mercoledì, 12 novembre 2008
a cura di Giancarlo
in: Energia e carburanti
Il World Energy Outlook 2008 (WEO 08) dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) presenta una chiave di lettura duplice. Da un lato troviamo il consueto messaggio “di continuità”, sia sul fronte della disponibilità di petrolio (le riserve ci sono), che dell’imprescindibilità del petrolio (e dell’attuale struttura industriale) per i decenni a venire. Dall’altro il WEO 2008 presenta un inedito (per l’IEA) avvertimento sulle riserve rimanenti di petrolio “facile”, quello dei grossi giacimenti, che costa meno di 10$/barile: Cheap oil is over, dice il Direttore Tanaka a pag. 3. Il rapporto (569 pagine!) è strutturato in tre parti: 1) Global Energy Trends to 2030; 2) Oil and gas production prospects; 3) The role of energy in climate policy.
Noi diremo che il WEO 2008 fa entrare il lettore (ed il finanziere) interessato al prezzo futuro del mercato nella disciplina preferita dai geologi: la stima delle quantità restanti in funzione dei consumi passati del pozzo. I primi 800 giacimenti di petrolio mondiali sono stati studiati dagli esperti dell’IEA, per la stima della produzione futura in barili/giorno. Si tratta, quindi, di un quasi-censimento (rappresentativo del 58% della produzione attuale) quanto mai necessario vista l’inattendibilità dei dati sulle riserve forniti dai governi dei paesi di area OPEC, interessati a mantenere le quote di produzione proporzionali alle riserve stesse.
Continua a leggere: Il World Energy Outlook 2008
venerdì, 31 ottobre 2008
a cura di Giancarlo
in: Energia e carburanti, Politica ed economia
L’IEA ha seccamente smentito le anticipazioni del Financial Times riguardo ad un calo della produzione petrolifera del 9% nel prossimo triennio. Le anticipazioni del FT si baserebbero su una versione preliminare del World Energy Outlook 2008 (WEO), il report sull’energia nel mondo, che tutti aspettano per avere il polso della quantità di petrolio disponibile. Questo perché in un periodo di grave crisi finanziaria e dopo aver visto il barile a 147$, a luglio, la cosa peggiore che possa capitare è che petrolio e carburanti, risalgano.
Sembra tutto complicato, ma in realtà il meccanismo è semplice: ci sono seri segnali che i pozzi più importanti stiano finendo, i prezzi hanno iniziato a salire esponenzialmente (anche per la speculazione) fino a luglio, poi l’insolvenza (specie dei sottoscrittori obbligati a usare l’auto) divenuta crisi di liquidità (= vendita di futures sul petrolio). Gli istituti finanziari e l’industria sono entrati in crisi: è recessione. L’industria rallenta = meno domanda di petrolio, il prezzo continua a scendere e l’OPEC taglia la produzione. Tuttavia tornando ai fondamentali: quanto petrolio si riesce/conviene produrre? Il picco del petrolio non significa aumento dei prezzi, ma diminuzione irreversibile delle quantità. Quello che sembra accadere adesso, anche perché la crisi ed i prezzi bassi stanno scoraggiando gli investimenti nei nuovi pozzi, che comunque sono meno ricchi.
Continua a leggere: La smentita dell’Agenzia Internazionale dell’Energia
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“devi metterle incrociate, sennò ti parte via di lato. Poi tutta quella plastica che...
Del mondo penso che sia un pò malandato ma sempre meravigliosamente sorprendente, specie quando...
Io infilo i pezzettini in una retina fine (quelle dell’aglio) e la uso come saponetta...
Io invece l’ultimo pezzetto sopravvissuto lo lascio seccare un pò sul termosifone e poi lo...
Interessante! :) personalmente però uso http://fuelmonitor.altervista. org/ per controllare i...