Fragole biologiche provenienti dalla Spagna. A mio avviso qualcosa non torna. L’altro giorno ero a fare la spesa alla Coop. Girando tra gli scaffali vedo un pacchetto di fragole e mi avvicino attratta dalla presenza di questa primizia un po’ fuori stagione nel reparto del biologico. Leggendo l’etichetta vedo che il paese di provenienza (indicazione obbligatoria per frutta e verdura fresche) è la Spagna. Che senso ha sbandierare il rispetto dell’ambiente del biologico se poi questa merce per arrivare sulle nostre tavole percorre circa 3mila chilometri emettendo nell’aria chissà quanta CO2?
Uno degli obiettivi dell’agricoltura biologica è quello di mirare a produrre alimenti e prodotti agricoli ottenuti con procedimenti che non danneggino l’ambiente, la salute umana, la salute dei vegetali o la salute degli animali. Viene quindi garantito il benessere degli animali, limitato al massimo l’impiego di fitofarmaci e altre sostanze di sintesi chimica inquinanti, utilizzato un impiego dell’acqua in modo sostenibile, protetto il terreno dalle erosioni…ecc
I prodotti biologici europei avranno un nuovo logo, al posto dell’attuale, a partire dal prossimo luglio.
Il nuovo logo sarà obbligatorio per tutti i prodotti biologici confezionati nei 27 Stati membri, mentre quello attuale (il cerchio con la spiga al centro e le stelle in corona) e’ un marchio facoltativo e andrà dismesso.
Migliaia di stelle di Natale (Euphorbia pulcherrima, nota anche come poinsettia) saranno vendute in questi giorni. La stragrande maggioranza e’ stata coltivata chimicamente e le piante sono destinate a morire tra poche settimane.
Il mercato italiano non e’ interessato alle piante ornamentali biologiche come lo sono quelli del Nord Europa dove sia la passione per i fiori che l’interesse per il marchio biologico sono più diffusi. Da noi l’indagine di mercato dell’ARSIA Toscana ha messo in evidenza le carenze normative (il legislatore aveva in mente le piante commestibili, non le ornamentali) e la maggiorazione del prezzo (circa il 20% in più rispetto alle piante coltivate con la chimica tradizionale), che ostacolano il mercato delle piante ornamentali bio.
L’idea di incoraggiare il controllo naturale dei roditori che danneggiano i raccolti e’ partita da Israele e viene applicata anche in Palestina e in Giordania. Lo Stato di Israele ha un programma di aiuti finanziari per invogliare gli agricoltori a posizionare nidi artificiali per gli uccelli che predano i topi, mentre in Palestina e in Giordania la campagna di lotta biologica e’ supportata dai gruppi di ricerca universitari sulla conservazione della natura e da varie associazioni.
Il biologico si organizza contro il caro prezzi. E lo fa tornando ai vecchi metodi, quelli delle casalinghe di una volta: il passaparola. L’Associazione italiana agricoltura biologica con Legambiente e l’agenzia di stampa on line Help Consumatori hanno avviato un servizio di informazione ai cittadini sulle buone offerte bio dal nome (appunto) Passaparola Bio.
Con un sms o una mail i consumatori italiani potranno comunicare ai propri “colleghi” offerte e occasioni che incontreranno. Nel messaggio o nella mail bisognerà indicare l’indirizzo del punto vendita in cui riteniamo di aver trovato un prezzo conveniente; il nome del prodotto e ovviamente il prezzo al chilo. Il tutto preceduto dal numero 500. Il numero di telefono a cui inviare gli sms è 320 204 30 40 mentre l’indirizzo per le mail è passaparolabio@lanuovaecolgia.it. Tutte le segnalazioni verranno pubblicate su una pagina internet e saranno consultabili da tutti i cittadini.
Il rapporto sulla sicurezza alimentare del Movimento Difesa del Cittadino e Legambiente, Italia a Tavola, non racconta solo di frodi alimentari, controlli e ispezioni. Nello studio anche le storie di chi fa arrivare sulle nostre tavole cibi sani, di qualità e prodotti nel rispetto dell’ambiente. Le due associazioni hanno quindi voluto segnalare 9 esempi di buone pratiche della filiera del cibo consegnando loro il riconoscimento “ITALIA A TAVOLA”.
Vale la pena citarne qualcuna, anche per dimostrare che conciliare conti economici, qualità ed ecosostenibilità in alcuni casi è possibile. C’è la storia ad esempio di 4 piccoli comuni della Marche in provincia di Ascoli Piceno (Cossignano, Ripatransone, Offida, Castignano) che hanno deciso di unire le loro forze per poter affrontare l’impegno, economico e non solo, di mense scolastiche con pasti biologici. Insieme sono riusciti ad ottenere le giuste economie di scala e a dare il via ad un protocollo di intesa che vede ogni comune impegnato nella funzione di fornitore per le mense e acquirente per le aziende agricole del posto.
L’impatto ecologico del Sangiovese prodotto con metodi bio e’ la metà di quello prodotto con l’aiuto della chimica classica. Valentina Niccolucci, postdoc all’Università di Siena, ha comparato due aziende produttrici di vino distanti 30 km considerandone l’impronta ecologica, ovvero il consumo di risorse necessario a produrre, imbottigliare e distribuire la stessa quantità di vino.
Lavorando la terra in modo meccanizzato, con l’aiuto di fitofarmaci (fertilizzanti e pesticidi) di origine chimica e senza riciclare le bottiglie di vetro, per ogni litro di Sangiovese occorrono quasi 14 metri quadri, mentre ne bastano poco più di 7 per una bottiglia bio, riciclata e lavorata a mano.
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Non l’ho provato in lavastoviglie, ma a mano è più laborioso dei comuni...
Cara Valeria, per averlo provato personalmente mi permetto di dissentire… I piatti...
Ciao Lumachina, devo dire che questa volta non mi trovo d’accordo con la tua analisi. Il terzo...
Se leggete l’articolo “Ecco come il cartello si spartiva il business del riciclaggio...
I Gruppi di acquisto solidale di Calci (PI) si autoproducono le palline di argilla da seminare...