Strategie petrolifere contro le energie rinnovabili
mercoledì, 18 agosto 2010in: Energia e carburanti

L’OPEC, volendo restare in affari a lungo, ha adottato varie strategie: la prima riduce i guadagni immediati per massimizzare quelli a lungo termine. Per impedire la diffusione delle auto elettriche, delle ibride e, in generale, delle energie rinnovabili il prezzo del petrolio deve restare basso. Le alternative ai combustibili fossili devono restare scomode, costose e associate al fanatismo ambientalista, non alla saggezza economica del padre di famiglia medio.
La seconda strategia e’ quella di far assorbire ad altri le variazioni di prezzo.
Il prezzo dovrebbe essere definito dal mercato, ovvero dall’equilibrio tra domanda e offerta. Nel caso del petrolio siamo abituati a vedere la domanda poco elastica: quando il prezzo sale, le quantità vendute scendono di poco perché la gente non cambia abitudini. Si lamenta, ma continua a guidare la macchina. Al massimo chiede al governo di tagliare le accise sui carburanti per mantenere invariato il prezzo al consumo.
I giacimenti facili (quelli da cui si estrae un barile con 5$ di spesa) si stanno esaurendo e le compagnie petrolifere chiedono soldi pubblici e permessi straordinari per estrarre petrolio difficile. Difficile (costoso) e’ estrarlo dalle sabbie bituminose, dalle zone protette come l’Artico, da Stati non collaborativi o rispettando i divieti sul gas flaring.
La terza strategia e’ quella di negare il picco del petrolio.
Usano la crisi economica per coprire il picco del petrolio. Se la gente sapesse che il petrolio sta finendo e che i prezzi potrebbero salire (cala l’offerta, aumenta il prezzo), ci penserebbe due volte prima di comprare un’auto a benzina.
Per spingere la gente oltre la soglia dell’inerzia, ovvero a cambiare abitudini di viaggio, cambiare auto scegliendone una elettrica o addirittura a cambiare i piani industriali delle grandi multinazionali dell’energia, serve che il prezzo del petrolio salga ancora di molto, ma l’OPEC non si lascerà tentare dai facili guadagni. Continuerà a farci credere che di petrolio ne avremo tanto e a basso costo.
Via | The Atlantic
Foto | Olism
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lunedì, agosto 30, 2010 @ 3:24 pm
Ciao Lumachina, devo dire che questa volta non mi trovo d’accordo con la tua analisi.
Il terzo punto è condivisibile anche se è da vedere quanto sia efficace: i dati sulle vendite delle auto non sono rosei già ora e in ogni caso pensare che l’acquirente medio faccia delle previsioni così sofisticate sull’andamento dei carburanti mi sembra ottimistico. E’ più probabile che estrapoli la situazione attuale: visto che la benzina continua ad aumentare mi aspetto che continui a farlo, ma non vado certo ad analizzare lo scollamento tra la curva di Hubbert e quella della domanda.
I primi due punti però non girano proprio.
Sostieni che il prezzo venga tenuto artificialmente basso per “uccidere” le alternative: questo vorrebbe dire che le compagnie lavorano in perdita mentre così non è. Il prezzo è quello di mercato; d’altra parte i cartelli funzionano al contrario: il loro obiettivo è mantenere un prezzo artificialmente alto, se lo si mantenesse artificialmente basso si tratterebbe di un’operazione in perdita.
Dall’altro lato tu dici (secondo punto) che le compagnie sfruttano l’anelasticità della domanda per tenere alti i prezzi e guadagnare margini: questo è in contraddizione con quanto detto sopra e purtroppo si tratta di un meccanismo di mercato, dal momento che il prezzo alto è permesso da una domanda anelastica e non da accordi di cartello non c’è nulla da fare.
In ogni caso, delle due l’una: o abbattono i prezzi sotto il livello di mercato per affossare le alternative o sfruttano l’anelasticità della domanda per tenere questi prezzi i più alti possibile. Non è possibile che attuino entrambe.
Quindi… no, Lumachina, le compagnie petrolifere non stanno complottando contro le rinnovabili, siamo noi. Il motivo è semplice, non abbiamo ancora tecnologie abbastanza convenienti e non investiamo abbastanza in ricerca. Da notare che le prime a voler investire in questo campo sono le compagnie petrolifere stesse! Non trivellano per il gusto di farlo, ma per fare soldi: la prima che trovasse un modo alternativo di farli si aprirebbe un mercato nuovo in cui all’inizio si troverebbe in regime di monopolio e renderebbe obsoleto il business delle concorrenti. Purtroppo gli orizzonti temporali di questa dinamica superano l’orizzonte temporale considerato da azionisti e CDA, quindi per miopia non si fa nulla.