venerdì, 10 settembre 2010
a cura di lumachina
in: Scienza e tecnologia
In un laboratorio del MIT sono riusciti ad imitare la capacità rigenerativa delle piante e ad applicarla ai pannelli solari. L’efficienza di conversione di questi nuovi sistemi fotovoltaici e’ del 40% e sono in grado di resistere al degrado “aggiustandosi” da soli.
Le proteine all’interno delle foglie di alcune piante, esposte alla luce solare, si degradano, ma la piante sono in grado di demolirle e riassemblarle velocemente. In una assolata giornata estiva il rinnovamento avviene ogni 45 minuti e la struttura e’ quindi sempre al massimo dell’efficienza.
Continua a leggere: Il fotovoltaico che si aggiusta da solo
venerdì, 3 aprile 2009
a cura di lumachina
in: Scienza e tecnologia
Dei virus geneticamente modificati sono stati in grado di separare gli ioni presenti in una soluzione e costruire con essi anodo e catodo di una batteria. Ci sono riusciti alcuni ricercatori del MIT, guidati da Yun Jung Lee e Hyunjung Yi
I virus, dei batteriofagi M13, concentrano l’oro e il cobalto dispersi in soluzione formando uno strato sottilissimo che funge da anodo. Nell’articolo pubblicato su Science si spiega anche il processo di formazione del catodo: una modificazione genetica forza il virus a ricoprirsi di fosfato di ferro, una seconda lo spinge ad attaccarsi al nanotubo di carbonio, buon conduttore di corrente. Il processo avviene a temperatura e pressione ambientali, cosa che permette un notevole risparmio di energia e, quindi, un minor impatto ambientale durante il ciclo di vita delle batterie.
Il prototipo può essere ricaricato solo un centinaio di volte ed ha le dimensioni di una moneta, ma i ricercatori confidano di poter raggiungere migliori prestazioni, al punto da poter applicare tale tecnologia ai motori delle auto elettriche.
Via | Science
lunedì, 29 settembre 2008
a cura di lumachina
in: Scienza e tecnologia
Gli alberi possono produrre abbastanza energia elettrica da alimentare una stazione di rilevamento dati meteorologici applicata al tronco. A sviluppare il progetto di “monitoraggio autogestito” delle foreste sono stati dei ricercatori del Center for Biomedical Engineering (un dipartimento del MIT) che intendono applicare la scoperta al monitoraggio degli incendi. Se le stazioni di monitoraggio non avessero bisogno di qualcuno che andasse a cambiare le batterie di tanto in tanto, potrebbero funzionare meglio (con minor spesa).
Si possono sfruttare gli alberi per produrre energia partendo dalle differenze di pH tra il tronco e il terreno. L’energia prodotta e’ sufficiente a spedire quattro volte al giorno i dati di temperatura e umidità. Ogni stazione fa da ponte per i segnali delle altre, fino a raggiungere la centralina per le comunicazioni satellitari. In caso di incendio i dati vengono inviati immediatamente, consentendo di localizzare l’evento prima che assuma proporzioni più difficili da gestire.
La prossima primavera la Voltree Power poserà la prima rete di meteo-stazioni alimentate ad alberi e si faranno i test di funzionalità necessari a determinare la disposizione ottimale delle stazioni, ovvero quella che permette alla rete di funzionare con il numero minimo di strumenti.
Via | MIT
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“devi metterle incrociate, sennò ti parte via di lato. Poi tutta quella plastica che...
Del mondo penso che sia un pò malandato ma sempre meravigliosamente sorprendente, specie quando...
Io infilo i pezzettini in una retina fine (quelle dell’aglio) e la uso come saponetta...
Io invece l’ultimo pezzetto sopravvissuto lo lascio seccare un pò sul termosifone e poi lo...
Interessante! :) personalmente però uso http://fuelmonitor.altervista. org/ per controllare i...