I biocarburanti tanto decantati nelle fiere sulla mobilità sostenibile fanno tanto male al clima quanto i carburanti derivati dal petrolio.
A questa conclusione sono giunti i ricercatori dell’università di Leicester dopo aver terminato la prima grande ricognizione della letteratura scientifica esistente in materia mai stata fatta.
Non si sono limitati a mettere insieme i risultati, hanno messo sotto osservazione i criteri scientifici con cui sono stati trattati i dati delle emissioni di CO2 dalle coltivazioni di palma da olio nel sud-est asiatico, dati su cui sono basate le politiche comunitarie, visto che una buona parte degli oli aggiunti alle benzine in Europa vengono dalle palme dell’Indonesia.
Il TU-103 e’ capace di trasformare i vecchi giornali in biocarburante. Si tratta di un nuovo batterio della classe dei Clostridia studiato da un gruppo di ricercatori di biologia molecolare e cellulare della Tulane University.
Il TU-103 e’ stato scoperto negli escrementi di alcuni animali, intento a degradarne la parte costituita da cellulosa. Solo in seguito si e’ visto che poteva adattarsi ad estrarre nutrimento dai vecchi giornali senza bisogno di pretrattamenti particolari. Il processo di estrazione del butanolo e’ in attesa di brevetto.
Negli impianti di depurazione si usano alghe per rimuovere ammoniaca, nitrati e fosfati dalle acque. I ricercatori del Rochester Institute of Technology riescono a convertire queste alghe in biocarburanti con cui dare energia all’impianto.
Un impianto di depurazione che riutilizzi le sue alghe potrebbe dimezzare il suo consumo di diesel e smaltire parte dei suoi rifiuti in loco.
La Commissione Europea ha inserito alcuni criteri interessanti per la sostenibilità dei biocarburanti nel nuovo biomass sustainability report. Ad esempio non e’ da considerarsi ecologica l’energia ottenuta bruciando biomasse provenienti da taglio di foreste o da zone ad elevata biodiversità (come le zone umide).
Bruciare olio di palma, a conti fatti, fa emettere il 30% in più CO2 rispetto ai combustibili fossili, per via della deforestazione e del cambio di uso dei suoli da destinare a coltivazioni. Idem per l’olio di colza o per la soia, che secondo il dipartimento dei trasporti del governo britannico non rispettano gli standard di efficienza europei per i biocarburanti.
Il tema del carnevale brasiliano di quest’anno e’ il carro di carnevale stesso, che con le sue batterie elettriche diffonde la musica su cui si balla. Il Trio Elétrico e’ stato inventato 60 anni fa, montando degli altoparlanti su una Ford e collegandoli alla batteria della macchina.
Coltivare alghe da trasformare in carburante mette in circolo più CO2 di quella che le piante riescono ad organicare, portando in passivo il processo. La falla del sistema e’ nella produzione di fertilizzanti che richiede combustibili fossili.
Le biomasse raccolte in mare hanno una buona resa per ettaro e non sottraggono terra coltivabile all’uso alimentare, come accade invece con il mais, la colza ecc. Tuttavia le alghe hanno bisogno di più energia e fertilizzanti. Un campo coltivato recupera fertilità grazie alla rotazione agricola, ad esempio coltivando leguminose si trasferisce azoto atmosferico nel terreno, un pezzo di mare questo non lo fa.
Lo studio dell’università della Virginia, pubblicato sul JEST (Journal of Environmental Science and Technology), compara il ciclo di vita dei biocarburanti ottenuti dalle alghe con quello del panico (Panicum virgatum), della colza (Brassica napus) e dei cereali.
Coltivare alghe per assorbire CO2 potrebbe essere fatto usando fotbioreattori prefabbricati e integrati nelle superfici urbane esistenti, come le facciate dei condomini. Oltre a sequestrare CO2, i fotobioreattori funzionerebbero anche come strato isolante, aumentando l’efficienza energetica dell’edificio.
Le alghe possono crescere in acqua salta, parzialmente inquinata o piovana, riducendo la necessità di utilizzare acqua potabile (che da noi viene pure trattata per impedire la presenza di alghe e batteri).
Bruciando le alghe si possono ottenere 18,5 MJ/kg (dal carbone se ne estraggono 24). Le ceneri possono essere usate come fertilizzante agricolo ed il bio-char, ottenuto dalla pirolisi di materia vegetale, trattiene la CO2 nel suolo.
L’idea di includere i bioreattori nelle facciate dei palazzi, o di rendere economico aggiungerli a delle facciate esistenti, è contemplata nel rapporto sulla geoingegneria di cui parlavamo ieri a proposito del sequestro di CO2 con alberi artificiali.
LiveFuels e’ una start-up texana che progetta di trasformare le fioriture algali in biocarburanti, facendo fare una parte del lavoro ai pesci. L’idea e’ di usare le specie algali indigene che sono soggette a fioritura (aumento cospicuo – algal bloom) in seguito alla concimazione ricevuta tramite il trasporto fluviale dei fertilizzanti agricoli.
In pratica LiveFuels pescherebbe i pesci che vengono a nutrirsi delle alghe durante la fioritura per estrarne l’olio, da trasformare in biocarburante. Questo processo dovrebbe essere energeticamente più conveniente che partire direttamente dalle alghe. Ora la LiveFuels ha ottenuto 10 milioni di dollari di finanziamento per testare quali siano le specie di pesci più adatte allo scopo e i test inizieranno in un’area salmastra di 18 ettari (40 campi da calcio) a Brownsville, Texas.
La glicerina è un sottoprodotto dei biocarburanti: ogni 100 Kg di biodiesel ottenuti per transesterificazione dei trigliceridi se ne ottengono anche 10 di glicerina e si è scoperto che, invece di buttarla via, la si può aggiungere al calcestruzzo.
Aggiungendola al cemento se ne migliora la resistenza alla compressione e alle alterazioni dovute agli agenti atmosferici. Aggiungendo la glicerina al clinker, un precursore del cemento, se ne riduce del 10% il fabbisogno di energia per la frantumazione.
Scoperto in Patagonia un fungo che produce sostanze simili ad diesel per motori. Il Gliocladium roseum e’ un fungo che cresce nelle foglie dell’ Eucryphia cordifolia, un albero della foresta pluviale e che può essere coltivato dandogli cellulosa come “alimento”.
Gary Strobel, dell’università del Montana, ha studiato i vapori di questo fungo, scoprendovi idrocarburi volatili del tutto simili al diesel. Gli estratti del fungo potrebbero essere bruciati tali e quali, ottenendo addirittura un rendimento migliore del diesel dal punto di vista delle emissioni. Il diesel prodotto da questo fungo e’ stato battezzato mico-diesel.
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“devi metterle incrociate, sennò ti parte via di lato. Poi tutta quella plastica che...
Del mondo penso che sia un pò malandato ma sempre meravigliosamente sorprendente, specie quando...
Io infilo i pezzettini in una retina fine (quelle dell’aglio) e la uso come saponetta...
Io invece l’ultimo pezzetto sopravvissuto lo lascio seccare un pò sul termosifone e poi lo...
Interessante! :) personalmente però uso http://fuelmonitor.altervista. org/ per controllare i...