Spostare tutti i datacenter del mondo in Islanda per risparmiare sul raffreddamento
sabato, 17 ottobre 2009in: Scienza e tecnologia
Il computer si scalda con l’utilizzo, chi ha un portatile lo sa bene. I server sono computer accesi 24 su 24 per consentire l’accesso ai siti internet hostati. L’idea dell’Islanda, fresca di crack finanziario nazionale è semplice: offrire il proprio clima e le acque gelide del mare che la circonda per raffreddare i data-center (interi edifici riempiti di server).
Tutto sommato l’idea è anche fattibile – certo non dall’oggi al domani. Se pensiamo che l’IT è responsabile del 2% delle emissioni di Co2 nell’ambiente, la trovata islandese ha del geniale. Il calore prodotto dai circuiti di computer verrebbe “distribuito” sull’ambiente. Impatto zero e soprattutto niente aria condizionata per tutti gli impianti sparsi nel resto del pianeta.
Approfondiamo l’articolo di Repubblica: quali sono i vantaggi di questo spostamento? Quanti datacenter possiamo spostare? Conviene spostarli? E’ possibile farlo? Con quali costi?
I giganti di internet spendono milioni per raffreddare i computer che contengono i loro dati che distribuiscono agli utenti sparsi in tutto il globo. Concentrare tutta la potenza in un solo punto comporta problemi di sicurezza (l’Islanda è stata colpita recentemente da un fortissimo terremoto), latenza nei tempi di risposta – millisecondi, che moltiplicati per miliardi utenti non domestici diventano problemi seri.
E’ apprezzabile l’alimentazione elettrica geotermica dei datacenter ma spostare una buona parte della “potenza internet” in una sola nazione comporta un’esposizione a rischio altissima che non verrà mai messa in pratica. Sembra strano da dire, ma nel localizzare queste strutture si tiene conto anche di rischi collegati a situazioni apparentemente non correlate.
Per quanto possa esser capiente, la rete cablata islandese è collegata al Nord America e alla Gran Bretagna. Immaginate di esser in Australia… quante migliaia di chilometri inutili deve fare la vostra richiesta http://www. prima di esser esaudita? Anche questi sono costi per l’ambiente.
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domenica, ottobre 18, 2009 @ 7:32 pm
Al di la dei problemi di sicurezza, che certamente non sono da poco, se vogliamo vedere non definirei affatto il progetto come ‘a impatto zero’. Il calore non si distrugge, viene solo rilasciato nel mare che si scalda a sua volta, il che è tutt’altro che innoquo.