Continua la corsa di Google verso la green economy! Da Luglio 2010 la Google energy, società di Google dedicata al settore energetico, ha siglato un primo accordo per acquistare 114 megawatt di energia da un parco eolico situato nel nord Dakota e di proprietà della NextExtra, un’azienda che ha visto importanti investimenti da parte del motore di ricerca più famoso al mondo.
Dopo l’eolico è stata la volta dei biocarburanti, con un investimento di circa 20 milioni nella CoolPlanetBiofuels in California. Anche l’Europa ha potuto beneficiare degli investimenti verdi di Google: 3,5 miliardi di euro per costruire un impianto solare fotovoltaico da 18,65 MW di potenza esteso su circa 47 ettari di terreno in località Brandeburg an der Havel nei pressi di Berlino.
La scuola Santi-Exupery, nella città di Pantin (Dipartimento di Seine Saint Denis) è diventata la terza in Francia in grado di ottenere da fonti rinnovabili tutta l’energia per la sua autosufficienza. Si tratta di una scuola materna ed elementare che, con oltre 1.160 metri quadrati di pannelli solari, può generare elettricità per il suo funzionamento e anche una produzione addizionale.
In inverno il riscaldamento dell’edificio sarà prodotto da una pompa di calore acqua-acqua. Una ventilazione a doppio flusso garantirà, invece, la climatizzazione durante l’estate. Per ottenere questo risultato a questi sistemi è stato aggiunto un isolamento termico tramite tripli vetri e spessi muri. Nella realizzazione dell’edificio sono stati inoltre impiegati materiali naturali, come il pino marittimo per la facciata e la quercia per le scale.
Nasce un nuovo gioco da tavolo: Energy Empire. Gli ideatori sono Martina Manieli, Gianluca Carta e Giuseppe Nieddu, tre giovani laureati che spinti dalla passione per la scienza hanno dato vita non solo al gioco, ma anche ad un’associazione di promozione sociale il cui nome ScienzUp è già tutto un programma: lo scopo principale è quello di comunicare ed educare alla sostenibilità ambientale e per farlo si può ricorrere a diverse strategie, una di questa è proprio il gioco.
Energy Empire prende forma a conclusione di un master sulle energie rinnovabili organizzato nell’ambito del progetto T.E.R.S.O. (Talenti, Energia, Ricerca, Sviluppo, Organizzazione) finanziato dalla Fondazione per il Sudall’interno dei progetti per lo Sviluppo del capitale umano di eccellenza. Presentandosi come un mix tra Monopoli e Trivial Pursuit, nel gioco troviamo: un tabellone su cui è rappresentata l’Europa, Carte della Rinnovativita’, carte della Ricerca, carte Domande, Cartoncini dei Certificati Verdi, Tavola Pitagorica, Contagiri, Banconote degli Ecoins e un dado a dodici facce. I giocatori vanno da un minimo di due a un massimo di cinque e ognuno di essi rappresenta una Nazione.
Il nuovo datacenter di Yahoo di Lockport, NY, userà energia idroelettrica ricavata dalle cascate del Niagara. Il raffrescamento dei server sarà totalmente a ventilazione naturale, come nel caso di Google di cui parlavamo pochi giorni fa. Il raffrescamento naturale permette di risparmiare circa il 50% dell’energia, altrimenti usata per il condizionamento dell’aria.
Oltre a costruire questo nuovo impianto con buone basi di risparmio energetico e utilizzo di fonti rinnovabili, Yahoo ha in progetto di ridurre del 40% le emissioni di CO2 di tutte le sue strutture entro il 2014. Questo risultato sarà ottenuto per varie strade: aumentando l’efficienza dei server con il cloud computing, facendoli lavorare in edifici costruiti con criteri ecologici e usando energie rinnovabili.
Altra bella notizia, Yahoo e’ passata dalla compensazione (acquistava quote di emissione nel mercato) alla riduzione vera e propria.
Il CIP6 è una degli scandali più eclatanti che è stato creato e sostenuto dal governo italiano. Oggi siamo qui a presentarvi un’iniziativa che se avrà buon esito permetterà agli aderenti di riavere (e addirittura non pagare più) quella parte di bolletta destinata ai fantomatici CIP6.
Per anni siamo stati ingannati e ci hanno fatto credere che una parte delle nostre bollette fosse impiegata per la diffusione e incentivazione delle energie rinnovabili. Miliardi e miliardi di euro trasferiti dalle nostre tasche e regalati in buona parte a finte attività energetiche alternative come inceneritori e raffinerie.
Non c’è da stupirsi che dopo una tale colossale presa per il “culo” qualcuno si sia arrabbiato e abbia iniziato una battaglia legale contro il gestore della rete elettrica che si è appropriato “illegalmente” (a livello europeo) di una parte delle nostre bollette.
L’associazione diritto al futuro è promotrice e organizzatrice di questa battaglia giudiziaria in cui ogni aderente (intestatario di una bolletta di energia elettrica) potrà, anche grazie al loro supporto, sporgere denuncia presso il tribunale della propria città per riavere indietro i soldi versato nel CIP6 dal 2001 al 2007.
Ovviamente più persone aderiranno (il costo è di 10 euro) più questo tipo di campagna giudiziaria di massa avrà rilevanza (dopotutto senza class action ci si deve arrangiare in qualche modo).
Trovate tutte le informazioni sul sito dell’associazione DirittoAlFuturo.it
Perché non sfruttare le caratteristiche fisiche dei migliori nuotatori del mare per produrre energia elettrica con fonti rinnovabili? Questa e’ l’idea di base di Biostream, azienda neozelandese specializzata in energie rinnovabili.
Ispirandosi ad una pinna di squalo (o forse di tonno?) gli ingegneri hanno pensato di riprodurne il movimento sfruttando le correnti dei fondali marini, generando oscillazioni da convertire in rotazioni. Una dinamo trasformerà quest’energia cinetica in elettrica. Con torri da 15 metri d’altezza e pinne da 20 metri, il sistema può sviluppare dai 250kW ai 1000kW a seconda delle condizioni meteomarine e dei punti dove è installato.
Dalle bucce di banana sarebbe possibile ricavare dei mattoncini da bruciare per cucinare o per illuminare le abitazioni la sera, in Africa. L’idea e’ venuta a Joel Chaney, dell’università di Nottingham, che ha provato con successo a mischiare segatura di legno e i resti delle banane.
Le bucce sono state sminuzzate con un tritacarne a mano, mischiate alle foglie di banana, compresse con un sistema a bassa tecnologia e fatte seccare al sole. La banana e’ un ottimo collante e dopo due settimane si ottengono dei mattoncini che bruciano con costanza e con una buona resa calorica, meglio delle bucce secche.
In Rwanda si producono già vino e birra dalle banane, l’idea di utilizzare anche le bucce chiude bene il ciclo e alleggerisce il carico di lavoro della raccolta della legna. Oltre a permettere alle donne di usare in modo differente parecchie ore al giorno, il riutilizzo di questi scarti riduce la domanda di legname e la conseguente deforestazione.
Costruire un modellino di auto fotovoltaica e’ un ottimo modo per appassionare i ragazzi all’uso delle energie rinnovabili. Abbiamo intervistato due ragazzi che hanno fatto questa esperienza didattica e che si stanno preparando per la IAL Solar Cup.
Ciao, chi siete?
Siamo Vanessa e Matteo, alunni del 1° anno Operatore Elettrico/Elettronico, un corso di formazione professionale dello IAL CISL LOMBARDIA – Sede di Saronno (VA).
Che cos’è la IAL Solar Cup?
E’ una gara (sfida) d’automodelli ad energia solare, ideata dalla nostra classe. Si svolgerà il 13 giugno 2009, nel Parco del Lura, vicino alla sede della nostra scuola. Parteciperanno tutti gli alunni della nostra classe (1° Elettrico/Elettronico).
I 5,5 GW fotovoltaici in più, installati in Europa nel 2008, potrebbero essere seguiti da altri 7 GW nel 2009, secondo le stime dell’EPIA. Il settore e’ in crescita, sostenuto dalla domanda, nonostante la crisi che ostacola il finanziamento dei grandi impianti e nonostante il tetto posto ai finanziamenti dal governo spagnolo.
Tariffa fissa onnicomprensiva remunerativa e un interlocutore unico per le convezioni. Sono queste le agevolazioni approvate dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas a favore delle fonti rinnovabili fino a 1 MW di potenza (ad eccezione del fotovoltaico).
Come spiega l’Autorità stessa “la tariffa fissa onnicomprensiva, che comprenderà sia le componenti remunerative di mercato che quelle di incentivazione vere e proprie, sarà infatti garantita da un unico soggetto nazionale, il GSE (il Gestore dei Servizi Elettrici), e non più dai diversi distributori territoriali, in maniera frammentata. I produttori, potranno concludere con il GSE una convenzione di ritiro dell’energia elettrica immessa secondo procedure uniche per tutto il sistema elettrico nazionale, basate su specifiche tecniche verificate dall’Autorità. La tariffa fissa onnicomprensiva non si applica al fotovoltaico che usufruisce già da tempo di altri sistemi di incentivazione”.
Per gli impianti di potenza fino a 200 kW entrati in esercizio dopo il 31 dicembre 2007 prevista anche l’adesione al meccanismo di scambio sul posto, ovvero la possibilità di mettere da parte l’energia prodotta e consumarla in un momento differente da quello in cui avviene la produzione. Secondo l’Autorità lo scambio sul posto si traduce in un vero e proprio incentivo perché comporta semplificazioni e minori costi per i soggetti che vi aderiscono. E’ come se l’energia elettrica immessa in rete e successivamente ri-prelevata fosse stata prodotta e autoconsumata istantaneamente senza utilizzare la rete.
Fonte | Autorità per l’energia
Foto | candido33
L’asfalto delle strade si scalda al sole e si potrebbe recuperare quell’energia per farne corrente elettrica e/o per scaldare l’acqua. Si tratta di far passare dei tubicini qualche centimetro sotto la superficie dell’asfalto, dove si registrano le maggiori temperature e di inviarla poi a degli scambiatori o a un generatore termoelettrico.
L’idea del WPI (Worcester Polytechnic Institute) risolverebbe il problema di trovare spazio per la produzione di energie rinnovabili, evitando di modificare l’aspetto dei tetti o di ombreggiare i campi coprendoli di pannelli. Usare strade e parcheggi (specie quelli non troppo coperti dalle auto) come spazi per la produzione di energia sarebbe anche pratico, visto che circa ogni 12 anni la copertura di asfalto delle strade va comunque rifatta. Il togliere calore all’asfalto aiuterebbe ad abbassare la temperatura in città, dovuta in buona parte proprio al calore immagazzinato e rilasciato dalle superfici scure come le strade.
Mentre i grandi della terra discutono sui temi caldi dei cambiamenti climatici c’è chi dalle parole passa ai fatti: è Louis Palmer, professore svizzero che, dopo aver percorso 52.086 km e attraversato 38 Paesi con il suo taxi solare, ha concluso io suo viaggio lo scorso 4 dicembre a Poznan (in Polonia), sede della Conferenza internazionale sui cambiamenti climatici.
Si tratta di una piccolo auto con un rimorchio a tre ruote dove si trovano i pannelli solari. Con una sola ricarica può viaggiare per 300 chilometri a una velocità massima di 90 chilometri orari.
“Le auto solari sono una grande opportunità per il futuro – ha detto Palmer – perché ecologiche ed economiche”. Secondo il professore anche se il prototipo da lui guidato è costato quanto due Ferrari, se prodotto a livello industriale potrebbe essere proposto al mercato finale al costo di soli 13mila dollari.
Unico difetto: è ingombrante. Non credo che gli italiani comprerebbero un’auto del genere anche se costasse molto meno di 13mila euro.
IRENA (International Renewable ENergy Agency) offrirà supporto tecnico, economico e politico ai soggetti intenzionati a promuovere l’uso di energie rinnovabili, siano essi governi o privati. L’agenzia e’ nata sul modello di quella per il nucleare IAEA (International Atomic Energy Agency) ed e’ stata fortemente voluta, in Europa, da Germania, Spagna e Danimarca.
IRENA dovrebbe entrare in attività alla conferenza di Bonn sull’energia del 26 gennaio, favorendo la cooperazione internazionale, offrendo formazione, scambi di know-how e agevolando l’accesso ai finanziamenti sia per i privati che per i governi. Permetterà di ottimizzare i costi delle ricerche di mercato, organizzerà gli investitori, realizzerà un catalogo di buone pratiche, eviterà i doppioni. Nonostante le buone intenzioni, qualcuno ha dubitato dell’utilità di una nuova agenzia di questo tipo. In Italia, evidentemente, risulterebbe scomodo che un’altra voce si levasse per scoraggiare la costruzione di nuovi “termovalorizzatori” che producono più soldi che energia.
Nel 2015 le rinnovabili potrebbero essere la seconda fonte energetica, dopo il carbone. A dirlo e’ l”IEA, nel World Energy Outlook di cui parlavamo pochi giorni fa.
Commentando l’annuncio il Ministro parla di “scelta forte del Governo per le rinnovabili”, e precisa: “Riteniamo infatti che solare e fotovoltaico, assieme alle altre rinnovabili debbano essere in futuro parte integrante e rilevante del mix energetico dell’Italia del futuro, nell’ottica, perseguita anche attraverso la opzione nucleare”.
Molti europei sarebbero disposti a spendere di più pur di poter utilizzare energia ottenuta da fonti rinnovabili. In media, sarebbero disposti a vedere le bollette salire del 12.1% pur di usare energia verde. Questo dato emerge dal sondaggio dell’Eurobarometro di cui parlavamo ieri.
In particolare il 44% e’ disposto a pagare pur di avere energia prodotta senza emissioni di gas serra, il 30% non sgancerebbe un Euro in più e il 26% non sa o non risponde. Rispetto alla media europea, in Italia ci sono molti più indecisi: il 41% pagherebbe di più, il 16% e’ contrario, il 43% ci deve ancora pensare o non intende considerare il problema. L’Italiano medio sarebbe disposto a spendere l’11.9 % in più.
Un nuovo enorme parco eolico offshore sarà costruito nello stretto di Kattegat nel Mare del Nord, tra lo Jutland e l’isola di Anbolt. Il ministero danese del clima e dell’energia, Connie Hedegaard, ha espresso un particolare ringraziamento a tutte le forze politiche di diverso orientamento che hanno compreso l’importanza delle rinnovabili e hanno permesso al parlamento di approvare la costruzione di questo parco a grande maggioranza.
Non e’ ancora stato definito il numero esatto delle nuove turbine, che oscilla tra le 100 e le 150, che affolleranno il Mare del Nord. Si stima che da questo parco, il più grande del Paese, si potrà ricavare energia sufficiente per il fabbisogno di 400.000 abitazioni.
Jakob Lau Holst, direttore del DWIA (Danish Wind Industry Association) e’ convinto che l’eolico continuerà a crescere in Danimarca, permettendo alla nazione di rispettare gli impegni presi nell’ambito della Comunità Europea di ricavare il 30% dell’energia da fonti rinnovabili, entro il 2020.
ULTIMI COMMENTI
Geniale ! Soprattutto per chi non ha spazio !
Giusto, fanc*lo al PIL.
Molto carina come idea, la vedo un regalo perfetto per gli amanti della natura, è la prima...
Ciao Luca, interessante quello che dici sulla competizione femminile. In effetti nelle riviste...
mah…è un tema al quale ho pensato ultimamente, sul serio! sul fatto che la società...