Fame tecnologica e dipendenza da elementi rari

giovedì, 15 settembre 2011 a cura di lumachina
in: Scienza e tecnologia

da dove provengono i mineriali necessari alla tecnologiaLa scarsità e la concentrazione dei metalli e delle terre rare in alcune parti del mondo e non in altre e’ un problema geopolitico di accesso alle risorse.

La lista pubblicata dal British Geological Survey indica che il 97% di tutti i 52 elementi rari si trova in Cina. Il nostro benessere tecnologico dipende dalla disponibilità di questi elementi e i rischi di interruzione nella continuità delle forniture dipendono da ogni sciopero, incidente, calamità naturale, da cambi di indirizzo in Paesi con instabilità politiche o con piani di ridurre le esportazioni per favorire il mercato interno.

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La nuova bioplastica arriva dai campi di barbabietole

lunedì, 5 settembre 2011 a cura di smilingfrogs
in: Scienza e tecnologia

plasticaPlastica biodegradabile al 100% in tempi molto brevi: non è un sogno ma quanto è stato effettivamente realizzato da Bio-on, azienda bolognese nata nel 2007 e operante nel settore delle moderne biotecnologie per dare vita a prodotti naturali ottenuti da fonti rinnovabili o da scarti dell’agricoltura.

Questa azienda ha iniziato ad utilizzare gli scarti della barbabietola da zucchero per produrre ottima plastica (poliesteri lineari) biologica e biodegradabile sia in acqua sia su terreno in soli 80 giorni (rispetto ai 400 anni necessari per smaltire la plastica ottenuta da petrolio).

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Volete ricaricare anche le batterie NON ricaribili? Si può!

venerdì, 2 settembre 2011 a cura di lumachina
in: Scienza e tecnologia

caricatore per batterie alkaline La Watt Clever ha messo sul mercato un carica batterie capace di ridare vita alle batterie non ricaricabili come le AA e AAA Alkaline, Ni-Mh, Ni-Cd, RAM.

Nell’ipotesi che vogliate provare a casa (non fatelo!) a ricaricare una batteria scarica, sappiate che esplodono (vi abbiamo avvisato!). Il problema e’ il calore che si sviluppa durante la ricarica che le batterie normali non sono in grado di sopportare.

Lo Smart Battery Charger ha un sensore del calore che interrompe l’alimentazione quando la soglia di tolleranza al calore delle pile viene superata. Con questo sistema la ricarica di 4 stilo dura circa 4 ore.

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Un’app per differenziare in modo corretto i rifiuti

martedì, 23 agosto 2011 a cura di Anna Simone
in: Scienza e tecnologia

Questo dove lo butto? Da oggi addio soste pensierose davanti ai cestini della spazzatura prima di gettare un rifiuto su cui si è in dubbio. Viene in nostro soccorso l’applicazione per smartphone “Dizionario dei Rifiuti”, ideata da Francesco Cucari, un ragazzo di 18 anni originario di Rotondella, in Basilicata, che si è servito delle potenzialità della tecnologia per rendere più green le nostre azioni quotidiane. Basta digitare il nome del rifiuto che si intende differenziare e aspettare l’indicazione dell’applicazione su dove gettarlo, a conferma che c’è un’app per ogni cosa!

EcoWiki lo ha intervistato per saperne di più.

D: Francesco, potresti spiegare nel dettaglio cos’è l’applicazione “Dizionario dei rifiuti”?

R: L’applicazione Dizionario dei Rifiuti è uno strumento che nasce per aiutare tutte quelle persone che hanno difficoltà con la raccolta differenziata. Rappresenta un aiuto nella vita quotidiana, quando magari ci si chiede “e questo dove lo butto?”.

D: Come funziona in concreto?

R: L’applicazione è semplice da usare, ha un’ interfaccia molto chiara e intuitiva. Un campo di testo dove inserire l’oggetto che vogliamo differenziare (ad esempio: carta oleata) e un bottone “getta”. Dopo aver scritto l’oggetto e aver cliccato il bottone “getta”, l’applicazione suggerisce dove va riciclato il rifiuto. Ad esempio, la carta oleata si ricicla nel secco indifferenziato.

I termini registrati sono più di 500. Le fonti sono diverse: l’Ama Roma, Amsa di Milano, Cidiu di Torino, Acea Pinerolese, CSA Ambiente, Asia Benevento. Questa lista può aumentare con l’aiuto di tutti, infatti, se non si trova un rifiuto, l’utente potrà inviare un sms o una mail allo sviluppatore suggerendogli la parola da inserire. Continua a leggere: Un’app per differenziare in modo corretto i rifiuti

Produrre energia solare grazie alla serie di Fibonacci

sabato, 20 agosto 2011 a cura di Sefora
in: Bioedilizia ed ecodesign, Scienza e tecnologia

A soli 13 anni  ha scoperto come produrre energia solare utilizzando la sequenza di Fibonacci. Dopo aver attentamente studiato il diverso modo in cui gli alberi ramificano, è stato in grado di realizzare un albero di pannelli fotovoltaici che, imitando la natura, può produrre fino al 50% di energia solare in più rispetto ai pannelli solari sistemati in modo uniforme. I suoi risultati mostrano che, utilizzando una specifica formula, le celle solari possono essere distribuite in modo tale da migliorare notevolmente la produzione di energia.

Aidan Dwyer aveva sempre pensato che gli alberi fossero un insieme caotico di rami intricati, ma durante una passeggiata invernale tra i boschi di Catskill di New York, ha notato che i rami crescono secondo un modello ben preciso: un percorso a spirale che sale verso il cielo. “Che lo scopo del modello a spirale sia quello di raccogliere meglio la luce del sole? “, è questa sua curiosità che ha spinto Aidan a compiere studi, ricerche ed esperimenti che lo hanno portato a concludere che la sequenza di Fibonacci negli alberi fa la differenza evolutiva.

Il giovane scienziato ha costruito due modelli con lo stesso numero di pannelli fotovoltaici per misurare e comparare i risultati: il primo distribuendo i pannelli solari prendendo come riferimento la serie di Fibonacci di una quercia, il secondo allineando in modo uniforme i pannelli solari. Nel primo caso i pannelli fotovoltaici (da 1-2 volt, per un totale di 5 volt) sono stati applicati su “rami” in PVC disposti tra loro con un angolo di 137° e secondo la sequenza 2/5, che vuol dire che la spirale ha cinque rami che girano due volte intorno al tronco per completare uno schema.
Nel secondo caso invece pannelli identici sono stati allineati con angolo costante di 45°.

 

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I pannelli fotovoltaici raffrescano i tetti (e le case sottostanti)

giovedì, 21 luglio 2011 a cura di lumachina
in: Bioedilizia ed ecodesign, Scienza e tecnologia

raffrescamento con pannelli fvI pannelli fotovoltaici installati sul tetto di casa aiutano a ridurre i costi della climatizzazione estiva ma non influiscono sul riscaldamento invernale. L’ombreggiatura riduce del 38% la quantità di calore che raggiunge il tetto e un soffitto sottostante un tetto con pannelli resta più fresco di ben 2,5 gradi Fahrenheit rispetto ad un soffitto sotto un tetto direttamente esposto al sole.

L’effetto raffrescamento, calcolato nell’intero ciclo di vita del pannello, contribuisce ad ammortizzarne il prezzo di un buon 5%, perché permette di risparmiare energia, che invece di essere usata in loco può quindi essere venduta alla rete.

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Eco-pole: il lampione che si produce l’energia di cui ha bisogno

giovedì, 7 luglio 2011 a cura di lumachina
in: Scienza e tecnologia

lampione eco-poleEco-pole e’ un ll lampione energeticamente autosufficiente progettato dalla SavWatt, che ricava energia da una combo di minieolico e fotovoltaico.

La mini turbina eolica ad asse verticale da 300W entra in funzione con vento debole proveniente da ogni direzione, produce poco rumore. L’impianto fotovoltaico e’ composto da due pannelli da 90W, collegati ad una batteria da 36 ore. Ovviamente funziona a LED e i suoi 60 Watt corrispondono ai tradizionali 250.

Prima di aver bisogno di manutenzione i produttori dicono che debbano passare 50mila ore (quasi 6 anni).
Lo si può installare off grid e per ovvi motivi promozionali il primo esemplare ha trovato posto davanti alla sede del dipartimento dei trasporti di Washington D.C..

Info | SavWatt

Fare la guerra costa meno e inquina di più

mercoledì, 29 giugno 2011 a cura di lumachina
in: Scienza e tecnologia

trend numero di guerre nel Mondo

Il numero di Stati che si fanno guerra e’ aumentato perché farsi la guerra e’ diventato meno caro.

Uno studio congiunto della University of Warwick e della Humboldt University mostra come dal 1870 e per i successivi 130 anni il numero dei conflitti armati sia in aumento, passando dalle 6 guerre del 1870 alle 36 del 1990. Mark Harrison della Warwick spiega che una delle cause e’ l’aumento del numero di Stati, dovuto alla frantumazione dei grandi imperi coloniali, mentre l’altro motivo e’ di natura economica: fare la guerra costa meno.

La crescita economica ha reso i beni militari più accessibili (economicamente) e gli Stati moderni sono maggiormente in grado di accedere a finanziamenti sia ricorrendo al debito che tassando le attività. Inoltre gli Stati che riescono a mantenere aperti i canali commerciali durante un conflitto (vendita di petrolio, droga, minerali preziosi…) possono permettersi di continuare a finanziare lo sforzo bellico.

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165 argomenti usati dai negazionisti del clima

mercoledì, 15 giugno 2011 a cura di lumachina
in: Comunicazione e cultura, Scienza e tecnologia

tesi degli scettici sui cambiamenti climaticiLa lista di affermazioni che trovate su skeptical science rappresenta l’armamentario dialettico dei negazionisti, ovvero di quegli opinionisti che negano la responsabilità umana nei cambiamenti climatici.

Ci trovate le risposte alle affermazioni più comuni come “ai tempi dei romani faceva più caldo di ora” e anche “e’ colpa del vento solare” per finire con “la CO2 non e’ un inquinante” (questa ultima frase era nello spot di una multinazionale del petrolio di qualche tempo fa).

Potete leggere le affermazioni in ordine tassonomico, raggruppate per posizione ideologica in progressione dal negazionismo al catastrofismo disperato ovvero: i cambiamenti climatici non esistono, se esistessero non sarebbe colpa nostra, se esistessero e fosse colpa nostra comunque non sono negativi, se anche fosse colpa nostra e fossero un problema ormai e’ troppo tardi per fare qualsiasi cosa.

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Il climatizzatore per auto che usa il calore del radiatore

martedì, 14 giugno 2011 a cura di lumachina
in: Scienza e tecnologia

climatizzatore per auto a recupero di caloreGrazie ad un sistema di microtubi il calore generato dai motori può essere utilizzato per alimentare un sistema di raffreddamento dell’aria o per generare elettricità.

L’idea di aumentare l’efficienza energetica delle automobili partendo dal radiatore e’ degli ingegneri della Oregon State University, che hanno comparato le prestazioni dei microtubi con quelle dei sistemi tradizionali.

Un motore a combustione interna generalmente raggiunge il 25-40% di efficienza di conversione e la maggior parte dell’energia viene dispersa in forma di calore non utilizzabile. Con il sistema proposto dalla OSU l’80% dell’energia termica dissipata può essere adibita al raffrescamento, mentre se se ne volesse fare energia elettrica l’efficienza di conversione scenderebbe al 20%.

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