In Giardino non si è mai soli. Il diario di un giardiniere curioso di Paolo Pejrone.
E’ un libro dedicato agli amanti, anche non praticanti, del giardinaggio e delle piante in genere.
“Un giardino ed un giardiniere sono complici e in qualche modo amici.”
L’autore ci porta nel suo mondo fatto di silenzi, colori , odori e stagioni e ci parla di orti e giardini e piante dotati di un’anima. Gli esemplari più amati dall’autore sono descritti come esseri viventi con caratteristiche (caratteri) specifiche e esigenze a volte misteriose e mutevoli, tanto da sembrare dotate di personalità, tanto da dover essere ascoltate, oltre che amate.
Lo scorrere delle stagioni che ispira la struttura del libro influenza anche l’andamento della scrittura, delle suggestioni e degli episodi, vivaci come la primavera, accattivanti e sensuali come l’estate, nostalgici come l’autunno e duri come l’inverno.
Sognate di avere un giardino ma non sapete come fare?
Guardate con desiderio il parco abbandonato sotto casa ma non sapete da dove iniziare?
C’è chi ha deciso di rispondere a queste domande e non solo.
Nel novembre del 2010 viene pubblicata online la mappa di tutte le realtà verdi condivise nel comune di Roma : www.zappataromana.net.
La mappa, al sesto aggiornamento in meno di un anno, è frutto del lavoro di Studio UAP, riporta una fotografia attendibile di tutte le forme di gestione partecipata del verde presenti sul territorio romano e curate da associazioni consolidate. Il progetto si sviluppa con la diffusione attraverso il sito di Zappata Romana di una guida pratica e della documentazione necessaria per poter ottenere dal comune l’adozione gratuita di uno spazio verde.
Sotto il nome di Zappata Romana si nasconde un lavoro meticoloso di studio e di monitoraggio del territorio e delle esperienze di gestione condivisa degli spazi verdi che nasce dalla curiosità di esplorare e dalla volontà di comprenderne meccanismi ed i processi. Attenzione particolare è posta all’elemento della socialità come fondamentale nelle realtà di condivisione e gestione del verde sempre più frequenti sul territorio urbano.
Chi lavora la terra con le mani si sente meglio e risolve meglio i problemi grazie (suggeriscono alcune recenti ricerche scientifiche) ad un batterio: il Mycobacterium vaccae.
L’effetto benefico sull’umore dell’uomo delle attività all’aperto era già noto da tempo e per testare l’effetto di questo batterio Dorothy Matthews del Sage Colleges in Troy ha condotto un esperimento con dei topi. Quelli che ricevevano il batterio con la dieta riuscivano ad orientarsi in un labirinto molto più velocemente del gruppo di controllo e mostravano livelli di stress molto minori. L’effetto perdura per alcune settimane dopo l’interruzione della somministrazione e poi sparisce.
Per prima cosa occorre procurarsi semi adatti al clima e al suolo dove dovranno essere piantati. Se ne avete uno fidato, chiedete ad un amico naturalista di consultare per voi le carte fitosociologiche della zona che vi interessa. Ignorate i consigli dell’amico vivaista (mettere in natura gli ibridi da giardino non e’ una idee ecologicamente sensata). Se non avete amici competenti, fidatevi della natura: raccogliete voi stessi i semi delle piante spontanee che crescono in un’area vicina e simile a quella che vi interessa.
Le granate kabloom seedbom sono un concentrato di semi e terriccio con nutrienti per facilitarne l’attecchimento. Si lanciano in zone difficilmente accessibili (zone devastate da incendi, aree incolte o parchi urbani abbandonati) e si aspetta che la natura faccia il suo corso.
Chi si dedica al guerrilla gardening intende riempire di piante e fiori zone che ne sono prive. E’ una azione che, se fatta con criteri naturalistici, migliora l’ambiente e rasserena lo spirito di chi ci vive, umano o animale che sia. Per lanciare qualche pallina di semi serve poco tempo e pochissima attrezzatura (potete usare la fionda, se proprio ci tenete).
Se avete accesso all’area da rinverdire e se avete un manipolo di amici a cui non dispiace sporcarsi… mettete dei fiori nei vostri cannoni e divertitevi organizzando una battaglia a palle di fango!
Dare cibo agli uccelli selvatici durante l’inverno ne cambia le abitudini e ne devia l’evoluzione. Uno studio sulle capinere (Sylvia atricapilla) ha mostrato come alcuni di questi animali non migrino più verso la Spagna, ma vadano a svernare nel Regno Unito per nutrirsi di quanto la gente mette a loro disposizione nei giardini e fuori dalle case.
L’inversione della rotta migratoria delle capinere può essere stata facilitata da una lunga serie di inverni particolarmente miti nel Nord Europa, favorendo la sopravvivenza degli individui finiti fuori rotta per sbaglio. L’abitudine britannica di appendere distributori di cibo nei giardini ha permesso a questi dispersi di trovare abbastanza cibo.
Il successo di questa nuova località di svernamento e’ stato determinato anche dal fatto di essere più vicina ai luoghi di riproduzione. Le capinere che svernano in Britannia arrivano a reclamare il loro territorio nuziale prima di quelle che devono arrivare dalla Spagna. Trovando sul posto altre capinere provenienti dalle stesse zone, hanno finito per accoppiarsi e riprodursi in prevalenza tra di loro, dando origine ad una microevoluzione.
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“devi metterle incrociate, sennò ti parte via di lato. Poi tutta quella plastica che...
Del mondo penso che sia un pò malandato ma sempre meravigliosamente sorprendente, specie quando...
Io infilo i pezzettini in una retina fine (quelle dell’aglio) e la uso come saponetta...
Io invece l’ultimo pezzetto sopravvissuto lo lascio seccare un pò sul termosifone e poi lo...
Interessante! :) personalmente però uso http://fuelmonitor.altervista. org/ per controllare i...