Volare è sinonimo di libertà e sono sicuro che, anche tra gli ecolettori, commenti del tipo “Limitare i voli è limitare la libertà“, abbonderanno. Ma la risposta è già pronta: “Volare meno significa vivere meglio tutti, salvando il pianeta“. L’aviazione, è noto, ha un forte impatto sui cambiamenti climatici, emettendo gas ad effetto serra ad alta quota, dove l’effetto è molto maggiore (vedi).
Nel 2005, infatti, si stima che l’aviazione abbia contribuito tra il 3 e l’8 per cento sul totale delle emissioni ad effetto serra di origine antropica. Direte che è poco. Tuttavia, se le misure sono incerte, è strasicuro che la quota di danno del traffico aereo è destinata a crescere esponenzialmente nei prossimi anni (la parte del leone è del traffico aereo internazionale, con oltre il 60% delle emissioni totali).
Ormai sono in molti ad affermarlo: mangiare meno carne contribuirebbe a diminuire notevolmente le emissioni di CO2 nell’atmosfera. Ne abbiamo già parlato in passato citando il National Institute for Agricultural Technology dell’Argentina. Oggi è la volta della tesi dell’economista indiano Rajendra Pachauri, presidente del Gruppo intergovernativo di esperti delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (IPCC).
Lo scorso 8 settembre a Londra Pachauri ha presentato un documento dal titolo “Riscaldamento globale: l’impatto sui cambiamenti climatici della produzione e del consumo di carne”.
Secondo l’economista produrre 1 kg di carne ha tantissimi costi in termini ambientali: si emettono ben 36,4 chili di anidride carbonica; si rilasciano nell’ambiente sostanze fertilizzanti pari a 340 grammi di anidride solforosa e 59 grammi di fosfati. In pratica produrre un chilo di carne ha lo stesso impatto ambientale di un’auto media europea che percorre 250 chilometri!
La pubblicità delle industrie automobilistiche promuove quasi esclusivamente i modelli più potenti e che emettono più CO2, andando così contro l’obiettivo comunitario che prevede la riduzione delle emissioni a 120 grammi di anidride carbonica al chilometro entro il 2012. Erano questi i risultati della prima indagine nazionale sul ruolo del marketing pubblicitario delle auto nella riduzione di emissioni di CO2, recentemente presentata da Amici della Terra e Wwf.
L’indagine analizza le pratiche di marketing pubblicitario messe in atto dalle case automobilistiche su giornali e televisioni, con riferimento al tema delle emissioni di CO2 dei modelli auto. Dai risultati emerge che la leva emozionale più utilizzata per la carta stampata è la convenienza economica (nel 67% dei casi), mentre per la tv si riscontrano più leve emozionali nello stesso messaggio, con una maggiore attenzione verso gli aspetti qualitativi dell’uso dell’auto rispetto a quelli economici: sicurezza (96%), prestazioni (93%), piacere di guida/comfort (93%). La leva ecologica è sistematicamente all’ultimo posto, con il 27% dei messaggi nel caso della televisione e l’8% sui giornali, dove l’informativa sui consumi e sulle emissioni di CO2 dei modelli appare in formati illeggibili e in scarsa evidenza rispetto alla comunicazione commerciale. Un risultato è che sette nazioni (tra cui l’Italia) saranno soggette a verifiche della Commissione Europea per (possibili) inadempienze degli organismi preposti all’attuazione della legge sull’informativa obbligatoria dei consumi e delle emissioni di CO2 nella pubblicità delle auto.
Scegliere di spostarsi con i mezzi pubblici invece che con l’auto è meno inquinante. Questo si sa. Ma quanto meno inquinante? Qual è la quantità di CO2 che evitiamo di immettere nell’aria raggiungendo, ad esempio, il nostro luogo di lavoro con l’autobus invece che con il mezzo privato? L’Atac, l’azienda che gestisce a Roma il trasporto pubblico, offre sul suo sito un sistema di stima delle emissioni inquinanti evitate.
Il calcolo è costruito in termini parametrici utilizzando un algoritmo che si riferisce al parco medio delle vetture circolanti sul territorio romano e sul traffico totale, orario e giornaliero, nell’intera città.
Facciamoci due conti. Percorrendo in autobus 10 chilometri si risparmiano circa due chili di CO2. Ovvero quanto produce in media una famiglia di 4 persone in mezza giornata: circa 3,2 kwh. Oppure quattro ore di accensione contemporanea di otto lampade da 100 watt.
ULTIMI COMMENTI
“devi metterle incrociate, sennò ti parte via di lato. Poi tutta quella plastica che...
Del mondo penso che sia un pò malandato ma sempre meravigliosamente sorprendente, specie quando...
Io infilo i pezzettini in una retina fine (quelle dell’aglio) e la uso come saponetta...
Io invece l’ultimo pezzetto sopravvissuto lo lascio seccare un pò sul termosifone e poi lo...
Interessante! :) personalmente però uso http://fuelmonitor.altervista. org/ per controllare i...