Guerra al cip6

giovedì, 11 giugno 2009 a cura di caterpillar
in: Energia e carburanti

Camino dell'inceneritore di Vienna by Metro Centric - Flickr
Il CIP6 è una degli scandali più eclatanti che è stato creato e sostenuto dal governo italiano. Oggi siamo qui a presentarvi un’iniziativa che se avrà buon esito permetterà agli aderenti di riavere (e addirittura non pagare più) quella parte di bolletta destinata ai fantomatici CIP6.

Per anni siamo stati ingannati e ci hanno fatto credere che una parte delle nostre bollette fosse impiegata per la diffusione e incentivazione delle energie rinnovabili. Miliardi e miliardi di euro trasferiti dalle nostre tasche e regalati in buona parte a finte attività energetiche alternative come inceneritori e raffinerie.
Non c’è da stupirsi che dopo una tale colossale presa per il “culo” qualcuno si sia arrabbiato e abbia iniziato una battaglia legale contro il gestore della rete elettrica che si è appropriato “illegalmente” (a livello europeo) di una parte delle nostre bollette.
L’associazione diritto al futuro è promotrice e organizzatrice di questa battaglia giudiziaria in cui ogni aderente (intestatario di una bolletta di energia elettrica) potrà, anche grazie al loro supporto, sporgere denuncia presso il tribunale della propria città per riavere indietro i soldi versato nel CIP6 dal 2001 al 2007.
Ovviamente più persone aderiranno (il costo è di 10 euro) più questo tipo di campagna giudiziaria di massa avrà rilevanza (dopotutto senza class action ci si deve arrangiare in qualche modo).

Trovate tutte le informazioni sul sito dell’associazione DirittoAlFuturo.it

Tutti i divieti UE contro i beni pericolosi o poco efficienti

martedì, 31 marzo 2009 a cura di PiccoloSocrate
in: Buone pratiche e consigli, Salute e alimentazione

Stufe a fungo per esterno Non solo i termometri a mercurio ad avere le ore contate, anche i sacchetti di plastica saranno vietati a partire dal 1° gennaio 2010 in base alla norma Ue EN 13432 recepita con la Finanziaria 2007: i sacchetti per fare la spesa saranno più costosi ma meno inquinanti di quelli di plastica. Utilizzeremo sacchetti biodegradabili, risolvendo un duplice problema: smaltimento della plastica e produzione – processo che necessita circa 2,3 tonnellate di petrolio per ogni tonnellata di sacchetti di plastica.

Se finirà il braccio di ferro tra ristoratori e UE saranno bandite anche le stufe da esterno a forma di fungo. Apprezzatissime dai clienti, le stufe producono ogni ora la stessa anidride carbonica prodotta da un’auto che percorre 25km a forte velocità. I ristoratori ovviamente non vogliono proprio saperne di sostituirle, visto che costano circa 600 euro l’una sostenendo anche che quelle elettriche aumenterebbero solo la bolletta.

L’Unione Europea quindi spera di varare almeno le eco-etichette, per certificare il grado di efficienza di modelli più efficienti e per promuovere il passaggio a prodotti con un minore impatto negativo sull’ambiente e sul benessere dei cittadini. Ma non finisce qui perchè l’UE ha messo al bando anche prodotti a favore della sicurezza dei minori. Continua a leggere: Tutti i divieti UE contro i beni pericolosi o poco efficienti

Da venerdì è vietata la vendita dei termometri a mercurio

lunedì, 30 marzo 2009 a cura di PiccoloSocrate
in: Buone pratiche e consigli, Politica ed economia

Stop al commercio del termometro a mercurio Stop alla produzione ed al commercio di termometri a mercurio. Così stabilisce il decreto ministeriale del 30 luglio 2008 emanato per attuare la direttiva UE 2007/51/CE sulla pericolosità del mercurio per l’ambiente e per la salute umana.

Da venerdì 3 aprile se entrate in farmacia per comprarne uno troverete soltanto termometri elettrici e se preferiti i termometri tradizionali, il farmacista vi potrà proporre dei modelli con una lega di gallio, indio e stagno.

La direttiva non vieta l’uso dei termometri già esistenti. In caso di rottura del termometro a mercurio, non dobbiamo buttarlo nella spazzatura: va consegnato alle farmacie che effettuano la raccolta o alle ditte specializzate nella raccolta di rifiuti tossici.

Il termometro a mercurio non è l’unico oggetto su cui cadrà la mannaia dell’Unione Europea, infatti da settembre 2009, bandite le lampadine a incandescenza per effetto della direttiva 2005/32/CE. C’è tempo fino al settembre 2016 per mandare in pensione le lampadine da 100 Watt: andranno sostituite con nuovi modelli di classe energetica C (o superiore).

Sondaggio: gli Europei vogliono dei limiti alle emissioni delle automobili

martedì, 2 settembre 2008 a cura di Giancarlo
in: Auto e trasporti

La maggior parte degli Europei ritiene che il modo migliore per abbattere le emissioni delle automobili sia obbligare i costruttori farle meglio. E’ questo, in estrema sintesi il risultato di un sondaggio svolto da TNS per conto di Friends of the Earth Europe. I risultati, alla vigilia del voto del Parlamento Europeo sui limiti di emissione obbligatori per le auto, rivelano che l’87% dei cittadini ritiene urgente o molto urgente imporre una riduzione del 25% dei consumi (e quindi della CO2) alle case automobilistiche; il 25% di riduzione è equivalente a 120 grammi di CO2/km.

Il sondaggio è stato condotto su un campione di 5000 persone, in Francia, Germania, Italia, Spagna e Regno Unito. Quasi la metà degli intervistati (il 46%) ritiene l’introduzione di limiti vincolanti ai costruttori sia il modo migliore per ridurre le emissioni, prima degli incentivi fiscali (27%) e della promozione di automobili a basso consumo di carburante mediante una migliore informazione (13%). Inoltre, circa due terzi (64%) dei cittadini credono che tali misure saranno utili per l’economia nazionale poiché, spendendo meno per il carburante, si avranno più soldi per acquistare altro.

I consumi, dopo il prezzo, sono il fattore più importante per il 64% degli intervistati, nella scelta di un’automobile; la sicurezza è al secondo posto (37%) e il rispetto dell’ambiente al terzo (26%). Al riguardo, da segnalare due brutti dati italiani: 1) che l’auto sia “environmentally clean” è importante solo per il 7% degli intervistati; 2) nel “bel paese”, il 13% si dichiara “non preoccupato” per il costo del carburante sul budget familiare, rispetto al 6% in media europea, il 3% in Germania, lo 0% in Spagna, il 4% in Francia e il 9% nel Regno Unito.

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