I dromedari (scoreggioni) non meritano la morte

martedì, 5 luglio 2011 a cura di lumachina
in: Natura ed ecologia

ruminanti e gas serra: abbattimento dei dromedari in AustraliaLe flatulenze dei dromedari australiani sono state esagerate per fini commerciali, senza basi scientifiche solide, e la stima del numero dei dromedari in libertà e’ molto discutibile.

Questa, in sintesi, la risposta della International Society of Camelid Research and Development (ISOCARD) alla proposta di abbattere dromedari per ridurre le emissioni di CO2.

La proposta di uccidere i dromedari rinselvatichiti per acquisire crediti di carbonio era della Northwest Carbon e la procedura suggerita era la caccia dall’elicottero. Mi chiedo se la CO2 emessa dagli elicotteri sarebbe stata pagata ammazzando qualche cammello in più.

ISOCARD ha fatto notare come la Northwest Carbon abbia stimato le emissioni dei dromedari estrapolandole dalle emissioni delle vacche. I dromedari hanno una efficienza metabolica più alta delle mucche: mangiando il 20% di cibo in meno riescono a produrre il 20% di latte in più. Il loro apparato digerente e’ diverso, più simile a quello dei maiali che ai ruminanti classici, e riescono ad approfittare di pascoli magri.

In parole povere, i dromedari fungono da capro espiatorio per una nazione che trae la sua energia da centrali a carbone.

Foto | law_keven

Ammazzare dromedari per diminuire le emissioni di CO2 in Australia

venerdì, 10 giugno 2011 a cura di lumachina
in: Natura ed ecologia

dromedari selvatici ed emissioni di metano L’idea di aprire la caccia al dromedario per scopi “ecologici” e’ del governo australiano e la motivazione e’ semplice: i cammellidi sono ruminanti che emettono metano, il metano e’ un gas ad elevato effetto serra, abbattendo tutti i dromedari riduciamo le emissioni climalternati.

La proposta di far rientrare lo sterminio di 1,2 milioni di dromedari tra i mezzi per ricevere finanziamenti pubblici (i crediti di carbonio previsti dalla Carbon Farming Initiative) viene dalla Northwest Carbon, che ha calcolato che per ogni dromedario abbattuto si risparmierebbe una tonnellata di CO2 all’anno.

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Computer portatitli a metano?

martedì, 30 novembre 2010 a cura di lumachina
in: Scienza e tecnologia

celle a combustibile metanoGrazie alle nanotecnologie e’ possibile comporre una pila usando sottilissimi strati di ceramica e, grazie alla speciale disposizione di questi strati, e’ possibile anche fare a meno del platino, elemento indispensabile per garantire nel tempo il buon funzionamento delle pile, ma molto costoso.

Le SOFC (pile a combustibile ad ossido solido) di cui stiamo parlando possono anche essere alimentate a metano, dimezzando la temperatura di esercizio dai mille ai “soli” 500 °C. Questo facilita (ma ancora non permette) la progettazione di apparecchi portatili alimentati in questo modo.

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Le piante non producono metano: lo trasportano

mercoledì, 14 gennaio 2009 a cura di lumachina
in: Natura ed ecologia

piante_metanoUna recente ricerca britannica smentisce la teoria secondo la quale le piante sintetizzerebbero metano e sarebbero, quindi, una sorgente di gas climalteranti. Il gruppo di ricerca guidato da Ellen Nisbet ha dimostrato che le piante sarebbero solo il veicolo attraverso il quale il metano presente nel suolo riesce a raggiungere l’atmosfera.

Frank Keppler, del Max Planck di Mainz in Germania, aveva misurato le emissioni di metano da parte delle foglie di alcune piante, suggerendo l’esistenza di una via metabolica per la sintesi di questo gas.

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Barili di petrolio o bolle di metano verranno dall’Artico?

mercoledì, 24 settembre 2008 a cura di Giancarlo
in: Energia e carburanti, Natura ed ecologia

Petrolio e metano sotto i ghiacci dell'articoL’allarme era stato lanciato a fine maggio dalla National Science Foundation, per essere ripreso da Jeremy Rifkin ad agosto su L’Espresso, ma oggi si parla di una vera e propria “bomba a tempo” per gli idruri di metano presenti nei ghiacci artici. Lo scioglimento del permafrost dell’Artico pone una minaccia enorme per il (clima del) pianeta, poiché il ghiaccio opererebbe come un tappo* per milioni di tonnellate di metano che, ricordiamo è un gas ad effetto serra 23 volte più potente della CO2.

I ricercatori sono a bordo di una nave che ha percorso tutta la costa settentrionale della Russia, rilevando fortissime concentrazioni di metano (anche 100 volte superiori ai livelli attuali) in vaste aree di migliaia di chilometri quadrati dell’Oceano Artico di fronte alle coste della Siberia.

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Metano bovino: cambiare dieta per emetterne meno

venerdì, 25 luglio 2008 a cura di lumachina
in: Salute e alimentazione

misuratore di emissioni per mucche

Una vacca adulta emette, ogni giorno, dagli 800 ai 1000 litri di metano. Il metano e’ uno dei gas con più alto effetto serra di origine antropica e l’impatto della produzione della carne e dei latticini, oltre che sul consumo dei cereali sull’inquinamento delle riserve d’acqua, si sente anche in atmosfera.

A misurare le puzzette delle vacche e’ stato il National Institute for Agricultural Technology dell’Argentina, dove Guillermo Berro ha inventato lo “zaino per mucche”, equipaggiato per raccogliere e poter poi misurare il gas emesso quotidianamente dai bovini.

Si pensa che modificando la dieta dei bovini se ne possano ridurre le emissioni di metano fino al 25%. Silvia Valtorta, del National Council of Scientific and Technical Investigations, suggerisce un menu a base di trifoglio e alfa-alfa, invece del grano.

Via | Reuters

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