Stelle e ricci di mare sono pozzi di carbonio
lunedì, 11 gennaio 2010in: Natura ed ecologia
Alcuni animali marini agiscono come efficientissimi pozzi di carbonio, sequestrando anidride carbonica e fissandola in carbonato di calcio.
Le stelle e i ricci di mare hanno uno scheletro calcareo e per costruirselo sottraggono CO2 al loro ambiente. Quando questi animali muoiono, il loro scheletro resta sul fondo del mare, imprigionando la CO2 in modo stabile.
Mario Lebrato, nella sua tesi di biologia marina, ha stimato il contributo degli echinodermi (oloturie, ricci e stelle di mare) nel ciclo della CO2 in mare in 0,1 gigatonnellate all’anno. Le emissioni umane sono di circa 5,5 gigatonnellate, da cui si evince che questi animali hanno un ruolo significativo nel ciclo del carbonio.
Ovviamente il contributo degli echinodermi, come quello di tutti gli organismi dotati di conchiglia carbonatica stimato, a seconda delle fonti, tra le 0,4 e le 1,8 gigatonnellate di CO2 all’anno, potrebbe essere vanificato dall’acidificazione degli oceani e conseguente dissoluzione dei gusci.
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lunedì, gennaio 11, 2010 @ 3:53 pm
Io di chimica non ne so niente, ma quanto più acidi dovrebbero diventare i mari per poter sciogliere dei gusci? A naso, mi verrebbe da rispondere ‘abbastanza perchè lo scioglimento dei gusci non sia più il problema di cui preoccuparci’. O sbaglio?
domenica, gennaio 17, 2010 @ 2:28 pm
aspetta…non si sa se gli animali terrestri come (Tartarughe…) svolgono le stesse funzioni?
lunedì, gennaio 18, 2010 @ 12:07 pm
Torado, lo scheletro dei vertebrati e’ fatto di idrossiapatite, ovvero di un carbonato di fosforo che passa in soluzione quando il pH scende sotto 5. Dalle ossa di uccelli marini, guano e altri carbonati si formano delle rocce dette fosforiti. Gli animali terrestri hanno cicli vitali più lunghi, sono quindi un po’ meno efficienti nello stoccare CO2.