Kamut, luci e ombre sul marchio e sul frumento

venerdì, 23 dicembre 2011 a cura di Anna Simone
in: Comunicazione e cultura, Salute e alimentazione

kamutKamut, un marchio spacciato per varietà di grano riscoperta, ha fatto arricchire la famiglia Quinn proprietaria della società Kamut International Ltd.

Questo è uno di quei casi in cui la realtà supera la fantasia, perché l’azienda in questione ha  portato avanti una campagna marketing in cui sosteneva che il kamut fosse il “grano del faraone”, risvegliato e ricoltivato. Nel 1949 un aviatore americano di nome Earl Dedman, di stanza in Portogallo, riceve una manciata di semi giganti da un collega che li aveva comprati in Egitto da qualcuno che gli aveva detto di averne trovati i semi in una tomba faraonica. Incuriosito, manda i semi a casa sua e da quel momento in poi il “grano del faraone” viene coltivato in Montana. Passano vari anni in cui l’interesse commerciale per questa varietà resta molto scarso fino a quando il marketing non fa il miracolo.

La storia vera

In realtà l’azienda si è appropriata del Frumento orientale o Grano grosso o Khorasan (Triticum turgidum ssp. turanicum), registrandolo con il nome commerciale di Kamut.
Il khorasan è originario della fascia compresa tra l’Anatolia e l’Altopiano iranico (da qui Khorasan nome di una regione dell’Iran). Nel corso dei secoli si è diffuso sulle sponde del Mediterraneo orientale, dove in aziende di piccola scala è sopravvissuto all’espansione del frumento duro e tenero. Inoltre un tipo di Khorasan, la Saragolla, viene coltivato tra Lucania, Sannio e Abruzzo. Ergo il Khorasan nelle tombe dei faraoni è stata solo una storiella di fantasia, seppur di successo. Tra l’altro la germinabilità del frumento decade dopo pochi decenni.

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“Pane e Bugie” di Dario Bressanini

sabato, 5 novembre 2011 a cura di Francesca Casiraghi
in: Salute e alimentazione, Scienza e tecnologia

pane e bugieSono sempre stata convinta che lo zucchero di canna fosse più nutriente dello zucchero bianco, che il glutammato nel dado fosse da evitare, che il biologico fosse eticamente preferibile dell’agricoltura tradizionale. Poi ho letto questo libro e ho iniziato a guardare le cose con un’altra prospettiva.

Estraggo alcuni dei temi che vengono trattati:

 

Cosa non è OGM?

Bressanini è un chimico e basa tutto il suo libro sulla scienza e sul principio che una persona può parlare di certi argomenti e lanciare giudizi solo se ha la competenza per farlo.

Un argomento cardine del libro sono gli OGM. Qual è il confine tra OGM e non OGM? La definizione che dà l’UE comprende “solo gli organismi che derivano da modificazioni mirate effettuate attraverso la tecnica del DNA ricombinante” (p.10). Con questa definizione, una persona che non ha le competenze necessarie, può immaginarsi solo a grandi linee cosa significhi. Però, questa persona qualsiasi, non sa che il resto del cibo che viene venduto e che non ricade nella definizione di OGM viene comunque trattato con radiazioni nucleari: raggi gamma, raggi X, raggi alfa, raggi beta, fasci di neutroni lenti.

Riporto qui sotto un esempio, quello del pompelmo rosa:

p. 15 «Il pompelmo rosa non è sempre esistito. Dopo la seconda guerra mondiale iniziarono i cosiddetti “usi pacifici dell’energia atomica”. Nella nazioni più avanzate e in quelle in via di sviluppo molti giovani ricercatori cominciarono a utilizzare le radiazioni nucleari con l’obiettivo di modificare le caratteristiche delle piante esistenti. […] Ma la varietà di maggior successo commerciale è sicuramente un tipo di pompelmo che tutti voi conoscete: lo Star Ruby dalla polpa rosata. Insomma, il pompelmo rosa non e sempre esistito! La prima varietà è stato il Ruby Red derivato da una mutazione spontanea scoperta in Texas nel 1929. Tuttavia il colore rosso sbiadiva all’avanzare della stagione e il succo non aveva un colore gradevole. I semi di pompelmo furono quindi irradiati con fasci di neutroni lenti, e nel 1970 venne introdotta in commercio la varietà Star Ruby, senza semi e dalla polpa rossastra. Ulteriori irradiazioni generarono nel 1984 la varietà Rio Red, con rese migliorate. I frutti di entrambe le varietà mutanti, vendute con il nome di Rio Star, coprono il 75% della produzione texana di pompelmo. »
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Che fare col letame? Lanciarlo a pioggia o seppellirlo?

mercoledì, 6 aprile 2011 a cura di lumachina
in: Buone pratiche e consigli

concimazione in agricoltura biologicaIl modo migliore di distribuire letame (a parte farsi invitare ai talk-show in prima serata) e’ quello di seppellirlo a poca profondità nei campi.

A sostenere questa tesi sono i ricercatori dell’USDA Agricultural Research Service e della Pennsylvania State University. La loro ricerca verteva su come incorporare fertilizzanti organici nel terreno senza disperderli nell’ambiente circostante (dove causano eutrofizzazione), ottimizzandone il rendimento economico. I loro risultati si applicano a tutti gli agricoltori bio che cercano di chiudere localmente il ciclo degli elementi nutritivi.

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Gli orti urbani, un’esperienza vincente

sabato, 2 ottobre 2010 a cura di Fresna
in: Salute e alimentazione

biodomenica A molti piace urbano. L’orto intendo. Le campagne e i campi agricoli vengono sempre più abbandonati ma in città nascono come funghi esperienze agricole soprattutto biologiche. Il tema dell’agricoltura urbana è stata al centro della conferenza stampa di presentazione della Biodomenica che si terrà domani in ben 100 piazze d’Italia.

Non esiste ancora un censimento vero e proprio degli orti urbani, ma qualche dato c’è. Innanzitutto sappiamo che si sono diffusi sia nelle grandi che piccole città: da Roma o Napoli a Orbassano o Buccinasco, da Milano o Firenze a realtà come Chivasso. Coldiretti fa inoltre sapere che la passione riguarda sia gli uomini che le donne, i giovani (uno su quattro tra i 25 e i 34 anni) e gli anziani. Si tratta in genere di piccoli lotti di terreno che vanno dai 40 ai 65 mq di proprietà comunale e assegnati in comodato a cittadini o associazioni. La loro destinazione non è solo agricola, ma anche vero e proprio giardinaggio…per il semplice piacere di farlo!

Un caso fra tutti Boscoincittà a Milano. Ben 300 orti progettati e realizzati dal Centro Forestazione Urbana e assegnati tramite concorso ai cittadini che ne fanno richiesta. Dopo l’assegnazione gli ortisti sottoscrivono un comodato d’uso e l’accettazione del regolamento. Non solo attività agricola, ma anche attività di collaborazione con il Centro per la costruzione di strutture o gestione di spazi comuni e attività.

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Se il biologico viene da lontano

venerdì, 2 aprile 2010 a cura di Fresna
in: Salute e alimentazione

biologico filiera corta Fragole biologiche provenienti dalla Spagna. A mio avviso qualcosa non torna. L’altro giorno ero a fare la spesa alla Coop. Girando tra gli scaffali vedo un pacchetto di fragole e mi avvicino attratta dalla presenza di questa primizia un po’ fuori stagione nel reparto del biologico. Leggendo l’etichetta vedo che il paese di provenienza (indicazione obbligatoria per frutta e verdura fresche) è la Spagna. Che senso ha sbandierare il rispetto dell’ambiente del biologico se poi questa merce per arrivare sulle nostre tavole percorre circa 3mila chilometri emettendo nell’aria chissà quanta CO2?

Uno degli obiettivi dell’agricoltura biologica è quello di mirare a produrre alimenti e prodotti agricoli ottenuti con procedimenti che non danneggino l’ambiente, la salute umana, la salute dei vegetali o la salute degli animali. Viene quindi garantito il benessere degli animali, limitato al massimo l’impiego di fitofarmaci e altre sostanze di sintesi chimica inquinanti, utilizzato un impiego dell’acqua in modo sostenibile, protetto il terreno dalle erosioni…ecc

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Scegli il nuovo marchio del bio europeo

venerdì, 15 gennaio 2010 a cura di lumachina
in: Salute e alimentazione

concorso per il logo del biologico

I prodotti biologici europei avranno un nuovo logo, al posto dell’attuale, a partire dal prossimo luglio.

Il nuovo logo sarà obbligatorio per tutti i prodotti biologici confezionati nei 27 Stati membri, mentre quello attuale (il cerchio con la spiga al centro e le stelle in corona) e’ un marchio facoltativo e andrà dismesso.

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Stella di Natale in versione bio

venerdì, 18 dicembre 2009 a cura di lumachina
in: Natura ed ecologia

Euphorbia pulcherrimaMigliaia di stelle di Natale (Euphorbia pulcherrima, nota anche come poinsettia) saranno vendute in questi giorni. La stragrande maggioranza e’ stata coltivata chimicamente e le piante sono destinate a morire tra poche settimane.

Il mercato italiano non e’ interessato alle piante ornamentali biologiche come lo sono quelli del Nord Europa dove sia la passione per i fiori che l’interesse per il marchio biologico sono più diffusi. Da noi l’indagine di mercato dell’ARSIA Toscana ha messo in evidenza le carenze normative (il legislatore aveva in mente le piante commestibili, non le ornamentali) e la maggiorazione del prezzo (circa il 20% in più rispetto alle piante coltivate con la chimica tradizionale), che ostacolano il mercato delle piante ornamentali bio.

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Barbagianni al posto del veleno per topi in Medio Oriente

giovedì, 21 maggio 2009 a cura di lumachina
in: Buone pratiche e consigli

L’idea di incoraggiare il controllo naturale dei roditori che danneggiano i raccolti e’ partita da Israele e viene applicata anche in Palestina e in Giordania. Lo Stato di Israele ha un programma di aiuti finanziari per invogliare gli agricoltori a posizionare nidi artificiali per gli uccelli che predano i topi, mentre in Palestina e in Giordania la campagna di lotta biologica e’ supportata dai gruppi di ricerca universitari sulla conservazione della natura e da varie associazioni.

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Il biologico più conveniente lo trovi con “Passaparola Bio”!

giovedì, 6 novembre 2008 a cura di Fresna
in: Buone pratiche e consigli, Salute e alimentazione

Il biologico si organizza contro il caro prezzi. E lo fa tornando ai vecchi metodi, quelli delle casalinghe di una volta: il passaparola. L’Associazione italiana agricoltura biologica con Legambiente e l’agenzia di stampa on line Help Consumatori hanno avviato un servizio di informazione ai cittadini sulle buone offerte bio dal nome (appunto) Passaparola Bio.

Con un sms o una mail i consumatori italiani potranno comunicare ai propri “colleghi” offerte e occasioni che incontreranno. Nel messaggio o nella mail bisognerà indicare l’indirizzo del punto vendita in cui riteniamo di aver trovato un prezzo conveniente; il nome del prodotto e ovviamente il prezzo al chilo. Il tutto preceduto dal numero 500. Il numero di telefono a cui inviare gli sms è 320 204 30 40 mentre l’indirizzo per le mail è passaparolabio@lanuovaecolgia.it. Tutte le segnalazioni verranno pubblicate su una pagina internet e saranno consultabili da tutti i cittadini.

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Le virtù della filiera del cibo italiano

sabato, 13 settembre 2008 a cura di Fresna
in: Natura ed ecologia, Salute e alimentazione

biologico_sicurezza alimentare_frodi Il rapporto sulla sicurezza alimentare del Movimento Difesa del Cittadino e Legambiente, Italia a Tavola, non racconta solo di frodi alimentari, controlli e ispezioni. Nello studio anche le storie di chi fa arrivare sulle nostre tavole cibi sani, di qualità e prodotti nel rispetto dell’ambiente. Le due associazioni hanno quindi voluto segnalare 9 esempi di buone pratiche della filiera del cibo consegnando loro il riconoscimento “ITALIA A TAVOLA”.

Vale la pena citarne qualcuna, anche per dimostrare che conciliare conti economici, qualità ed ecosostenibilità in alcuni casi è possibile. C’è la storia ad esempio di 4 piccoli comuni della Marche in provincia di Ascoli Piceno (Cossignano, Ripatransone, Offida, Castignano) che hanno deciso di unire le loro forze per poter affrontare l’impegno, economico e non solo, di mense scolastiche con pasti biologici. Insieme sono riusciti ad ottenere le giuste economie di scala e a dare il via ad un protocollo di intesa che vede ogni comune impegnato nella funzione di fornitore per le mense e acquirente per le aziende agricole del posto.

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