Oggi parliamo di informazione e controinformazione: una battaglia di pubbliche relazioni fatta di spot, video virali, sentenze di tribunali e banner pubblicitari.
Lo spot televisivo con cui in questi giorni APP (Asian Pulp and Paper) tenta di ripulire la sua immagine e’ un esempio classico di greenwashing. Se APP fosse davvero “green” avrebbe il marchio FSC, che invece le e’ stato rifiutato proprio per la mancanza di credenziali ambientali.
Le assi di legno di un pavimento non devono per forza essere dei rettangoli geometricamente perfetti. E’ possibile, con l’aiuto di un CAD/CAM, utilizzare le assi non squadrate e far coincidere le curve naturali del legno.
L’idea di posare pavimenti con fughe non rettilinee e’ di una compagnia olandese, la Bolefloor, che ha applicato strumenti informatici alla risoluzione dell’enorme puzzle fatto da assi tutte diverse tra loro. Ogni asse viene accostata a quelle con profili simili, creando un effetto molto naturale. Quello che a mente sarebbe lungo e macchinoso, un computer può farlo per noi in pochi istanti.
Anche leggere libri può far male all’ambiente. Soprattutto se la carta con cui sono stati prodotti ha contribuito senza responsabilità all’abbattimento di ettari ed ettari di foreste. Non volendo diventare noi tutti degli ignoranti e non volendo abbandonare il piacere della lettura un modo per frenare questo massacro ce lo suggerisce Greenpeace. L’associazione ha infatti stilato una classifica degli editori “buoni” e “cattivi”. L’occasione è stata il Salone Internazionale del Libro in corso a Torino fino al 17 maggio.
Per realizzare la graduatoria Greenpeace ha chiesto agli editori italiani informazioni sull’origine della carta che impiegano per produrre i loro libri. Purtroppo soltanto il 18% ha dichiarato di acquistare solo ed esclusivamente carta sostenibile aderendo al progetto dell’associazione “Editori amici delle foreste”. Da tempo infatti Greenpeace sta contattando in tutto il mondo scrittori e le loro aziende invitandoli a farsi portavoce della difesa dei polmoni della terra e a spostare tutta o parte della loro produzione su carta riciclata o su carta certificata Forest Stewardship Council (FSC). Ecco i nomi di questo 18% virtuoso: Bompiani, Dindi, Fandango, Foglio Clandestino, Gaffi, Hacca Edizioni, Il rovescio, Lonely Planet, Prospettiva, Edizione Ambiente e La Coccinella.
Vendere acqua nel cartone tetrapak sarebbe più ecologico che in bottiglia. A questa conclusione sono arrivati alcuni giovani imprenditori del Michigan che hanno lanciato la Boxed Water (Acqua in scatola).
Il 90% di un cartone per alimenti e’ composto da materiali naturali rinnovabili, mentre il 100% di una bottiglia di plastica non lo e’. Certo, l’ideale resta sempre la brocca e il rubinetto, ma per quei pochi che l’acqua del rubinetto non la possono bere, averla in cartone potrebbe essere comodo.
ULTIMI COMMENTI
“devi metterle incrociate, sennò ti parte via di lato. Poi tutta quella plastica che...
Del mondo penso che sia un pò malandato ma sempre meravigliosamente sorprendente, specie quando...
Io infilo i pezzettini in una retina fine (quelle dell’aglio) e la uso come saponetta...
Io invece l’ultimo pezzetto sopravvissuto lo lascio seccare un pò sul termosifone e poi lo...
Interessante! :) personalmente però uso http://fuelmonitor.altervista. org/ per controllare i...