La British Petroleum offre contratti da 250 $ all’ora a scienziati che studino la macchia d’olio nel Golfo del Messico e che stiano zitti, non pubblichino le loro ricerche e non ne discutano i risultati coi colleghi. Silenzio assoluto per almeno tre anni.
Gli scienziati dovranno minimizzare i danni all’ecosistema marino nella causa legale contro la BP: il Natural Resources Damage Assessment. Scienziati che non possono pubblicare i propri risultati fanno perdere prestigio e finanziamenti ai dipartimenti in cui lavorano. Questo mette in difficoltà anche i loro colleghi.
A complicare il problema ci si e’ messo pure il NOAA, che sta secretando una mole gigantesca di dati raccolti intorno alla marea nera. L’assurdo e’ che la BP li può vedere, il resto del mondo scientifico no, in quanto si tratta di prove in un processo legale in corso.
Avrebbe dovuto eliminare tutto il petrolio riversato in mare, ha giurato di ripulire i litorali contaminati delle coste americane, invece la British Petroleum copre, insabbia letteralmente tutto. La BP aveva messo subito a tacere l’opinione pubblica con una campagna di “intenti” a suon di spot in rete e pubblicità sotto varie forme. Continua a leggere: La BP beccata a coprire il petrolio invece che eliminarlo
Come arginare una chiazza di caffè sul tavolo da lavoro dei vertici della British Petroleum?
Si potrebbe gettare della spazzatura sul tavolo o aspettare un po’ di tempo e vedere se il problema si risolve da solo. Proprio come quando si rompe una piattaforma petrolifera nel Golfo del Messico.
Un attimo di umorismo, al lunedì mattina, serve per non demoralizzarsi. Sappiamo tutti quanto siano gravi i problemi di cui parleremo più avanti e sappiamo tutti che occorre rimboccarsi le maniche, ma ragazzi, lasciamoci rincuorare da un po’ di (macabro) umorismo, prima di metterci seriamente al lavoro!
Dar fuoco al petrolio nel Golfo del Messico potrebbe evitare guai peggiori alle coste della Louisiana, dove si trova anche l’area protetta del delta del Mississippi. Con incendi controllati si potrebbe bruciare tra il 50 e il 95% del petrolio galleggiante. Attualmente la chiazza ha un perimetro di 970 km, immaginate quindi i problemi logistici posti dal suo contenimento. Che cosa possono fare le 50 unità navali al lavoro nella zona?
Il petrolio disperso in mare tende a venire a galla, essendo più leggero dell’acqua, ma questa migrazione verticale e’ rallentata dalle correnti e dalle stratificazioni termiche dell’acqua. Quando raggiunge la superficie, crea uno strato impermeabile agli scambi gassosi e, in pratica, soffoca gli organismi che vivono sott’acqua. Quelli che non muoiono soffocati pagheranno le conseguenze del bioaccumulo, ovvero del concentrarsi delle sostanze tossiche e cancerogene nella catena alimentare. In mare aperto vivono meno organismi di quanti abitino le coste, per questo si cerca di fermare la chiazza prima che arrivi a terra.
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“devi metterle incrociate, sennò ti parte via di lato. Poi tutta quella plastica che...
Del mondo penso che sia un pò malandato ma sempre meravigliosamente sorprendente, specie quando...
Io infilo i pezzettini in una retina fine (quelle dell’aglio) e la uso come saponetta...
Io invece l’ultimo pezzetto sopravvissuto lo lascio seccare un pò sul termosifone e poi lo...
Interessante! :) personalmente però uso http://fuelmonitor.altervista. org/ per controllare i...