Il nuovo spot Eni (Eni=Agip=Snam) punta all’etica di impresa e cerca di cancellare, come fossero tracce sulla sabbia, anni di nequizie. Il filmato, realizzato da realizzato da TBWA\Italia, si avvale della bravura a dipingere con la sabbia di Ilana Yahav.
Internazionalità e’ una parola interessante.
I popoli non si incontrano, semmai i loro territori vengono attraversati dai gasdotti, i loro mari dalle petroliere. Quando noi italiani li incontriamo di persona, gli altri si chiamano profughi ambientali e se non hanno un contratto di lavoro li respingiamo. Internazionalità per Eni significa essere una multinazionale che compra energia agli stranieri e la rivende agli italiani.
Eni, Agip, Esso e Shell bruciano il gas che non è economico trasportare fino ai mercati finali, causando danni ambientali e fregandosene della salute dei nigeriani che vivono intorno ai loro pozzi. La puntata del 7 giugno di Report ha puntato i riflettori sugli interessi commerciali europei, russi e cinesi dietro allo sfruttamento delle risorse di combustibili fossili in Africa.
Le compagnie petrolifere praticano il gas flaring nonostante scrivano sui loro siti web che per loro l’ambiente e la sostenibilità sono importanti. Le fiammate sono talmente grandi che si vedono dal satellite. Il problema è che è una parte di mondo dove raramente si guarda. Chi sa, non vuole vedere e non vuole che se ne parli.
Il limite per dismettere il gas flaring e’ scaduto e le compagnie petrolifere che estraggono petrolio nel Delta del Niger continuano a bruciare i gas. Bruciare sul posto i gas estratti insieme al petrolio (gas flaring) danneggia l’ambiente e la gente che abita vicino ai pozzi, per questo il governo nigeriano aveva fissato l’ennesimo limite entro il quale la pratica avrebbe dovuto essere sospesa.
In Nigeria si brucia il gas che non e’ economico trasportare fino ai mercati, ovvero il 40% di quello estratto. E’ economicamente conveniente per le compagnie, ma provoca malattie respiratorie croniche, cancro e sterilità agli abitanti della zona.
La Nigeria produce in questo modo 70 milioni di tonnellate di CO2 tante quante Norvegia, Svezia e Portogallo, senza avere l’apparato industriale, i trasporti e le case da riscaldare di questi Stati. Il gas bruciato nel mondo col gas flaring corrisponde al 30% di quello usato in Europa, secondo le stime di Friends of the Earth.
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“devi metterle incrociate, sennò ti parte via di lato. Poi tutta quella plastica che...
Del mondo penso che sia un pò malandato ma sempre meravigliosamente sorprendente, specie quando...
Io infilo i pezzettini in una retina fine (quelle dell’aglio) e la uso come saponetta...
Io invece l’ultimo pezzetto sopravvissuto lo lascio seccare un pò sul termosifone e poi lo...
Interessante! :) personalmente però uso http://fuelmonitor.altervista. org/ per controllare i...