Una recente ricerca britannica smentisce la teoria secondo la quale le piante sintetizzerebbero metano e sarebbero, quindi, una sorgente di gas climalteranti. Il gruppo di ricerca guidato da Ellen Nisbet ha dimostrato che le piante sarebbero solo il veicolo attraverso il quale il metano presente nel suolo riesce a raggiungere l’atmosfera.
Frank Keppler, del Max Planck di Mainz in Germania, aveva misurato le emissioni di metano da parte delle foglie di alcune piante, suggerendo l’esistenza di una via metabolica per la sintesi di questo gas.
L’allarme era stato lanciato a fine maggio dalla National Science Foundation, per essere ripreso da Jeremy Rifkin ad agosto su L’Espresso, ma oggi si parla di una vera e propria “bomba a tempo” per gli idruri di metano presenti nei ghiacci artici. Lo scioglimento del permafrost dell’Artico pone una minaccia enorme per il (clima del) pianeta, poiché il ghiaccio opererebbe come un tappo* per milioni di tonnellate di metano che, ricordiamo è un gas ad effetto serra 23 volte più potente della CO2.
I ricercatori sono a bordo di una nave che ha percorso tutta la costa settentrionale della Russia, rilevando fortissime concentrazioni di metano (anche 100 volte superiori ai livelli attuali) in vaste aree di migliaia di chilometri quadrati dell’Oceano Artico di fronte alle coste della Siberia.
Ormai sono in molti ad affermarlo: mangiare meno carne contribuirebbe a diminuire notevolmente le emissioni di CO2 nell’atmosfera. Ne abbiamo già parlato in passato citando il National Institute for Agricultural Technology dell’Argentina. Oggi è la volta della tesi dell’economista indiano Rajendra Pachauri, presidente del Gruppo intergovernativo di esperti delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (IPCC).
Lo scorso 8 settembre a Londra Pachauri ha presentato un documento dal titolo “Riscaldamento globale: l’impatto sui cambiamenti climatici della produzione e del consumo di carne”.
Secondo l’economista produrre 1 kg di carne ha tantissimi costi in termini ambientali: si emettono ben 36,4 chili di anidride carbonica; si rilasciano nell’ambiente sostanze fertilizzanti pari a 340 grammi di anidride solforosa e 59 grammi di fosfati. In pratica produrre un chilo di carne ha lo stesso impatto ambientale di un’auto media europea che percorre 250 chilometri!
Una vacca adulta emette, ogni giorno, dagli 800 ai 1000 litri di metano. Il metano e’ uno dei gas con più alto effetto serra di origine antropica e l’impatto della produzione della carne e dei latticini, oltre che sul consumo dei cereali sull’inquinamento delle riserve d’acqua, si sente anche in atmosfera.
A misurare le puzzette delle vacche e’ stato il National Institute for Agricultural Technology dell’Argentina, dove Guillermo Berro ha inventato lo “zaino per mucche”, equipaggiato per raccogliere e poter poi misurare il gas emesso quotidianamente dai bovini.
Si pensa che modificando la dieta dei bovini se ne possano ridurre le emissioni di metano fino al 25%. Silvia Valtorta, del National Council of Scientific and Technical Investigations, suggerisce un menu a base di trifoglio e alfa-alfa, invece del grano.
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“devi metterle incrociate, sennò ti parte via di lato. Poi tutta quella plastica che...
Del mondo penso che sia un pò malandato ma sempre meravigliosamente sorprendente, specie quando...
Io infilo i pezzettini in una retina fine (quelle dell’aglio) e la uso come saponetta...
Io invece l’ultimo pezzetto sopravvissuto lo lascio seccare un pò sul termosifone e poi lo...
Interessante! :) personalmente però uso http://fuelmonitor.altervista. org/ per controllare i...