Al via le traversate oceaniche con il kite della SkySail per risparmiare sui carburanti

lunedì, 22 febbraio 2010 a cura di PiccoloSocrate
in: Auto e trasporti

Kite sulle navi cargo !

Da diversi anni si parla del sistema di propulsione SkySails per le grandi navi: un immenso kite fissato a prua permette di sfruttare la potenza dei venti per le traversate oceaniche e ridurre i consumi di carburante. Lo scorso ottobre, la società tedesca omonima detentrice del brevetto ha siglato un accordo con la connazionale Parlevliet, la più grande azienda di pesca, per installare la propulsione automatizzata-kite sui pescherecci oceanici.

Ad oggi non è possibile stimare l’effettivo risparmio permesso da un sistema di 160mq perché le prestazioni dipendono dalle condizioni meteo-marine e dalla diffusione dell’idea su tutta la flotta; secondo quanto riporta il CEO di Parlevliet & Van der Plas, il servizio dovrebbe essere operativo entro fine febbraio 2010.
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Stelle e ricci di mare sono pozzi di carbonio

lunedì, 11 gennaio 2010 a cura di lumachina
in: Natura ed ecologia

stella di mare, immagazzina CO2 nel suo esoscheletroAlcuni animali marini agiscono come efficientissimi pozzi di carbonio, sequestrando anidride carbonica e fissandola in carbonato di calcio.

Le stelle e i ricci di mare hanno uno scheletro calcareo e per costruirselo sottraggono CO2 al loro ambiente. Quando questi animali muoiono, il loro scheletro resta sul fondo del mare, imprigionando la CO2 in modo stabile.

Mario Lebrato, nella sua tesi di biologia marina, ha stimato il contributo degli echinodermi (oloturie, ricci e stelle di mare) nel ciclo della CO2 in mare in 0,1 gigatonnellate all’anno. Le emissioni umane sono di circa 5,5 gigatonnellate, da cui si evince che questi animali hanno un ruolo significativo nel ciclo del carbonio.

Ovviamente il contributo degli echinodermi, come quello di tutti gli organismi dotati di conchiglia carbonatica stimato, a seconda delle fonti, tra le 0,4 e le 1,8 gigatonnellate di CO2 all’anno, potrebbe essere vanificato dall’acidificazione degli oceani e conseguente dissoluzione dei gusci.

Via | Nature
Foto | bradspry

Annullata la carbon tax francese: era incostituzionale

mercoledì, 30 dicembre 2009 a cura di lumachina
in: Politica ed economia

Una tonnellata di CO2 sarebbe dovuta costare 17 Euro ai francesi a partire dal prossimo primo gennaio, ma la nuova tassa e’ stata dichiarata incostituzionale e quindi non entrerà in vigore. Il motivo? La carbon tax proposta e’ ingiusta e inefficace.

Ad essere esentate dalla tassa erano le industrie responsabili della maggior parte delle emissioni come centrali termoelettriche, raffinerie e cementifici, in pratica il 93% delle emissioni industriali. Questo significava che, oltre a non avere praticamente effetto dal punto di vista della lotta al cambiamento climatico, creava una disparità nella pressione fiscale. La carbon tax sarebbe stata pagata dai cittadini sotto forma di aumenti del riscaldamento e dei carburanti, per un totale di 4,3 milioni di Euro all’anno.

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Alberi artificiali per togliere CO2 dall’aria

giovedì, 27 agosto 2009 a cura di lumachina
in: Scienza e tecnologia

alberi artificiali come geoingegneria per ridurre i cambiamenti climaticiIl prototipo di un albero artificiale attuale è grande come un container da trasporto e può rimuovere anidride carbonica dall’atmosfera con una efficienza migliaia di volte maggiore dello stesso volume di piante.

Un albero artificiale prodotto in serie costerebbe 20mila dollari e attualmente potrebbe assorbire una tonnellata di CO2 al giorno (si prevede che presto potrà raggiungere le 10 tonnellate). Al Regno Unito ne servirebbero 100mila. L’ideale sarebbe mettere gli alberi artificiali vicino alle strade trafficate e nelle zone industriali, dove potrebbero intercettare la CO2 appena emessa. La CO2 deve venir poi stoccata, ed è questo il problema maggiore. Supponendo di usare i giacimenti petroliferi esauriti, il costo di confinamento potrebbe essere di 30 dollari alla tonnellata.

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Lanciato OCO, il satellite per la CO2

martedì, 24 febbraio 2009 a cura di lumachina
in: Scienza e tecnologia

oco, satellite NASA per i gas serra

OCO (Orbiting Carbon Observatory) misurerà dallo spazio i pozzi e le sorgenti di CO2 e i dati raccolti potranno essere usati per migliorare l’accuratezza delle previsioni sui cambiamenti climatici.

Le misure da satellite permettono di raccogliere dati relativi a zone in cui non sarebbe facile raccoglierli di persona, ovvero nelle parti meno abitate del pianeta. Molte stazioni meteo usate fino ad ora sono infatti vicine alle città, dove storicamente avevano sede gli istituti di ricerca.

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L’impatto ambientale di Google

martedì, 13 gennaio 2009 a cura di Alberto Marzetta
in: Comunicazione e cultura, Scienza e tecnologia

impronta ecologica di google Ogni ricerca, query in gergo, effettuata tramite Google corrisponde a un’emissione di 7 grammi di CO2 nell’ambiente.

E’ quanto emerge da una ricerca presentata dal fisico Alex Wissner-Gross dell’università di Harvard divenuta notizia tramite un articolo comparso domenica 11 gennaio sul Times. Non sono certamente i 7 grammi di CO2 a spaventare. Ogni ricerca ha un impatto marginale. E’ tuttavia sufficiente pensare che ogni giorno Google eroga oltre 200 milioni di query per comprendere che le infrastrutture tecnologiche e i data center che le rendono possibili emettono nell’ambiente 1,4 tonnellate di anidride carbonica!.
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Ronchi sul clima: cara Europa, preferiamo fare soldi

mercoledì, 8 ottobre 2008 a cura di lumachina
in: Politica ed economia

per salvare le industrie allentiamo il pacchetto clima dell'EuropaL’Europa ha un pacchetto di misure per fronteggiare i problemi climatici e di inquinamento che il governo italiano preferirebbe non adottare, o almeno non tutto, non subito, non nei termini previsti. Il ministro delle politiche europee Andrea Ronchi vorrebbe “maggiore tempo e flessibilità per non strangolare l’economia italiana”.

“Sul CO2 non ci siamo proprio. Abbiamo detto che per noi questi parametri sono inaccettabili. Chiediamo una riflessione e che capiscano quali sono le nostre esigenze. Non si può firmare un pacchetto che è un corpo contundente alle nostre industrie”.

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Sondaggio: gli Europei vogliono dei limiti alle emissioni delle automobili

martedì, 2 settembre 2008 a cura di Giancarlo
in: Auto e trasporti

La maggior parte degli Europei ritiene che il modo migliore per abbattere le emissioni delle automobili sia obbligare i costruttori farle meglio. E’ questo, in estrema sintesi il risultato di un sondaggio svolto da TNS per conto di Friends of the Earth Europe. I risultati, alla vigilia del voto del Parlamento Europeo sui limiti di emissione obbligatori per le auto, rivelano che l’87% dei cittadini ritiene urgente o molto urgente imporre una riduzione del 25% dei consumi (e quindi della CO2) alle case automobilistiche; il 25% di riduzione è equivalente a 120 grammi di CO2/km.

Il sondaggio è stato condotto su un campione di 5000 persone, in Francia, Germania, Italia, Spagna e Regno Unito. Quasi la metà degli intervistati (il 46%) ritiene l’introduzione di limiti vincolanti ai costruttori sia il modo migliore per ridurre le emissioni, prima degli incentivi fiscali (27%) e della promozione di automobili a basso consumo di carburante mediante una migliore informazione (13%). Inoltre, circa due terzi (64%) dei cittadini credono che tali misure saranno utili per l’economia nazionale poiché, spendendo meno per il carburante, si avranno più soldi per acquistare altro.

I consumi, dopo il prezzo, sono il fattore più importante per il 64% degli intervistati, nella scelta di un’automobile; la sicurezza è al secondo posto (37%) e il rispetto dell’ambiente al terzo (26%). Al riguardo, da segnalare due brutti dati italiani: 1) che l’auto sia “environmentally clean” è importante solo per il 7% degli intervistati; 2) nel “bel paese”, il 13% si dichiara “non preoccupato” per il costo del carburante sul budget familiare, rispetto al 6% in media europea, il 3% in Germania, lo 0% in Spagna, il 4% in Francia e il 9% nel Regno Unito.

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Marketing auto e pirateria stradale, c’è un nesso?

giovedì, 24 luglio 2008 a cura di Giancarlo
in: Auto e trasporti, Comunicazione e cultura

La pubblicità delle industrie automobilistiche promuove quasi esclusivamente i modelli più potenti e che emettono più CO2, andando così contro l’obiettivo comunitario che prevede la riduzione delle emissioni a 120 grammi di anidride carbonica al chilometro entro il 2012. Erano questi i risultati della prima indagine nazionale sul ruolo del marketing pubblicitario delle auto nella riduzione di emissioni di CO2, recentemente presentata da Amici della Terra e Wwf.

L’indagine analizza le pratiche di marketing pubblicitario messe in atto dalle case automobilistiche su giornali e televisioni, con riferimento al tema delle emissioni di CO2 dei modelli auto. Dai risultati emerge che la leva emozionale più utilizzata per la carta stampata è la convenienza economica (nel 67% dei casi), mentre per la tv si riscontrano più leve emozionali nello stesso messaggio, con una maggiore attenzione verso gli aspetti qualitativi dell’uso dell’auto rispetto a quelli economici: sicurezza (96%), prestazioni (93%), piacere di guida/comfort (93%). La leva ecologica è sistematicamente all’ultimo posto, con il 27% dei messaggi nel caso della televisione e l’8% sui giornali, dove l’informativa sui consumi e sulle emissioni di CO2 dei modelli appare in formati illeggibili e in scarsa evidenza rispetto alla comunicazione commerciale. Un risultato è che sette nazioni (tra cui l’Italia) saranno soggette a verifiche della Commissione Europea per (possibili) inadempienze degli organismi preposti all’attuazione della legge sull’informativa obbligatoria dei consumi e delle emissioni di CO2 nella pubblicità delle auto.

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-50% di emissioni, ma nel 2050

martedì, 8 luglio 2008 a cura di lumachina
in: Politica ed economia

il G8 discute di tagli alle emissioni a TokyoAl G8 in corso a Tokyo si parla di riduzioni di emissioni con la tranquillità di chi ha deciso di rimandare le azioni serie e si e’ lavato le mani del problema immediato. Gli USA, giusto per fare un esempio classico, hanno rifiutato qualsiasi obbiettivo di medio periodo, qualsiasi appuntamento di verifica in cui portare dei risultati concreti.

I grandi del G8 hanno trovato la scappatoia per ridurre gli sforzi da fare: le riduzioni non si misureranno a partire dai livelli del 1990, come da Protocollo di Kyoto, ma da quelli del 2000. E’ bastato omettere l’anno di riferimento dal documento in cui si sottoscriveva l’impegno a tagliare le emissioni.

Via | BBC
Foto | mujitra

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