Non è questione di malattie stagionali ma di risultare positivi ai test per la presenza di nonilfenoli etossilati, composti di origine sintetica usati come detergenti. Greenpeace, con l’inchiesta Dirty Laundry, ha scoperto che molti brand nazionali e internazionali di abbigliamento sportivo, producono capi di vestiario dannosi, su cui sono state riscontrate delle concentrazioni di nonilfenoliin quantità di gran lunga superiori ai limiti consentiti dalla legge.
Oggi parliamo di informazione e controinformazione: una battaglia di pubbliche relazioni fatta di spot, video virali, sentenze di tribunali e banner pubblicitari.
Lo spot televisivo con cui in questi giorni APP (Asian Pulp and Paper) tenta di ripulire la sua immagine e’ un esempio classico di greenwashing. Se APP fosse davvero “green” avrebbe il marchio FSC, che invece le e’ stato rifiutato proprio per la mancanza di credenziali ambientali.
Sodexo, il gigante della distribuzione di alimentari, ha richiesto a tutti i suoi fornitori di pesce e frutti di mare di adeguarsi a standard di sostenibilità entro il 2015. Per poter continuare ad avere rapporti commerciali con Sodexo, i fornitori dovranno rispettare gli standard MSC per il pescato o il BAP per i prodotti dell’acquacoltura.
Il WWF ha coinvolto molti soggetti industriali, tra cui anche Findus, nel programma dell’Aquaculture Stewardship Council. Findus, in particolare, ha iniziato dai salmoni e dai gamberetti.
Greenpeace ha da poco creato una guida semplice, gratuita e di rapida consultazione per tutti gli amici dell’ambiente, dal titolo “foreste a rotoli“. Si tratta di un breve vademecum ricco di consigli sull’acquisto di carta igienica, tovaglioli, asciugatutto e fazzoletti: una vera e propria lista di marchi, per ciascuno dei quali vengono segnalati:
Percentuali riciclate dopo il consumo
Percentuali di certificazione FSC (Forest Stewardship Council)
Anche leggere libri può far male all’ambiente. Soprattutto se la carta con cui sono stati prodotti ha contribuito senza responsabilità all’abbattimento di ettari ed ettari di foreste. Non volendo diventare noi tutti degli ignoranti e non volendo abbandonare il piacere della lettura un modo per frenare questo massacro ce lo suggerisce Greenpeace. L’associazione ha infatti stilato una classifica degli editori “buoni” e “cattivi”. L’occasione è stata il Salone Internazionale del Libro in corso a Torino fino al 17 maggio.
Per realizzare la graduatoria Greenpeace ha chiesto agli editori italiani informazioni sull’origine della carta che impiegano per produrre i loro libri. Purtroppo soltanto il 18% ha dichiarato di acquistare solo ed esclusivamente carta sostenibile aderendo al progetto dell’associazione “Editori amici delle foreste”. Da tempo infatti Greenpeace sta contattando in tutto il mondo scrittori e le loro aziende invitandoli a farsi portavoce della difesa dei polmoni della terra e a spostare tutta o parte della loro produzione su carta riciclata o su carta certificata Forest Stewardship Council (FSC). Ecco i nomi di questo 18% virtuoso: Bompiani, Dindi, Fandango, Foglio Clandestino, Gaffi, Hacca Edizioni, Il rovescio, Lonely Planet, Prospettiva, Edizione Ambiente e La Coccinella.
L’esterno del Samsung F268 e’ fatto di bioplastica derivata da cereali, all’interno e in tutti gli accessori non ci sono BFR (Brominated Flame Retardant) o PVC. Un segnale acustico avverte che al carica delle batterie e’ completa e che, quindi, l’apparecchio può essere staccato dalla corrente.
Queste due caratteristiche hanno convinto Greenpeace ad assegnare a questo modello (pensato per il mercato cinese) il premio di miglior cellulare dell’anno, con un punteggio di 5.45 su 10.
In generale, Greenpeace ha notato come molte case produttrici stiano adottando i criteri di risparmio energetico Energy Star, stiano eliminando le sostanze tossiche dagli apparecchi e curino di più il ciclo di vita dei loro prodotti. Nonostante l’impegno, il fatto che il vincitore abbia preso metà del punteggio disponibile lascia pensare che di strada da fare ce ne sia ancora molta.
Bisognerebbe lavarsi le mani dopo aver maneggiato i cavi con le lucine di Natale perché questi contengono un po’ di piombo. Lo consiglia Allan Green, il pediatra di cui parlavamo ieri, nel suo blog. Il piombo sarebbe presente nei cavi di PVC per renderli più resistenti all’usura e alle intemperie.
Il PVC è un polimero che degradandosi produce HCl (acido cloridrico) e per neutralizzare questo acido si usano sali metallici di Piombo, Calcio e Zinco (il Cadmio non si usa più in Europa perché tossico, ma altrove ne fanno uso). Questi stabilizzatori si legano all’HCl solo quando questo si forma e fino a quel momento restano intrappolati tra le molecole del polimero in cui sono stati aggiunti. Mettendosi in bocca un pezzo di PVC si potrebbe assorbire anche una piccola dose di piombo.
I produttori, dal canto loro, rassicurano dichiarando che, una volta incluso, il piombo usato per stabilizzare il PVC non è biodisponibile, il che significa che non migra dalla plastica alle sostanze con cui viene in contatto e non avvelena gli esseri viventi. Greenpeace smentisce, raccontando come la polvere proveniente dalla plastica invecchiata al sole sia un buon vettore per il piombo e possa essere inalata. I maggiormente esposti ad avvelenamento da piombo in questo caso sarebbero i bambini che utilizzano giocattoli di PVC lasciati per molto tempo all’aperto.
Scegliete voi di chi fidarvi, nel frattempo i soldatini di piombo andrebbero mandati in soffitta.
Il rispetto ambientale dovrebbe essere un dato di fatto: mi muovo, come persona e come azienda, valutando tra le variabili principali la mia impronta ecologica. Ancora non si tratta di un punto assodato, ma partendo da un post pubblicato qualche giorno fa e inerente i risultati della politica ambientale di Apple che ha portato la casa di Cupertino a produrre i suoi nuovi portatili con maggiore attenzione alla sostenibilità (consumo energetico ridotto, utilizzo di materie riciclabili come l’alluminio, l’assenza di Arsenico e PVC, …) sono contento di sottolineare come il fattore ambientale sia divenuto centrale nelle politiche aziendali e nelle attività di marketing&comunicazione, in particolare on-line.
Apple ha dunque presentato i nuovi Mac Book. Ha ricevuto critiche da parte di Greenpeace, fautrice della campagna Green my Apple, ma ciò che più ha attratto la mia attenzione è che qualche giorno la presentazione dei portatili, Dell si sia risentita di quanto affermato da Apple.
Bob Pearson, responsabile in Dell delle attività di blogging e di conversazioni interne e esterne all’azienda, ha scritto un post di fuoco condannando le azioni di Apple e quanto da essa dichiarato.
Il dirigente ha dichiarato “Fanno solo pubblicità, noi facciamo i fatti“.
La campagna di pressione Green my Apple ha dato qualche frutto: i nuovi MacBook consumano il 30% in meno dei modelli precedenti, non contengono Arsenico e PVC e sono quasi totalmente riciclabili. In particolare l’esoscheletro e’ fatto di alluminio, uno dei metalli più facilmente riciclabili. iPod e iPhone ora sono anch’essi senza arsenico (nel vetro dello schermo), senza mercurio (nel LED) e senza PVC nei cavi e nelle piastre interne.
Tra le novità dei nuovi MacBook, un sensore misura la luminosità del locale in cui lavorate e adatta automaticamente la luminosità dello schermo. Lo schermo funziona a LED, non a cristalli liquidi, cosa che permette un ulteriore risparmio di energia. L’imballaggio e’ stato ridotto del 41% in volume, incidendo positivamente sui costi economici ed ambientali di stoccaggio e trasporto. La Apple annuncia, in breve, di aver prodotto il migliore notebook in circolazione dal punto di vista ambientale.
Greenpeace non e’ ancora soddisfatta, dice di aver trovato del PVC nel cavo di alimentazione e si riserva di applaudire quando anche quello sarà stato sostituito. Ecogeek fa notare come produrre il case da un blocco di alluminio di cui si scartano i 4/5 non sia poi tanto ecologico.
La campagna ha l’obiettivo di richiedere ai delegati, tramite un invio di e-mail, il mantenimento della soglia di aumento del riscaldamento globale al di sotto dei 2 gradi centigradi. Continua a leggere: Tempo di agire contro il Global Warming
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Del mondo penso che sia un pò malandato ma sempre meravigliosamente sorprendente, specie quando...
Io infilo i pezzettini in una retina fine (quelle dell’aglio) e la uso come saponetta...
Io invece l’ultimo pezzetto sopravvissuto lo lascio seccare un pò sul termosifone e poi lo...
Interessante! :) personalmente però uso http://fuelmonitor.altervista. org/ per controllare i...
Ciao Simone, ottimo contributo…aggiungerei un appunto (potrebbe essere un idea per...