Gli spot fanno consumare un 13% in più di cibo spazzatura

lunedì, 23 gennaio 2012 a cura di lumachina
in: Comunicazione e cultura, Salute e alimentazione

Senza la pubblicità del cibo spazzatura in TV, i bambini ne consumano il 13% in meno. Questo dato serve a calibrare le politiche sanitarie contro l’obesità infantile (con effetti collaterali benefici come la diminuzione del consumo di cibo, di farmaci per la sindrome metabolica, di inquinamento dovuto allo spostamento di grasso…)

A misurare il dato sono stati dei ricercatori dell’università dell’Illinois grazie al bando sugli spot messo in atto in Quebec, tra il 1984 e il 1992. Il bando ha avuto un effetto sulla popolazione di lingua francese, ma non sulle famiglie che parlavano inglese, esposte agli spot nordamericani. L’ambiente sociale, le offerte dei fast food, le merendine nei supermercati erano le stesse per i due gruppi, ma i francesi ne hanno comprate sensibilmente di meno.

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Il marketing dell’invidia in tempo di crisi economica

mercoledì, 18 gennaio 2012 a cura di lumachina
in: Politica ed economia

Durante una crisi economica diminuisce l’invidia per i vicini e il proprio sentimento di inadeguatezza si smorza. Scende quindi il bisogno di spendere per stare al passo, o un passo avanti, ai propri “competitori” sociali.

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Guerra sui pacchetti delle sigarette

lunedì, 21 novembre 2011 a cura di lumachina
in: Comunicazione e cultura, Salute e alimentazione

Le sigarette dovranno essere vendute tutte in pacchetti uguali, con grafica e avvisi per la salute decisi dal governo a partire dal 1 dicembre 2012. L’Australia ha deciso di attaccare il fumo e tutelare la salute pubblica agendo sul packaging, ovvero sul marketing emozionale legato alle sigarette.

Il gigante del tabacco Philip Morris ha già annunciato che porterà il governo australiano in tribunale per danni.

Vi prego di notare che le sigarette all’interno del pacchetto resteranno le stesse, quello che cambia e’ solo il colore della confezione (verde oliva e marrone per tutti) e le scritte che avranno tutte lo stesso carattere tipografico. Philip Morris e’ convinta che questa legge porterà ad un calo delle vendite e schiera i suoi avvocati.

Perché estrarre lo stesso oggetto da un pacchetto diverso fa calare le vendite? Che cosa comprano i fumatori, allora? Colori? Spot? Slogan? Il fumo crea dipendenza, ma la marca no. Evidentemente l’industria del tabacco teme la concorrenza delle sigarette generiche e teme di doversi dare battaglia sulla “qualità” del prodotto una volta che il packaging viene azzerato con tutto quello che rappresenta.

Il governo australiano sborsa ogni anno 30 miliardi di dollari per ripagare i danni sociali del fumo sotto forma di cure mediche, ridotti introiti per diminuzione delle ore di lavoro e assistenza alle famiglie con malati o morti per cause collegate al fumo. La World Health Organization ha dichiarato che le azioni del governo australiano sono un esempio da seguire per il bene pubblico.

Foto | Vectorportal
Via | AFP

7 modi naturali e biodegradabili per fare pubblicità

mercoledì, 22 dicembre 2010 a cura di lumachina
in: Comunicazione e cultura

La pubblicità stampata nella neve e’ solo una delle idee ecologiche per far conoscere un marchio o farlo associare al rispetto per l’ambiente.

Si può usare la polvere, sia aggiungendola al vetro posteriore di una macchina che rimuovendola selettivamente dai marciapiedi, per far emergere per contrasto una scritta o un disegno.

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Marketing auto e pirateria stradale, c’è un nesso?

giovedì, 24 luglio 2008 a cura di Giancarlo
in: Auto e trasporti, Comunicazione e cultura

La pubblicità delle industrie automobilistiche promuove quasi esclusivamente i modelli più potenti e che emettono più CO2, andando così contro l’obiettivo comunitario che prevede la riduzione delle emissioni a 120 grammi di anidride carbonica al chilometro entro il 2012. Erano questi i risultati della prima indagine nazionale sul ruolo del marketing pubblicitario delle auto nella riduzione di emissioni di CO2, recentemente presentata da Amici della Terra e Wwf.

L’indagine analizza le pratiche di marketing pubblicitario messe in atto dalle case automobilistiche su giornali e televisioni, con riferimento al tema delle emissioni di CO2 dei modelli auto. Dai risultati emerge che la leva emozionale più utilizzata per la carta stampata è la convenienza economica (nel 67% dei casi), mentre per la tv si riscontrano più leve emozionali nello stesso messaggio, con una maggiore attenzione verso gli aspetti qualitativi dell’uso dell’auto rispetto a quelli economici: sicurezza (96%), prestazioni (93%), piacere di guida/comfort (93%). La leva ecologica è sistematicamente all’ultimo posto, con il 27% dei messaggi nel caso della televisione e l’8% sui giornali, dove l’informativa sui consumi e sulle emissioni di CO2 dei modelli appare in formati illeggibili e in scarsa evidenza rispetto alla comunicazione commerciale. Un risultato è che sette nazioni (tra cui l’Italia) saranno soggette a verifiche della Commissione Europea per (possibili) inadempienze degli organismi preposti all’attuazione della legge sull’informativa obbligatoria dei consumi e delle emissioni di CO2 nella pubblicità delle auto.

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