La Banca degli investimenti finanzia le tecnologie pulite

martedì, 10 marzo 2009 a cura di lumachina
in: Politica ed economia

7 miliardi di prestiti al settore auto da parte della Banca Europea di Investimenti per studiare e produrre modelli ecologici. Ogni casa automobilistica potrà ricevere un massimo di 400 milioni di Euro.

Il piano per il sostegno economico all’Europa prevede quasi 9 miliardi di Euro per le fonti di energia pulita. Le cifre sono state annunciate nella conferenza annuale della Banca Europea degli Investimenti, che nel 2008 ha aumentato del 42% il gettito del prestito, soprattutto verso le piccole e medie imprese. Come forma di aiuto aggiuntiva, il procedimento per accedere ai prestiti e’ stato semplificato.

I progetti che potranno essere finanziati dovranno rispettare i regolamenti europei in materia ambientale. Per le auto questo significa ridurre le emissioni di CO2 ai famosi 120 g/km che sono stati rimandati, dilazionati, perdonati e raramente presi sul serio dalle case automobilistiche europee.

Via | BEI

Crisi economica e prezzi delle emissioni di CO2

lunedì, 15 dicembre 2008 a cura di lumachina
in: Politica ed economia

mercato delle quote di emissione al ribassoI prezzi delle quote di emissione di CO2 potrebbero scendere a 17 Euro la tonnellata nel 2009, rispetto ai 25 del 2008, secondo una proiezione della Deutsche Bank. I prezzi risentono della crisi e dell’ammorbidimento delle tappe di diminuzione delle emissioni di gas ad effetto serra. La domanda cala man mano che le industrie chiudono o riducono la produzione. Ci sono industrie che hanno bisogno di liquidità e quindi rivendono le quote che avevano acquistato in precedenza e industrie che avrebbero dovuto iniziare ad acquistare quote si sono viste regalare un bonus ancora per qualche anno.

La Deutsche Bank prevede che le emissioni della Germania si ridurranno del 10% rispetto al 2007 grazie alla chiusura di industrie dovuta alla crisi finanziaria. Probabilmente qualcosa di simile avverrà anche altrove, ma in Italia si stanno costruendo nuovi inceneritori, grandi emettitori di CO2, e la domanda di energia, prodotta bruciando di tutto, sembra voler continuare a crescere. Considerate anche che i prezzi di carbone e petrolio sono scesi, rendendo più allettante l’idea di bruciarli per ricavarne energia.

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GM si scusa per aver prodotto SUV inefficienti

martedì, 9 dicembre 2008 a cura di lumachina
in: Auto e trasporti, Comunicazione e cultura

GM chiede fiducia agli americaniI macchinoni proposti dalla General Motors erano inutilmente dispendiosi e sotto gli standard industriali, per cui la casa automobilistica sull’orlo del fallimento ha deciso di chiedere pubblicamente scusa agli Americani. GM ammette di aver tradito la fiducia dei suoi clienti quando ha disperso la sua attenzione nelle sottomarche, quando ha spinto troppo per la vendita di pick-up e SUV, lasciato che la qualità delle sue vetture scendesse sotto gli standard e proposto piani di compensazione che si sono rivelati insostenibili. Promette di aver imparato la lezione e che farà buon uso del prestito che riceverà dal governo.

Più auto ibride, più biocarburanti, motori a idrogeno, auto elettriche, più efficienza nei consumi e design più attraente. Queste le promesse industriali per il futuro, sommate all’impegno a proteggere l’ambiente (vagamente), a produrre auto che consumano meno (senza dare cifre), a ridurre la dipendenza energetica dall’estero (ancora senza dare cifre o tempi) a restituire il prestito con gli interessi (se l’economia riprende entro il 2011, altrimenti chissà).

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GM, Ford e Chrysler minacciano gli USA

mercoledì, 19 novembre 2008 a cura di lumachina
in: Auto e trasporti, Comunicazione e cultura

Il colosso dell’auto General Motors ha rilasciato su YouTube un video in cui spiega agli americani le conseguenze del crollo del mercato dell’auto. 3 milioni di posti di lavoro, il 4% del PIL e pure una minaccia alla sicurezza nazionale (se chiudono le grandi industrie chi potrebbe costruire carri armati al momento del bisogno?). GM dice: fate pressione sul governo perché ci dia altri 25 miliardi di dollari, altrimenti sono guai per tutti. Mi permettete di tradurre il messaggio?

Cari contribuenti, recentemente il nostro piano industriale ha fatto pena e stiamo per chiudere, dopo aver guadagnato miliardi e miliardi per molti anni. Abbiamo prodotto auto che vi facevano consumare più benzina di altre. Abbiamo cercato di impedire le importazioni di macchine più economiche dall’estero. Abbiamo cercato di impedire al governo di mettere leggi di protezione della salute pubblica e dell’ambiente che limitassero le emissioni dei nostri motori. Abbiamo fallito.
Ora, invece di pensare ai fatti vostri, a come risparmiare o a come usare un mezzo pubblico, aiutateci a continuare come prima.

Certo, e’ vero che il crollo del mercato dell’auto negli USA avrà delle conseguenze sociali, ma se lo Stato avesse a cuore il benessere di tutti i cittadini, non solo di quelli che producono auto, destinerebbe quei 25 miliardi di dollari allo sviluppo delle tecnologie verdi, che potrebbero creare posti di lavoro senza inquinare tanto quanto le vecchie auto nazionali. Ford, General Motors e Chrysler hanno bisogno di quei soldi per la liquidità di cassa, bruciata dalla crisi finanziaria, non per migliorare la produzione, come da precedenti accordi.

Via | L’occhio di Romolo e GMnext

Ford, GM e Chrysler chiedono 50 miliardi al governo USA

lunedì, 10 novembre 2008 a cura di lumachina
in: Auto e trasporti, Comunicazione e cultura

calano le vendite di automobili in AmericaFord, General Motors e Chrysler hanno venduto meno auto e, invece di migliorare la loro produzione per andare incontro agli interessi del pubblico che preferisce altre marche che consumano meno, chiedono aiuto al governo. Il governo, ricattato dalla minaccia di 3 milioni di licenziati, ha preso in considerazione l’idea di dar loro 25 miliardi di dollari più altri 25 per uno speciale fondo per aiutarli a sviluppare motori più puliti ed efficienti.

Il prestito a basso interesse di 25 miliardi promesso da Bush a fine settembre avrebbe dovuto essere usato per il miglioramento tecnologico, ma le case automobilistiche lo vogliono incamerare per appianare le loro mancanze di cassa. Per questo ne hanno chiesto il raddoppio. Ora, perché i guadagni sono privati e le perdite pubbliche?

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La Cina chiede teconologia per ridurre le emissioni

giovedì, 30 ottobre 2008 a cura di lumachina
in: Scienza e tecnologia

La Cina ha cambiato strategia politica nei confronti del cambiamento climatico, ammettendo il proprio ruolo come grande emettitrice di gas serra. La Cina riconosce che le sue emissioni sono dovute alla richiesta energetica dovuta alla grande produzione di beni (molti dei quali esportati in occidente). Il governo cinese pone sul tavolo delle trattative la difficoltà di abbandonare il carbone in tempi brevi e chiede aiuti tecnologici per “inverdire” la sua produzione.

La Cina, in questo momento di crisi, ha acquisito dei vantaggi nei nostri confronti. I prodotti a basso costo cinesi sono quelli maggiormente ricercati dalla gente che tira la cinghia: i governi avranno maggiori difficoltà di prima a imporre dazi protezionistici. I dazi hanno aiutato le industrie europee, ma comportano anche un aumento dei prezzi dei beni sul mercato che la popolazione e’ ora meno disposta ad accettare.

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Barroso: nessuna flessibilità sul pacchetto clima

mercoledì, 15 ottobre 2008 a cura di lumachina
in: Politica ed economia

La commissione europea non concede deroghe sul pacchetto climaJosé Manuel Barroso, presidente della Commissione Europea, risponde negativamente alle richieste di dilazionare o ammorbidire gli obbiettivi del pacchetto clima, sottoscritto lo scorso anno anche dall’Italia. A chiedere di non dedicare al clima le attenzioni pattuite erano stati, tra gli altri, Stefania Prestigiacomo, nostro ministro per l’ambiente, e Andrea Ronchi, ministro delle politiche comunitarie.

I cambiamenti climatici non sono un aperitivo o un digestivo che prendiamo solo se ci sentiamo bene. Si tratta di una sfida, un vero problema che non scompare a causa della crisi finanziaria. Non facciamo ora, rispetto ai cambiamenti climatici, lo stesso errore che fu fatto con la crisi finanziaria, ovvero non affrontare in tempo il problema.

Barroso concede la flessibilità necessaria, ma non accetta scuse o tentennamenti da parte degli Stati membri. Gli impegni presi vanno rispettati e, anzi, in momenti difficili come questi si dovrà anche calcolare uno sforzo supplementare. Nel fine settimana Barroso incontrerà Bush e cercherà di convincere il presidente americano ad impegnarsi nella stessa battaglia.

Via | Commissione Europea
Foto | openDemocracy

La crisi finanziaria e le spese ambientali

martedì, 14 ottobre 2008 a cura di lumachina
in: Politica ed economia

per salvare le industrie allentiamo il pacchetto clima dell'EuropaAnche Stefania Prestigiacomo, ministro dell’ambiente, pare dell’idea di Andrea Ronchi di sfruttare la crisi finanziaria globale per ridurre l’impegno italiano nel taglio delle emissioni inquinanti e clima-alteranti. La scusa ufficiale per non rispettare gli impegni del pacchetto clima è che ci sono meno fondi disponibili e che, comunque, se anche si facesse qualcosa quel qualcosa non sarebbe abbastanza.

Se l’Italia applicasse i limiti alle emissioni che l’Europa vuole imporre, contribuirebbe per lo 0,3 per cento alla riduzione del gas serra globale. L’Europa nel suo complesso, per il due per cento.

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La crisi finanziaria costa meno della deforestazione

sabato, 11 ottobre 2008 a cura di lumachina
in: Politica ed economia

crisi economica e deforestazione5 miliardi di servizi ambientali persi ogni anno per via della deforestazione sono un danno peggiore della crisi della finanza mondiale, che al massimo ne ha bruciato uno e mezzo. Lo dice un economista della Deutsche Bank, Pavan Sukhdev, a capo del progetto TEEB.

Il programma di studio TEEB (The Economics of Ecosystems & Biodiversity) è stato lanciato per avere dei dati su cui i governi possano confrontarsi nel 2010, quando si discuteranno le misure da adottare per fermare la perdita di biodiversità in atto in tutto il mondo.

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