendiabiti in legno liquido per una moda ecosostenibile
giovedì, 3 febbraio 2011
a cura di lumachina
in: Bioedilizia ed ecodesign
Darsi delle arie e produrre energia al tempo stesso si può fare indossando un generatore eolico portatile.
Dandelion, progettato e realizzato dalle designer Mary Huang e Jennifer Kay, e’ fatto al 99% di materiali riciclati e si indossa sul busto con un paio di bretelline.
Tutto attorno alla vostra testa le piccole pale inizieranno a girare e a produrre energia che può essere impiegata per accendere dei LED o immagazzinata per utilizzi successivi. Le pale sono orientate in diverse direzioni, quindi entreranno in azione in funzione della direzione in cui vi muovete accendendo e spegnendo i relativi LED.
Ora, ovvio che si tratta prevalentemente di design e non di autoproduzione energetica, quindi non chiedetevi (come sto facendo io da mezz’ora) dove vada una ragazza con tutte quelle girandole addosso o come facciano le persone con i capelli lunghi a non impigliarsi o quale rendimento abbia il sistema. Immaginate il Dandelion in mezzo ad altre ragazze con cappellini improbabili o con lo sguardo perso nel vento stampata tra le pagine di una rivista femminile. L’ecodesign ridicolo
appartiene alla carta e l’ergonomia lo costringe a restarci.
mercoledì, 24 febbraio 2010
a cura di Fresna
in: Bioedilizia ed ecodesign, Buone pratiche e consigli

Innovativa, fashion, ecologica. E’ la Keybag! Non è una borsa porta chiavi, ma una keyboard o tastiera del pc trasformata in una borsa veramente fascinosa. Disegnata e realizzata dal designer portoghese Joao Sabino, la Keybag è la conferma di come i Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (Raee) si possano riciclare e trasformare, dopo aver concluso la loro funzione primaria, in oggetti utili e anche alla moda.
Si tratta di piccoli e grandi elettrodomestici o anche computer, il cui smaltimento da rifiuti pone delle problematiche vista la presenza di sostanze dannose per l’uomo e l’ambiente. Per questo la legge impone ai produttori sistemi di recupero e di trattamento. Ma c’è chi di propria iniziativa dà nuova vita a queste apparecchiature!
Continua a leggere: Ecomoda: dalle vecchie tastiere dei pc la borsa Keybag
giovedì, 18 febbraio 2010
a cura di lumachina
in: Bioedilizia ed ecodesign
Fare sport in una maglietta di mais potrebbe essere “fresco e asciutto” come farlo indossando una maglia tecnica. Molti sportivi sono passati ai tessuti tecnici (derivati del petrolio) abbandonando le magliette di cotone che si impregnavano fastidiosamente. E’ ora possibile tornare alle fibre naturali grazie al mais.
La fibra di mais si asciuga in fretta e trasporta il sudore dalla pelle all’esterno. In commercio si trovano la Maismaglia della Tau, consigliata a chi va in mare e se volete anche la lingerie di mais, è stata presentata l’anno scorso la linea intima Poppy di luna.
Continua a leggere: Magliette di mais per sportivi
ULTIMI COMMENTI
“devi metterle incrociate, sennò ti parte via di lato. Poi tutta quella plastica che...
Del mondo penso che sia un pò malandato ma sempre meravigliosamente sorprendente, specie quando...
Io infilo i pezzettini in una retina fine (quelle dell’aglio) e la uso come saponetta...
Io invece l’ultimo pezzetto sopravvissuto lo lascio seccare un pò sul termosifone e poi lo...
Interessante! :) personalmente però uso http://fuelmonitor.altervista. org/ per controllare i...