Specie in via di estinzione: crisi globale

martedì, 3 novembre 2009 a cura di lumachina
in: Natura ed ecologia

specie incluse nella lista rossa

Il nuovo rapporto dell’IUCN sulle specie da includere nella lista rossa (quelle in via di estinzione) parla chiaro: il 70% delle piante e il 30% delle specie animali (media grossolana) sono a rischio. A mio avviso vi sono sia ragioni biologiche che culturali per questa sproporzione. A parte le piante, appare evidente che gli animali più in pericolo sono quelli che la gente comune conosce di meno: invertebrati, pesci, rettili e anfibi.

Gli uccelli sono in grado di colonizzare rapidamente nuovi territori, ispirano nobili idee per il fatto di saper volare e godono del sostegno di associazioni di appassionati, mentre le altre specie sono legate più strettamente al destino del loro habitat e le proposte di safari fotografici sugli anfibi o i capanni di avvistamento rettili scarseggiano.

Quando gli esperti dicono che e’ a rischio di estinzione l’intera classe degli anfibi, dicono che sono in pericolo tutte le specie, tutti i generi, tutte le famiglie e tutti gli ordini che formano la classe degli anfibi. Si tratta di un problema di scala. Permettetemi di tradurre il concetto per chi non e’ pratico di biologia: non ha preso fuoco solo un vassoio di plastica, ma tutto il reparto casalinghi del centro commerciale e invece di piatti e bicchieri d’ora in poi dovrete mangiare con le mani perché questi oggetti non esistono più.

Per gli anfibi uno dei problemi globali e’ l’infezione da parte di un fungo della pelle il Batrachochytrium dendrobatidis, che sta sterminando le popolazioni dell’America Latina ed e’ arrivato anche in Europa intorno al 2000, per poi diffondersi, alla velocità di circa 100 km all’anno, a partire dai focolai italiani, tedeschi e spagnoli. L’infezione si potrebbe curare con il cloramfenicolo, ma come si fa a fare il bagnetto a tutti gli anfibi selvatici?
Questi problemi vanno sommati alla perdita di habitat dovuta alla distruzione delle foreste per far posto a coltivazioni (tra cui la soja per nutrire il bestiame e permetterci di mangiare carne e le palme da olio con cui fare saponi e carburanti).

Insomma, se fino al secolo scorso si poteva pensare di salvare qualche specie con l’allevamento in cattività in vista di un futuro reinserimento in Natura, ora stiamo superando i limiti intrinseci del sistema. Non siamo in grado di preservare gli equilibri biologici facendo riprodurre le rane in laboratorio e non esistono aree protette abbastanza grandi da conservare abbastanza variabilità genetica da consentire alle specie di evolvere per adattarsi ai cambiamenti (climatici e non).

180 milioni di anni fa, l’aumento di 5 gradi della temperatura globale avvenne in contemporanea all’estinzione del 76% di tutte le specie viventi, segnando il passaggio dal Triassico a Giurassico. Il 2010 sarà l’anno internazionale della biodiversità, facciamone buon uso.

Via | IUCN

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