L’effetto rebound non vanifica l’efficienza energetica

venerdì, 25 gennaio 2013 a cura di lumachina
in: Energia e carburanti

etichetta dell'efficienza energeticaHa senso risparmiare energia se poi quella stessa energia viene usata altrove? Le tecnologie efficienti ci mettono a disposizione auto ibride che consumano poco al km, ma poi le usiamo per andare più lontano o spendiamo i soldi risparmiati in altri apparecchi che a loro volta consumano poco, ma che concorrono a innalzare il totale.

L’effetto rebound e’ noto in economia da molto tempo. Storicamente, quando si e’ trovato un modo efficiente di usare il carbone, la domanda di carbone e’ aumentata. L’efficienza potrebbe quindi avere effetti deleteri sulla riduzione delle emissioni e sulla lotta ai cambiamenti climatici.

I risultati di una ricerca congiunta delle università di Yale, della California e dell’U.S. Environmental Defense Fund mostrano che il rebound non vanifica del tutto il risparmio e per calcolarlo sono stati considerati quattro tipi di rebound. Il primo e’ il caso diretto visto prima: l’apparecchio (auto, lavatrice, …) consuma di meno, quindi lo usiamo di più. Il secondo parte dal presupposto che se anche mantenessimo limitate le abitudini di utilizzo degli apparecchi efficienti, ci ritroveremmo con dei soldi risparmiati che potremmo spendere in altri apparecchi (mi compro l’asciugatrice, tanto ho tutti gli elettrodomestici di classe A…).

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Bioedilizia CasaClima come antidoto alla catastrofe

venerdì, 11 gennaio 2013 a cura di lumachina
in: Bioedilizia ed ecodesign, Comunicazione e cultura

conferenza stampa casaclima

Abbiamo a disposizione dati e proiezioni sui cambiamenti climatici, sappiamo che cosa dobbiamo fare, l’inerzia che ci frena sono le abitudini e la pressione sociale. Ne possiamo uscire facendo massa critica ed esponendo le buone pratiche quotidiane al pubblico.

Alla conferenza stampa di presentazione della prossima edizione di CasaClima si e’ parlato di come la bioedilizia sia uno dei settori più incisivi per tradurre in azioni concrete la volontà di azione ecologica e di come risponde la società alla mole di informazioni sul clima oggi disponibile.

Luca Mercalli ha snocciolato una serie di fatti ormai noti anche al grande pubblico:

  • il 30% di quello che si produce in Europa viene sprecato (materie prime, energia, …)
  • l’Italia spende ogni anno 60 miliardi per approvvigionarsi di energia all’estero. Isolando meglio i nostri edifici riusciremmo a risparmiare soldi da impiegare altrove
  • l’Italia vive in uno stato di perenne debito ecologico, 4,5 volte al di sopra della biocapacità territoriale e questo debito ecologico perenne ci rende fragili e dipendenti dall’estero
  • nel 2050 avremo bisogno di 3 pianeti per vivere, stiamo intaccando il patrimonio naturale oltre la sua capacità di rigenerarsi
  • siamo ormai al di là della soglia critica che ci avrebbe permesso di limitare i danni del cambiamento climatico, ormai non si parla più di mitigazione, ma di strategie di adattamento a quello che verrà.

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Non credo ai cambiamenti climatici perché voto a destra

lunedì, 8 ottobre 2012 a cura di lumachina
in: Politica ed economia

Lo schieramento politico conta più della scuola quando si tratta di capire i cambiamenti climatici.

I repubblicani rispondono più o meno sempre nello stesso modo (no) quando si chiede loro se i cambiamenti climatici sono o no indotti dall’uomo, sia che abbiano lasciato la scuola da ragazzini sia che abbiano un dottorato. I democratici che hanno studiato di più, invece, sono più convinti della fondatezza delle cause antropogeniche di quelli che hanno studiato di meno. Forse dipende dalle differenze nello sviluppo di varie parti del loro cervello.

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La gente e’ stufa dei cambiamenti climatici?

mercoledì, 6 giugno 2012 a cura di lumachina
in: Comunicazione e cultura

Tra il 2002 e il 2010 lo scetticismo degli americani riguardo ai cambiamenti climatici e’ aumentato e anche da noi l’argomento non fa notizia. Forse non sappiamo gestire la paura del cambiamento e preferiamo distogliere l’attenzione.

All’aperitivo a Rio (+20) di ieri sera il giornalista Emanuele Bompan invitava i colleghi presenti a riportare a galla i temi della conferenza sullo sviluppo sostenibile di Rio, di cui si sta parlando molto poco. Accogliamo l’invito volentieri e, cercando di capire se sono i lettori a snobbare gli articoli sui cambiamenti climatici, eccovi una ricerca della Yale University School of Forestry su come sta cambiando la percezione che gli statunitensi hanno della faccenda.

Nel 2002 un americano su cinque pensava allo scioglimento dei ghiacci quando gli si nominava il riscaldamento globale. Otto anni dopo, nel 2010, quell’immagine e’ sparita da metà di quelle teste. Idem per chi pensava alle inondazioni o all’alzarsi del livello del mare. Le preoccupazioni per i livelli di ozono si sono ridotte a un terzo.
I negazionisti, ovvero coloro che negano l’esistenza del problema climatico, sono triplicati.

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I pollini aumentano nelle città di tutta Europa

venerdì, 20 aprile 2012 a cura di lumachina
in: Salute e alimentazione

Aumentano i pollini in Europa, specialmente in città.

Curiosamente, l’aumento della quantità di pollini che si misura nelle aree urbane e’ di tre volte maggiore di quanto accade in campagna. Il fatto che in città ci siano sempre più persone a soffrire di allergie stagionali, non e’ quindi un caso.

Le città hanno un microclima più caldo, secco e polveroso delle campagne e questo peggiora le cose.

La professoressa Annette Menzel della Technische Universitaet Muenchen ha monitorato la produzione di polline in 13 Stati europei, controllando alcune centinaia di serie storiche e rilevando un trend crescente di 1% all’anno in zone rurali e del 3% in zone urbanizzate.

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I disoccupati non credono più ai cambiamenti climatici

mercoledì, 14 marzo 2012 a cura di lumachina
in: Politica ed economia

scende il consenso sui cambiamenti climaticiIn tempi difficili per l’economia la gente crede di meno ai cambiamenti climatici.

Quando il tasso di disoccupazione era al 4,5%, circa il 60% degli statunitensi era convinto che i cambiamenti climatici stavano avvenendo. Pochi anni dopo, con la disoccupazione al 10%, i convinti erano scesi al 50%.

Gli scienziati che monitorano l’accettazione pubblica dei rapporti sul clima sanno che alcuni fattori condizionano la credibilità delle previsioni scientifiche. Ad esempio la gente prende (erroneamente) il tempo meteorologico come modello degli andamenti del clima. Si crede più facilmente ai cambiamenti climatici se in quel preciso momento si sta sperimentando sulla propria pelle il freddo o il caldo. Chi vive sempre in ambienti climatizzati non si preoccupa più di tanto.

Se i problemi sono troppo difficili da capire, allora la strategia più facile e’ delegare lo studio e la risoluzione ad altri. L’importante e’ che non ci costringano a cambiare abitudini, a rinunciare ad agi e comodità e che non ci chiedano soldi. Basta votare qualcuno che ci promette tutto questo e il problema e’ risolto.

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100 km in 20 anni: la fuga delle farfalle dal clima troppo caldo

giovedì, 19 gennaio 2012 a cura di lumachina
in: Natura ed ecologia

Le farfalle scappano dal caldo più velocemente degli uccelli.

In Europa, le temperature medie si sono spostate verso nord di 250 km in 20 anni. Gli uccelli che trovano ottimali quelle temperature si sono spostati di soli 37 km, mentre le farfalle sono riuscite ad inseguire le loro condizioni di vita ideali fino a metà strada, ovvero 111 km.

Gli ecosistemi non si spostano alla stessa velocità delle temperature perché ogni specie che li compone ha la sua propria velocità di adattamento. Le farfalle, ad esempio, hanno un ciclo vitale breve e ogni generazione conquista un po’ di terreno. Gli uccelli hanno invece la tendenza a riprodursi per più anni di seguito sempre nella stessa zona, quella che hanno conquistato da giovani.

Questi dati sono stati analizzati dal professor Åke Lindström della Lund University in Svezia e pubblicati sull’ultimo numero di Nature.

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Summit di Durban: non sempre la fretta è cattiva consigliera

venerdì, 9 dicembre 2011 a cura di Francesca Casiraghi
in: Politica ed economia

siccità“Manca il senso d’urgenza”, ecco come la BBC descrive i primi giorni della Conferenza sul Clima che quest’anno si tiene a Durban, in Sud Africa.  La crisi economica e le difficoltà dell’euro zona  portano in secondo piano le questioni climatiche e sacrificano la partecipazione di un importante interlocutore nella lotta ai cambiamenti climatici come è sempre stata l’Europa.

Il summit di Durban, alle porte del 2012, anno di conclusione del Protocollo di Kyoto, è in ritardo anche rispetto al non entusiasmante summit dell’anno scorso, svoltosi a Cancun.

Il processo di accordo verso un nuovo vincolante patto tra nazioni è di nuovo bloccato da un piccolo numero di stati responsabili però di una larga fetta delle emissioni globali di CO2. Questo gruppo è composto da Cina, India, Brasile e Usa, a cui fa capo quasi il 50% delle emissioni.

Dall’altra parte esiste però una coalizione di Paesi pronti a stabilire nuovi impegni che coprano tutte le nazioni e che entrino in vigore il prima possibile. Questa include i Least Developed Countries (LDC), l’Alliance of Small Island States (AoSIS), l’Unione Europea e alcuni paesi dell’America Latina.

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L’olio di palma e’ un biocarburante peggiore del petrolio

mercoledì, 9 novembre 2011 a cura di lumachina
in: Energia e carburanti

biodiesel fatto con olio di palma indonesianoI biocarburanti tanto decantati nelle fiere sulla mobilità sostenibile fanno tanto male al clima quanto i carburanti derivati dal petrolio.

A questa conclusione sono giunti i ricercatori dell’università di Leicester dopo aver terminato la prima grande ricognizione della letteratura scientifica esistente in materia mai stata fatta.

Non si sono limitati a mettere insieme i risultati, hanno messo sotto osservazione i criteri scientifici con cui sono stati trattati i dati delle emissioni di CO2 dalle coltivazioni di palma da olio nel sud-est asiatico, dati su cui sono basate le politiche comunitarie, visto che una buona parte degli oli aggiunti alle benzine in Europa vengono dalle palme dell’Indonesia.

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Cosa pensano gli italiani di come cambia il mare

mercoledì, 14 settembre 2011 a cura di lumachina
in: Comunicazione e cultura

sondaggio sui cambiamenti dell'ambiente costiero“I danni li avremo noi, ma e’ colpa di qualcun altro e il governo non sta facendo abbastanza.” Questo il succo delle preoccupazioni degli italiani riguardo al degrado delle coste dovuto a inquinamento, erosione, cambiamenti climatici e invasioni di specie aliene.

Il programma CLAMER (Climate Change Impacts in the Marine Environment) ha misurato le opinioni di 10mila europei in materia e i risultati sono sorprendenti. I danni dovuti al consumo di frutti di mare inquinati o contaminati da batteri portati dal caldo sono di vari milioni di euro, ma largamente sottostimati dal pubblico. (Chi ne parla viene accusato di terrorismo mediatico e di rovinare l’industria turistico-gastronomica).

Innanzitutto si vede come, a differenza di quanto martellato dai mezzi di comunicazione di massa, il gruppo maggiore (31%) degli intervistati ritiene che i maggiori problemi dell’umanità siano la povertà (intesa come mancanza di cibo e di acqua), seguita dai cambiamenti climatici al 18%. Il terrorismo internazionale e la crisi economica su cui si stanno spendendo le maggiori forze politiche e finanziarie internazionali sono al primo posto solo per il 16 e il 12% delle persone normali.

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165 argomenti usati dai negazionisti del clima

mercoledì, 15 giugno 2011 a cura di lumachina
in: Comunicazione e cultura, Scienza e tecnologia

tesi degli scettici sui cambiamenti climaticiLa lista di affermazioni che trovate su skeptical science rappresenta l’armamentario dialettico dei negazionisti, ovvero di quegli opinionisti che negano la responsabilità umana nei cambiamenti climatici.

Ci trovate le risposte alle affermazioni più comuni come “ai tempi dei romani faceva più caldo di ora” e anche “e’ colpa del vento solare” per finire con “la CO2 non e’ un inquinante” (questa ultima frase era nello spot di una multinazionale del petrolio di qualche tempo fa).

Potete leggere le affermazioni in ordine tassonomico, raggruppate per posizione ideologica in progressione dal negazionismo al catastrofismo disperato ovvero: i cambiamenti climatici non esistono, se esistessero non sarebbe colpa nostra, se esistessero e fosse colpa nostra comunque non sono negativi, se anche fosse colpa nostra e fossero un problema ormai e’ troppo tardi per fare qualsiasi cosa.

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Ammazzare dromedari per diminuire le emissioni di CO2 in Australia

venerdì, 10 giugno 2011 a cura di lumachina
in: Natura ed ecologia

dromedari selvatici ed emissioni di metano L’idea di aprire la caccia al dromedario per scopi “ecologici” e’ del governo australiano e la motivazione e’ semplice: i cammellidi sono ruminanti che emettono metano, il metano e’ un gas ad elevato effetto serra, abbattendo tutti i dromedari riduciamo le emissioni climalternati.

La proposta di far rientrare lo sterminio di 1,2 milioni di dromedari tra i mezzi per ricevere finanziamenti pubblici (i crediti di carbonio previsti dalla Carbon Farming Initiative) viene dalla Northwest Carbon, che ha calcolato che per ogni dromedario abbattuto si risparmierebbe una tonnellata di CO2 all’anno.

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Temperatura più alta, raccolti più scarsi

martedì, 24 maggio 2011 a cura di Francesca Casiraghi
in: Natura ed ecologia, Salute e alimentazione

cambiamenti climatici e prezzo degli alimentiNonostante nei supermercati abbondino e li consideriamo alimenti poveri, i cerali diventeranno nel prossimo futuro i protagonisti di una delle tante sfide globali che ci attendono.

Il climate change sta già minacciando la produzione agricola, lo dice un articolo pubblicato su The Economist del 5 maggio scorso “Hindering harvests”. Tre ricercatori, D. Lobell, J. Costa-Roberts della Stanford University e W.Schlenker della Columbia University hanno potuto concludere che l’aumento delle temperature e l’abbassamento delle precipitazioni (il mondo in generale è sì diventato più umido, ma le pioggia sono sempre meno abbondanti in molti territori pianeggianti dedicati all’agricoltura) si possono già dichiarare cause dirette dell’abbassamento della produzione agricola. Continua a leggere: Temperatura più alta, raccolti più scarsi

Scienziati: usate parole semplici!

giovedì, 5 maggio 2011 a cura di lumachina
in: Comunicazione e cultura, Scienza e tecnologia

linguaggio scientifico per la divulgazioneQuando si parla di clima alla gente bisogna usare parole semplici e sforzarsi per farsi capire. “Causato dall’uomo” e’ molto più efficace di “antropogenico”.

Robert Corell ha rivolto questo appello ai suoi colleghi scienziati riuniti in un congresso a Copenaghen e James White della University of Colorado ha ribadito che concentrarsi troppo sui dettagli può mettere fuori fuoco l’attenzione sui problemi globali. “Quando mettiamo più gas serra in atmosfera diventa più caldo” viene recepito meglio che “Un aumento di concentrazione di NOx, CH4 e CO2 in atmosfera e’ correlato ad una variazione termodinamica del sistema”.

Il problema comunicativo degli scienziati e’ che devono saper parlare lingue diverse per rivolgersi a due o più pubblici differenti: i loro colleghi conoscono i termini tecnici e sono interessati ai dettagli, sanno contestualizzare un risultato e sanno gestire l’incertezza intrinseca della scienza. La gente che legge i giornali ha conoscenze molto più superficiali, non riesce a comprendere gli ordini di grandezza e a valutare se un numero e’ molto grande o molto piccolo e percepisce il margine di errore come insicurezza. Lo scienziato e’ tranquillo e sicuro del suo margine di errore, ma l’uomo della strada elabora questo messaggio come “non posso fidarmi di questa informazione perché non e’ precisa” e preferisce ascoltare chi parla usando dogmi granitici espressi con parole d’uso comune.

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Rischio inondazioni? Aumenta insieme al clima che cambia

martedì, 22 febbraio 2011 a cura di Francesca Casiraghi
in: Natura ed ecologia, Scienza e tecnologia

rischio idrogeologico e cambiamenti climaticiLa notizia è finalmente chiara: l’aumento del rischio di inondazioni è direttamente collegato al global warming. Con un articolo pubblicato la settimana scorsa sulla rivista Nature, “Increased flood risk linkes to global warming”, Quirin Schiermeier spiega che la probabilità di piogge abbondanti e pericolose sarebbero raddoppiate con l’aumento dei livelli dei gas ad effetto sera.

L’articolo accoglie due importanti risultati che provengono da due studi prodotti dall’Università di Edimburgo e dall’Università di Oxford. Il primo, la cui autrice Gabriele Hegerl è climatologa presso l’Università scozzese, compara i dati proveniente da stazioni meteorologiche dell’emisfero nord del pianeta con simulazioni delle precipitazioni eseguite in otto modelli climatici.  “Ora possiamo dire con certezza”, spiega la professoressa Hegerl, “che l’aumento dell’intensità delle precipitazioni nell’ultima metà del ventesimo secolo non può essere spiegata da stime di variazioni del clima locale”.

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Nanoparticelle d’argento: tolgono l’odore, ma aggiungono gas serra

venerdì, 4 febbraio 2011 a cura di lumachina
in: Scienza e tecnologia

nanoparticelle deodorantiLe nanoparticelle di argento vengono aggiunte ai vestiti per deodorarli.

Ammazzano i microorganismi che sguazzano nel sudore e, dopo un passaggio in lavatrice, le nanoparticelle killer se ne vanno a spasso per l’ambiente, lasciandosi dietro una scia di morte.

Quando le acque reflue cariche di nanoparticelle di argento arrivano nel terreno, ne abbattono la carica microbica. Senza microbi, i processi naturali del suolo si alterano e il sistema emette una maggiore quantità di gas serra. I ricercatori del Bernhardt Lab della Duke University hanno calcolato emissioni di NOx 4 volte superiori nei settori irrigati con acqua all’argento.

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Il mondo diventa sempre più polveroso

giovedì, 13 gennaio 2011 a cura di lumachina
in: Natura ed ecologia

polvere non antropogenica in atmosferaLa polvere mondiale e’ raddoppiata dal 1900 ad oggi. In questo caso non si parla delle polveri prodotte dall’uomo, ma di quelle naturali, come le microparticelle che i venti trasportano dai deserti.

Le zone desertiche non offrono molti ostacoli alle particelle, che possono essere prese in carico dal vento ed essere trasportate a lungo. Le nuvole di polvere hanno un effetto schermante rispetto ai raggi solari e contribuiscono a tenere fresca l’atmosfera. I granuli possono anche fungere da nuclei di condensazione per innescare la formazione di gocce di pioggia e quindi possono far scaricare l’umidità atmosferica in località più vicine alla sorgente della polvere (e causare aridità nelle zone lontane, non più raggiunte dall’aria umida come in precedenza).

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Cambiamenti climatici e salute pubblica: riducendo si guadagna!

mercoledì, 10 novembre 2010 a cura di Sefora
in: Appuntamenti, Politica ed economia

dossier altraeconomia Se L’Italia decidesse di elevare di soli 10 punti l’obiettivo di riduzione delle emissioni in atmosfera (passando dal 20% al 30%) a guadagnarci sarebbe anche la salute pubblica: meno emissioni di polveri e inquinanti vuol dire riduzione delle malattie a carico dell’apparato respiratorio, meno spese sanitarie e aumento della speranza di vita. A sostenerlo è lo studio “Acting now for better health” pubblicato da Healt and Enviroment Alliance (Heal) e Health Care Without Harm Europe .

Si evidenziano i vantaggi economici Pese per Paese: in Italia, ad esempio, il calo delle visite mediche, dell’acquisto dei farmaci e delle spese ospedaliere si tradurrebbero in un risparmio compreso tra gli 1,2 miliardi di euro e i 3,4 miliardi di euro. Soldi che lo Stato potrebbe certamente (re)investire in altre opere di pubblica utilità: prevenire è meglio che curare. Si potrebbe persino contare su una forza lavoro molto più produttiva, guadagnando così 333,106 giornate lavorative che altrimenti verrebbero perse in malattia a causa di problemi respiratori e cardiaci.

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Le donne pagano di più le bizze del clima

venerdì, 12 marzo 2010 a cura di lumachina
in: Natura ed ecologia

effetti sulle donne della povertà e della siccità In tutta la fascia a sud del deserto del Sahara, in Africa, sono le donne che devono procurarsi acqua e legna da ardere per cucinare. Se una siccità prolungata asciuga i pozzi, sono loro a dover camminare per ore e ore, ogni giorno, per provvedere alla famiglia. Il 70% della forza lavoro agricola e’ composta da donne, se vanno a prendere l’acqua non possono lavorare e la produzione cala. Dopo la sete, viene la fame.

Camminare in cerca di risorse naturali vitali sottrae tempo alla scuola, alla cura dei bambini e degli anziani e a tutte le altre attività economiche e sociali che riempiono le giornate delle donne. Negli anni in cui l’agricoltura non rende bene, le bambine vengono tolte dalla scuola e date in moglie più presto del solito per incassare la dote. Sono donne il 70% dei poveri del mondo e sono donne due analfabeti su tre.

Un bilancio di genere e’ una attenta osservazione degli effetti di un evento o di una politica sui due sessi. Giusto per fare un esempio, quando si dice che le grandi opere daranno lavoro ai disoccupati non si pensa che a lavorare saranno molti più edili maschi che femmine.

Human Development Report 2009
Climate change connections from WEDO

Foto | Oxfam

Spot sul clima nelle favole della buona notte

mercoledì, 21 ottobre 2009 a cura di lumachina
in: Comunicazione e cultura

Lo spot inizia con il classico “c’era una volta” e parla degli effetti dei cambiamenti climatici come fossero una storia della buona notte. I disegni infantili mostrano animaletti che soffrono la sete, affogano o soffrono. Si vede la CO2 in forma di nuvola nera zannuta e si dice che questo gas e’ prodotto da alcune attività umane come riscaldare le case o guidare le auto.

La bambina chiede al padre se alla fine ci sarà il classico finale felice, ma la risposta resta aperta. Una voce fuori campo dice che “dipende da noi come finirà la storia” e suggerisce di cercare on line “Act on CO2” finendo nel sito governativo (britannico) con consigli concreti per ridurre le emissioni.

Subito dopo la messa in onda sono arrivate centinaia di lettere di protesta perché lo spot “spaventa i bambini”. Ora, tralasciamo di analizzare l’efficacia della retorica ambientalista della paura delle catastrofi e chiediamoci quale sia la differenza tra la cronaca che i bambini vedono continuamente in tv (alluvioni, siccità, carestie e profughi climatici) e questo spot. I contenuti sono gli stessi, ma il tg non provoca tutte queste reazioni.

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Blog Action Day sul cambiamento climatico

giovedì, 15 ottobre 2009 a cura di lumachina
in: Appuntamenti, Comunicazione e cultura

Oggi migliaia di blogger in tutto il mondo dicono la loro sul cambiamento climatico. Milioni di lettori penseranno al problema e (si spera) faranno pressione sui loro governi perché prendano sul serio la conferenza delle parti (COP 15) a dicembre, a Copenhagen.

Per non ripetere le cose già dette a proposito dei cambiamenti climatici, vi racconto che effetto hanno sulla mia vita di oggi.

Voglio cercarmi una casa con un orto, ma non so dove comprarla perché la piovosità cambierà nell’arco della mia vita. Cambierà il livello delle falde, e questo significa che il mio pozzo potrebbe restare a secco. Nei terreni vicino al mare, per risalita del cuneo salino potrei addirittura pescare acqua salata.

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Ragazze bollenti arrabbiate e verdi!

giovedì, 3 settembre 2009 a cura di pentolaccia
in: Comunicazione e cultura

Meglio specificare che Ragazze bollenti arrabbiate e verdi (Hot Angry Green Girl) non è il titolo di una parodia a luci rosse del film dell’incredibile Hulk. Trattasi invece di un gruppo di ragazze che pare abbia finalmente trovato un modo per aiutare l’ambiente con le proprie curve mozzafiato.
Hot Angry Green Girl è infatti un network WEB 2.0 che unisce tecniche di comunicazione avanzata (donne in bikini in video) per veicolare messaggi che notoriamente sono presenti su noiosi siti di ecologia come questo. Vuoi un consiglio su come sprecare meno acqua? Su come risparmiare energia? Su quali lampadine è meglio evitare di comprare? Per avere una risposta a queste domande vitali senza stare a leggersi contorti post di siti specializzati non c’è niente di meglio che ascoltare (e soprattutto guardare!) delle belle ragazze (meglio se seminude!) che ne parlano senza tanti peli sulla lingua.

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Alberi artificiali per togliere CO2 dall’aria

giovedì, 27 agosto 2009 a cura di lumachina
in: Scienza e tecnologia

alberi artificiali come geoingegneria per ridurre i cambiamenti climaticiIl prototipo di un albero artificiale attuale è grande come un container da trasporto e può rimuovere anidride carbonica dall’atmosfera con una efficienza migliaia di volte maggiore dello stesso volume di piante.

Un albero artificiale prodotto in serie costerebbe 20mila dollari e attualmente potrebbe assorbire una tonnellata di CO2 al giorno (si prevede che presto potrà raggiungere le 10 tonnellate). Al Regno Unito ne servirebbero 100mila. L’ideale sarebbe mettere gli alberi artificiali vicino alle strade trafficate e nelle zone industriali, dove potrebbero intercettare la CO2 appena emessa. La CO2 deve venir poi stoccata, ed è questo il problema maggiore. Supponendo di usare i giacimenti petroliferi esauriti, il costo di confinamento potrebbe essere di 30 dollari alla tonnellata.

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Cambia il clima e cambia il sapore del vino

martedì, 18 agosto 2009 a cura di lumachina
in: Politica ed economia

effetto del clima sui vini francesiI produttori vinicoli francesi hanno lanciato un appello perché i loro vini tradizionali stanno cambiando sapore. Il fatto e’ legato ai cambiamenti climatici e influenza negativamente i loro affari. A loro si sono uniti chef, enologi, sommellier e amanti dei prodotti tipici, preoccupati per la grande vulnerabilità di questi prodotti agricoli di pregio.

Il tempo della vendemmia viene sempre più presto, negli ultimi 30 anni, e i vini sono più ricchi e speziati, con un maggior grado alcoolico, cosa che li rende meno adatti al consumo quotidiano. Vini come il Pinot nero che oggi si coltivano in Bretagna o in Alsazia (con denominazione di origine controllata), potrebbero sparire entro 50 anni. Le condizioni favorevoli alla loro crescita potrebbero verificarsi in Normandia o in Gran Bretagna.

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350, la più grande azione globale per il clima

venerdì, 19 giugno 2009 a cura di lumachina
in: Appuntamenti

E’ partita l’organizzazione di “350″ che ambisce essere la più grande azione salvaclima mondiale, in previsione del vertice di Copenhagen (COP15, a dicembre) in cui si deciderà se fare qualcosa di concreto per ridurre le emissioni o se illuderci ancora un po’ che basti parlarne e procrastinare.

350 è la concentrazione (in parti per milione) di CO2 ritenuta “sicura” per il clima del pianeta. Agli organizzatori piacerebbe prendere come riferimento, al posto della sola misura della CO2, la CO2e ovvero l’insieme dei gas ad effetto serra presenti in atmosfera misurato in “equivalenti” di CO2.

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200 anni di siccità nel futuro dell’Africa Occidentale

venerdì, 17 aprile 2009 a cura di lumachina
in: Natura ed ecologia

foresta sommersa lago BosumtwiLe grandi siccità che ciclicamente affliggono l’Africa occidentale potrebbero ripetersi nel prossimo futuro ed essere aggravate dai cambiamenti climatici. Siccità che possono durare un paio di secoli, caratterizzate da piogge ancora più rare di quelle che hanno decimato e spinto alla migrazione le genti del Sahel tra gli anni ’70 e ’80. Siccità troppo lunghe e gravi perché la gente possa adattarvisi e per le quali dovremmo studiare subito strategie socio-politiche di mitigazione.

Un gruppo di ricercatori dell’università dell’Arizona guidato da Timothy Shanahan ha studiato i sedimenti del lago Bosumtwi per determinare l’andamento delle piogge in Ghana negli ultimi 3000 anni. Ogni anno si depositano due straterelli di colore diverso: uno scuro, ricco di materia organica che si forma in estate, ed uno chiaro, frutto della sedimentazione invernale. In ognuno di di questi strati sono state misurate le concentrazioni di due isotopi dell’Ossigeno: 16O e 18O. L’isotopo pesante evapora più difficilmente e, quindi, la sua presenza e’ maggiore nei periodi di siccità.

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Lo smog ha contrastato l’effetto serra in Europa

mercoledì, 18 febbraio 2009 a cura di lumachina
in: Scienza e tecnologia

Alpi, effetto dello smog sul bilancio radiativoLe particelle di smog hanno schermato l’Europa dall’ultimo dopoguerra ad oggi, impedendo che le temperature salissero in correlazione alle emissioni di gas serra. Quando sono entrate in vigore le leggi sulla qualità dell’aria, tese a diminuire lo smog, l’effetto di questo schermo e’ diminuito.

Le particelle di smog sospese nell’aria fanno “rimbalzare” le lunghezze d’onda brevi, impedendo loro di raggiungere il suolo. Questo effetto e’ maggiore di quello causato sulle lunghezze d’onda maggiori che vengono “intrappolate” dalle nubi e dai gas ad effetto serra.

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Disinformazione sugli incendi in Australia

martedì, 10 febbraio 2009 a cura di lumachina
in: Natura ed ecologia

Come mai nei TG italiani si è parlato tanto di piromani e per nulla di cambiamenti climatici come causa degli incendi che hanno devastato l’Australia?

Forse per scaricare la colpa su alcuni individui singoli, identificabili, criminali e punibili invece di distribuire quella colpa sugli “innocenti” elettori di governi che antepongono gli aiuti alle banche alle spese per la mitigazione dei cambiamenti climatici.

Forse mi sbaglio,… forse i giornalisti italiani hanno letto male i giornali esteri. Quelli australiani in particolare. Forse nessuno di loro legge l’australiano.


Australian wildfire ferocity
linked to climate change: experts AP
Scientists warned us this was going to happen Sydney Morning Herald, Australia
Climate change will bring more extreme weather, say experts on The Australian
Climate CHange in Australia from Australian government

Incendi in Australia: azioni contro i cambiamenti climatici

lunedì, 9 febbraio 2009 a cura di lumachina
in: Politica ed economia

I 400 terribili incendi che hanno devastato l’Australia nel fine settimana hanno spinto l’opinione pubblica e il governo a prendere più seriamente in considerazione i cambiamenti climatici. 130 persone sono morte per via del fuoco nello Stato di Victoria, varie zone del Queensland sono allagate per via delle ingenti piogge.

Un anno di siccità, il vento caldo proveniente dal deserto interno, le alte temperature del fine settimana e gli eucalipti con i loro oli si sono combinati nel peggiore evento legato al fuoco che l’Australia ricordi, di sicuro il più letale. 2,200 Km quadrati di territorio sono andati in fumo.

Le zone percorse da incendio in cui ci sono stati dei morti sono state dichiarate “scena del crimine” e il primo ministro australiano, Kevin Rudd, ha definito la tragedia “omicidio di massa”. Chi viene riconosciuto colpevole di omicidio causato da incendio si prende 25 anni, nello Stato di Victoria.

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2050: il futuro comincia oggi

giovedì, 5 febbraio 2009 a cura di lumachina
in: Politica ed economia

L’Europarlamento ha approvato a larghissima maggioranza l’agenda per il periodo 2009-2014 della politica integrata dell’UE sul cambiamento climatico. Il rapporto e’ stato presentato da Karl-Heinz Florenz e contiene numerosi suggerimenti per favorire l’adozione di stili di vita sostenibili tra la popolazione e politiche di sostegno alle tecnologie verdi in tutti i settori produttivi.

L’Europarlamento sollecita la Commissione e gli Stati membri a puntare sull’innovazione rispettosa dell’ambiente come mezzo per uscire dalla crisi economica e come strumento di prevenzione per evitare spese future dovute ai cambiamenti climatici.

Nelle 80 pagine del rapporto 2050: il futuro inizia oggi si legge, ad esempio, che l’Europarlamento “ricorda in particolare gli obiettivi necessari per contrastare il cambiamento climatico e sottolinea l’importanza, conformemente alle raccomandazioni figuranti nella quarta relazione di valutazione (AR4) dell’IPCC e quali inserite nella tabella di marcia di Bali, di fissare, per l’Unione europea e gli altri paesi industrializzati come gruppo, un obiettivo a medio termine di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra del 25-40% entro il 2020 e un obiettivo a lungo termine del 60-80% entro il 2050 rispetto al 1990, mantenendo l’enfasi sulla limitazione dell’aumento della temperatura media globale al massimo a 2°C rispetto ai livelli preindustriali e raggiungendo così una probabilità del 50% di conseguire questo obiettivo”.

Via | Europarlamento

200 miliardi di dollari per i disastri naturali del 2008

martedì, 30 dicembre 2008 a cura di lumachina
in: Politica ed economia

mappa mondiale dei disastri naturali nel 2008

Le catastrofi naturali del 2008 sono costate, secondo l’analisi del gruppo assicurativo Munich Re, 200 miliardi di dollari. Nel 2007 i danni avevano totalizzato 82 miliardi e questo aumento delle spese preoccupa le agenzie di assicurazioni. Torsten Jeworrek, a nome del consiglio direttivo del Munich Re, sottolinea l’effetto dei cambiamenti climatici alla base dei fenomeni meteorologici estremi e si augura che le Nazioni Unite, a Copenaghen, riescano a mettersi d’accordo per un taglio drastico alle emissioni di gas climalteranti.

Nella mappa, in rosso sono segnate le catastrofi geofisiche (terremoti, eruzioni vulcaniche…), in verde quelle meteo (uragani e simili), in blu quelle idrologiche (alluvioni) e in giallo le climatologiche (siccità, incendi, temperature estreme…).

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Le terre del pianeta diventano sempre più saline: l’agricoltura si ingegna

martedì, 9 dicembre 2008 a cura di Fresna
in: Natura ed ecologia, Salute e alimentazione

“La salinizzazione del pianeta è irreversibile”. Questa l’opinione del professore Jelte Rozema del Dipartimento di Ecologica della Libera Università di Amsterdam. Assodata questa conseguenza dei cambiamenti climatici in atto, il genere umano deve interrogarsi non solo sul come fermare il riscaldamento globale, ma anche su come adattarsi alle nuove condizioni ambientali. “Presto o tardi – prosegue Rozema – il genere umano dovrà accettare il fatto che il mondo sarà sempre più salino”.

La progressiva salinizzazione del pianeta determinerà, infatti, notevoli problemi al settore agricolo. Cosa fare? Per il professore olandese la soluzione potrebbe trovarsi nel coltivare nelle acque saline: “Dovremo cominciare a pensare alle acque salmastre e marine come delle risorse”. Secondo molti scienziati si dovrebbe lavorare con incroci su piante selvatiche per poter ottenere dei veri e propri raccolti.

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Tempo di agire contro il Global Warming

giovedì, 4 dicembre 2008 a cura di Alberto Marzetta
in: Politica ed economia

Greenpeace, WWF, Friends of Earth Europe e Climate Action Network Europe attraverso la campagna Time to Lead offrono l’opportunità di fare pressione ai delegati che in queste giornate, e fino al 12 dicembre, sono impegnati nella 14esima Conferenza ONU sul clima in corso a Poznan, Polonia.

La campagna ha l’obiettivo di richiedere ai delegati, tramite un invio di e-mail, il mantenimento della soglia di aumento del riscaldamento globale al di sotto dei 2 gradi centigradi.
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Il Parlamento Europeo ridurrà la propria impronta di carbonio del 30%

giovedì, 13 novembre 2008 a cura di Fresna
in: Buone pratiche e consigli, Energia e carburanti

gas serra emessi dal parlamento europeo Che il buon esempio venga dall’alto, da chi ha proposto il famoso pacchetto 20-20-20 per la lotta ai cambiamenti climatici. Il Parlamento Europeo si è impegnato a ridurre la propria impronta di carbonio dopo aver ammesso e giustificato il proprio “alto livello di emissioni, insito nella sua stessa natura: il lavoro parlamentare richiede spazi molto ampi per poter compiere il proprio lavoro (oltre 1 milione di m2, non eccessivi se si pensa che solo gli eurodeputati sono 785) e deve essere dislocato, per trattato istitutivo, in 3 separati luoghi di lavoro, così da non concentrare in unico Stato il potere a livello europeo”.

L’obiettivo che si è preposto il legislativo Ue è una riduzione della propria impronta di carbonio del 30% entro il 2020. Ecco i principali cambiamenti: pannelli solari sul tetto del palazzo di Lussemburgo, negli edifici di Bruxelles termo energia dal suolo e riscaldamento a biomassa, cisterna di 145.000 litri d’acqua piovana e 8 pannelli solari rotanti per il riscaldamento dell’acqua. Il parco auto diventerà interamente ibrido e si prediligeranno sempre più le videoconferenze e schermi per evitare spostamenti del personale e diminuire le 800 tonnellate di carta consumate ogni anno.

Già nel 2006 il legislativo europeo si era impegnato in una “Dichiarazione ambientale del Parlamento europeo” in cui ci si impegnava in una gestione ecosostenibile delle attività interne secondo i principi EMAS (Eco-Management and Audit Scheme).
Intanto nei nostri ministeri ci sono ancora impiegati che non sanno usare internet e le mail continuando a lavorare con tonnellate e tonnellate di carta mentre i pannelli solari sono un miraggio.

Fonte | Parlamento Europeo
Foto | POLISEA

Mi garantite la neve artificiale?

mercoledì, 12 novembre 2008 a cura di lumachina
in: Buone pratiche e consigli, Comunicazione e cultura

innevamento delle piste con i cannoni sparaneveLa stagione sciistica verrà garantita dai cannoni sparaneve, nonostante le prime buone spolverate di neve vera siano già cadute sulle Alpi. In Valle D’Aosta a Pila i 400 cannoni possono coprire il 53% delle piste e nelle Dolomiti, il comprensorio Carezza Sky ha 170 cannoni per coprire il 98% delle piste. La gente cerca la garanzia della neve artificiale prima di prenotare una settimana bianca.

L’acqua che serve per innevare un ettaro di pista da sci per una stagione e’ più che doppia rispetto a quella che serve per far crescere un ettaro di grano. L’innevamento artificiale di un ettaro costa circa 150.000 Euro e un ettaro, giusto per visualizzarlo, e’ grande un po’ meno di due campi da calcio.

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Si è chiuso il Forum Sociale Europeo, senza proposte

lunedì, 22 settembre 2008 a cura di la vivi
in: Appuntamenti, Off topic, Politica ed economia

Rientrata a Roma dopo la chiusura, ieri, del Forum Sociale fantasma. Venerdì 19 giornata di workshop, partiamo la mattina con un workshop sul “Giustizia Climatica”, dove i relatori (poco brillanti a dire il vero) hanno girato intorno a questo interessante concetto e hanno parlato dell’importanza di scendere in piazza per rivendicarlo. Poca ciccia su obiettivi politici, energetici, strategici… come in tutti gli altri workshop sul clima. Idem il discorso sugli agrocombustibili. Fanno male, creano ingiustizia, bisogna scendere in piazza per bandirli. Ultimo workshop della giornata sull’acqua, anche qui dobbiamo scendere in piazza contro la privatizzazione. Sabato mattina un bel workshop per parlare di come organizzare le mobilitazioni per il clima a Poznan (6 dicembre 2008) e Copenaghen (dicembre 2009) in occasione di vertici e COP varie.

Ora, probabilmente io non sono la persona adatta per questo tipo di eventi, ma organizzare eventi per parlare di organizzare altri eventi mi pare un ciclo che non vede scopo né fine. Come dicevo, a parte il workshop sul nucleare, ho sentito poca “ciccia”, poca sostanza. Poche informazioni, proposte concrete, soluzioni adottabili al di là dello scendere in piazza. Diciamo che non si è nemmeno parlato del perchè dobbiamo scendere in piazza e a chiedere che cosa.
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Diario dal Social Forum Europeo di Malmoe (che c’è anche se non si vede)

venerdì, 19 settembre 2008 a cura di la vivi
in: Appuntamenti, Energia e carburanti, Politica ed economia

Dalla vostra inviata/infiltrata

Eccomi per la prima volta a partecipare a un Forum Sociale, è quello europeo che si sta tenendo a Malmo, in Svezia, fino a domenica. Mi hanno sempre raccontato di grandi manifestazioni, di migliaia di persone che invadono pacificamente (più o meno a seconda delle edizioni) una città europea per parlare di globalizzazione, pace, ambiente, diritti, e chi più ne ha più ne metta.

Arriviamo ieri mercoledì 17 (faccio parte della delegazione di una associazione ambientalista italiana) e l’inizio mi sembra promettente. Non tanto per il forum quanto per il mio ego ambientalista. All’aeroporto di Copenaghen vedo i treni con porte e scompartimenti appositi per le biciclette (da noi ce li sogniamo), attraversiamo il ponte ferroviario che collega la Danimarca alla Svezia in pochi minuti, e vedo delle splendide pale eoliche offshore, tanto discusso dalle nostre parti, tanto bello a vedersi lì in mezzo all’acqua illuminate da un insolito caldo sole scandinavo. Arriviamo a Malmo e ad accoglierci all’ingresso della città ecco un’altra grande pala eolica che e svetta gira imponente sopra i tetti.

Cominciamo bene, penso.
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Eurobarometro: il clima preoccupa poco gli italiani

venerdì, 12 settembre 2008 a cura di lumachina
in: Comunicazione e cultura, Politica ed economia

sensibilità per i cambiamenti climatici in EuropaIl problema mondiale più grave, per il 68% degli Europei, e’ la povertà e la mancanza di cibo e acqua. I cambiamenti climatici e le loro conseguenze sono al secondo posto e preoccupano il 62% degli intervistati. Il terrorismo internazionale e’ prioritario per il 53% delle persone e il 24% e’ preoccupato per la crisi economica. Se ci troviamo alle strette, e’ colpa dell’industria per il 76% degli europei, ma, per il 67%, anche dei comportamenti individuali poco virtuosi.

La prima considerazione riguarda la differenza tra la percezione dei problemi da parte della gente e la spesa pubblica, decisa da politici eletti dalla gente. Se gli elettori sono preoccupati per la povertà e il clima, perché i governi spendono molti più miliardi di Euro per obbiettivi secondari come armare eserciti e aiutare aziende a non fallire quando dovrebbero? Evidentemente, a furia di scegliere il meno peggio alle elezioni e di fare i programmi su consiglio dei lobbisti invece che raccogliendo le richieste dal basso, finisce che alcuni argomenti restano esclusi dall’agenda di governo.

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Abbiamo 100 mesi per salvare la Terra dal cambiamento climatico

lunedì, 4 agosto 2008 a cura di la vivi
in: Energia e carburanti

100 mesi per salvare la Terra Ci siamo, da Agosto è scattato il conto alla rovescia: abbiamo 100 mesi, ovvero poco più di otto anni, per poter fare effettivamente qualcosa per fermare il cambiamento climatico. Oltre questa data non sarà più probabile che le nostre azioni possano avere dei reali effetti e benefici. La notizia è forse un po’ allarmistica, ma lo dicono un gruppo di associazioni e ricercatori che per spiegarcelo hanno anche fatto un sito internet che si chiama appunto “cento mesi”.

Dal sito parte l’allarme, scandito da un angosciante conto alla rovescia, di darci subito da fare seriamente prima di arrivare al punto di non ritorno. A partire dal diffondere l’allarme tra amici, colleghi e parenti. Per poi evitare tutto ciò che dipende dai combustibili fossili, investire in programmi di rinnovamento ambientale, e fare forti pressioni sui governi affinchè adottino misure di risparmio ed efficienza e di incentivi per le rinnovabili.

Via | Treehugger

Law and order contro il climate change

mercoledì, 30 luglio 2008 a cura di eugenio
in: Natura ed ecologia

Il Guardian segnala la la gare delle vignette ambientaliste promossa dal fondo Kensprague
Questa è senza dubbio la mia preferita.

Gli alberi devono andare più veloci

sabato, 19 luglio 2008 a cura di lumachina
in: Natura ed ecologia

successione climaxI cambiamenti climatici stanno spostando le condizioni ottimali di crescita di molte specie di alberi. Le zone ottimali si spostano più velocemente di quanto gli alberi possano inseguirle, spargendo i loro semi, sarà quindi molto probabile che alcune zone ora boscose deperiranno prima che altre specie di alberi possano ricolonizzarle.

Si stanno studiando in particolare gli ostacoli non naturali alla migrazione, ovvero le barriere come ampie zone coltivate e antropizzate che i semi degli alberi faticano a superare “in un salto solo”.La funzionalità dei corridoi e delle reti ecologiche permeabili sarà proprio quella di permettere la migrazione e la successione.

Altro metodo con qualche probabilità di successo e’ il trapianto forzato, ovvero la creazione di aree di ripopolamento che facilitino la diffusione delle nuove specie. Si pensa di cominciare da subito a coltivare specie amanti di climi caldi più a nord del loro areale, per averle adulte e pronte a diffondere i propri semi al momento dell’arrivo delle condizioni ottimali.

Via | ScienceDaily
Foto | loimere

Le piante migrano sempre più in alto

lunedì, 30 giugno 2008 a cura di lumachina
in: Natura ed ecologia

ghiacciai nelle AlpiQuasi 30 metri in 10 anni, questa la velocità di migrazione verticale registrata per alcune specie di piante che stanno ampliando il proprio areale verso le vette delle montagne. La ricerca, pubblicata su Science, mostra come 171 differenti specie stiano reagendo ai cambiamenti climatici in Francia.

Sono stati comparati gli areali di distribuzione nel periodo 1905 – ’85 con quelli del 1986 – 2005 e si e’ visto come le specie con ciclo riproduttivo rapido (ad esempio le erbacee e le felci) siano tra le più veloci a migrare, mentre gli alberi e i cespugli siano rimasti indietro.

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Riciclare fa bene ai cambiamenti climatici

venerdì, 27 giugno 2008 a cura di la vivi
in: Natura ed ecologia

Riciclare combatte i cambiamenti climaticiRiciclare i rifiuti invece che abbandonarli a discariche e inceneritori, si sa, è cosa buona e giusta. Visto poi nell’ottica del surriscaldamento globale, recuperare materie prime dai rifiuti soprattutto nel settore industriale significa un grande risparmio di energia e di emissioni di gas serra in atmosfera. Produrre beni da materiali vergini infatti richiede molta energia durante tutte le varie fasi del loro ciclo di vita, ma usando materiale riciclato si abbatte l’energia utilizzate per le fasi iniziali, ovvero l’estrazione del materiale grezzo, il trasporto e la lavorazione. Traduciamo questo semplice concetto, che rasenta la scoperta dell’acqua calda, con qualche numero.

Uno studio dell’EEB (Environmental European Bureau – l’associazione delle associazioni ambientaliste europee) insieme ai Friends of the Earth Europe entra più nel dettaglio per vedere quanto, in Europa, si risparmia in termini di emissioni grazie alla raccolta differenziata. Ai livelli attuali di riciclaggio, ovvero attorno al 37% , il risparmio di CO2 è di 158 milioni di tonnellate, circa come 55 milioni di macchine in meno dalle strade europee.

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Cambiamenti climatici e malattie degli animali: ipotesi di correlazione

mercoledì, 25 giugno 2008 a cura di Fresna
in: Natura ed ecologia, Salute e alimentazione

cambiamenti climatici Dalla fine degli anni ’90 in poi la blue tongue (malattia dei ruminanti) ha fatto capolino in Europa ed è giunta in Italia nel 2000. Anche la peste equina ultimamente si è sempre più diffusa a latitudini più alte rispetto a quelle in cui era normalmente presente. Colpa dei cambiamenti climatici? Anche.

Della correlazione positiva che esiste tra il riscaldamento globale e le malattie degli animale se ne è parlato ieri al Sanit 2008, il 5° forum internazionale della salute in corso a Roma. “Gli insetti e i parassiti tropicali e subtropicali possono – ha detto il Sottosegretario alla salute Francesca Martini – migrare oppure essere trasportati verso zone più settentrionali (basti pensare ai potenziali vettori della Febbre della Valle del Rift e della peste equina, malattie queste presenti nel continente africano) e altre specie di insetti e parassiti possono aumentare la loro resistenza negli ambienti (come dimostratosi, in Europa, per i vettori della Blue Tongue). Tutto ciò può rappresentare la causa di casi nuovi o più numerosi di zoonosi e di malattie degli animali e la diffusione di nuovi patogeni in aree nelle quali non erano precedentemente presenti”.

Rapidità dei traffici e dei commerci, globalizzazione e cambiamenti climatici sembrano essere alcune delle cause della diffusione di malattie come quelle citate anche alle nostre latitudini. Sono soprattutto le malattie trasmesse dai vettori ad essere influenzate dal clima. Come ci ha spiegato Vincenzo Caporale dell’Istituto zoooprofilattico dell’Abruzzo e del Molise” molti studi concludono che la temperatura influenza le componenti più importanti della capacità vettoriale, ma altri fattori ambientali, oltre alla temperatura, giocano un ruolo significativo”.

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La funzione dei parchi nella mitigazione dei cambiamenti climatici

domenica, 1 giugno 2008 a cura di lumachina
in: Natura ed ecologia

invasione di nuove specie di zanzareOggi abbiamo tassi di estinzione 1000 volte più rapidi che in passato. Se mancano le specie che ne mantengono l’omeostasi, il sistema ecologico semplificato inizia ad aumentare l’ampiezza delle sue oscillazioni perché le specie opportuniste esplodono dal punto di vista numerico, per mancanza di predatori e competitori.

Concretamente, questo fatto per noi si traduce nella sparizione delle nostre zone umide, e nella colonizzazione da parte di specie mediterranee. Arriveranno prima gli animali perché le piante migrano più lentamente. Ad esempio in Pianura Padana stanno arrivando i gechi, che fino a qualche anno fa erano presenti solo a sud degli Appennini. Dal 2003 abbiamo i flebotomi sulle Alpi (pappataci – Phlebotominae) che trasmettono la Leishmaniosi del cane, in grado poi di trasmettere il contagio agli esseri umani. Il fatto diventa preoccupante con il diffondersi di malattie tropicali come il caso della zanzara tigre, vettore dell’infezione del 2007 di Ravenna.

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Soglie di cambiamento irreversibile: quando il caldo uccide

sabato, 31 maggio 2008 a cura di lumachina
in: Natura ed ecologia

effetto combinato di caldo e siccitàAl convegno sul sistema dei parchi nel Verbano Cusio Ossola di oggi, il climatologo Luca Mercalli ha parlato dell’impatto del riscaldamento globale sull’ambiente. L’estate del 2003 è stata la più calda degli ultimi mille anni, secondo studi e misure dell’università di Berna e Zurigo (tra le molte che hanno analizzato i dati esistenti). L’annata anomale è stata studiata per osservare quali effetti ha il caldo nei nostri ecosistemi e per determinare i parametri soglia.

Nelle condizioni critiche del 2003 si è visto e misurato che un mese estivo caldo e siccitoso, magari per 3 anni di seguito, può bastare ad uccidere un bosco. Il bosco sopravvive ad un anno anomalo, ma il ripetersi di eventi anomali a distanza ravvicinata porta l’ecosistema al di là della sua capacità di recupero. Per formare un bosco maturo occorrono centinaia di anni, ma ne bastano tre per farlo morire e cambiare completamente l’assetto del territorio.

Foto | pizzodisevo

Effetti del clima sul turismo alpino

sabato, 31 maggio 2008 a cura di lumachina
in: Natura ed ecologia

ghiacciai nelle AlpiI cambiamenti climatici hanno effetti sul movimento delle persone, sia a scopo turistico che lavorativo. Luca Mercalli, climatologo, ne ha parlato al convegno sul sistema dei Parchi del Verbano Cusio Ossola svoltosi oggi a Verbania.

Le montagne si adeguano al clima che cambia, si ricordi la recente chiusura di tutte le vie italiane del Cervino per pericolo di crolli. Si scioglie il permefrost, cose che prima erano stabili ora crollano, il pericolo impedisce di fruire della montagna. In questo caso il danno è proprio la non fruibilità di un bene pubblico per motivi climatici.

Altro motivo di preoccupazione idrogeologica è la formazione di laghi effimeri. Con l’aumento della temperatura il ghiaccio è diventato quasi ovunque meno viscoso, fluisce rapidamente a valle, può capitare che formi un lago. La preoccupazione per quello del Belvedere, dal volume stimato di 3 milioni di metri cubi e 50 metri di profondità, ha tenuto in allerta chiunque vivesse a valle del ghiacciaio. Il ghiacciaio del Belvedere potrebbe essere meta di turismo intelligente, occasione di didattica sui cambiamenti climatici, oltre che argomento da dibattito da prima pagina.

Insomma, di sicuro alcuni comprensori sciistici vedranno ridotta la propria attività, negli anni a venire, ma potrebbero sorgere possibilità di fruizione nuove e, magari, sostenibili.

Foto | Nad Renrel

Catturare la CO2 e salvare la biodiversità

venerdì, 9 maggio 2008 a cura di harlock
in: Natura ed ecologia

Stagno, scrigno ecologico Avete mai fatto un pensierino di farvi uno specchio d’acqua in giardino, un baluardo di biodiversità dove le ninfee possano crescere, i passerotti dissetarsi e i pesciolini (o meglio i girini) mangiare le larve delle fastidiose zanzare? Bene, sappiate che ora c’è una motivazione in più per procedere senza indugi agli scavi: contribuire a sequestrare i gas serra.
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