100 km in 20 anni: la fuga delle farfalle dal clima troppo caldo

giovedì, 19 gennaio 2012 a cura di lumachina
in: Natura ed ecologia

Le farfalle scappano dal caldo più velocemente degli uccelli.

In Europa, le temperature medie si sono spostate verso nord di 250 km in 20 anni. Gli uccelli che trovano ottimali quelle temperature si sono spostati di soli 37 km, mentre le farfalle sono riuscite ad inseguire le loro condizioni di vita ideali fino a metà strada, ovvero 111 km.

Gli ecosistemi non si spostano alla stessa velocità delle temperature perché ogni specie che li compone ha la sua propria velocità di adattamento. Le farfalle, ad esempio, hanno un ciclo vitale breve e ogni generazione conquista un po’ di terreno. Gli uccelli hanno invece la tendenza a riprodursi per più anni di seguito sempre nella stessa zona, quella che hanno conquistato da giovani.

Questi dati sono stati analizzati dal professor Åke Lindström della Lund University in Svezia e pubblicati sull’ultimo numero di Nature.

Continua a leggere: 100 km in 20 anni: la fuga delle farfalle dal clima troppo caldo

Summit di Durban: non sempre la fretta è cattiva consigliera

venerdì, 9 dicembre 2011 a cura di Francesca Casiraghi
in: Politica ed economia

siccità“Manca il senso d’urgenza”, ecco come la BBC descrive i primi giorni della Conferenza sul Clima che quest’anno si tiene a Durban, in Sud Africa.  La crisi economica e le difficoltà dell’euro zona  portano in secondo piano le questioni climatiche e sacrificano la partecipazione di un importante interlocutore nella lotta ai cambiamenti climatici come è sempre stata l’Europa.

Il summit di Durban, alle porte del 2012, anno di conclusione del Protocollo di Kyoto, è in ritardo anche rispetto al non entusiasmante summit dell’anno scorso, svoltosi a Cancun.

Il processo di accordo verso un nuovo vincolante patto tra nazioni è di nuovo bloccato da un piccolo numero di stati responsabili però di una larga fetta delle emissioni globali di CO2. Questo gruppo è composto da Cina, India, Brasile e Usa, a cui fa capo quasi il 50% delle emissioni.

Dall’altra parte esiste però una coalizione di Paesi pronti a stabilire nuovi impegni che coprano tutte le nazioni e che entrino in vigore il prima possibile. Questa include i Least Developed Countries (LDC), l’Alliance of Small Island States (AoSIS), l’Unione Europea e alcuni paesi dell’America Latina.

Continua a leggere: Summit di Durban: non sempre la fretta è cattiva consigliera

L’olio di palma e’ un biocarburante peggiore del petrolio

mercoledì, 9 novembre 2011 a cura di lumachina
in: Energia e carburanti

biodiesel fatto con olio di palma indonesianoI biocarburanti tanto decantati nelle fiere sulla mobilità sostenibile fanno tanto male al clima quanto i carburanti derivati dal petrolio.

A questa conclusione sono giunti i ricercatori dell’università di Leicester dopo aver terminato la prima grande ricognizione della letteratura scientifica esistente in materia mai stata fatta.

Non si sono limitati a mettere insieme i risultati, hanno messo sotto osservazione i criteri scientifici con cui sono stati trattati i dati delle emissioni di CO2 dalle coltivazioni di palma da olio nel sud-est asiatico, dati su cui sono basate le politiche comunitarie, visto che una buona parte degli oli aggiunti alle benzine in Europa vengono dalle palme dell’Indonesia.

Continua a leggere: L’olio di palma e’ un biocarburante peggiore del petrolio

Cosa pensano gli italiani di come cambia il mare

mercoledì, 14 settembre 2011 a cura di lumachina
in: Comunicazione e cultura

sondaggio sui cambiamenti dell'ambiente costiero“I danni li avremo noi, ma e’ colpa di qualcun altro e il governo non sta facendo abbastanza.” Questo il succo delle preoccupazioni degli italiani riguardo al degrado delle coste dovuto a inquinamento, erosione, cambiamenti climatici e invasioni di specie aliene.

Il programma CLAMER (Climate Change Impacts in the Marine Environment) ha misurato le opinioni di 10mila europei in materia e i risultati sono sorprendenti. I danni dovuti al consumo di frutti di mare inquinati o contaminati da batteri portati dal caldo sono di vari milioni di euro, ma largamente sottostimati dal pubblico. (Chi ne parla viene accusato di terrorismo mediatico e di rovinare l’industria turistico-gastronomica).

Innanzitutto si vede come, a differenza di quanto martellato dai mezzi di comunicazione di massa, il gruppo maggiore (31%) degli intervistati ritiene che i maggiori problemi dell’umanità siano la povertà (intesa come mancanza di cibo e di acqua), seguita dai cambiamenti climatici al 18%. Il terrorismo internazionale e la crisi economica su cui si stanno spendendo le maggiori forze politiche e finanziarie internazionali sono al primo posto solo per il 16 e il 12% delle persone normali.

Continua a leggere: Cosa pensano gli italiani di come cambia il mare

165 argomenti usati dai negazionisti del clima

mercoledì, 15 giugno 2011 a cura di lumachina
in: Comunicazione e cultura, Scienza e tecnologia

tesi degli scettici sui cambiamenti climaticiLa lista di affermazioni che trovate su skeptical science rappresenta l’armamentario dialettico dei negazionisti, ovvero di quegli opinionisti che negano la responsabilità umana nei cambiamenti climatici.

Ci trovate le risposte alle affermazioni più comuni come “ai tempi dei romani faceva più caldo di ora” e anche “e’ colpa del vento solare” per finire con “la CO2 non e’ un inquinante” (questa ultima frase era nello spot di una multinazionale del petrolio di qualche tempo fa).

Potete leggere le affermazioni in ordine tassonomico, raggruppate per posizione ideologica in progressione dal negazionismo al catastrofismo disperato ovvero: i cambiamenti climatici non esistono, se esistessero non sarebbe colpa nostra, se esistessero e fosse colpa nostra comunque non sono negativi, se anche fosse colpa nostra e fossero un problema ormai e’ troppo tardi per fare qualsiasi cosa.

Continua a leggere: 165 argomenti usati dai negazionisti del clima

Ammazzare dromedari per diminuire le emissioni di CO2 in Australia

venerdì, 10 giugno 2011 a cura di lumachina
in: Natura ed ecologia

dromedari selvatici ed emissioni di metano L’idea di aprire la caccia al dromedario per scopi “ecologici” e’ del governo australiano e la motivazione e’ semplice: i cammellidi sono ruminanti che emettono metano, il metano e’ un gas ad elevato effetto serra, abbattendo tutti i dromedari riduciamo le emissioni climalternati.

La proposta di far rientrare lo sterminio di 1,2 milioni di dromedari tra i mezzi per ricevere finanziamenti pubblici (i crediti di carbonio previsti dalla Carbon Farming Initiative) viene dalla Northwest Carbon, che ha calcolato che per ogni dromedario abbattuto si risparmierebbe una tonnellata di CO2 all’anno.

Continua a leggere: Ammazzare dromedari per diminuire le emissioni di CO2 in Australia

Temperatura più alta, raccolti più scarsi

martedì, 24 maggio 2011 a cura di Francesca Casiraghi
in: Natura ed ecologia, Salute e alimentazione

cambiamenti climatici e prezzo degli alimentiNonostante nei supermercati abbondino e li consideriamo alimenti poveri, i cerali diventeranno nel prossimo futuro i protagonisti di una delle tante sfide globali che ci attendono.

Il climate change sta già minacciando la produzione agricola, lo dice un articolo pubblicato su The Economist del 5 maggio scorso “Hindering harvests”. Tre ricercatori, D. Lobell, J. Costa-Roberts della Stanford University e W.Schlenker della Columbia University hanno potuto concludere che l’aumento delle temperature e l’abbassamento delle precipitazioni (il mondo in generale è sì diventato più umido, ma le pioggia sono sempre meno abbondanti in molti territori pianeggianti dedicati all’agricoltura) si possono già dichiarare cause dirette dell’abbassamento della produzione agricola. Continua a leggere: Temperatura più alta, raccolti più scarsi

Scienziati: usate parole semplici!

giovedì, 5 maggio 2011 a cura di lumachina
in: Comunicazione e cultura, Scienza e tecnologia

linguaggio scientifico per la divulgazioneQuando si parla di clima alla gente bisogna usare parole semplici e sforzarsi per farsi capire. “Causato dall’uomo” e’ molto più efficace di “antropogenico”.

Robert Corell ha rivolto questo appello ai suoi colleghi scienziati riuniti in un congresso a Copenaghen e James White della University of Colorado ha ribadito che concentrarsi troppo sui dettagli può mettere fuori fuoco l’attenzione sui problemi globali. “Quando mettiamo più gas serra in atmosfera diventa più caldo” viene recepito meglio che “Un aumento di concentrazione di NOx, CH4 e CO2 in atmosfera e’ correlato ad una variazione termodinamica del sistema”.

Il problema comunicativo degli scienziati e’ che devono saper parlare lingue diverse per rivolgersi a due o più pubblici differenti: i loro colleghi conoscono i termini tecnici e sono interessati ai dettagli, sanno contestualizzare un risultato e sanno gestire l’incertezza intrinseca della scienza. La gente che legge i giornali ha conoscenze molto più superficiali, non riesce a comprendere gli ordini di grandezza e a valutare se un numero e’ molto grande o molto piccolo e percepisce il margine di errore come insicurezza. Lo scienziato e’ tranquillo e sicuro del suo margine di errore, ma l’uomo della strada elabora questo messaggio come “non posso fidarmi di questa informazione perché non e’ precisa” e preferisce ascoltare chi parla usando dogmi granitici espressi con parole d’uso comune.

Continua a leggere: Scienziati: usate parole semplici!

Rischio inondazioni? Aumenta insieme al clima che cambia

martedì, 22 febbraio 2011 a cura di Francesca Casiraghi
in: Natura ed ecologia, Scienza e tecnologia

rischio idrogeologico e cambiamenti climaticiLa notizia è finalmente chiara: l’aumento del rischio di inondazioni è direttamente collegato al global warming. Con un articolo pubblicato la settimana scorsa sulla rivista Nature, “Increased flood risk linkes to global warming”, Quirin Schiermeier spiega che la probabilità di piogge abbondanti e pericolose sarebbero raddoppiate con l’aumento dei livelli dei gas ad effetto sera.

L’articolo accoglie due importanti risultati che provengono da due studi prodotti dall’Università di Edimburgo e dall’Università di Oxford. Il primo, la cui autrice Gabriele Hegerl è climatologa presso l’Università scozzese, compara i dati proveniente da stazioni meteorologiche dell’emisfero nord del pianeta con simulazioni delle precipitazioni eseguite in otto modelli climatici.  “Ora possiamo dire con certezza”, spiega la professoressa Hegerl, “che l’aumento dell’intensità delle precipitazioni nell’ultima metà del ventesimo secolo non può essere spiegata da stime di variazioni del clima locale”.

Continua a leggere: Rischio inondazioni? Aumenta insieme al clima che cambia

Nanoparticelle d’argento: tolgono l’odore, ma aggiungono gas serra

venerdì, 4 febbraio 2011 a cura di lumachina
in: Scienza e tecnologia

nanoparticelle deodorantiLe nanoparticelle di argento vengono aggiunte ai vestiti per deodorarli.

Ammazzano i microorganismi che sguazzano nel sudore e, dopo un passaggio in lavatrice, le nanoparticelle killer se ne vanno a spasso per l’ambiente, lasciandosi dietro una scia di morte.

Quando le acque reflue cariche di nanoparticelle di argento arrivano nel terreno, ne abbattono la carica microbica. Senza microbi, i processi naturali del suolo si alterano e il sistema emette una maggiore quantità di gas serra. I ricercatori del Bernhardt Lab della Duke University hanno calcolato emissioni di NOx 4 volte superiori nei settori irrigati con acqua all’argento.

Continua a leggere: Nanoparticelle d’argento: tolgono l’odore, ma aggiungono gas serra

Articoli precedenti »
Ecowiki.it
eFFeLLe edizioni