Sullo scaffale del biologico al supermercato, sempre più presente: il vino bio

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Se prima erano assenti o poco presenti negli scaffali del biologico, ecco che finalmente i vini biologici acquistano il loro spazio e sono sempre più ricercati e apprezzati dai consumatori. Prima si è trattato solamente di far apporre l’etichetta sull’etichetta della bottiglia, poi mano a mano i negozi hanno iniziato a creare spazi appositi per raggruppare i vini biologici di conseguenza alla ricerca specifica di sempre più consumatori. L’attenzione sull’alimentazione è cresciuta in modo esponenziale negli ultimi anni, infatti abbiamo assistito nei supermercati, specchio dei desideri dei consumatori, all’allestimento di sezioni apposite per cibi per esempio senza lattosio, per cibi senza glutine, per alimenti biologici e per nuove particolarità, sempre più usate, tipiche di altre culture. Non è un caso se l’Expo di Milano si è incentrato sul mondo dell’alimentazione.

La norma

L’8 marzo 2012 è stata approvato il regolamento europeo sulla produzione di vino biologico e sulle etichette è di conseguenza apparso finalmente il logo europeo dei prodotti biologici, dopo un ventennio circa che veniva già prodotto vino di questo tipo, ma senza il permesso di riportarne la dicitura. Dal 1 agosto poi si è potuta anche riportare la dicitura “Vino biologico”. Nel mondo, l’Italia, si sa, è uno dei paesi più rinomati per la produzione di vino e non lo è stata da meno per quel che riguarda il vino biologico.

Il regolamento stabilisce quindi: le pratiche enologiche consentite, i prodotti e le sostanze autorizzate nella sua produzione e chiarisce che per la sua produzione vengano utilizzate uve a loro volta biologiche. Il regolamento prevede che non solo i vini del 2012 possano riportare la dicitura “vino biologico”, ma anche i vini delle annate precedenti quando è possibile dimostrare che siano stati prodotti secondo la nuova norma.

Cosa prevede in dettaglio la norma

Questa vieta: la concentrazione a freddo, l’eliminazione dell’anidride solforosa con procedimenti fisici, il trattamento di elettrodialisi per la stabilizzazione tartarica del vino, la de-alcolizzazione, l’utilizzo degli scambiatori di cationi. I trattamenti termici non devono superare i 70 gradi di temperatura, per la centrifugazione e la filtrazione la dimensione dei pori non deve essere inferiore a 0,2 micrometri. Gli ingredienti e i coadiuvanti utilizzati sono consentiti se di origine naturale, quindi animale, vegetale, microbiologica, inclusi quindi lieviti e batteri), con la clausola di preferire quelli di origine biologica. I lieviti enologici devono essere biologici, se possibile in base al ceppo, in alternativa si possono usare lieviti selezionali purché non siano OGM. I solfiti sono regolarizzati: per il vino rosso non devono superare i 100 mg per litro, mentre per il bianco ed il rosé i 150 mg per litro. In caso di annate difficili, con condizioni meteorologiche anomali e difficili questi standard possono essere modificati con l’approvazione del unità sanitaria competente.

Un mercato in crescita

La produzione di vini biologici aumenta con il passare del tempo e l’export ha infatti raggiunto il 13 % dei vini per esempio esportati in Usa. In Italia il consumo di questa nicchia è cresciuto del 7,3 % contro un generale calo dei consumi su tutti i fronti, un ottimo risultato in questo senso quindi. Il 7% delle viti in Italia, corrispondente a 53mila ettari di terra, sono biologiche e questo dato sembra essere in costante aumento, questo paese è infatti superato solamente dalla Spagna. I riconoscimenti per la qualità del vino biologico italiano nel mondo sono diversi , anche per il vino classico. La Federbio, ovvero la Federazione che raggruppa le filiere biologiche e biodinamiche, ha portato il vino biologico al Vinitaly nel 2014 e lo abbiamo ritrovato sempre presente anche nei successivi anni, nei quali è stato proprio istituito un padiglione appositamente dedicato ai Vini biologici.