Il vento dava fastidio, rompeva le cose, scompigliava i capelli e la gente non lo amava. Un giorno cambiò tutto. Qualcuno lo accettò per quello che era, gli diede un lavoro, lo fece sentire utile. Il vento ora e’ felice.
Questa la storia raccontata nello spot, realizzato da Epuron in collaborazione con il ministero tedesco per l’ambiente, con lo scopo di presentare il vento come risorsa naturale da sfruttare.
Per farlo, hanno umanizzato il fenomeno naturale e lo hanno reso antipatico, pronto per essere redento dal mercato.
Si può migliorare l’efficienza di un campo di turbine eoliche applicando quanto scoperto sui vortici all’interno di un banco di pesci. I pesci, quando nuotano vicini e sincronizzati, sfruttano delle interferenze fluidodinamiche costruttive, ovvero usano a proprio vantaggio i vortici creati dai loro vicini.
Il campo sperimentale dell’università della California, dove le strategie dei pesci sono state applicate alla produzione di energia eolica, si chiama FLOWE (Field Laboratory for Optimized Wind Energy) e si trova a nord di Los Angeles. Robert Whittlesey e Sebastian Liska hanno studiato i rendimenti delle wind farm dotate di turbine ad asse verticale, scoprendo quali disposizioni spaziali interferiscono tra loro e quali, invece, migliorano la resa.
La mini turbina eolica si chiama Jellyfish (medusa), e’ alta meno di un metro, costerà 400 dollari e potrà produrre una media di 40 kWh al mese in zone moderatamente ventose. Sul sito di chi la propone negli USA (Clarian Technology) dicono che non sono necessari inverter, basta collegare una qualsiasi presa di corrente alla turbina (come fosse un tostapane) e la corrente fluirà da sola dove ce ne sarà richiesta.
Impianti identici in comuni diversi pagano tasse diverse. L’ICI (Imposta Comunale sugli Immobili) viene applicato anche ai campi eolici o alla produzione di fotovoltaico a terra quando la locale agenzia delle entrate li classifica come opifici in categoria D1. In altre città gli impianti ricadono nella categoria catastale E, cioè immobili con destinazioni speciali e di pubblico servizio, esenti da ICI.
Il valore catastale su cui si applica l’ICI viene calcolato a partire dal valore dell’investimento e ammonta al 5-7 per mille. Secondo i produttori di energia questa tassa scoraggia gli investimenti nel settore e andrebbe eliminata.
I posti migliori per sfruttare l’energia eolica sono segnalati nelle mappe e negli atlanti eolici d’Italia, compilati ed aggiornati da vari enti.
Un lettore (Golia) ci ha chiesto di trovarglieli in un commento sotto il post del congresso del GWEC (Global Wind Eneregy Council) e lo abbiamo fatto con piacere.
CESI e Dipartimento di fisica dell’Università degli studi di Genova propongono l’Atlante Eolico dell’Italia, con tavole che riportano le velocità medie annue a 25, 50 e 70 metri dal suolo, oltre alla producibilità specifica a 50 m.s.l.t..
L’ANEV (Associazione Nazionale Energia dal Vento) ha incluso nelle mappe anche i vincoli paesaggistici, architettonici, ambientali ecc… ed ha ottenuto dati interessanti su occupazione e produzione di energia elettrica possibile, specie in molte regioni del Sud Italia. Presentazione in pdf del potenziale eolico nazionale.
L’ISAC (Institute of Atmospheric Sciences and Climate del CNR di Roma) ha prodotto nel 2005 una mappa del Mediterraneo, ricavando i dati dei venti off shore (dove non esistono misure continuative) da modelli matematici di circolazione atmosferica.
Nel 2050 circa il 30% dell’energia di cui abbiamo bisogno potrebbe venire dal vento, queste le possibilità presentate nel “Global Wind Energy Outlook 2008″ a Pechino. Steve Sawyer, segretario generale del GWEC (Global Wind Energy Council), ha sottolineato come oggi l’ostacolo maggiore allo sviluppo del settore eolico siano l’inerzia dei governi e gli ostacoli burocratici.
La Vestas, che e’ la maggior installatrice di campi eolici al mondo, ha annunciato la campagna “Wind Power Works” per creare pubblico consenso intorno a questa fonte di energia rinnovabile. La campagna partirà il prossimo 1 dicembre dal sito www.windpowerworks.net. Carlos Gasco, di Iberdrola Renewables, ha invece evidenziato come l’adottare target di riduzione delle emissioni stringenti e non negoziabili crei la necessaria fiducia negli investitori.
Una ricerca della BES (British Ecological Society), pubblicata sul Journal of Applied Ecology, analizza l’impatto delle turbine eoliche sugli uccelli granivori della campagna britannica, giungendo alla conclusione che questi non sono messi a rischio. L’impatto sull’avifauna in altri ecosistemi e’ più controverso: ci sono studi che ne mostrano l’impatto negativo sui rapaci e sulle specie legate alle zone umide costiere.
Lo studio e’ stato fatto nei mesi invernali e non ha mostrato differenze di distribuzione delle specie in aree interessate dalla produzione di energia eolica. Gli stessi ricercatori però avvertono che sarebbe utile ripetere lo studio in estate, quando sia il comportamento degli uccelli che le aree da loro utilizzate sono diverse. Per ora, la conclusione della BES e’ che, dovendo scegliere, e’ meglio piazzare un campo eolico in campagna che in riva al mare.
E’ difficile non provare simpatia per Rosario Crocetta, sindaco di Gela, famoso per il suo impegno (reale) contro la mafia e per essere il primo sindaco gay d’Italia e ovviamente della Sicilia. Ma siccome la realtà è sempre controversa, la novità del giorno è che Crocetta ha deciso che Gela si opporrà al parco Eolico offshore pensato da Enel.
Ne da notizia il Corriere con un articolo abbastanza sbrigativo. Seguiremo la cosa e cercheremo di capire meglio che sta succedendo.
Democratic Ecology è il nome dell’oggetto che vedete nella foto.
Disegnata da Philippe Starck racchiude in se un’anima più utile del semplice, seppur accativante design. A detta dello stesso Philippe sembra che si sia stufato di progettare spremiagrumi futuristici e mille altri oggetti belli da vedere ma poco di più e così ha dato corpo alle sue convinzioni creando questa che altro non è che una turbina eolica.
Bella da vedere, utile e anche economica. La turbina dovrebbe infatti poter essere disponibile già a settembre ad un prezzo decisamente democratico: 400 € e dovrebbe, a detta dello stesso Philippe, fornire da 20 al 60% dell’energia normalmente utilizzata in casa, ma bisognerà aspettare i dati tecnici per avere maggiori certezze.
Tutti abbiamo sentito la novità: l’Italia tornerà all’atomo per far fronte al perenne rischio di blackout che minacciano le nostre abitudini di Homo tecnologicus.
Stranamente però la notizia non ha avuto lo scalpore che solitamente provoca un argomento controverso come questo, probabilmente perché le scalette dei tg lo hanno adombrato con sacchetti, pneumatici e barricate della situazione campana, molto più reale e palpabile del piccolo atomo. Continua a leggere: Nucleare: a chi serve il sogno atomico?
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