La Shell chiede scusa (per finta)

venerdì, 9 aprile 2010 a cura di lumachina
in: Comunicazione e cultura

La Shell si scusa con tutti gli abitanti del Delta del Niger per i molti anni di violazioni dei diritti umani, di cui la Shell assume la piena responsabilità – spiega Bradford Houppe, Vice-Presidente del Comitato Etico dell’impresa – Le operazioni di Shell nel Delta del Niger devono essere oggetto di una seria, approfondita e umile revisione.

La compagnia petrolifera e’ stata costretta a smentire gli elogi ricevuti per questa iniziativa perché era tutto falso.

Per far pressione sugli azionisti, in vista dell’assemblea generale del prossimo 18 maggio, un gruppo ambientalista inglese, The Yes Men, ha messo su un sito web ( www.shellapologises.com ) in cui annunciava al mondo questo passo.

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Marketing auto e pirateria stradale, c’è un nesso?

giovedì, 24 luglio 2008 a cura di Giancarlo
in: Auto e trasporti, Comunicazione e cultura

La pubblicità delle industrie automobilistiche promuove quasi esclusivamente i modelli più potenti e che emettono più CO2, andando così contro l’obiettivo comunitario che prevede la riduzione delle emissioni a 120 grammi di anidride carbonica al chilometro entro il 2012. Erano questi i risultati della prima indagine nazionale sul ruolo del marketing pubblicitario delle auto nella riduzione di emissioni di CO2, recentemente presentata da Amici della Terra e Wwf.

L’indagine analizza le pratiche di marketing pubblicitario messe in atto dalle case automobilistiche su giornali e televisioni, con riferimento al tema delle emissioni di CO2 dei modelli auto. Dai risultati emerge che la leva emozionale più utilizzata per la carta stampata è la convenienza economica (nel 67% dei casi), mentre per la tv si riscontrano più leve emozionali nello stesso messaggio, con una maggiore attenzione verso gli aspetti qualitativi dell’uso dell’auto rispetto a quelli economici: sicurezza (96%), prestazioni (93%), piacere di guida/comfort (93%). La leva ecologica è sistematicamente all’ultimo posto, con il 27% dei messaggi nel caso della televisione e l’8% sui giornali, dove l’informativa sui consumi e sulle emissioni di CO2 dei modelli appare in formati illeggibili e in scarsa evidenza rispetto alla comunicazione commerciale. Un risultato è che sette nazioni (tra cui l’Italia) saranno soggette a verifiche della Commissione Europea per (possibili) inadempienze degli organismi preposti all’attuazione della legge sull’informativa obbligatoria dei consumi e delle emissioni di CO2 nella pubblicità delle auto.

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