Le barche a motore fanno diminuire i pesci e aumentare le alghe

venerdì, 22 aprile 2011 a cura di lumachina
in: Auto e trasporti, Natura ed ecologia

effetti della turbolenza dei motori nautici sull'ecosistema

La turbolenza creata dai motori nautici uccide lo zooplancton. Nelle zone molto trafficate si hanno più alghe, meno pesci e più batteri.

Questo effetto ha una particolare importanza in ambienti chiusi come i laghi o particolari come gli estuari.

La ricerca, pubblicata sul Journal of Experimental Marine Biology and Ecology, si basa sui copepodi, piccoli crostacei che gli studiosi riuscivano a differenziare otticamente tra vivi e morti grazie ad un colorante rosso. Samantha Bickel ha visto che, per esempio, in un canale trafficato si trova il 34% dei copepodi morto, mentre lungo la costa, con acque della stessa qualità, i morti si attestavano intorno al 5-6%. Nella scia di una barca a motore si trovano il doppio dei copepodi morti che fuori da essa.

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Alghe: dopo aver depurato le acque diventano biocarburanti

martedì, 1 marzo 2011 a cura di lumachina
in: Energia e carburanti, Scienza e tecnologia

biocarburanti dalla fitodepurazione

Negli impianti di depurazione si usano alghe per rimuovere ammoniaca, nitrati e fosfati dalle acque. I ricercatori del Rochester Institute of Technology riescono a convertire queste alghe in biocarburanti con cui dare energia all’impianto.

Un impianto di depurazione che riutilizzi le sue alghe potrebbe dimezzare il suo consumo di diesel e smaltire parte dei suoi rifiuti in loco.

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I biocarburanti dalle alghe NON fanno risparmiare CO2

venerdì, 29 gennaio 2010 a cura di lumachina
in: Energia e carburanti, Scienza e tecnologia

analisi del ciclo di vita dei biocarburanti estratti dalle algheColtivare alghe da trasformare in carburante mette in circolo più CO2 di quella che le piante riescono ad organicare, portando in passivo il processo. La falla del sistema e’ nella produzione di fertilizzanti che richiede combustibili fossili.

Le biomasse raccolte in mare hanno una buona resa per ettaro e non sottraggono terra coltivabile all’uso alimentare, come accade invece con il mais, la colza ecc. Tuttavia le alghe hanno bisogno di più energia e fertilizzanti. Un campo coltivato recupera fertilità grazie alla rotazione agricola, ad esempio coltivando leguminose si trasferisce azoto atmosferico nel terreno, un pezzo di mare questo non lo fa.

Lo studio dell’università della Virginia, pubblicato sul JEST (Journal of Environmental Science and Technology), compara il ciclo di vita dei biocarburanti ottenuti dalle alghe con quello del panico (Panicum virgatum), della colza (Brassica napus) e dei cereali.

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Biocarburanti dalle alghe, sulla facciata dei palazzi

venerdì, 28 agosto 2009 a cura di lumachina
in: Bioedilizia ed ecodesign

alghe nei bioreattori per sequestro di CO2Coltivare alghe per assorbire CO2 potrebbe essere fatto usando fotbioreattori prefabbricati e integrati nelle superfici urbane esistenti, come le facciate dei condomini. Oltre a sequestrare CO2, i fotobioreattori funzionerebbero anche come strato isolante, aumentando l’efficienza energetica dell’edificio.

Le alghe possono crescere in acqua salta, parzialmente inquinata o piovana, riducendo la necessità di utilizzare acqua potabile (che da noi viene pure trattata per impedire la presenza di alghe e batteri).

Bruciando le alghe si possono ottenere 18,5 MJ/kg (dal carbone se ne estraggono 24). Le ceneri possono essere usate come fertilizzante agricolo ed il bio-char, ottenuto dalla pirolisi di materia vegetale, trattiene la CO2 nel suolo.

L’idea di includere i bioreattori nelle facciate dei palazzi, o di rendere economico aggiungerli a delle facciate esistenti, è contemplata nel rapporto sulla geoingegneria di cui parlavamo ieri a proposito del sequestro di CO2 con alberi artificiali.

Biocarburanti dai pesci: un altro modo di sfruttare le alghe

giovedì, 20 agosto 2009 a cura di lumachina
in: Energia e carburanti

biocarburanti con alghe e pesciLiveFuels e’ una start-up texana che progetta di trasformare le fioriture algali in biocarburanti, facendo fare una parte del lavoro ai pesci. L’idea e’ di usare le specie algali indigene che sono soggette a fioritura (aumento cospicuo – algal bloom) in seguito alla concimazione ricevuta tramite il trasporto fluviale dei fertilizzanti agricoli.

In pratica LiveFuels pescherebbe i pesci che vengono a nutrirsi delle alghe durante la fioritura per estrarne l’olio, da trasformare in biocarburante. Questo processo dovrebbe essere energeticamente più conveniente che partire direttamente dalle alghe. Ora la LiveFuels ha ottenuto 10 milioni di dollari di finanziamento per testare quali siano le specie di pesci più adatte allo scopo e i test inizieranno in un’area salmastra di 18 ettari (40 campi da calcio) a Brownsville, Texas.

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Brevetto per il biopetrolio sardo

venerdì, 17 ottobre 2008 a cura di lumachina
in: Scienza e tecnologia

Ditta sarda ottiene biodiesel sequestrando CO2La Biomedical Tissues ha depositato il brevetto per un “Procedimento per la produzione di biopetrolio che prevede l’impiego di CO2″ che sfrutta le capacità fotosintetiche delle alghe. Dalla stessa linea di produzione, oltre al biopetrolio, si otterrebbero prodotti destinati all’industria alimentare, biomedica, cosmetica e zootecnica.

La Biomedical Tissues e’ nata lavorando nella ricerca di biotessuti, produce ossa e cartilagine coltivate in vitro per scopi medici. Il suo campo di interesse si e’ poi esteso alle colture in vitro in generale e ha partecipato al bando Industria 2015 per progetti innovativi nel sequestro della CO2 atmosferica, arrivando così alla proposta del bioreattore ad alghe.

Se il progetto proposto risulterà vincitore, verranno costruiti quattro stabilimenti dimostrativi, di cui uno a Cagliari dove ha sede l’azienda.

Foto | lindenbaum

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