Ogni volta che si deposita un sacchetto con deiezioni canine nell’apposito cestino, si attiva il wi-fi nell’area circostante. Tanto maggiore il contenuto depositato, tanto più lungo sarà il periodo messo a disposizione per andare on line.
La nuova campagna pubblicitaria di Terra, un internet provider, punta a coinvolgere i possessori di cani urbani allettandoli con dei tecno-cestini collegati alla stazione wireless disseminati in 10 parchi di Mexico City.
Kamut, un marchio spacciato per varietà di grano riscoperta, ha fatto arricchire la famiglia Quinn proprietaria della società Kamut International Ltd.
Questo è uno di quei casi in cui la realtà supera la fantasia, perché l’azienda in questione ha portato avanti una campagna marketing in cui sosteneva che il kamut fosse il “grano del faraone”, risvegliato e ricoltivato. Nel 1949 un aviatore americano di nome Earl Dedman, di stanza in Portogallo, riceve una manciata di semi giganti da un collega che li aveva comprati in Egitto da qualcuno che gli aveva detto di averne trovati i semi in una tomba faraonica. Incuriosito, manda i semi a casa sua e da quel momento in poi il “grano del faraone” viene coltivato in Montana. Passano vari anni in cui l’interesse commerciale per questa varietà resta molto scarso fino a quando il marketing non fa il miracolo.
La storia vera
In realtà l’azienda si è appropriata del Frumento orientale o Grano grosso o Khorasan (Triticum turgidum ssp. turanicum), registrandolo con il nome commerciale di Kamut.
Il khorasan è originario della fascia compresa tra l’Anatolia e l’Altopiano iranico (da qui Khorasan nome di una regione dell’Iran). Nel corso dei secoli si è diffuso sulle sponde del Mediterraneo orientale, dove in aziende di piccola scala è sopravvissuto all’espansione del frumento duro e tenero. Inoltre un tipo di Khorasan, la Saragolla, viene coltivato tra Lucania, Sannio e Abruzzo. Ergo il Khorasan nelle tombe dei faraoni è stata solo una storiella di fantasia, seppur di successo. Tra l’altro la germinabilità del frumento decade dopo pochi decenni.
Oggi parliamo di informazione e controinformazione: una battaglia di pubbliche relazioni fatta di spot, video virali, sentenze di tribunali e banner pubblicitari.
Lo spot televisivo con cui in questi giorni APP (Asian Pulp and Paper) tenta di ripulire la sua immagine e’ un esempio classico di greenwashing. Se APP fosse davvero “green” avrebbe il marchio FSC, che invece le e’ stato rifiutato proprio per la mancanza di credenziali ambientali.
Maschietti, non rasatevi tutti i giorni, risparmierete tantissima acqua (e noi continueremo ad usare l’acqua che voi risparmiate per fare la birra).
Il motto della campagna e’ “fanne crescere una, salvane mille” dove con una si intende la barba e con mille si intendono i galloni di acqua risparmiati.
Questo il messaggio della nuova campagna di Budweiser per la giornata mondiale dell’ambiente, il prossimo 5 giugno. Non vi nascondo il mio disappunto.
Lo scorso anno Anheuser-Busch, proprietaria di Budweiser, ha convinto 1200 dipendenti a non radersi per tutta la settimana intorno al 5 giugno e per quest’anno, oltre ad estendere l’invito ai consumatori, anche annunciato una donazione di $150,000 in favore di River Network, destinati alla salvaguardia di ambienti naturali nelle 12 città americane dove si trovano i suoi stabilimenti.
Il sacchetto di patatine completamente biodegradabile delle SunChips fa “troppo rumore” secondo i consumatori, ma la ditta produttrice non cede al ricatto del mercato e alle pressioni dei video pubblicati su YouTube dai ragazzi che non sentivano la TV quando ci mangiavano le patatine davanti.
Consolare le donne scontente della propria vita sessuale e’ un business mondiale. Non se ne occupano i gigolò, ad inventare nuove malattie per vendere nuove medicine sono le case farmaceutiche che dopo il successo del viagra cercano di conquistare l’altra metà del cielo. Questa la tesi di Ray Moynihan nel suo libro “Sex, Lies and Pharmaceuticals”.
Ricordate la pubblicità delle creme per la pelle a buccia d’arancia? Fino a pochi anni fa la cellulite era un inestetismo, ora e’ una malattia. Una donna normale ha un budget da destinare al proprio aspetto e lo divide tra prodotti per i capelli, per la faccia, per regolare il peso, eccetera a seconda di quelli che ritiene essere i suoi punti deboli. Volendo far scalare posizioni alle creme per un certo problema, bisogna far diventare “serio” quel problema: un inestetismo lo puoi trascurare, una malattia meglio di no.
La cellulite e’ stata promossa in blocco. Non solo la cellulite seria, quella che richiede un medico, anche quella per cui non serve capire nulla di circolazione e basta la terza media per vendere un cosmetico.
Lo snow branding e’ un modo di “timbrare” la neve con un marchio, utilizzata questo inverno nel Regno Unito. L’idea mi piace molto di più del volantinaggio: non si sprecano materiali (a parte il timbro, che può essere riusato) e il messaggio si scioglie insieme alla neve di cui era composto.
L’impatto zero di questa operazione pubblicitaria e’ stato uno dei motivi che ne ha favorito la diffusione. La campagna e’ stata ideata dai creativi del Curb, per il britannico Extreme Sports Channel, ed e’ stata messa in pratica in 350 punti di Londra.
Si è conclusa al recente Motor Show di Bologna l’iniziativa “Vota il futuro. Scegli l’ambiente” attraverso la quale Mercedes-Benz ha chiesto alle persone quale secondo loro sia il passo successivo da fare sulla via della mobilità sostenibile della casa di Stoccarda.
L’iniziativa, proprio come un’elezione primaria, ha previsto l’espressione di un voto di preferenza inerente sei diversi percorsi/progetti di mobilità sostenibile creati dallo staff e dai collaboratori di Mercedes. In cambio Mercedes ha promesso la realizzazione del progetto più votato inserendolo tra le iniziative chiamate TrueBlueSolutions.
Il colosso dell’auto General Motors ha rilasciato su YouTube un video in cui spiega agli americani le conseguenze del crollo del mercato dell’auto. 3 milioni di posti di lavoro, il 4% del PIL e pure una minaccia alla sicurezza nazionale (se chiudono le grandi industrie chi potrebbe costruire carri armati al momento del bisogno?). GM dice: fate pressione sul governo perché ci dia altri 25 miliardi di dollari, altrimenti sono guai per tutti. Mi permettete di tradurre il messaggio?
Cari contribuenti, recentemente il nostro piano industriale ha fatto pena e stiamo per chiudere, dopo aver guadagnato miliardi e miliardi per molti anni. Abbiamo prodotto auto che vi facevano consumare più benzina di altre. Abbiamo cercato di impedire le importazioni di macchine più economiche dall’estero. Abbiamo cercato di impedire al governo di mettere leggi di protezione della salute pubblica e dell’ambiente che limitassero le emissioni dei nostri motori. Abbiamo fallito.
Ora, invece di pensare ai fatti vostri, a come risparmiare o a come usare un mezzo pubblico, aiutateci a continuare come prima.
Certo, e’ vero che il crollo del mercato dell’auto negli USA avrà delle conseguenze sociali, ma se lo Stato avesse a cuore il benessere di tutti i cittadini, non solo di quelli che producono auto, destinerebbe quei 25 miliardi di dollari allo sviluppo delle tecnologie verdi, che potrebbero creare posti di lavoro senza inquinare tanto quanto le vecchie auto nazionali. Ford, General Motors e Chrysler hanno bisogno di quei soldi per la liquidità di cassa, bruciata dalla crisi finanziaria, non per migliorare la produzione, come da precedenti accordi.
Il CiAl (Consorzio imballaggi Alluminio) è on-air su La7 e Mtv, con un nuovo spot che illustra come l’alluminio si possa riciclare infinite volte. Il CIAL propone di riciclare e riusare l’alluminio perché esso non perde le sue caratteristiche lavorazione dopo lavorazione (a differenza della carta, ad esempio) e la qualità del nuovo prodotto è identica a quella dei prodotti da cui deriva. Per questa caratteristica il riciclato si definisce alluminio secondario, in quanto non è possibile parlare, per definizione, di riciclo vero e proprio.
Greenpeace usa uno spot divertente per dire stop alla deforestazione.
Lo spot, proiettato alla Notte dei Pubblivori il 24 e 25 ottobre scorso a Milano, è di Greenpeace Messico e ci mostra un boscaiolo che torna a casa dopo una giornata passata ad abbattere alberi e, classica delle scene, per fare una sorpresa alla compagna, entra in casa senza far rumore. Ma la sorpresa la fa lei a lui, è a letto con un… orso! Il video sicuramente ci fa fare una risata per poi condurci diretti, attraverso il colpo di scena finale, al messaggio: un albero tagliato che reca offesa alla Natura è come una donna non amata: è in grado di prendersi le proprie rivincite e di farci soffrire! Continua a leggere: Contro la deforestazione Greenpeace sceglie il sorriso (anche)
Entrare nei centri urbani a fare pubblicità con un furgone e’ diventato difficile per “colpa” dei blocchi del traffico e delle zone a traffico limitato. La pubblicità non può restare lontana dal suo pubblico e si adegua, caricando slogan, immagini e ragazze su furgoncini elettrici.
Multy Eko Publicity si propone come soluzione al problema e nel sito in cui spiega i suoi punti di forza leggo che il veicolo elettrico serve: “per far arrivare materiale e informazioni pubblicitarie negli inespugnabili centri storici e nelle zone a traffico limitato delle nostre città. Un vero e proprio cavallo di troia ecologico, grazie alla sua propulsione elettrica, …”.
L’Azienda Trasporti Milanese ha in corso una campagna promozionale per i mezzi pubblici che prende bonariamente in giro i luoghi comuni sulle auto. Il primo dei quali e’ che a prendere la propria macchina si risparmi tempo. Il centro di Milano e’ decentemente servito dai mezzi pubblici e indecentemente sprovvisto di parcheggi, tanto che si stima che un terzo delle auto circolanti stia girando intorno alla propria destinazione, cercando un posto dove fermarsi.
ULTIMI COMMENTI
Geniale ! Soprattutto per chi non ha spazio !
Giusto, fanc*lo al PIL.
Molto carina come idea, la vedo un regalo perfetto per gli amanti della natura, è la prima...
Ciao Luca, interessante quello che dici sulla competizione femminile. In effetti nelle riviste...
mah…è un tema al quale ho pensato ultimamente, sul serio! sul fatto che la società...