Inquinamento, colpa anche di latte e formaggi
giovedì, 22 aprile 2010in: Salute e alimentazione
Dito puntato contro gli allevamenti. Produrre carne, latte e derivati inquina. Ne avevamo già parlato soprattutto in riferimento al grande consumo di carne a livello mondiale. Ma non avevamo considerato il settore lattiero caseario. Adesso un nuovo rapporto della Food and Agricolture Organization (FAO), “Greenhouse gas emissions from the dairy sector”, afferma che il comparto è responsabile per il quattro cento sul totale di tutte le emissioni di gas serra causate dall’uomo.
Secondo la FAO nel 2007, il settore lattiero-caseario ha emesso 1.969 milioni di tonnellate equivalenti di biossido di carbonio (CO2), dei quali 1.328 milioni di tonnellate sono da attribuire al latte, 151 milioni di tonnellate alla carne di animali lattieri, e 490 milioni da vitelli allevati espressamente per la carne. In pratica produrre un chilo di latte e relativi derivati costa, in termini ambientali, 2,4 kg di anidride carbonica.
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L’inquinamento atmosferico aiuterebbe le piante a crescere e in questo modo le piante sarebbero in grado di rimuovere maggiori quantità di CO2 dall’aria. Il meccanismo che spiega questo fenomeno e’ lo scattering della luce solare che, “rimbalzando” sulle particelle sospese, arriva sulle piante da tutte le direzioni e riesce a raggiungere un numero maggiore di foglie. 
Esiste una relazione tra inquinamento e piovosità, dovuta all’azione delle polveri di origine antropica all’interno delle nuvole. 
Secondo l’UNEP (Agenzia per l’Ambiente delle Nazioni Unite), dopo un inizio incerto e grigio, al 4 giorno delle Olimpiadi l’aria sopra Pechino sembra notevolmente migliorata. L’indice di inquinamento dell’aria (API – Air Pollution Index) è sceso a 32, con 50 la soglia di accettabilità.
Mancano pochi giorni alle Olimpiadi di Pechino, e i cinesi ancora non si arrendono a presentare una città fortemente inquinata al mondo. Da mesi il governo ha cercato con varie misure di abbattere e diminuire la forte coltre di smog che rende irrespirabile l’aria della capitale e che rischia di compromettere le prestazioni degli atleti. Qualche risultato l’hanno anche ottenuto, come un numero maggiore di “giorni a cielo sereno”, ma ancora non è sufficiente. E ora scattano le ultime drastiche misure.



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